martedì 22 maggio 2012

Places to go...

Forse vi sembrerà fuori luogo questo post, visto che ultimamente parlo solo di libri da queste parti, ma come potrete notare dall'elenco di città presenti sulla maglietta, compare un nome che in questo blog non è solo nominato, di più! 
London!
Ebbene sì, ieri ho fatto un salto in un negozio che, ahimè, a causa della crisi sta svendendo tutto, e mi sono comprata questa supenderrima (licenza poetica) maglietta!
Dovevo rendervi partecipi, no? 
Bene, tornando a cose serie e sperando di non aver perso la fetta di lettori culturalmente elevata che stava deambulando da queste parti, vi volevo annunciare che sono finalmente riuscita a inserire nel blog il plug in di Facebook, in alto a destra, poi ho inserito la mia libreria di Anobii! Evivva! Ora che mi sento soddisfatta e realizzata, posso prima di tutto andare ad asciugarmi i capelli e poi a studiare!
A presto e restate sintonizzati perché ho tante interessanti novità in lettura e in visione, dimenticavo! Proprio riguardo a questo ho inserito un apposito spazio, sempre alla vostra destra in cui annuncio quali sono le prossime cose che potrete leggere sul mio blog! Spero possa esservi d'aiuto!
A presto, cari readers!


lunedì 21 maggio 2012

Vidi: Storia parziale delle cause perse di Jennifer Dubois


Dal 29 maggio in libreria...un esordio molto interessante di una scrittrice giovane giovane.

Di Jennifer Dubois: Storia parziale delle cause perse ed Mondadori

TRAMA
Leningrado, 1980. Il giovane Aleksandr Bezetov è diventato il nuovo campione di scacchi. E con questo èentrato nel mirino del Partito, che gli promette una vita di agi in cambio della sua collaborazione. Aleksandr sceglie invece di unirsi ad alcuni amici per dare vita a una rivista clandestina, iniziando la sua attività di dissidente. Sa di avere scelto di giocare una partita senza possibilità di vittoria, ma una profonda convinzione nei propri ideali, e l’amore per una donna misteriosa, lo spingono ad agire. Cambridge, Massachusetts, 2006. Irina Ellison ha trent’anni e sa di aver ereditato dal padre morente la corea di Huntington, una grave malattia degenerativa. Facendo ordine tra le sue carte trova una lettera da lui scritta anni prima al grande scacchista russo Aleksandr Bezetov, in cui gli poneva un’unica domanda: come si gioca una partita quando si capisce che è già persa in partenza? Aleksandr non rispose mai. Vedendo progredire i sintomi della malattia, Irina decide di partire per la Russia alla ricerca di Aleksandr, per avere la risposta che il padre non aveva mai ottenuto. Ad attenderla c’è una strada segnata da sconfitte irrimediabili: la malattia, la partita a scacchi contro un invincibile avversario, la Russia del sottomarino  Kursk, della scuola di Beslan, dell’omicidio della Politkovskaja. Eppure tutti i protagonisti di questa storia sembrano mossi da un’incrollabile fiducia perché, come Aleksandr, credono che “a volte c’è bisogno di difendere una cosa realmente importante, e non solo il simbolo di una cosa importante”. A soli ventisette anni, Jennifer duBois ha scritto un romanzo che ha impressionato il mondo letterario americano quando era ancora un manoscritto nelle mani di uno dei più prestigiosi agenti letterari. Storia parziale delle cause perse colpisce per la sua maturità, una padronanza che raramente si trova nei giovani esordienti, la profondità emotiva e la consapevolezza naturale dello stile. E quando il libro è finito non lo si può chiudere con la stessa tranquillità con la quale lo si era aperto.

L'AUTRICE
Jennifer Dubois è nata a Northampton, Massachusetts, nel 1983. Si è laureata in scienze politiche e in filosofia, e ha poi insegnato all’Iowa Writers’ Workshop. Attualmente collabora al corso di scrittura creativa della Stanford University. Ha scritto diversi racconti, pubblicati sulle principali riviste 
americane. Storia parziale delle cause perse è il suo primo romanzo.



Vidi: Metronomo - la storia di Parigi al ritmo del metrò di Lorànt Deutsch


Caso editoriale in Francia

2 milioni di copie vendute in Francia 



"Un caso editoriale abbondantemente sconfi nato nel fenomeno di costume. Lettori che tornano a comprare nuove copie per regalarle agli amici, maestri che usano questo strano volume di quasi quattrocento pagine per le loro lezioni, qualcosa a metà tra la guida turistica, il bignami di storia e la raccolta di racconti."
Anais Ginori, La Repubblica


TRAMA:
Il libro ripercorre, dalla Lutetia Parisiorum fino ai giorni nostri la storia di Parigi attraverso la sua metropolitana. Ognuno dei 21 capitoli, uno per secolo, è dedicato ad una stazione, in un'accattivante passeggiata fra aneddoti, curiosità e dati storici. Sapevate che gli ultimi Galli massacrati dai Romani riposano ancora sotto la Torre Eiffel? O che la Gioconda per arrivare al Louvre ha dovuto affrontare un viaggio a dir poco rocambolesco? "Metronomo" ci trasporta attraverso le epoche nei segreti di Parigi e del suo popolo, sospesi fra la Storia di Francia e... leggende metropolitane!


L'AUTORE

Spirito aperto, curioso, eclettico, dopo un'iniziale passione per il calcio Lorànt Deutsch inizia una carriera d'attore della televisione, del cinema e del teatro rivelando un talento che lo fa diventare un personaggio noto e popolare, tanto che nel 2003 riceve il César per la miglior speranza del cinema francese. Tra le sue molte passioni due soprattutto ne spiccano, che poi sono una sola: Parigi e la storia di Parigi. I vicoli, i recessi, le rovine segrete della città e gli eventi storici che vi sono avvenuti e che le hanno dato il suo volto. La Tour Eiffel e i guerrieri galli che ancora vi giacciono sotto. La colonna della Bastiglia e le mummie egiziane che dormono ai suoi piedi. Ma a scatenare la sua fantasia, come quella di tutti gli innamorati di Parigi, è l'enigmatico e incantevole rosario dei nomi delle stazioni metropolitane: Maubert-Mutualité, Étienne- Marcel, Châtelet, La Chapelle... Perché si chiamano così? E perché non unire le due passioni e, con un giro in metrò che partendo dalla stazione del sito più antico (Cité) arrivi alla più recente e moderna (Défense), non narrare la storia di Parigi dal I al XXI secolo? Sotto la penna insieme lieve ed erudita di Lorànt Deutsch nasce un libro costato cinque anni di ricerche e che, malgrado la sua mole, si divora in poche ore.  



Vidi: Il fiume perduto di Michael Koryta

E il curiosar...m'è dolce in questo mare.
Ho scovato nel sito di Giano Editore questo libro, di genere giallo che mi ispira assai! Si chiama Il fiume perduto ed è di Michael Koryta. 
Ammetto che il genere non è uno di quelli per cui io impazzisco, ma mi intriga molto la trama perché il protagonista è un regista, un mio pseudo-alla-lontana (molto alla lontana) collega. Non leggo moltissimi gialli, ma ogni tanto mi piace il gusto del brivido.


TRAMA:
La vita di Eric Shaw, giovane regista di Chicago, sembra aver imboccato un'inarrestabile china discendente. Svaniti i sogni di gloria hollywoodiani, abbandonato dalla moglie, per sbarcare il lunario Eric produce filmini celebrativi per matrimoni, lauree, battesimi, funerali. Soprattutto funerali, la sua nicchia di successo. Perché, come enigmaticamente gli sussurra la sua nuova e ricca cliente Alyssa Bradford, Eric ha un dono: sa riportare in vita ciò che non esiste piú. Alyssa è la nuora di Campbell Bradford, miliardario ultranovantenne in procinto di lasciare questo mondo, la quale commissiona al regista un video che renda omaggio al suocero, al suo talento e all'immenso patrimonio da lui accumulato - piuttosto misteriosamente - dopo essere partito negli anni Venti da un minuscolo villaggio dell'Indiana.
Un luogo - French Lick e la vicina West Baden - che Alyssa non esita a definire «surreale» e dove è certa che Eric, proprio grazie al suo inspiegabile intuito, riuscirà a scoprire i segreti che ammantano i primi passi dell'eccentrico miliardario.
Unico indizio, che Alyssa consegna a Eric: una strana bottiglia che rimane sempre fredda, ghiacciata anche sotto il sole primaverile di Chicago.
Contiene la «Pluto Water, l'acqua della salute» prodotta dalle sorgenti di West Baden e assai rinomata ai tempi di Al Capone, del Proibizionismo, e della gioventú di Bradford.
Nel giro di poche ore dal suo arrivo al West Baden Springs Hotel, l'albergo dal grande tetto a cupola un tempo frequentato da presidenti e gangster e di recente ricondotto all'antico splendore, Eric, spinto da una forza sovrannaturale ad assaggiare l'oscura e repellente acqua di Campbell Bradford, cade in preda a terrificanti allucinazioni.
Figure minacciose - uno spietato uomo con la bombetta, il violento gestore di una bisca, un distillatore clandestino di whisky e il suo giovane nipote analfabeta che dall'inseparabile violino trae delle note angeliche e inquietanti - appaiono davanti ai suoi occhi, come arcani segni di un male profondo da cui quel luogo sembra irrimediabilmente segnato.
Terrorizzato ma ormai attratto dalle torbide vicende dei Bradford - il moribondo magnate e il suo cinico e violento nipote Josiah - e dipendente dall'acqua che gli permette di riviverle, Eric intraprende un pericoloso percorso alla ricerca del Lost River, il fiume perduto, una fonte d'acqua sotterranea che sola può portarlo a conoscere l'angosciosa e mortale verità.





L'AUTORE
Michael Koryta è l'autore di sei romanzi, tra cui Envy the Night, vincitore del «Los Angeles Times Prize for Best Mystery». I suoi libri sono stati tradotti in quasi trenta lingue. Dopo aver lavorato come investigatore privato e reporter per diversi quotidiani, Koryta si è laureato all'Università dell'Indiana con una tesi in giustizia criminale. Vive attualmente tra St. Petersburg, Florida e Bloomington, Indiana.



Dicono di questo libro....
«Un grande romanzo per tutti gli amanti della suspense. Michael Koryta conduce per mano il lettore nei territori della paura».

Donato Carrisi

«Questo libro cresce come un temporale estivo. Magnifico da contemplare finché non scuote la casa e spegne tutte le luci lasciandoti solo al buio».
Michael Connelly

«Il fiume perduto è una grande storia, ma quello che piú di tutto mi ha catturato è la prosa snella, pulita e la presentazione puntuale delle scene e dei dialoghi. Michael Koryta è un grande narratore dallo stile eccezionale». 
Joe R. Lansdale

venerdì 18 maggio 2012

Vidi: Patrice Brent, Zitella di Herbert G. Jenkins

Curiosando sul sito di Elliot edizioni mi sono imbattuta in...

Patrice Brent, Zitella di Herbert G. Jenkins 

Indovinate perché mi ha incuriosito... (smile!)


Una giovane sola e indipendente, un Lord che vuole sposarsi a ogni costo, un gruppo di zitelle ficcanaso per una divertente, romantica commedia divenuta ormai un classico della narrativa inglese. 


TRAMA:
Siamo a Londra, durante la Prima guerra mondiale. La giovane Patricia lavora per un personaggio politico dalle scarse capacità e alloggia alla pensione Galvin, presso la quale risiede una variegata comunità che si ritrova ogni sera a cena attorno allo stesso tavolo. Un giorno, per caso, la ragazza ascolta una conversazione tra due ospiti che parlano di lei con accenti pietosi, sottolineando come la ragazza “non abbia nessuno che la inviti fuori”. Sentendosi umiliata, in un momento di rabbia Patricia annuncia di aver ricevuto per l’indomani un invito al ristorante dal suo fidanzato. Nulla di strano, se non fosse che il fidanzato non esiste né si intravede all’orizzonte. Pensando di essersela cavata con una piccola bugia e un pranzetto solitario, il giorno dopo, giunta al ristorante, si rende conto invece di essersi cacciata in un bel pasticcio, quando nota alcuni ospiti della pensione seduti a un tavolo con l’evidente scopo di spiarla. Per paura di essere scoperta, Patricia si avvicina a un giovane ufficiale chiedendogli di aiutarla a tenere il gioco. È così che fa la conoscenza di Lord Peter Bowen, ed è da lì che prende il via una divertente, raffinata e modernissima commedia degli equivoci: il giovane, infatti, non si limita a sostenerla nella messinscena al ristorante ma, con il passare dei giorni, si fa sempre più insistente perché il fidanzamento si concretizzi, tra lo sgomento di Patricia e molti, spassosi malintesi. Pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1918, questo romantico e brillante romanzo ebbe un tale successo commerciale da essere trasposto in una versione cinematografica, e ha conosciuto una duratura fortuna editoriale che lo vede tuttora ristampato. 



L'AUTORE

Herbert G. Jenkins Nacque in Inghilterra nel 1876 e fondò l’omonima casa editrice Herbert Jenkins Ltd. Scrisse numerosi romanzi e saggi. Due suoi romanzi (tra cui Patricia Brent, zitella) e molti suoi racconti sono diventati film. Morì all’età di quarantasette anni a Londra.

Il libro è uscito ad aprile 2012 e quindi è già disponibile in libreria, non vedo l'ora di leggerlo!!! 

Vidi: La trilogia delle gemme

Qualche settimana fa, chiacchierando con una blogger molto simpatica di cui seguo il famosissimo blog Cuore d'Inchiostro, abbiamo iniziato a parlare di...mi duole dirvelo, ma abbiamo parlato di Londra e dei libri ambientati in questa meravigliosa città. 
Tra un titolo e l'altro mi ha domandato se avessi mai letto la Trilogia delle gemme. Sono letteralmente caduta dalle nuvole: non conoscevo questi libri.

I libri che compongono la trilogia delle Gemme si chiamano Red, Blue e Green, sono stati scritti da Kerstin Gier editi da Corbaccio. 
Dalle migliaia di recensioni presenti su internet mi sono resa conto che piacciono davvero un sacco! Sono tutti entusiasti di questa storia fantasy ambientata nella magica City, che poi io ripeto alla nausea, Londra è magica, Harry Potter probabilmente poteva nascere solo lì!

TRAMA di RED:

Per l'amica Leslie, Gwendolyn è una ragazza fortunata: quanti possono dire di abitare in un palazzo antico nel cuore di Londra, pieno di saloni, quadri e passaggi segreti? E quanti, fra gli studenti della Saint Lennox High School, possono vantare una famiglia altrettanto speciale, che da una generazione all'altra si tramanda poteri misteriosi? Eppure Gwen non ne è affatto convinta. Da quando, a causa della morte del padre, si è trasferita con la mamma e i fratelli in quella casa, la sua vita le sembra sensibilmente peggiorata. La nonna, Lady Arisa, comanda tutti a bacchetta con piglio da nobildonna e con l'aiuto dell'inquietante maggiordomo Mr Bernhard, e zia Glenda considera lei, Gwen, una ragazzina superficiale e certamente non all'altezza del nome dei Montrose. E poi c'è Charlotte, sua cugina: capelli rossi, aggraziata, bravissima a scuola e con un sorriso da Monna Lisa. È lei la prescelta, colei che dalla nascita è stata addestrata per il grande giorno in cui compirà il primo salto nel passato. Charlotte si dà un sacco di arie, ma Gwen proprio non la invidia: sa bene che si tratta di una missione pericolosissima non solo per la sua famiglia ma per l'umanità intera, e da cui potrebbe non esserci ritorno. E non importa se Charlotte non viaggerà sola ma sarà accompagnata da un altro prescelto, Gideon de Villiers, occhi verdi e sorriso sprezzante... Gwen non vorrebbe davvero trovarsi al suo posto. Per nulla al mondo...


TRAMA di BLUE:

"Molto probabilmente il mio organismo aveva prodotto più adrenalina negli ultimi giorni che nei sedici anni precedenti. Erano successe così tante cose e avevo avuto così poco tempo per riflettere" Gwendolyn ha tutte le ragioni di questo mondo per pensarla così. Ha appena scoperto di non essere una normale ragazza londinese, bensì una viaggiatrice nel tempo che i Guardiani - una setti segreta che ha sede nel dedalo di vie intorno a Temple Church - inviano nelle epoche passate per prelevare una goccia di sangue dai dodici prescelti e completare il cronografo, una missione da cui dipende il destino dell'umanità. Peccato che la sua famiglia non l'avesse informata perché tutti erano convinti che la predestinata fosse l'odiosa cugina Charlotte e peccato che, di conseguenza, Gwen avesse trascorso gli ultimi sedici anni della propria vita a studiare (poco), giocare (molto), chiacchierare e divertirsi con le amiche come ogni ragazza. Mentre avrebbe dovuto imparare a tirare di scherma, ballare il minuetto, apprendere nozioni di storia universale e conversare in modo appropriato con l'aristocrazia del Settecento. Quasi tutto, nella sua nuova situazione, la infastidisce: essere sballottata avanti e indietro nei secoli, la supponenza mista a invidia della cugina Charlotte, la noia delle lezioni di ballo e portamento... Poche cose le piacciono: il piccolo gargoyle fantasma Xemerius, che solo lei Gwen può vedere e, naturalmente, il suo compagno di viaggi nel tempo: Gideon, bello da morire...


TRAMA di GREEN:

"Sono davvero contento di avere chiarito le cose. In ogni caso resteremo sempre buoni amici, giusto?" Quando un ragazzo dice così a una ragazza non è che la renda pazzamente felice. Se poi il ragazzo in questione è Gideon de Villiers, occhi verdi e capelli corvini, Gwendolyn Shepherd, la destinataria del messaggio, si sente precipitare decisamente negli abissi dell'infelicità. E sì, perché, nelle due settimane che le hanno sconvolto la vita, facendole quasi dimenticare di essere una normale studentessa di sedici anni di una normale scuola londinese, Gideon le era sembrato la sua unica ancora di salvezza. Solo da due settimane, infatti, Gwen ha scoperto di essere predestinata a viaggiare nel tempo per portare a termine una missione pericolosissima da cui dipende il destino dell'umanità intera. Una faccenda che, in realtà, non le interessa affatto, diversamente dalla cugina Charlotte, che era convinta di essere lei la predestinata e che era stata educata ad affrontare situazioni e persone di ogni tempo e ogni luogo. Solo per Gideon, il suo compagno di viaggi nel passato, Gwen ha trovato sopportabile l'essere sballottata da un secolo all'altro alla ricerca di un cronografo perduto, ma ora perché dovrebbe continuare a lasciarsi tiranneggiare dall'implacabile setta dei Guardiani? D'altra parte, è vero che a poco a poco sta scoprendo segreti insospettabili sulla propria famiglia che la riguardano molto da vicino...



L'AUTRICE

Kerstin Gier vive con marito e figlio vicino a Bergisch Gladbach, in Westfalia. Alla sua attività di insegnante ha affiancato dal 1995 quella di scrittrice. I suoi romanzi, come Männer und andere Katastrophen, da cui è stato tratto un film, Für jede Lösung ein Problem e Die Mütter-Mafia sono rimasti per mesi in vetta alle classifiche tedesche dei libri più venduti, ma è con la Trilogia delle Gemme  (Red, Blue, Green) che Kerstin Gier ha raggiunto il successo mondiale. 

Un successo da 800.000 copie e diritti venduti in 15 Paesi.
In Italia la sua trilogia è pubblicata da Corbaccio.






Questi libri mi ispirano davvero moltissimo...penso che presto li divorerò!!!! 

giovedì 17 maggio 2012

Ma l'autografo, no...non l'avevo considerato!

Ho appena terminato di scaricare un paio di incipit di romanzi, nello specifico Agosto Ottobre di Andrés Barba e Il figlio dello straniero di Alan Hollinghurst perché ero curiosa di leggere com'erano e poi..mi sono lasciata tentare da due Ebook:  Fai bei sogni di Massimo Gramellini e il celebre Multiversum di Leonardo Patrignani. 
Come potete notare dalla foto della mia BookPad (chiamiamo così la mia libreria dell'iPad) non ho proprio molti libri, devo essere sincera, ne ho scaricati molti gratuiti, cioè, praticamente sono tutti gratuiti tranne i due di Fitzgerald, Gramellini e Patrignani. 

Insomma, sono una pezzente, lo so...ma il punto è che non sono molto pro-ebook. O per lo meno non lo ero fino a quando non incontrai l'iPad. How I Met the iPad? No, sto scherzando! Non ho intenzione di farvi un pistolotto su come io abbia deciso di acquistare un iPad. Semplicemente vi posso dire che lui il mio FrancyPad è entrato nella mia vita il 4 aprile 2012 e...me l'ha parzialmente cambiata con applicazioni, giochini, moleskine virtuali e...ebook. Luminosità variabile, caratteri che si ingrandiscono o si rimpiccioliscono e quant'altro. 

Però...
Però...
Però...
E qui, casca l'asino!
Dovete sapere che io sono un po' maniacale con i libri, nel senso che per me sono oggetti semi-sacri. Li ho tutti perfettamente "ordinati" in libreria, divisi per case editrici, quando li presto me lo segno su un foglietto e se non tornano, mando i servizi segreti a recuperarli.
Insomma, ogni libro è un pezzo di me e quindi perderli...è come perdere qualcosa. Sono talmente affezionata che mi piacerebbe conoscere l'autore di ognuno di essi e da quando studio a Torino ho avuto la fortuna di incontrarne molti e in alcuni casi di far autografare LA MIA COPIA!
Ecco, appunto. 
L'autografo.
Insomma, autografare un libro cartaceo è semplicissimo. Ma, se dovessi incontrare Gramellini, che oltretutto è uno dei miei miti, cosa gli dico? 
"Scusi, mi fa una firma su un foglio così poi lo scannerizzo, lo trasformo in pdf e me lo guardo sull'iPad?"
"Scusi, mi autografa lo schermo con un taglierino? (Tanto chissene...)"
"Scusi, mi firma la copertina dell'iPad? Tanto costa poco...(magari!)"
Cioè, io non potrò mai farmi autografare il libro da Gramellini...e a sto punto nemmeno da Leonardo Patrignani. Fortuna che Fitzgerald è morto e non ho di questi problemi, anche se comunque ho Il grande Gatsby in due versioni e Gli ultimi fuochi in prima edizione (e unica aggiungerei!) e quindi un pezzo di carta attaccato a uno dei suoi libri li avevo.
Insomma, come posso farmi autografare il libro?
Che dilemma, che DILEMMA!
Sto già rimpiangendo di avere preso gli ebook....a sto punto, spero di non incontrare mai questi autori, nel caso...mi farò firmare il blocco che ha inaugurato d'Avenia. Quella sera non avevo proprio fisicamente NESSUNO dei suoi libri da far firmare. 


mercoledì 16 maggio 2012

Vidi: Il sostituto di David Nicholls

Come voi tutti saprete, se siete lettori di vecchia data del blog, tra i miei scrittori preferiti è da poco rientrato David Nicholls, celebre per Un giorno e La versione di Brian, in Italia...all'estero per molti e molti altri libri.
In questo mese uscirà presso Beat un nuovo libro di Nicholls: Il Sosituto, forse vi avevo già accennato qualcosa in qualche post passato. Insomma, questo va di fisso nel comodino virtuale, ovvero la lista dei libri che voglio assolutamente leggere. 

TRAMA:

Stephen C. McQueen non è soltanto un giovane dal nome sfortunato (guai a essere battezzati come le celebrità!), ma è anche preda di sogni e ambizioni spropositate. Si è messo in testa di fare l'attore e, poiché non ci riesce, fa l'understudy, il sostituto, colui che viene buono per qualsiasi ruolo muto (il cadavere o il fantasma mascherato, nel romanzo) e che dev'essere pronto a sostituire il protagonista sapendo a memoria tutte le sue battute. Peccato che il protagonista sia Josh Harper, una specie di superuomo metrosexual, giovane, bello, ricco, felice e sposato con una donna meravigliosa, sexy e intelligente, della quale Stephen McQueen, naturalmente s'innamora senza scampo. Sembrerebbe che al nostro eroe non resti che macerarsi nell'invidia. Il destino, tuttavia, ha in serbo una stupefacente, inaspettata sorpresa...






Dicono di questo libro...

«La storia, sospettiamo autobiografica, di un attore scritturato soltanto in ruoli di cadaveri o di camerieri».

Maria Rosa Mancuso, il Foglio 
«David Nicholls è... uno dei più bravi scrittori inglesi contemporanei».
Antonio D'Orrico


martedì 15 maggio 2012

Vidi: Il figlio dello sconosciuto di Allan Hollinghurst


Aria di Inghilterra nella newsletter di Mondadori che mi è arrivata oggi, aria di: "Ho avvistato un libro che voglio assolutamente leggere!" Ebbene sì, il libro in questione è Il figlio dello sconosciuto di Allan Hollinghurst.

TRAMA: 
Tutto ha inizio nel 1913 nel giardino di una casa nella campagna inglese, quando il timido George Sawle torna da Cambridge insieme a un compagno di studi: l’aristocratico, magnetico, capriccioso poeta Cecil Valance. Si fermano solo  tre  giorni alla tenuta “Due Acri”, ma quel poco tempo è  destinato  a  cambiare la loro  vita. E più ancora quella di Daphne, la sorella sedicenne di George. Sul quaderno  degli autografi di lei, infatti, Cecil scrive un poema che diventerà, dopo la sua  morte al fronte, il simbolo di una generazione. Ma quei primi giorni in cui la Storia  sta per fare il suo tragico ingresso sono anche attraversati da malintesi e segreti, che intrecciano i destini della famiglia Sawle con quella dei Valance. Così, mentre  Gorge si sentirà  ingannato  nel  suo  amore  proibito  per  Cecil, Daphne crederà  che  quei versi siano stati dedicati a lei e indosserà  i  panni  della  vedova  del  poeta.  Sposerà il fratello di Cecil, ma quel suo primo, idealizzato amore la trascinerà  da un matrimonio infelice all’altro. A vegliare sulle loro vite c’è l’incombente e gelida presenza della statua bianchissima di Cecil. Fino a quando, settant’anni dopo, due giovani studiosi, coinvolti loro stessi nelle vicende biografiche del poeta, non  faranno luce sulla verità  di  quei pomeriggi ai  “Due Acri”. Alan Hollinghurst  è considerato uno dei più  importanti scrittori inglesi, e questo romanzo porta in ogni pagina la traccia della sua ironia, della sua scrittura elegante, disseminata di impercettibili, all’apparenza casuali, tocchi di puro talento.  Il figlio dello sconosciuto racconta la storia di un paese emblematico come l’Inghilterra, i suoi pregiudizi ma anche la sua capacità di cambiare, e il potere straordinario che ha la letteratura di creare i miti di una nazione. Hollinghurst racconta la storia di uomini e donne imprigionati nella vita sbagliata:  ciò  che  il  poema  di  Cecil suggerisce è che al mondo c’è sempre più  ipocrisia che innocenza. Tuttavia, dice Hollinghurst, se siamo costretti alla finzione, che ognuno di noi possa almeno scriverla di proprio pugno.

L'AUTORE: 
Alan Hollinghurst  (Stroud, Gloucestershire 1954) dal 1982 al 1995 ha fatto parte dello staff del prestigioso supplemento letterario del  “Times”. Ha pubblicato La biblioteca della piscina (Mondadori 1989), La stella di Espero (Mondadori 1995, finalista al Booker Prize e vincitore del James Tait Black Memorial Prize), Spell (1998) e La linea della bellezza (Mondadori 2006, vincitore del Booker Prize).

Che dire, la trama mi incuriosisce moltissimo e l'autore...promette alla grande!!! Direi che potrebbe diventare una lettura interessante!! =)

lunedì 14 maggio 2012

Julie e Julia


Torna di nuovo il cinema sul blog, in mezzo a tutti questi libri. Questa volta parliamo di un film che di fatto è tratto da dei libri, che magari avete anche letto, una pellicola uscita qualche anno fa ma che sono riuscita a vedere solo domenica sera perché era su La7.



Tratto da una storia vera Julie e Julia racconta la storia di Julie Powell, che sognava di fare la scrittrice, ma lavora per un'associazione che si occupa dei rimborsi assicurativi di quanti sono morti nel crollo delle Torri Gemelle, sposata con Eric Powell, editor. La giovane ragazza è palesemente insoddisfatta del suo lavoro e vorrebbe trovare un modo per impegnare il suo tempo, qualcosa che la motivi, ma che sia qualcosa che finalmente può portare a termine. La sua più grande passione è cucinare e ricordando una cena che si svolse a casa sua quando era bambina, in presenza del capo di papà, ripensa alla madre che aveva realizzato la bourghignon attingendo al celeberrimo libro di ricette di Julia Childe. Ecco che Eric le propone la sfida, realizzare in 365 giorni tutte le ricette (ben 524) della celebre cuoca, per tenere il passo le consiglia di aprire un blog. 

Ecco quindi che Julia incontra Julie, mai fisicamente, solo nella sua fantasia, ma questo le permette di iniziare a mettere in piedi la sua impresa titanica che le insegnerà tutti i segreti della cucina francese che Julia Childe imparò mentre seguiva il marito che era impiegato presso l'ambasciata americana.
Il film viaggia su due linee parallele, Julie che cerca di realizzare tutte le ricette e Julia che da donna incapace di cuocere un uovo, diventa una cuoca provetta che imparerà a cucinare anche i piatti più complessi e insegnerà agli Americani senza servitù come sopravvivere in cucina.
Un film molto divertente, arricchito dalla presenza di Maryl Streep nel ruolo di Julia Childe e Stanley Tucci nel ruolo del marito, Paul Childe; sicuramente non è una di quelle pellicole che segnerà la storia del cinema, ma è molto interessante poiché racconta un pezzo di storia culinaria dell'America. Julia Childe era quello che la Parodi e la Clerici, nel senso lato del termine, sono per noi, con la differenza che Julia aveva studiato davvero cucina e aveva sostenuto un esame per insegnare. 
Un film che parla dei sogni di Julie e di Julia, la prima vuole diventare scrittrice, ma il romanzo è fermo da secoli e la seconda che sogna di scrivere un libro di cucina per gli Americani. 

Le storie viaggiano in parallelo, le vittorie di Julie sono affiancate a quelle di Julia e così anche le sconfitte, gli amori, le amicizie, le cene, per Julie Julia rappresenta la salvezza, colei che le ha dato quel quid che l'ha spronata a fare qualcosa riuscendo a portarlo a termine. 
Julia è un punto di riferimento, una guru da seguire, una donna che in cucina porta le perle, perle vere, Eric regalerà a Julie un girocollo di perle, purtroppo non come quelle di Julia, ma molto significativo comunque perché permetterà alla ragazza di identificarsi ulteriormente con il suo mito. 
Ho apprezzato molto il montaggio, giocato su oggetti che le due donne avevano uguali, su lenzuola che ricoprono Julie e si scoprono e mostrano Julia, stratagemmi interessanti che sono piacevoli all'occhio dello spettatore.
Dopo aver visto il film sono incuriosita dal libro della Powell, anzi, i libri! Infatti sono ben due:
Julie & Julia. 365 giorni, 
524 ricette, una piccola cucina
Magari prima o poi li leggerò!

domenica 13 maggio 2012

Olivia ovvero la lista dei sogni possibili: Recensione!!




Ho da poco terminato di leggere il nuovo romanzo di Paola Calvetti, devo essere sincera, nella lista dei libri da leggere era scivolato un po' sotto a causa dell'ordine di arrivo, ma sono stata rapita dalla copertina e mi sono lasciata tentare. Ho letto le prime due pagine e mi sono detta: devo finirlo! Detto, fatto!

Prima di procedere nella recensione tengo a precisare che non avevo mai letto niente di Paola e qui credo che la maggior parte di voi abbia chiuso senza ritegno il mio blog urlando buffona, per chi invece è rimasto, proseguo dicendo che non avevo mai letto nulla e me ne pento amaramente perché adoro, adoro, adoro il suo stile. Se fossi una sua fidata lettrice probabilmente avrei già messo in relazione questo romanzo con il primo, poi il secondo, passando per il terzo dicendo che era meglio questo, ma il personaggio dell'altro era tratteggiato meglio....no, non ho letto nulla quindi in questa recensione mi concentrerò solo ed esclusivamente su Olivia ovvero la lista dei sogni possibili.
Cominciamo subito dal titolo. Un libro che presenti nel titolo la parola sogni per me è già un libro che merita di essere letto, soprattutto in un periodo come questo che stiamo vivendo in cui i sogni sembrano essere diventati davvero una cosa che possono permettersi in pochi. E sono proprio i sogni quelli che mancano a Olivia quando viene licenziata in tronco pochi giorni prima di Natale, una ragazza sempre molto attiva a livello lavorativo che improvvisamente è diventata inutile presso l'azienda dove lavorava come precaria. Olivia ha la "sfortuna" di essere brava a scrivere e di aver scelto una laurea di tipo umanistico, una di quelle che non ti fanno guadagnare il pane e che vengono respinte dai genitori (non dai miei!) come se fossero pari alla peste nera. Ritrovatasi disoccupata nel giro di poche ore, Olivia passa in rassegna attraverso liste quello che sarà da lì in avanti il suo futuro, ricalcola ogni cosa, dalle piccolezze economiche della quotidianità ai regali di natale il tutto restando seduta in un Bar Tabacchi sorseggiando cioccolate, caffè, pranzando e facendo merenda servita dal Manuel, silenzioso ma efficace angelo custode.

Olivia si racconta e rivive il suo passato, i momenti felici trascorsi con l'amata nonna, gli scatti della Polaroid, l'istantanea analogica che rischia di scomparire a causa del digitale. Nello stesso momento, anzi, negli stessi momenti nella stessa città un giovane è in cerca di amore, di affetto, Diego, che avrebbe voluto fare fisica ma che si ritrova a studiare giurisprudenza per seguire le orme del padre, un ragazzo che ha perduto il fratello Andrea che all'età di 17 anni si è gettato dalla finestra, fatalità che a casa sua è sempre stata definita come la Disgrazia e che i genitori hanno sempre avuto grande difficoltà ad accettare.

Due giovani, due storie che entreranno in contatto tra loro per caso, una casualità che sboccerà in serendipità, praticamente quella sensazione di euforia che si ha quando si scopre una cosa mentre se ne sta cercando un'altra.
È molto interessante notare come Paola Calvetti ha scelto di strutturare la storia: la parte di Olivia è narrata in prima persona dalla ragazza, quella di Diego è narrata principalmente in terza persona salvo rari caso in cui egli prende la parola e comprendiamo senza intermediario cosa pensa. Ho voluto interpretare questa scelta come la volontà di manifestare la presa di coscienza del personaggio, presa di coscienza di se stesso che in Olivia è sempre presente nonostante il licenziamento e le apparenti sfortune della giornata, mentre Diego sembra risollevarsi e riscoprirsi solo quando riesce finalmente a leggere sulla tomba del fratello e dei genitori le parole che per anni ha collezionato nel suo quadernetto rosso.
Il retroscena dell'intera vicenda, in particolar modo quella di Olivia, è quello di un'Italia in cui i 33enni faticano a trovare lavoro, se abitano da soli è solo grazie a fortune strane, tipo possedere un appartamento poiché la nonna l'ha lasciato in eredità, un Italia lavorativa fatta di stage e stagisti sfruttati, dove licenziato uno ce n'è sempre pronto un altro a cui affibbiare il lavoro sporco.

Questo libro mi è piaciuto davvero molto, trovo sia molto ben costruita la storia e ho apprezzato moltissimo l'idea della polaroid, l'istantanea in grado di immortalare l'istante e di restituirtelo subito stampato. Dall'istantanea agli istanti della vita, istanti raccontati e scanditi dagli orologi, molto presenti nel libro, sia al polso dei personaggi che sui muri.
"Ci sono istanti nella vita in cui tutto cambia. Istanti in cui succede qualcosa che modifica tutto quello che è esistito fino all'attimo che li ha preceduti." e allora, aggiungo io, ci si rende conto grazie a questi istanti, che spesso i sogni non sono impossibili, ma possono diventare realtà, basta crederci. Le vicende della vita possono annientarci, possono toglierci tutto, ma niente e nessuno potrà mai privarci la possibilità di sognare! 

Vidi: Muses di Francesco Falconi


In questi giorni a Torino si sta svolgendo il salone del Libro, meta di appassionati lettori, scrittori e cultori della parola scritta (wow che slang!), tutti sono lì e io ovviamente sono a casa! Nonostante studi a Torino il mio w-end è trascorso in casa barricata al pc tra Bergman, i Gangster degli anni 30, Sorlin, Kracauer e tutta la compagnia briscola. Gente interessante, per carità! Ma, purtroppo mi sono persa il salone.


Cavoli miei a parte, mi dispiace per gli incontri, le presentazioni dei nuovi libri e tutto quello che il Salone offre ogni anno; sono riuscita a seguire qualcosa da articoli, tweet vari ed eventuali, ma non rende quanto essere presenti fisicamente là.
Tra i vari libri presentati quest'anno sono stata incuriosita da Muses di Francesco Falconi edito da Mondadori, si tratta di un Fantasy ambientato, se ho ben capito dal tour su internet, tra Roma e Londra. Ecco, avrete già intuito: Londra. Un libro PER ME!

TRAMA:

Quando scappa da Roma  diretta a Londra, coperta di tatuaggi e piercing, Alice sente che la sua vita potrebbe cambiare per sempre. Ha appena scoperto di essere stata adottata, ma per lei questa  notizia è quasi un sollievo. Cresciuta con un padre violento e una madre incapace di esprimere il proprio affetto, ora Alice deve scoprire le sue radici e l’eredità che le ha lasciato la sua vera famiglia.
Decisa, risoluta, ribelle, è una violinista esperta ed è dotata di una voce straordinaria. Ed è proprio questa voce a guidarla verso la verità: le antiche nove Muse, le dee ispiratrici degli esseri umani, non si sono mai estinte.Camminano ancora tra noi. I loro poteri si sono evoluti. E Alice è una di loro.La più potente. La più indifesa. La più desiderata da chi vorrebbe sfruttarne gli sconfinati poteri per guidare gli uomini, forzarli se necessario, fino alle conseguenze più estreme.
Ma un dono così può scatenare l’inferno.
E sta per accadere.

L'AUTORE:
Francesco Falconi è nato a Grosseto nel 1976. Ama il fantasy fin da piccolo, una passione che cova sotto la cenere dei libri scolastici, fino a esplodere appena conclusa l’università. Nel 2006 pubblica finalmente la saga in tre volumi “Estasia” e da allora non ha più smesso di scrivere, pubblicando tredici libri negli ultimi otto anni. Della scrittura dice: «La scrittura non è un mestiere. Non è un hobby. Né una passione. È un’esigenza di cui non si può fare a meno.» Nell’ottobre 2011 ha vinto il Premio Letterario Genere Young Adults “Arte Giovane Roma Capitale 2011”, patrocinato dal Comune di Roma.


Sito internet di Francesco Falconi: http://www.francescofalconi.it/



sabato 12 maggio 2012

The Artist in DVD

Ieri sera mentre studiavo (ebbene sì, di venerdì) sentivo l'esigenza di una colonna sonora. Non avendo a disposizione sul pc niente che fosse di mio gradimento, ho spulciato un po' di video su youtube e alla fine ho optato per la colonna sonora di The Artist, sottofondo perfetto per chi deve scrivere o leggere. Vi incollo qui sotto il video, anche se non so quanto sarà reperibile in un futuro prossimo venturo, per la cronaca è il Main Theme, l'intera colonna sonora è stata composta da Ludovic Bource.


Improvvisamente, tra una nota e l'altra, mi è venuta in mente una cosa: ma The Artist è già uscito in DVD?

Ebbene, cari baldi lettori di Life in Technicolor, uscirà a breve, il 23 maggio e costerà la bellezza di: 18,90 euro. Alla faccia, mi sono detta!
Raramente compro un dvd appena uscito, solitamente faccio incetta di quelli a 9,90€ o aspetto super offerte su internet. Più che altro sono un po' delusa perché è un'edizione con disco singolo e la cosa non è che mi "intrippi" più di tanto. Non per essere la solita nerd spocchiosa del caso, ma un film muto del 2011 meritava un cofanetto con tanto di scarpette da tip-tap incluse! Caspiterina...c'è proprio crisi, ma non economica, qui si tratta di crisi di idee!
A questo punto non so se acquisterò già questo film, onestamente vorrei vedere se per caso salta fuori qualche edizione doppio disco con tanto di super contenuti speciali, mega locandina (che spero un giorno o l'altro di poter recuperare). 
Vediamo, vediamo.


venerdì 11 maggio 2012

Nella cassetta delle lettere....



Oggi, o meglio questa settimana, i corrieri di tutta Italia stanno suonando il mio campanello per consegnarmi montagne di LIIIIIIBRI!!! 
Quanti sono giunti nelle mie mani, che delizioso profumo di carta appena stampata, carta fresca, grondante inchiostro, piena di parole, di emozioni, di storie.
In ordine di arrivo: 
Manhattan Transfer di John Dos Passos 
e oggi (venerdì 11 maggio) 
L'età lirica di Letizia Pezzali
e
Olivia ovvero la lista dei sogni possibili di Paola Calvetti.
Una piccola nota, il corriere che mi ha portato il libro di Letizia Pezzali ha anticipato di mezz'ora quello di Paola Calvetti, oh mamma!

Calcolando che La luce sugli oceani è ancora in lettura...beh, devo darmi una mossa! 

Cari lettori, il menù è esposto chiaramente qui sopra, seguitemi e spero verrete deliziati da ogni portata!
A presto!! 

The Avengers: recensione!

Mercoledì 9 maggio sono finalmente riuscita ad andare al cinema a vedere The Avengers, film che attendevo praticamente dall'anno scorso e a cui mi ero preparata guardando tutte le pellicole che gravitavano attorno a quello che doveva essere IL FILM dei supereroi Marvel. A dire il vero non li ho visti proprio tutti tutti, per esempio Hulk non l'ho minimamente considerato e mi manca Iron Man 2, ma diciamo che i concetti base li sapevo e comunque andando al cinema con Alessia (una mia compagna di corso molto nerd che scrive su questo blog di Zombie) grande esperta di Supereroi. 
Dopo aver pagato il biglietto per lo spettacolo in 3D, dopo aver preso possesso del posto a sedere, dopo aver visto tutti i trailer in 2D che precedevano la pellicola: è cominciato IL FILM. Inforcati gli occhialini siamo stati proiettati nel mondo Marvel, finalmente!
La storia si sa: Loki, fratellastro di Thor si è alleato con i Chitauri, acerrimi nemici degli Asgardiani e della Terra, vogliono impossessarsi del Tesseract che all'inizio del film è nelle mani dello S.H.I.E.L.D. ma che dopo solo 5 minuti di film finisce nelle mani di Loki. Pellicola finita? No! Sia mai! Ora bisogna salvare la Terra, ma le povere armi degli umani non possono nulla contro Loki e la sua mazza da hokey, ehm pardon, scettro. Quindi lo S.H.I.E.L.D. decide di chiamare loro: i Superheroes! 
Arrivano quindi gradualmente:
- Hulk
- Captain America
- Iron Man
- Thor
e al loro fianco si schiera anche la Vedova Nera-Natasha Romanoff e poi, quando torna buono, anche Legolas Hi-Tech: Clint Burton-Occhio di Falco.
Ovviamente la formazione della squadra non è stata così semplice, certo, Nick Fury è un capo carismatico, un po' ambiguo, ma che sa cosa vuole, ma portare un gruppo di supereroi su un'astronave volante, una portaerei con le ali...e sperare che accettino di piegarsi alla volontà dello S.H.I.E.L.D. senza fare troppe domande è un po' assurdo, soprattutto sperare che vadano immediatamente d'amore e d'accordo e alla fine naturalmente l'alleanza tra gli Avengers ci sarà, altrimenti il film non s'aveva da fare.
Trama a parte, che non voglio raccontare eccessivamente per non spoilerarla troppo, devo dire che nonostante la durata quasi colossale del film, non ci si rende minimamente conto delle due ore e mezza che trascorrono tra esplosioni, mantelli, tutine aderenti, muscoli, battute di Iron Man, scene d'azione mozzafiato, Hulk in versione più razionale che mai.
Un film commerciale, certo, ma che ha il merito di catturare lo spettatore e di trasportarlo all'interno della vicenda, coadiuvato anche da un 3D che per questa volta non voglio criticare. Certo, non è fondamentale, ma in alcuni punti rende parecchio!
Vorrei però portare la vostra attenzione su alcuni piccoli punti:
--> Tentativo di Nick Fury di fermare un aereo che sta per lanciare un razzo nucleare su Manhattan:
Allora, gli aerei pronti a decollare sono due. Il primo viene colpito all'ala da un bazooka, o qualcosa di simile ed è fermato in un nanosecondo: ovviamente. Il secondo riesce a decollare e Nick Fury cerca di sparargli con una normalissima pistola....Ora, perché non prendi una fionda già che ci sei?
--> Distruzione di Manhattan:
Credo che New York, in particolare Manhattan sia stata distrutta in un numero imprecisato di pellicole, una città che si presta ad essere demolita e soprattutto invasa dagli alieni. Al di là dell'ironia, penso sia una questione di mentalità americana: Manhattan è il cuore di New York e New York è il cuore dell'America, se gli Stati Uniti vengono colpiti lì, l'offesa è maggiore. Estremizzando, non vedrei fuori luogo un collegamento con l'attentato dell'11 settembre come tentativo di colpire al cuore degli USA.
--> La Vedova Nera:
Non ho ancora ben chiari i suoi poteri, ma è un personaggio molto interessante, a cui presta il volto Scarlett Johanson, un'attrice che trovo molto brava e in grado di gestire la sua provocante sensualità in modo magistrale: altro che la Jolie!!
--> La razionalità di Hulk:
Forse su questo dovrei scrivere un post a parte...ma per farla breve, credo sia molto interessante come viene trattato questo personaggio, il più pericoloso dei supereroi perché apparentemente incontenibile, ma in realtà dimostra essere il più cosciente del proprio potere distruttivo tant'è vero che non ricerca mai lo scontro come Iron Man e Captain America. Il suo segreto: è sempre arrabbiato. Hulk sa controllarsi, ci è riuscito! 
--> L'arciere
Bellissimo anche questo personaggio, un po' sborone e secondo me sentimentalmente coinvolto con la bella Vedova Nera. Domanda: ma le frecce sono infinite?
--> Zia Robin!
Allora, non prendetemi per matta, ma questa esclamazione ha accompagnato tutto il film quando veniva inquadrata l'assistente di Nick Fury che è Robin di How I Met Your Mother. Che strano vederla con le vesti della soldatessa! Su questo personaggio io ho fatto una scommessa: a causa di uno sguardo malandrino con Captain America...mi aspetto sviluppi nel sequel!!
-->Il sequel! 
E' ufficiale, notizia di questi giorni: ci sarà il sequel!
A dire il vero io lo stavo già urlando come se fosse cosa certa quando sono uscita dalla sala, vista la scena dopo i titoli di coda...poi dico: come si fa a non farci un sequel?

Morale della storia: se non si era capito, questo film mi è piaciuto un sacco!
So che questa recensione non ha niente di serio o professionale, chiedo scusa, ma credetemi è impossibile contenere la mia energia (sono un Tesseract ambulante!) post visione di The Avengers!
Se potete, correte al cinema a vederlo. Se l'avete già visto..cosa ne pensate?
A presto!!!

P.S. Chiedo scusa ai coinquilini di Alessia per aver turbato la loro visione del film con tanti simpatici commenti! Eheheh! 

VOTO




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