sabato 14 giugno 2014

E' tempo di cambiare!

Le scuse ormai servono a poco, è giunto il momento di salutarsi. In questi mesi sono stata molto latitante da queste parti, ho provato a tornare, ma ho capito che questo blog non è più casa mia. Certo, leggo sempre perché mi piace molto, ma sono stanca di recensire, voglio fagocitare storie perché non ne sarò mai sazia, ma non sempre mi va di raccontarvele.
Il mondo dei blog ha bisogno di rinnovarsi e per farlo deve guardare un po' in là.
Per il momento proseguo con il mio progetto in collaborazione con le amiche: ArtInTime (se mi seguite da tempo dovreste conoscerlo) e poi il resto è in fase di rielaborazione.
Vorrei traslocare, ma non fisicamente. Vorrei fare un trasloco cibernetico, la nuova casa c'è già, solo che devo ancora decidere come dislocare le stanze, le finestre. Ci sarà sempre un salotto letterario e un comodo divano sul quale guardare i film, magari sarà in condivisione con ArtInTime, ma nella mia casa ci sarà molto spazio.
Se vorrete ancora essere miei ospiti, vi chiedo un po' di pazienza, sto meditando a lungo in questo periodo, sto cercando la mia strada.
Per ora la pagina Facebook rimane attiva e molto probabilmente continuerò ad aggiornare quella, con piccoli spot e pensieri librosi. 
Se vi va ci si incontra da quelle parti, altrimenti amici come prima! Il tempo che ho trascorso qui mi è piaciuto molto e mi è servito, ho imparato tantissimo sulla rete e spero di imparare ancora di più! Appena pronta vi darò l'indirizzo della nuova casa. 
A presto e grazie per aver letto Life in Technicolor



mercoledì 23 aprile 2014

Settimana breve #BIT

Adoro le settimane brevi.
Adoro i ponti.
E chi non li adora? Smettetela di fare i perbenisti crumiri, tutti adorano le settimane corte, perché anche durante i pochi giorni di lavoro...qualche minuto è sempre dedicato a sognare le vacanze.
Sì perché ammettiamolo, è la vacanza che ci costringe a correre, preciso: l'idea stessa della vacanza ci mantiene in vita, ci fa svegliare ogni giorno e rotolare verso le nostre scrivanie. 
Non succede anche a voi?
A me già succedeva al liceo: "Resisti, devi solo arrivare alle 13 e poi vai a casa a dormire." 
L'ultimo anno sono sopravvissuta così, dicendomi: "Resisti, fatta la maturità sarai fuori per sempre da questo girone infernale!". E quando sono uscita...il mondo mi attendeva.
Ammetto di aver vissuto un po' male i miei 5 anni di liceo, ma per viverli bene bisognava avere i superpoteri..una roba da niente no?
Però, quanto sarebbe bello avere i superpoteri...io vorrei il dono dell'ubiquità: per essere in più posti contemporaneamente e fare dodicimila cose, da quelle utili a quelle dilettevoli. 
Tipo: io n° 1 è alle Maldive, mentre io n° 2 è in ufficio a lavorare, mentre io n° 3 legge un libro e io n° 4 sta facendo un corso di formazione. Che goduria! Se tutti avessimo questo dono...sarebbe un disastro! ...forse la soluzione a tutto non sono i superpoteri...devo trovare la soluzione giusta, can you help me? 

lunedì 21 aprile 2014

La teenager che c'è in me!

Please, tell me why!
Questa è la domanda che mi sta assillando da un po', mi sta assillando perché da un po' di tempo sono affetta da "Sindrome di teenagerismo di ritorno". Di che si tratta?
Vi spiego.
Premesso che sono sempre stata un'amante di Harry Potter e chi legge questo blog da un po' dovrebbe averlo capito, ultimamente ho rimpolpato la mia lista di libri che vorrei leggere aggiungendo solo titoli di libri che il mondo classifica scritti per young adult.
Ho cominciato con la saga Multiversum di Leonardo Patrignani, stupendi, da leggere.
Ho continuato con Muses di Francesco Falconi che non mi ha creato troppa dipendenza.
Ho scoperto gli Hunger Games: contagio 2.0.
Ho visto il trailer di Divergent: e mi sono messa a leggere Divergent, anche se non mi sta piacendo troppo, non sono ancora entrata nel vivo della storia e faccio un po' fatica.
Ho scoperto l'esistenza della serie di Sally Lockhard di Philip Pullman e mi sono detta: devo leggerli.
Ho scoperto l'esistenza della scrittrice (del 1991!!!) Samantha Shannon autrice della saga La stagione della falce, saga di 7 libri. In Italia è edita da Salani e per ora possiamo leggere solo il primo volume. Negli USA è già stata definita: la nuova Rowling. Parliamone.
Insomma, sto facendo letture da teenager, spero vivamente di evitarmi l'ascolto degli One Direction.
Eppure non sono l'unica, sapete?!
Molti adulti leggono questi generi, perché sono ben scritti, non sono completamente rivolti a un pubblico giovane. Pensate agli Harry Potter: diamine, forse i primi tre sono più da ragazzini, ma man mano che la storia procede, i toni si fanno piuttosto oscuri e sicuramente adatti ad un pubblico più grandicello. 
Quindi tutto questo per dire: avrò pure la "Sindrome di teenagerismo di ritorno", ma alcuni libri young adult meritano davvero. Per esempio spero di poter stringere la mano Leonardo Patrignani al prossimo Salone del Libro. Ammetto che lo scorso anno 2013, mi è passato di lato e non ho avuto il coraggio di fermarlo e di chiedergli l'autografo. Oltretutto...sapete che è altissimo? E sapete che il suo libro è stato tradotto in un sacco di lingue tra cui anche l'Inglese? Quando l'ho scoperto mi sono sentita orgogliosa di essere italiana. Non so se riesco a spiegarvi questo sentimento, ma quando un libro italiano riesce a passare le frontiere...secondo me è una cosa stupenda, è un momento magico che merita di essere ricordato e testimoniato. 
E voi, avete la mia stessa sindrome? 
Fatemi sapere!

I 100 libri di una vita

Bei tempi quelli in cui su questo blog compariva la lista dei 100 libri da leggere secondo la BBC. Era il mio periodo delle liste e quel periodo perdura fino ad ora. 
Amazon probabilmente oltre ad analizzare i dati delle mie navigazioni e a suggerirmi i nuovi acquisti sulla base di quello che ho precedentemente acquistato, l'altro giorno mi ha inviato una mail e come me milioni di altri utenti avranno avuto la fortuna di riceverla. 
Il titolo era chiaro, semplice: LAMPANTE

I 100 libri di una vita

Accipicchia! Ho pensato. 
Chissà cosa consiglia di leggere Amazon, come se la mia lista di libri avesse bisogno di essere ripopolata.
Sono andata a farmi un giro (se volete fatelo anche voi cliccando QUI) e ho scoperto che i parametri di Amazon sono un filino stranotti
Per esempio il primo libro della lista è Cent'anni di solitudine che mi ha fatto pensare subito alla recente scomparsa del suo autore, Gabriel Garcìa Màrquez, ma tutto sommato, rispetto la scelta. Ma mettere nella lista anche Noi siamo infinito, La profezia dell'Armadillo (che ho e ho letto, ho riso un sacco e mi piace molto!) non vi sembra un filino fuori luogo? 
La lista è alquanto strana e non ha davvero niente a che vedere con quella della BBC, certo alcuni titoli sono presenti in entrambe, ma quella di Amazon è davvero...strampalata. 
Chiude la carrellata di titoli il primo libro di Harry Potter. 
Facendo due rapidi calcoli ho notato di aver letto solo 13 dei 100 libri suggeriti, una media davvero bassa. Altri sono nella famigerata lista di quelli che vorrei leggere, altri ancora rientrano tra quelli che non leggerò mai...poi ci sono quelli che ho iniziato ma che non riesco ad andare avanti a leggere. 
E voi cosa ne pensate?
Quanti ne avete letti?
Avanti, condividete la vostra lista! 

venerdì 18 aprile 2014

La filosofia di Tippete #BIT

Oggi pensavo: conoscete anche voi la gente che parla a vanvera? Quelli che non hanno assolutamente nulla da dire, che allungano ogni discorso a livelli estremi senza fondamentalmente dire nulla. Li conoscete?
Io personalmente non li sopporto.
Non li sopporto perché li ritengo una perdita di tempo in versione Sapiens Sapiens POCO Sapiens. Come diceva Tippete in Bambi: se non sai che cosa dire, è meglio che non dici niente. 
Tutti hanno qualcosa da dire, o meglio lo credono, poi da quando c'è Facebook c'è gente che ha anche troppo da dire e dovrebbe imparare a contenersi. Posso dire cosa hanno fatto certi miei amici di Facebook durante tutta la giornata, perché questi non hanno più in mente qual è la linea di demarcazione che separa il mondo reale dal web
Ho visto coppie lasciarsi su Facebook e altri mettersi insieme. Dilettanti quelli che flirtano solo su Facebook. 
Ho visto gente chiedere consigli quando stava male: non si andava dal medico una volta?
Ho visto gente pubblicare foto che personalmente poteva tenersi per sè.
Ho visto gente raccontare le proprie vacanze secondo dopo secondo, bevuta dopo bevuta, sbornia dopo sbornia, a guardare bene si vedeva l'alcol trasudare dalle lettere degli stati pubblicati. 
Ho visto gente insultare altra gente su Facebook.
Ho visto gente dichiarare guerra al mondo attraverso Facebook. E qui ci spendo due parole. La domanda è: cos'avrebbero fatto Spartaco, Attila, Nerone, Cesare con Facebook? Sarebbe interessante. Nerone per esempio avrebbe proposto di inserire il tasto: "BRUCIA" al posto di Mi piace, variazione che personalmente avrei utilizzato rischiando quasi di abusarne in alcuni casi. Sapete quanti "Brucia" al giorno regalerei? Caspita! Che pensiero cattivo. Ma credo di non essere la sola a pensarlo.
In qualsiasi caso nell'utilizzare i social è bene fare propria la filosofia di Tippete: quando non sai che cosa dire, è meglio che non dici niente! E buona giornata! 


giovedì 17 aprile 2014

Di che ordine sei? #BIT

Questo post nasce da un dialogo con i colleghi. 
Oggi in pausa pranzo si parlava di ordine e di disordine. Da un rapido sondaggio abbiamo scoperto che tra i colleghi esistono numerose coppie in cui un elemento è ordinato e l'altro è disordinato, come le due metà della mela si compensano a vicenda, creando un equilibrio perfetto. 
Ovviamente i disordinati hanno cercato, durante il dibattito, di far valere le loro ragioni: il disordine solitamente è dettato dalla fretta, dalla voglia di volersi dedicare ad altro, dalla svogliatezza. L'ordine non lo so perché io...sono una disordinata.
A volte cerco di psicanalizzarmi e mi domando se il mio disordine sia nato da un rifiuto dell'ordine imposto da mia mamma, donna notoriamente molto ordinata. 
Personalmente mi domando perché non riesco a tenere in ordine nulla. Lavoro nel caos e anche ora vi sto scrivendo da una scrivania poco, poco ordinata. Se dovessi citare gli oggetti intorno a me sulla scrivania vanno da una serie di riviste a delle forbici, cd, una scatola di Tachipirina, la custodia dell'Ipad, un libro, una gruccia, il kindle, alcune bustine di campioncini di cosmetici, un'etichetta di una maglia. Che disastro. Eppure...accumulo. Accumulo fino al punto in cui mi dico: "Fai veramente schifo, datti una regolata!". E allora ecco che a casa mia arrivano i Ris di Padova con tanto di pennellino per rilevare le impronte digitali. Pulisco e riordino ogni cosa, talmente tanto da rendere la casa invivibile e poco comoda. Diciamolo: il nostro disordine è dettato dalla comodità, la comodità di usare una cosa e poi buttarla lì, perché almeno è già pronta per l'uso successivo. E' dettato inoltre dalla necessità di procrastinare ciò che non riteniamo momentaneamente utile. Se consulto un libro e poi lo lascio perché devo fare altro, beh lo lascio dove capita. E' arrivato il momento di fare altro, quindi quella cosa passa avanti rispetto alla mia consultazione del libro, che termina nel preciso istante e in quel luogo in cui mi viene avanzato l'invito di dedicarmi ad altro, oppure semplicemente è arrivato il momento di fare altro.
E' difficile da spiegare, ma mettiamola così: non siamo disordinati, siamo creativi! 

P.S. Per i deboli di cuore: la foto di questo post è stata scattata nel maggio 2013. Quella è la mia scrivania dopo il Salone del Libro 2013...non ha mai raggiunto quei livelli. Giuro.

mercoledì 16 aprile 2014

Pasta fresca #BIT

Vi siete mai maledetti per aver sbagliato a fare la spesa più e più volte? Per esservi concessi a quell'offerta che vi ha costretti a mangiare la stessa cosa per più giorni? 
Ebbene, a me è capitato proprio in questi giorni. Se dovessi scrivere un libro, lo intitolerei "Io e le trofie", perché vi assicuro che mi stanno uscendo dalle orecchie. Mi sono lasciata abbindolare da un'offerta, ma 500g di trofie, preciso pasta fresca, da mangiare da sola...vuol dire fare una sessione della durata di almeno 4 pasti abbondanti! Comprate 500g di trofie solo ed esclusivamente se avete ospiti e se potete condividerle con qualcuno, mai e dico mai comprare tutta questa pasta se siete gli unici commensali. Non compratela nemmeno se pensate di mangiarla "prossimamente", vi ridurrete il giorno prima della scadenza a mangiare quintali di trofie condite con ogni cosa con la quale è possibile condire delle trofie. In quel momento imparerete l'esistenza di sughi mai immaginati, cose che farebbero impallidire Carlo Cracco e tutti gli aspiranti Cracchi del mondo. 
Cracco appunto diceva: se vuoi fare il figo, usa lo scalogno. Io dico: se vuoi fare il figo, non farti abbindolare dalle offerte! 
Mi riprometto di stare attenta ogni volta, ma spesso e volentieri ci ricasco. Imparerò mai la lezione?
Vediamo! In qualsiasi caso vi comunico che ieri sera ho terminato le trofie, oggi mangio fuori. 

martedì 15 aprile 2014

Spodestando il Manzoni #BIT

Premesso che qualcuno potrebbe dire: e a me chemmeffrega, voglio raccontarvi oggi una cosa molto personale che ho scoperto soltanto ieri.

Vicino a casa mia non c'è più l'osteria Donna Prassede, è stata spodestata da un ristorante che si chiama Serranos. Il Manzoni perde il posto e arrivano gli spagnoli. Oltre il danno, la beffa. Povero Ale, si starà rivoltando nella tomba, il ristorante che portava il nome di un suo personaggio è stato spodestato da un ristorante dal nome spagnoleggiante. 
Però...pensavo: e se a breve si trasformasse in una versione torinese del Central Perk di Friends? Oppure del celebre MacLaren's Pub di How I Met Your Mother? Infondo è il sogno di tutti avere il punto di aggregazione sotto casa, dove entri e dici: "Il solito, Boe!". Dove il barista ovviamente deve chiamarsi Boe, come insegnano i Simpson, e se non si chiama Boe, si chiama Bob perché in qualsiasi caso è giusto dargli un nome corto e pratico, da associare alla frase: "Il solito...", così la vostra ordinazione arriva prima e potete ricordarvi il suo nome anche da ubriachi. Viste poi le lettere che lo compongono, potreste anche riuscire a pronunciarlo da ubriachi. 

Insomma, speriamo che l'invasione spagnola subita da Donna Prassede non sia un male, vediamo cosa accadrà prossimamente e speriamo diventi un punto di aggregazione migliore del bar spocchioso e pedante, pieno di artisti un po' poco artisti che occupa prepotentemente il marciapiede ogni sera con in mano il bicchiere della birra. Su Ale, fattene una ragione, tu hai già turbato i sogni di tutti gli studenti...non potevi anche monopolizzare il mondo della ristorazione! 

lunedì 14 aprile 2014

Raggi di sole #BIT

Due raggi di sole, mezzo grado in più di temperatura e le città si riempiono di persone, tutti si riversano per strada sfoggiando look più o meno primaverili, cercando di carpire ogni micro raggio di sole.
Che poi sia sensato, questo è tutto da vedere!
No, non sono sociopatica, semplicemente non capisco la gente che ad aprile sfoggia i vestiti che i comuni mortali indosserebbero ad agosto: dove vai in canottiera e shorts?
Ma soprattutto: se metti la canottiera ad aprile...cosa ti metti ad agosto? Giri nudo? Ti togli la pelle?
Veramente è complesso comprendere cosa passa per la testa a queste persone: ho capito che fa caldo, ma non fa ancora così caldo!
Il punto è: questi problemi me li faccio solo io? Probabilmente sì, probabilmente perché io quando arrivano i primi caldi non sono mai pronta con il cambio armadio, arrivo sempre con due o tre settimane di ritardo, sia mai che torni improvvisamente il freddo e io, freddolosa come sono, potrei ritrovarmi improvvisamente sprovvista di abiti adatti al clima del momento. Sì, perché in 50 mq è difficile tenersi tanti vestiti e quando si fa il cambio armadi significa spedire a casa-casa tutto, dove l'armadio è più grande e i mq sono di più. E poi, diciamocelo: ma quanto è noioso e spesso imbarazzante fare il cambio armadi? Se volete leggere un mio vecchio post sull'argomento, vi consiglio di cliccare QUI, in caso contrario...buona giornata! 

venerdì 11 aprile 2014

L'attesa #BIT

Il venerdì ci si alza tutti frizzanti. 
E' l'ultimo giorno.
E' costituito da quelle 24 ore che ci separano dal weekend. In questa giornata quello che più conta è l'attesa. Se ci pensate il weekend passa in un niente, ma il venerdì sogniamo senza limiti tutto quello che faremo sabato e domenica, progettiamo, pianifichiamo, ipotizziamo, siamo carichi, pronti a spaccare il mondo. E poi arriva il weekend e magari riesci anche a fare almeno un 1% di tutto quello che avevi pensato di fare...solo che le ore lontano dall'ufficio sono solo 48 e quindi...tutto vola velocissimo. Certo, ammetto che questo pensiero di venerdì mattina è alquanto fuori luogo, eppure è così. Pensateci.
E' l'attesa di ogni cosa a rendere ogni singola cosa...speciale! Bisogna essere capaci di vivere il momento, l'attimo, godere dell'attesa quanto del momento in cui quella cosa accade. Carpe diem dicevano i latini. Mordi l'attimo che passa, carpiscilo, fallo tuo, perché non tornerà, nel bene e nel male vivilo. 
Aggiungo poi che bisogna essere capaci di portare le cose belle con sé durante i giorni bui che sembrano non passare mai, quelle giornate in cui niente sembra andare come deve.
E' difficile, ma è un modo per sopravvivere. 
Se poi riuscissimo a trovare il positivo in ogni cosa che ci accade...beh sarebbe fantastico!
Tutti abbiamo dei modi per sopravvivere,  l'idea del weekend ci aiuta a sopravvivere l'ultimo giorno della settimana, quando siamo più stanchi e il collo dell'imbuto diventa più stretto. 
Non ci credete? Fatemi sapere...
Intanto buona giornata e buon weekend! 

giovedì 10 aprile 2014

Investimenti #BIT

Oggi parliamo di investimenti, non di quelli bancari, ma di investimenti fisici. Ieri mattina mentre andavo al lavoro ho rischiato di essere investita contemporaneamente da una bambina in monopattino e da una ciclista che ovviamente andava sul marciapiede.
Il rischio di essere investiti da un mezzo su due ruote sale sempre di più. Ormai girare per la città con il naso all'insù è fantascienza, non solo perché tutti camminano con la faccia incollata allo smartphone o controllano dove mettono i piedi a causa delle cacche dei cani che decorano il marciapiede. Il pedone non può più prendersi il lusso di girare nelle aree pedonali perché rischia di essere investito dai ciclisti che usano questi spazi come se fossero delle piste ciclabili, per non parlare poi del ritorno della moda del monopattino.
La nana (leggete bambina) in questione sfrecciava senza ritegno verso la scuola, con la mamma che letteralmente le "correva appresso" con lo zainetto in spalla. Cara mamma, due cose: mai e dico mai fare da sherpa ai propri figli, lo zaino può portarselo da sola, al massimo compragli uno di quei cosi mostruosi col trolley così se lo trascina in giro tipo bara. Seconda cosa: tieniti la figlia "appresso", ma proprio appiccicata! La bambina che ha cercato di investirmi, rischiava seriamente di cadere e farsi male: anche io tengo all'incolumità della bambina e soprattutto vorrei evitare di cominciare la giornata con le urla isteriche di una bambina e della madre. 
Occhio quindi non solo alle auto e alle moto, ma anche ai ciclisti e ai bambini con il monopattino.
Pensate che una mattina ho visto una mamma che si trascinava a casa il monopattino del bambino...prima lo zaino e poi il mezzo su due ruote..che scene! E povere mamme!

mercoledì 9 aprile 2014

O bag, il mio trip del momento

Ogni tanto mi prendono dei trip.
Ogni tanto mi innamoro di una cosa e la studio a lungo prima di comprarla.
Il mio trip della primavera 2014 si chiama o bag. La conoscete?
Ve la presento. Anzi, vi racconto la mia storia.


Da un po' di tempo a questa parte mi sono letteralmente invaghita di queste borse in silicone (vedete foto!), perché sono così belle, ma così belle che non puoi davvero non notarle. Sono pratiche, leggere, colorate (ma ci sono anche colori sobri!), innovative, resistenti, lavabili, capienti...insomma, la borsa che tutte le donne vorrebbero avere. La borsa che tutte le donne dovrebbero avere. Oltretutto potete comporla completamente voi, scegliete la scocca, i manici, il canvas, che per i neofiti è il sacchettino interno...componete e zac, borsa fatta! E se poi è inverno gli mettete il cappottino, gli cambiate i manici, insomma è una borsa quattro stagioni. ...ed è perfetta per trasportare anche quelle diecimila cose tipo libri e kindle che ci portiamo sempre dietro per ammazzare i momenti morti quando si è in coda o sui mezzi in città.

Eddai, ora ditemi se non è geniale!

Ed è pure made in Italy, cosa che mi rende orgogliosa del nostro paese! Se potessi aprirei subito un negozio di oggetti Fullspot, perché oltre alla o bag hanno realizzato anche degli orologi davvero deliziosi e tremendamente stilosi, sì, dico stilosi!
Non ci credete? Fate un giro sul sito di Fullspot, divertitevi e diventatene dipendenti.
E soprattutto non ditemi che non vi avevo avvisati.

Il problema principale di fronte a queste borse è trovare il colore giusto, quello di cui non vi stancherete mai. A me piace molto il verde mela della foto qui sopra, ma anche molti e molti altri...e se vi chiedessi un consiglio? Scatenatevi!





lunedì 7 aprile 2014

Ricomincia la settimana! #BIT

Nemmeno un mese che è partito il Buongiorno in Technicolor ed ecco che rompo il ritmo. Innanzi tutto vi chiedo scusa per l'assenza di venerdì scorso, ma la sera prima mi sono addormentata alle 22.30 di sasso, come se non dormissi da sei mesi...quindi rapita dal sonno non ho potuto gramellinizzarmi. Il sabato e la domenica non do il buongiorno a nessuno, perché in quanto tendenzialmente giorni non lavorativi (ahimè so che non è così per tutti) sono meno necessari i buongiorno. 
Torno oggi con un titolo cambiato. Causa Google e algoritmi suoi, altrimenti detti: rotture di scatole per i poveri blogger, temo che inserire svariati post con lo stesso titolo possa arrecare danno al mio blog, dicono infatti che Google potrebbe leggerli come cose scopiazzate, cosa che porterebbe il blog a non essere più indicizzato dal motore di ricerca...insomma per non farla lunga che è pure lunedì, vi spiego cos'ho deciso di fare.
Il Buongiorno è confermato, ma cambia titolo ogni giorno e acquista l'hashtag #BIT che sta per Buongiorno In Technicolor, che potete usare per condividerlo su Facebook e per divulgare il verbo, per regalare "na botta di colore" a tutti quelli che alla mattina arrancano verso la scrivania. Bit poi è una parola che ha molteplici significati, ma essendo lunedì non voglio spiegarveli, altrimenti oggi non ci arrivate alla scrivania! Se proprio siete curiosi, interrogate l'amica Wiki. 
Se siete sopravvissuti alla caotica spiegazione e se vi sembra che il ragionamento sia piuttosto sensato, vi ringrazio per la pazienza e vi auguro buon inizio di settimana!

sabato 5 aprile 2014

Be DIVERGENT!

Questa settimana la mia lista dei libri da leggere si è allungata di un pezzettino, con una saga che in questo momento è sotto gli occhi di tutti grazie all'uscita del film del primo capitolo: Divergent.
Editi da DeAgostini, i libri sono stati scritti da Veronica Roth e vi assicuro che mi ispirano proprio tanto, tanto, tanto!
In rete le recensioni sono molto buone, dicono sia ben scritto e coinvolgente quasi quanto gli Hunger Games...e pure le copertine gli assomigliano molto!

E voi li conoscete?


giovedì 3 aprile 2014

Buongiorno in Technicolor #8

Se Carrie Bradshaw teneva una rubrica dal titolo Sex and the City, io dovrei cominciare a tenerne una che si chiami Puzza nella city. Vi spiego.
Ogni mattina vado a piedi al lavoro, passo dopo passo mi rendo conto che gli stessi angoli puzzano ogni giorno allo stesso modo, un pezzo puzza sempre di cacca di cane, uno di detersivo, uno di immondizia. Potrei camminare bendata ed essere certa di sapere dove mi trovo, allo stesso tempo però ammetto che avrei dei seri problemi a mettere i piedi dato che ogni giorno i marciapiedi sono cosparsi di escrementi di cani. Prima di desiderare un cane ricordatevi che quando lo portate in giro dovete raccogliere i suoi scarti solidi, i pedoni potrebbero non apprezzare i regalini puzzolenti del vostro cane lungo i marciapiedi. 
Fortunatamente non ci sono solo le puzze a guidarmi per la città, ma ci sono anche un sacco di profumi: di pizza, di pane appena sfornato e poi ci sono gli "odori del mercato" quelli che definire puzze è peccato, ma che allo stesso tempo non sono profumi così invitanti. Per esempio a me piace un sacco il formaggio, ma col cavolo che mi faccio rinchiudere nella cella dove stagionano la fontina! Oppure adoro la frutta e la verdura, ma spesso tutti i profumi insieme creano un odore parecchio pesante. 
E detto questo...vi lascio al vostro tran tran quotidiano! Non annusate troppo! 
Buonagiornata!

mercoledì 2 aprile 2014

Buongiorno in Technicolor #7

Ieri sera...pensavo. E pensavo al Pensatoio di Albus Silente. Chiedo scusa per il giro di parole, ma mi sono dispersa nel mondo di Harry Potter e a quella fantastica bacinella che Silente usava per rivedere i ricordi e per farli conoscere ad Harry. Lontano anni luce dal pensatoio come lo intendo io, ovvero come luogo dove pensare e creare. 
Sono convinta che tutti noi abbiamo un luogo prediletto dove creiamo. Una stanza della casa, uno spazio all'aperto... Personalmente io creo e mi invento le cose migliori sotto la doccia, in bagno. Credo che il bagno sia un luogo con grandi potenzialità, la maggior parte delle volte che mi soffermo davanti allo specchio, mi perdo in mille pensieri, quando faccio la doccia penso alle cose da fare e trovo soluzioni. Ebbene sì, io sotto la doccia non canto, a meno che non ci sia Spotify a palla. 
Molti poi definiscono "pensatoio" il tronetto che tutti noi abbiamo in bagno, quella sedia sulla quale chiunque può sentirsi un Re. 
Scherzi a parte, penso che il bagno sia un luogo ottimo per pensare perché è il luogo dove effettivamente siamo soli o cerchiamo di esserlo, è il nostro momento privato dove possiamo davvero fantasticare, creare, riflettere. Nel film The Truman Show, Truman e l'amico si trovano una sera e tra una birra e l'altra l'amico confida a Truman che spesso quando si siede sul wc sogna di essere intervistato. Ora, non fate i puritani: ditemi se anche voi non avete provato a tenere una conferenza stampa mentre eravate in bagno, ditemi se non avete mai immaginato di fare il discorso del secolo davanti allo specchio. Se la vostra risposta è "No": non ci credo! E in qualsiasi caso, mentre meditate, vi auguro buona giornata! 

martedì 1 aprile 2014

Buongiorno in Technicolor #6

Una volta, quando ero studentessa, mentre stavo facendo colazione in cucina nel mio collegio, mi sono soffermata ad osservare in quale stato di degrado e indecenza lasciavamo ogni mattina la cucina. Dopo pochi istanti è entrata la signora delle pulizie e ricordo come se fosse ora che le ho detto: "Non so come riesca a non arrabbiarsi, fa quasi schifo vedere tutta questa roba sporca!". La signora si è girata verso di me e mi ha detto: "Ma no, ho visto di peggio...". Poi ha iniziato a pulire. Io non sapevo cosa intendesse con peggio, ma non ho dovuto aspettare molto per scoprirlo. La signora mi ha raccontato di quando puliva i bagni pubblici, cosa ben più disgustosa della cucina di un collegio universitario, mi ha detto che lì faceva veramente schifo. Al termine del discorso poi mi ha detto: "Però sai Francesca, qualsiasi lavoro farai quando finirai l'università, ricordati di metterci il cuore. Non andrai lontano se non ci metterai un po' di cuore e non farai nemmeno bene il tuo lavoro." 
Questa piccola lezione di vita mi ha scosso molto e ogni tanto me la ricordo, perché fatta da una persona che tutte le mattine deve fare le pulizie a cose che hanno pulito gli altri fa pensare. Infondo è vero, se un lavoro non piace è facile farlo male. Certo a volte è impossibile riuscire a lavorare bene in certi ambienti e con certi lavori, non voglio assolutamente metterlo in dubbio. Però io penso a quella gente che ora un lavoro non ce l'ha e a quanti su Facebook si lamentano perché devono andare a lavorare...insomma, non mi sembra molto corretto. Questo mondo del lavoro è facile da subire, ma è davvero complesso volgere al positivo, farci piacere quello che facciamo. 
E voi ci riuscite? Buonagiornata!

lunedì 31 marzo 2014

Buongiorno in Technicolor #5

Ricomincia la settimana con l'ora legale. Dopo un weekend trascorso tra statuti, libri e siti sulle start-up, è tempo di tornare in ufficio ed è tempo di tornare a scrivere il buongiorno del mattino! 
The morning report, cantava Zazu in The Lion King, mentre nella versione italiana la scena è stata cassata...non chiedetemi il perché, ma era molto, molto carina. Ma non è di Zazu e del rapporto che fa a Mufasa sui pettegolezzi delle zebre e degli elefanti che voglio parlarvi questa mattina. Questa mattina infatti chiacchiereremo di: youtubers! Ebbene sì! Ammetto di trascorrere più ore davanti a youtube che davanti alla televisione, ormai ho i miei personaggi preferiti, adoro farmi letteralmente i cavoli loro la sera mentre sorseggio una tisana oppure la domenica pomeriggio prima di prendere il treno. 
Effettivamente se ci pensate noi entriamo nelle loro vite per curiosare, certo loro aprono le porte delle loro case e ci portano a spasso tra le stanze, ci raccontano cosa hanno voglia di mettersi, quanti animali domestici hanno e come si chiamano. Ormai sono davvero moltissimi i vlogger che sbrodolano parole e parole, fotogrammi e fotogrammi per raccontarci la loro vita...e noi la guardiamo. Alcuni poi sono più brillanti, altri risultano noiosi e monotoni. Se ci pensate un tempo questa cosa era tipica delle vecchiette dei paesini, che si sedevano fuori dall'uscio di casa a "tagliare e cucire" sul conto di tutti quelli che passavano di lì, inventandosi spesso cose che non avevano alcun fondamento logico. Youtube, e aggiungerei pure Facebook, rendono questo lavoro del tutto inutile: chiunque spiattella la propria vita in faccia agli altri e ad oggi è possibile fare pettegolezzi anche su persone che vediamo una volta l'anno o che abitano dall'altra parte della terra. Ecco cos'abbiamo guadagnato con la globalizzazione: noi non metteremo più la sedia fuori dall'uscio, a noi basta sederci comodamente davanti al pc, basta far scorrere un po' la bacheca di Facebook e zac! Ma sarà tutto oro quello che luccica? Alcuni utenti vomitano di tutto sulle loro bacheche, altri un po' meno, altri ancora nulla. I miei preferiti sono quelli che depistano gli amici, che raccontano cose che non fanno. Nell'era dei social tutto è lecito, anche le bugie! Buona giornata!

Ecco qui la canzone di Zazu! 






venerdì 28 marzo 2014

Buongiorno in Technicolor #4

Mentre sto scrivendo questo post il mio stomaco si sta torturando e urla incessantemente: "Ho fame! Dammi cibo!" come la pianta carnivora Audry2 della Piccola Bottega degli orrori, film che citavo qualche ora fa al lavoro, quindi se state leggendo questo post al mattino, lo citavo ieri. 
Insomma ho fame e youtube continua a pubblicizzare il cioccolato Milka con le bolle, peccato che youtube non sa che io odio profondamente quel cioccolato, dolciastro a livelli estremi e pressoché inconsistente. Avete mai pensato quanto il cibo stia invadendo il nostro panorama visivo ogni giorno?
Non so voi, ma i miei amici di Facebook si divertono a fotografare e condividere ogni cosa che fagocitano. Mangio pasta, tac: foto alla pasta. 
Mangio al Mc, tac: foto al vassoio con il tripudio di grassi idrogenati.
Siamo nell'era della pornografia alimentare. Noi ostentiamo il cibo e lo facciamo con i social, con la televisione, gli abbiamo creato degli hashtag ad hoc e condividiamo ciò che mangiamo alle parole di foodporn. Scusate: #foodporn
I programmi di cucina imperano e ora ditemi se riuscite più a fare una sola cosa senza consultare o un libro della parodi, o Giallo Zafferano o le pillole di saggezza di Carlo Cracco: se vuoi fare il figo, usa lo scalogno. Ed effettivamente vi assicuro che lo scalogno vince sulla cipolla dieci a zero! 
Ormai poi è normale amministrazione esclamare cose alla Bastianich: vuoi che muoro? Neanche mio cane mangia così merda. 
Insomma oltre che amanti del cibo noi Italiani ci stiamo pure sgrammaticando con "sti programmi televisivi". Giusto per divertirci con la fotografia alimentare, oggi infiocchetto il buongiorno con una mia foto di Instagram (quella che si lamenta del #foodporn ma che contribuisce a crearlo): si tratta degli 'gnudi che ho mangiato a Firenze e che ho prontamente instagrammato quando erano ancora caldi e vaporosi nel piatto. Si chiamano così poiché sono fatti dal solo ripieno del raviolo, 'gnudi a letto, come mamma li ha fatti. E se non è pornografia alimentare questa...

giovedì 27 marzo 2014

Buongiorno in Technicolor #3

Siete anche voi vittime del pranzo fuori casa? Anche voi andate a lavorare con millemila tupperware o loro sosia? Avete anche voi diecimila di quelle cosette di plastica che si ungono a livelli estremi e per ripulirli ci mettete minimo due ore e mezzo flacone di detersivo?
Beh, se avete risposto sì, mi consolo. Se avete risposto no, vi invidio!
Pensare ogni sera a cosa si deve cucinare per il giorno dopo e poi inscatolarlo in quei box trasparenti è davvero noioso, alcuni potrebbero anche dire alienante. E poi bisogna avere anche la borsetta per trasportare il pranzo: c'è chi ci investe e chi ha una borsa qualsiasi senza porsi il benché minimo problema. Mia mamma mi ha ripetutamente sgridata quando ha saputo che andavo a lavorare: "Con quel bruttissimo sacchetto di stoffa: orrendo!", tant'è vero che alla prima occasione mi ha comperato quello che vedete nella foto: infantile, iper riconoscibile, in perfetto stile China Town, ma vi assicuro che è davvero comodo! La mamma è sempre la mamma, ne sa! Il problema di chi pranza fuori casa, anche se sfoggia un sacchettino ultima moda, rimane sempre quello delle ciotolette di plastica, perché poi se sono farlocche...rischiate di rovesciare il contenuto ovunque! Pensate: prendete di corsa un tram e la vostra scatoletta viene shakerata come non mai, salite e poi come minimo siete pressati in mezzo ad altre decine di persone. Il vostro sacchettino viene sballottato a destra e a manca e intanto voi iniziate a pregare che il contenuto resti al suo posto. Ma quando mai!? Ecco che dai bordi comincia a fuoriuscire una certa quantità di liquido: voi non lo vedete ma ve lo sentite, allora cominciate a pregare che non macchi tutta la borsa o peggio ancora che non cominci a gocciolare il sacchetto. Insomma questi contenitori sono davvero una disgrazia. Fortuna che ne hanno inventati alcuni a chiusura ermetica, ma la paura dello shaker è sempre in azione! E oggi cosa state shakerando di bello nelle vostre borsettine? 

mercoledì 26 marzo 2014

Buongiorno in Technicolor #2

'Giorno gente! 
Mentre mi sto torturando a causa di un fantastico mal di gola, il peggiore degli ultimi dieci anni, penso ai vicini di casa. Voi che vicini di casa avete? Se io ci penso...in questi anni ho avuto vicini di casa di ogni genere, dai fantasmi agli adepti delle mutande. Sì avete capito bene: mutande!
Per esempio, ora sono circondata da un lato e dall'altro da gente che si diletta a girare in mutande, fermandosi davanti alla porta balcone a fissare gli altri vicini. Fissa che ti fissano, se ci fosse un proverbio probabilmente reciterebbe così. Poi ho la vicina che ha un candelabro ebraico enorme sul balcone e che alla fine di marzo ha ancora le luci di Natale avvolte sul balcone: non chiedetemi quale strana religione professi, probabilmente quella di Radio Montecarlo, visto che la spara a palla a ogni ora senza ritegno. 
Ci sono i vicini che non salutano anche se li vedi praticamente ogni giorno ed è ovvio che abitano nel tuo stesso palazzo, quelli che ti bloccano mentre stai togliendo la posta dalla buca delle lettere e non ti rilasciano se non dopo averti raccontato tutta la loro vita e soprattutto quanto sono cattive le compagnie che forniscono luce e gas. Ci sono i vicini fantasma, questi sono fantastici. Non sai quando ci sono e compaiono all'improvviso, così all'improvviso che pure il conte Dracula potrebbe spaventarsi, secondo me sono fantasmi vampiri, non si riflettono negli specchi, non fanno rumore: fluttuano nell'aria. Edward Cullen, ammettilo che anche tu vorresti essere un fantasma vampiro! 
Ognuno ha il vicino che merita? Beh, in qualsiasi caso io mi diverto a ficcanasare negli appartamenti dei vicini, a sbirciare oltre le tende (sempre che li abbiano messe!) e a immaginare un po' come sono, cosa fanno nella loro vita. Altri vicini degni di nota sono i miei dirimpettai, che quando usano il tablet escono sul balcone: che abbiano messo il modem dentro le piante? Non ho ancora capito. E voi che vicini avete? Magari assomigliano a Ned Flanders? Buona meditazione mentre andate al lavoro e buona giornata!

martedì 25 marzo 2014

Buongiorno in Technicolor #1

A rieccoci. Io, voi e l'andare al lavoro. Prima di proseguire nella lettura, fate passare la vecchina dietro voi che con tutte le forze sta cercando di raggiungere il posto vuoto sul tram. Si è seduta? Ecco allora proseguiamo. Buongiorno lettori! Dormito bene? Spero di sì. Sai, oggi volevo parlarvi delle pecore. Ieri ho terminato un libro che parlava di mucche (Marina Bellezza di Silvia Avallone) e oggi voglio parlare di pecore, ho uno spirito bucolico, lo so. Ma fidatevi: io non ho niente a che vedere con Heidi e nemmeno con la signorina Rottenmeier, sia chiaro! Volevo parlarvi di pecore, ma prima bisogna fare un passo indietro.
Ultimamente mi sento così bombardata da messaggi pubblicitari di ogni genere che mi domando se ho davvero sete quando bevo oppure se è un desiderio indotto da qualche strano spot che si è innestato nel mio cervellino nativo digitale. Bei tempi quando soltanto la Barilla cercava di raccontarci che i suoi fusilli avrebbero reso la nostra famiglia migliore, bei tempi quando la Mulino Bianco dipingeva le candide colazioni delle famiglie italiane. 
Ormai ogni cosa nel mondo serve a renderti la vita migliore, anche la candeggina. Prodotto utile in casa, ma vogliamo parlare dei danni che si fanno con la candeggina? Per esempio: con la candeggina posso rovinare la mia bellissima maglietta ultimo grido...che sia delicata o meno, ma sempre candeggina è! Oppure avete mai provato a mangiarvi un kg di Fonzies? Voglio vedere se alla fine riuscite ancora a leccarvi le dita per godere al meglio, o se correrete in bagno nauseati dalle patatine al formaggio. Insomma, il potere delle pubblicità conferma che siamo un po' delle pecorelle, riusciamo a farci abbindolare da Banderas e dai suoi biscotti con solo lo 0,000000001 % di grassi, perché se lo dice l'uomo che parla con le galline: saranno buonissimi e soprattutto sanissimi! "L'ho visto alla tele!" si diceva una volta, ora diciamo: "L'ho visto su youtube.". Facendo un piccolo riferimento a quest'ultima affermazione, posso assicurarvi che grazie al tubo le mie finanze di questi ultimi anni sono state investite in diversi prodotti di cosmesi. Ammetto, sono una pecora! Ma non ditemi che voi non lo siete, perché non ci credo! Beeeeeeeh, per oggi finisco qui, buona giornata!

P.S. Da dove arriva l'idea della pecora? Colpa dei miei due pupazzi nella foto! 

lunedì 24 marzo 2014

Quanto pesa Belen?

Carissimo internauta, benvenuto sul mio blog. Probabilmente sei arrivato fin qui perché preso da un'insaziabile voglia di conoscere il peso di Belen e magari pure la sua altezza hai deciso di scrivere su Google la fatidica domanda che trovi nel titolo.
Dopo averla scritta hai premuto invio e facendo scorrere una lista di siti sei capitato anche sul mio.
Riuscirò a risponderti?
Vediamo!
Qualcuno diceva che il peso dell'anima è di 21 grammi, lo raccontava un film, 21 grammi di Alejandro González Iñárritu, che riprendeva la teoria del Dott. Duncan MacDougall. Lo sapevi? Vedi hai già imparato una cosa intelligente mentre cercavi il peso di Belen. 
Posso farti io una domanda, carissimo internauta? Perché vai cercando il peso di quella donna? A cosa ti serve? Vuoi forse confrontarlo con il tuo?
Beh, dato che sono in vena di polemiche (cosa che se non avevi ancora capito, preferisco chiarire fin da subito onde evitare travisamenti vari ed eventuali) voglio spiegarti perché ti servirà di più sapere che l'anima pesa 21 grammi piuttosto che sapere il vero peso di Belen.
Ecco cosa penso:
Il peso di Belen non salverà le sorti dell'Italia, ma peggio ancora non migliorerà la tua vita.
Non è sapere il peso di Belen che ti permetterà di farti una vacanza alle Maldive, di passare indenne la maturità, di sopravvivere all'interrogazione di matematica. Sapere il peso di Belen non ti servirà in quei momenti critici quando la gente urla: "C'è un medico?", sapere il peso di Belen non ti servirà per consolare la tua amica in lacrime perché è stata lasciata dal ragazzo. 
Sapere il peso di Belen non ti pagherà gli scontrini al supermercato, le borse e i vestiti.
Sapere il peso di Belen non farà curriculum, anzi, mi hanno detto di evitare come la peste di pronunciare certe passioni ai colloqui.
Sapere il peso di Belen non ti renderà una persona migliore nemmeno quando sarai comodamente seduta dalla parrucchiera a spettegolare. Per spettegolare seriamente dovrai conoscere l'ultimo pettegolezzo della settimana, il quel momento il peso di Belen sarà già obsoleto.
Sapere il peso di Belen perché lei è il tuo modello di vita fa un po' ribrezzo. Vorrai mica diventare un suo clone? Diventa ciò che sei, perfeziona le tue abilità e soprattutto vivi la tua vita. Se hai 5 kg in più non torturarti, sii te stessa!
Certo, Belen è una bellissima donna, ma non è l'unica donna nel mondo, esistono molte altre donne alle quali puoi ispirarti.
E se sei un maschietto, ricordati che noi donne non siamo tutte come Belen, non abbiamo una schiera di massaggiatori che ci tengono in forma e ci faranno sembrare delle ventenni anche a cinquant'anni suonati, come Madonna. Non abbiamo tutto il tempo libero da dedicare alla palestra per perfezionare il nostro corpo e scolpirlo come se fosse un pezzo di marmo di Carrara. 
Per carità, se poi vuoi sapere quanto pesa Belen senza alcun fine, giusto per dire "So anche questo", cercalo pure, nessuno te lo vieta. L'importante è non fossilizzarsi e porsi degli obiettivi impossibili per noi. Il soggetto in questione è Belen, ma può essere qualsiasi altra diva Italiana o del mondo. 

Spero di non aver offeso nessuno, ho voluto scrivere questo post per tutte le ragazzine e le donne che si demoralizzano perché magari non possono diventare come Belen o come molte altre donne dello spettacolo: siate felici di quello che siete e soprattutto fate sogni che siano vostri, con i colori che vi piacciono!




Buongiorno in Technicolor! #0

Comincia oggi una rubrica completamente nuova, liberamente ispirata al "Buongiorno" più famoso d'Italia, quello di Massimo Gramellini, che praticamente, prese in considerazione le mie abilità sarà praticamente tutt'altro. Sarà uno spazio per augurarvi buona giornata e per costringermi a farmi viva più spesso da queste parti. 
Poche parole per strapparvi (si spera!) un sorriso, per allietare il vostro risveglio e i primi 5 minuti in ufficio, quando uno, dopo aver timbrato, si ritaglia qualche minuto di svago sulla rete prima di buttarsi a capofitto nelle scartoffie. Brevi post da leggere in tram o in metro, per distogliere il vostro sguardo dal tipico ragazzetto in viaggio verso la scuola, con le auricolari incollate alle orecchie, il volume a palla, lo sguardo incollato al cellulare e la mascella intenta a torturare la gomma, perché si sa, sui tram non si fuma! Voi non sapete nulla di loro eppure conoscete il nome delle mutande che indossano, grazie a quei meravigliosi pantaloni con il cavallo basso che lasciano intravedere quello che noi chiamiamo intimo e che in inglese si traduce con underwear proprio perché deve stare sotto: under. Ma si sa che da quando Anna Oxa ha mostrato gli slip sul palco di Sanremo, il mondo non è più stato lo stesso! Se poi si tratta di ragazzine, hanno i capelli piastrati, così lisci che nemmeno l'umidità più umida può sconvolgerli, e li accompagnano con un makeup che nemmeno Clio avrebbe mai potuto immaginare. Giovincelli che fondamentalmente sono assenti dal mondo, che non sanno nemmeno chi ci sta governando (non che sia semplice ricordarlo!) così abituati come sono alla precarietà. Loro che in seconda superiore possono organizzare una squadra di calcio a 11, riserve incluse, con tutti i docenti di lettere che hanno cambiato. Ma sto divagando. 
Insomma questa rubrichetta sarà la mia riflessione di ieri per il lettore di domani, sperando di non annoiarvi troppo: buona giornata e stay tuned!   

domenica 23 marzo 2014

La vendetta veste Prada: recensione!

Tra i vari libri che ho letto in questo periodo, sicuramente ce ne è uno che posso assicurarvi che sarebbe tempo perso leggerlo!
Il tomo in questione è il seguito del Diavolo Veste Prada, scritto da Lauren Weisberger: La vendetta veste Prada. 
Metto le mani avanti, facendo una piccola premessa e dico che sicuramente non si tratta di alta letteratura, sono i famosi libri "da ombrellone" quelli da leggere dopo una lunga e pesante giornata in ufficio, durante la tremenda sessione esami all'università. Letteratura rosa, poco impegnata
Nonostante ciò, ammetto di aver amato Il diavolo veste Prada, ben scritto, scorrevole, brillante, geniale, idea carina, film riuscito benissimo. Cito quotidianamente sia il libro che il film. Attendevo quindi con grande piacere il seguito. Peccato che la Weisberger abbia chiaramente scritto un libro per guadagnare. Un tipico libro inutile, che non aggiunge nulla alla storia di Andrea, solo un sacco di parole, chiacchiere, cose tendenzialmente che potevamo anche non sapere. Campavo bene anche senza questo seguito. 
La più grande pecca che ha questo libro è che quando siete a metà vi domandate: "Cosa è successo fino a qui?" Perché fondamentalmente non è successo niente, non succede niente. Pagine e pagine di vuotezza cosmica. Certo, la situazione iniziale di Andrea varia, c'è un'evoluzione sociale nella sua vita, ma è pressoché nulla rispetto al libro precedente e poi è così poco reale, nei limiti della realtà di questo mondo, che ti lascia perplesso.
E' come se la protagonista si lasciasse vivere, non decidesse mai fino in fondo di fare qualcosa. La Weisberger getta sassi nello stagno ma poi tira indietro la mano, non approfondisce le relazioni, tutto è abbozzato, accennato come se avesse paura di distruggere il mondo creato con Il diavolo veste Prada.
Personalmente avrei apprezzato più brio, più coraggio. 
Soprattutto la domanda che mi ponevo pagina dopo pagina: dov'è la vendetta del Diavolo? Dov'è Miranda? Miranda arriva a metà libro, viene evocata a livelli che "manco Bogart in Casablanca", entra in scena fa quello che deve fare, lo fa male e senza enfasi diabolica e poi esce di scena. In questo libro anche Miranda fa cose banali, è talmente banale che ad un certo punto temevo andasse a comprarsi i calzini da Calzedonia e le tshirt di H&M collezione base, cose che fa la donna comune, ma non Miranda.
La scrittura è sempre molto scorrevole, ma è la struttura che non esiste in questo caso. Mi spiace dirlo ma è proprio un libro creato per fare soldi sul successo del primo e onestamente mi dispiace davvero molto.
In questi casi allora mi domando: ne vale davvero la pena?
Se uno scrittore arriva a strumentalizzare i suoi personaggi per guadagnarci...allora è uno scrittore triste, uno scrittoruncolo. 
Cara Lauren, potevi davvero fare di meglio. Mi aspettavo un grande seguito! 
Il punto è sempre il solito: o il libro viene concepito con un seguito oppure rischi di fare un disastro editoriale. Stessa cosa vale per il cinema. L'unico film che mi sento di appoggiare che ha avuto un seguito solo grazie al successo del primo è Ritorno al futuro. 
E voi, cosa ne pensate? L'avete letto?
Fatemi sapere!

sabato 22 marzo 2014

A The Voice sbarca Sister Act

Ammetto di non aver mai guardato The Voice, so della sua esistenza, aveva un promo carino quest'anno, ma non mi siedo mai davanti alla tv con il solo scopo di fagocitarmi l'intera puntata.
Eppure nella puntata di The Voice di questa settimana è comparso un personaggio davvero singolare.
Non ci credete?
Ecco qua!


Chi è lei? Beh è Suor Cristina, una potenza della natura oserei dire! Talmente potente che i social si sono subito scatenati e tweet dopo tweet è stata chiamata in causa anche la suora più suora del mondo del cinema, Whoopi Goldberg che ha scritto così:


E voi cosa ne pensate di suor Cristina? Personalmente mi ha colpito moltissimo, i volti dei giudici esprimono a pieno quello che stavo provando in quel momento, voce stupenda e ottima presenza sul palco. Una pop star con il velo! E ora Papa Francesco dovrà televotarla, mi sembra il minimo! 

venerdì 21 marzo 2014

Mi hanno detto...

Mi hanno detto di ricominciare a scrivere su questo blog. Mi hanno detto di non lasciarlo morire, di non lasciar cadere nell'oblio quanto avevo creato qui. Mi hanno detto di tenerlo in vita, ogni giorno.
Il fatto è che il tempo è sempre meno e spesso la mia pigrizia mi porta a fare altro piuttosto che dedicarmi a Life in Technicolor
Basta però con le scuse.
Io voglio esserci. 
Voglio essere qui, presente, giorno dopo giorno. Magari non recensirò più tanti libri, magari su questo blog avverrà una svolta epocale. Insomma cari lettori, se ancora avete un briciolo di voglia di seguirmi, se vi va di accettare le mie scuse per la mia assenza, vi prometto che torneranno un po' di Life e un po' di Color da queste parti.
Ammetto che poco tempo fa avevo anche pensato di chiuderlo questo spazio, mai prendere decisioni quando si è stanchi! 

Comincio qui, ora, una sfida con me stessa e con gli impegni insorti in questo ultimo anno. Cose da raccontare ce ne sono sempre, tutti abbiamo qualcosa da raccontare, dobbiamo solo avere il coraggio di riordinare le idee e di metterle nero su bianco. Ecco cosa mi mancava: il coraggio di ricominciare. E quel coraggio, quella voglia di ritornare qui, è spuntata per caso in pausa pranzo, durante un dialogo avvolto dai caldi raggi del sole di marzo (perché questa settimana faceva davvero caldo!).
Si ricomincia!
Si riparte!
Avanti tutta: sono tornata!! 


giovedì 2 gennaio 2014

La cena di Natale di Luca Bianchini: recensione!

Posso dirlo?
Boh, io lo dico: adoro profondamente lo stile di Luca Bianchini e amo i suoi personaggi, sono perfettamente convinta che a Polignano a Mare posso trovare Ninella che ogni mattina si affaccia alla finestra e osserva il mare sospirando. Me la immagino un po' come Cenerentola della Disney che in camicia da notte guarda fuori dalla finestra con aria trasognante e pensa al suo Principe azzurro. 
Sono convinta anche che ci sia don Mimì con la sua adorabile consorte Matilde e il Bimby, mi vedo anche la parrucchiera di Ninella, concentrata a tingere di biondo le sue clienti, perché lei è un'artista! 
Sono convinta che ogni singolo personaggio, nato dalla penna di Luca Bianchini, esista veramente, sento che potrei incontrarli per strada, potrei farmi invitare a bere un caffè da Ninella, e poi potrei andare a pranzo da Matilde, potrei chiederle se mi fa le polpette, ovviamente senza Bimby.
Sono impazzita? 
No, è semplicemente l'effetto Bianchini (non di un bianchino, ma cosa leggete!) cominciato con Io che amo solo te e continuato con La cena di Natale, romanzo che riprende i protagonisti conosciuti nel fortunato volume estivo, che qui ritornano più in forma che mai per un cenone di Natale, come fanno a Bari, ma organizzato all'ultimo secondo da Matilde che ha completamente dato di matto dopo aver ricevuto in dono dal marito, don Mimì, un anello. Convinta che il marito è riuscito a dichiararle il suo amore, decide di allestire questa cena, invitando anche il figlio Damiano e la neo-moglie Chiara. I progetti di Natale fino alla mattina del 24 prevedevano pranzo a casa di Chiara e Damiano il giorno 25 dicembre, ma Matilde vuole strafare, ricordando a Ninella, la consuocera ed ex morosa del marito, di essere lei la donna amata da don Mimì. 
Luca Bianchini riporta sul palco tutti i suoi personaggi con tutte le loro caratteristiche, mettendo in scena una commedia tragicomica dove è impossibile restare seri. Tra proprietà coniugali da rivendicare, brodo senza dado, test di gravidanza e gravidanze inattese, tinte biondo Kidman, anelli e regali riciclati i personaggi riescono a dare il meglio di se stessi e vi costringeranno pagina dopo pagina a divorare il romanzo, per capire se finalmente Ninella riuscirà a farsi questa tinta e soprattutto se Matilde riuscirà a mettere in atto questo piano-vendetta con il cenone di Natale, come usano a Bari. 
Un libro divertentissimo perfetto da regalare a Natale, quindi segnatevelo tra i regali da fare nel 2014! Altrimenti potete regalarlo per l'Epifania, che tutte le feste si porta via e porta con sè solo depressione e poca voglia di rientrare al lavoro, in questo modo potrete offrire qualche ora di svago ai vostri amici! 
In qualsiasi caso, Natale o meno, leggetelo perché merita davvero.

Spero esca presto un sequel, che onestamente non so se sia previsto, ma a questo punto io voglio un libro sul battesimo del figlio di Chiara e Damiano. Non voglio svelarvi nulla se sia o meno incinta la donzella, ma prima o poi un figlio lo faranno...no?
E poi sento che a stento riuscirò a stare lontano da Polignano a Mare e dai suoi fantastici personaggi!
Notizia molto gradita: ho scoperto che faranno presto un film tratto da Io che amo solo te...ottima idea! 


Ragazze mancine di Stefania Bertola: recensione!

Adoro Stefania Bertola, non ho letto la sua opera omnia, ma mi sento autorizzata a definirmi sua fan in progress. 
Ho cominciato a conoscere questa scrittrice attraverso il suo libro Romanzo Rosa, un geniale romanzo breve ambientato a Torino che avevo recensito tempo fa, contagiata dal suo stile, non ho potuto fare a meno di fiondarmi immediatamente sul suo ultimo libro: Ragazze mancine.
Ancora una volta Stefania Bertola ci racconta storie di donne, le protagoniste Adele ed Eva sono completamente diverse l'una dall'altra, la prima abbandonata dal marito dal quale ha ereditato un cagnone, si ritrova improvvisamente a zonzo senza casa e soprattutto senza soldi, l'altra ha una figlia avuta da un uomo di cui non sa bene l'identità nel romanzo è in fuga da un uomo che vuole il suo medaglione.
Una vicenda in perfetto stile Bertola, intricata al punto giusto e complessa da raccontare, una storia che vi coinvolge fin dal momento in cui Adele si ritrova in macchina Eva che la costringe a partire a tutto gas per sfuggire a un uomo la cui identità rimane a noi ignota solo per qualche pagina.
Stefania Bertola riesce a regalarci una storia avvincente, con dei personaggi divertenti e a tratti grotteschi, è molto abile nel dipingere la follia umana di chi ha tanti soldi e crede di utilizzarli per ottenere tutto quello che vuole. Adele e Eva provengono da mondi diversi, Adele è la donna che non ha mai lavorato un giorno nella sua vita, non sa fondamentalmente fare nulla (o poco) e quando viene abbandonata dal marito, senza più soldi, capisce che deve rimboccarsi le maniche. Eva invece è l'opposto, è colei che sa accontentarsi, che vive di fortuna e non si preoccupa del domani, per la figlia va bene anche una bambola storpia, infondo è pur sempre una bambola! Sono modi diversi di approcciarsi alla vita, modi discutibili e che non possono piacere a tutti, forse un po' portati agli eccessi dalla scrittrice, ma che sono perfettamente in linea con il suo stile un po' sopra le righe. 
I ricchi di Stefania Bertola sono persone piene di segreti e senza amici, l'amicizia sta in mezzo alle persone che hanno poco e che cercano di essere felici con poco. Un messaggio forse vecchio, ma che in un periodo di crisi fa ancora riflettere, se il lettore non vuole fermarsi alle vicende dei personaggi e cerca di scavare in profondità, a mio parere può trovare in questo libro una critica al modo di vivere di oggi.
Ragazze mancine è un libro davvero piacevole e intelligente, riesce a vedere oltre le persone e lo fa con quell'ironia che nei romanzi della Bertola non manca mai, quel sorriso a volte amaro che nasconde dietro a una "grassa risata" una lacrimuccia. Un romanzo che racconta la nostra Italia. 

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