domenica 13 maggio 2012

Olivia ovvero la lista dei sogni possibili: Recensione!!




Ho da poco terminato di leggere il nuovo romanzo di Paola Calvetti, devo essere sincera, nella lista dei libri da leggere era scivolato un po' sotto a causa dell'ordine di arrivo, ma sono stata rapita dalla copertina e mi sono lasciata tentare. Ho letto le prime due pagine e mi sono detta: devo finirlo! Detto, fatto!

Prima di procedere nella recensione tengo a precisare che non avevo mai letto niente di Paola e qui credo che la maggior parte di voi abbia chiuso senza ritegno il mio blog urlando buffona, per chi invece è rimasto, proseguo dicendo che non avevo mai letto nulla e me ne pento amaramente perché adoro, adoro, adoro il suo stile. Se fossi una sua fidata lettrice probabilmente avrei già messo in relazione questo romanzo con il primo, poi il secondo, passando per il terzo dicendo che era meglio questo, ma il personaggio dell'altro era tratteggiato meglio....no, non ho letto nulla quindi in questa recensione mi concentrerò solo ed esclusivamente su Olivia ovvero la lista dei sogni possibili.
Cominciamo subito dal titolo. Un libro che presenti nel titolo la parola sogni per me è già un libro che merita di essere letto, soprattutto in un periodo come questo che stiamo vivendo in cui i sogni sembrano essere diventati davvero una cosa che possono permettersi in pochi. E sono proprio i sogni quelli che mancano a Olivia quando viene licenziata in tronco pochi giorni prima di Natale, una ragazza sempre molto attiva a livello lavorativo che improvvisamente è diventata inutile presso l'azienda dove lavorava come precaria. Olivia ha la "sfortuna" di essere brava a scrivere e di aver scelto una laurea di tipo umanistico, una di quelle che non ti fanno guadagnare il pane e che vengono respinte dai genitori (non dai miei!) come se fossero pari alla peste nera. Ritrovatasi disoccupata nel giro di poche ore, Olivia passa in rassegna attraverso liste quello che sarà da lì in avanti il suo futuro, ricalcola ogni cosa, dalle piccolezze economiche della quotidianità ai regali di natale il tutto restando seduta in un Bar Tabacchi sorseggiando cioccolate, caffè, pranzando e facendo merenda servita dal Manuel, silenzioso ma efficace angelo custode.

Olivia si racconta e rivive il suo passato, i momenti felici trascorsi con l'amata nonna, gli scatti della Polaroid, l'istantanea analogica che rischia di scomparire a causa del digitale. Nello stesso momento, anzi, negli stessi momenti nella stessa città un giovane è in cerca di amore, di affetto, Diego, che avrebbe voluto fare fisica ma che si ritrova a studiare giurisprudenza per seguire le orme del padre, un ragazzo che ha perduto il fratello Andrea che all'età di 17 anni si è gettato dalla finestra, fatalità che a casa sua è sempre stata definita come la Disgrazia e che i genitori hanno sempre avuto grande difficoltà ad accettare.

Due giovani, due storie che entreranno in contatto tra loro per caso, una casualità che sboccerà in serendipità, praticamente quella sensazione di euforia che si ha quando si scopre una cosa mentre se ne sta cercando un'altra.
È molto interessante notare come Paola Calvetti ha scelto di strutturare la storia: la parte di Olivia è narrata in prima persona dalla ragazza, quella di Diego è narrata principalmente in terza persona salvo rari caso in cui egli prende la parola e comprendiamo senza intermediario cosa pensa. Ho voluto interpretare questa scelta come la volontà di manifestare la presa di coscienza del personaggio, presa di coscienza di se stesso che in Olivia è sempre presente nonostante il licenziamento e le apparenti sfortune della giornata, mentre Diego sembra risollevarsi e riscoprirsi solo quando riesce finalmente a leggere sulla tomba del fratello e dei genitori le parole che per anni ha collezionato nel suo quadernetto rosso.
Il retroscena dell'intera vicenda, in particolar modo quella di Olivia, è quello di un'Italia in cui i 33enni faticano a trovare lavoro, se abitano da soli è solo grazie a fortune strane, tipo possedere un appartamento poiché la nonna l'ha lasciato in eredità, un Italia lavorativa fatta di stage e stagisti sfruttati, dove licenziato uno ce n'è sempre pronto un altro a cui affibbiare il lavoro sporco.

Questo libro mi è piaciuto davvero molto, trovo sia molto ben costruita la storia e ho apprezzato moltissimo l'idea della polaroid, l'istantanea in grado di immortalare l'istante e di restituirtelo subito stampato. Dall'istantanea agli istanti della vita, istanti raccontati e scanditi dagli orologi, molto presenti nel libro, sia al polso dei personaggi che sui muri.
"Ci sono istanti nella vita in cui tutto cambia. Istanti in cui succede qualcosa che modifica tutto quello che è esistito fino all'attimo che li ha preceduti." e allora, aggiungo io, ci si rende conto grazie a questi istanti, che spesso i sogni non sono impossibili, ma possono diventare realtà, basta crederci. Le vicende della vita possono annientarci, possono toglierci tutto, ma niente e nessuno potrà mai privarci la possibilità di sognare! 

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