domenica 6 ottobre 2013

Romeo e Giulietta: ama e cambia il mondo...due parole!

Mi sento combattuta come se dovessi schierarmi a favore dei Montecchi o dei Capuleti, non saprei dire se questo musical mi sia piaciuto o meno. 
E' innegabile che sia un pacchetto mastodontico con scenografie ben studiate, costumi meravigliosi dai colori sgargianti, ma manca la sostanza del musical.
Mi spiego.
La sensazione che ho avuto durante lo spettacolo è che gli spettatori si sentissero in una vetrina, ogni scena era studiata per essere perfettamente rivolta al pubblico ma lasciando il pubblico fuori dal palco, lo spettatore restava fortemente ancorato alla poltroncina, non c'era la voglia di trascinarlo sul palco e nella storia.
La vicenda la conoscono tutti e su questo punto direi: per fortuna! La storia si perde in volgarità verbali e gestuali, ma non grossolanità, proprio volgarità: sesso e movimenti espliciti entrano nella storia di Romeo e Giulietta che io ho sempre immaginato un filino più casta o comunque sia caro il mio autore, puoi dirmi le stesse cose e mettermele in poesia: Cocciante docet! 
Un altro problema che ho riscontrato è tipicamente italiano: attori tutti bellocci che valgono di più per il loro aspetto che per la loro abilità di stare sul palco, poi guardarlo con le inquadrature Rai che tagliano l'80% dei movimenti per soffermarsi sui volti: oscenità!
Definire Romeo e Giulietta musical è un eufemismo. Per lo meno non lo è nell'ottica britannica del termine, sembra stiano recitando per una pubblicità di camomilla! Romeo è l'uomo mono-espressione sorride sempre con lo stile "faccia da schiaffi" e questa guerra tra Montecchi e Capuleti non fa paura nemmeno a un bambino!
Costumi e scenografie meravigliosi, è innegabile (scenografie tutte retroproiettate!), ma si sa che su questo noi italiani siamo forti. Anche se non ho amato molto la scelta dei colori rosso e blu per mettere a confronto le due famiglie, probabilmente è un bell'effetto a livello visivo, ma fa un po' Ferrarelle mista a Matrix, per non parlare della mamma di Giulietta che sembra Madre Natura di Batman. Ohi-Ohi!
Pecchiamo sulla narrazione, non riusciamo proprio a costruire qualcosa di brillante: che cavolo si sono fumati gli autori o l'autore che hanno scelto di usare i testi originali? Ma quanto sono pesanti!? Il musical è lo spettacolo delle masse, non deve far venire l'orticaria! 
Una nota tecnica che è sorta è la questione audio: la differita lo faceva sembrare in playback...pessima figura! Ma questo è un problema della Rai. E poi...diciamocelo: ma sti microfoni? Allora: Romeo e Giulietta doveva essere la "figata del secolo", ma spendiamo un po' di soldi e ci compriamo i microfoni di Broadway o della West End? Che almeno non si vedono e fanno meno Amici di Maria de Filippi?
A livello di voci anche qui ci sarebbe da aprire un libro: bravi, Romeo è in versione emo-neomelodica e vabbè siamo in Italia pure nella storia, ma sono tutte voci già sentite. Nessuna emerge per la sua particolarità, nessuna azzarda, si muovono su un terreno che conoscono perfettamente: ascoltate chi canta a Broadway e alla West End!! In Italia queste timbriche non le abbiamo!  
E quanti assoli!! Oh sti attori che ad un certo punto bloccano la narrazione e ci sparano un pippone di 3 minuti a cantarsela e a menarsela da soli...quanto siete pesanti? 
A parte che devo ancora capire quante canzoni portino effettivamente avanti la narrazione: siamo ai livelli di un recital! 
Parliamo poi del look degli attori: Romeo, oh Romeo, oh santa pazienza! I capelli! Ma caspita! Ma fategli qualcosa, spettinatelo, cotonatelo insomma...sembra un emo! Bellissimo eh, non c'è che dire, ragazzo stupendo, ma si intravede pure un tatuaggio ad un certo punto e non so se "a quei tempi" fosse normale che il fanciullo di una nobile famiglia si tatuasse come i galeotti. 
Shakespeare in tutto questo osservava l'arena dall'alto, seduto su una nuvola lanciava maledizioni contro il genio malefico che ha deciso di torturare a un tale livello la storia, saccheggiandola, reimpastandola, tagliando, cucendo, leggendo cose che non stanno nè in cielo nè in terra, concludendo: "Sono proprio italiani!".
Carino il backstage, mi ricorda molto quando facciamo noi gli spettacoli, solitamente siamo un filo più agitati, ma non abbiamo mamma Rai che ci riprende!

Sicuramente vederlo all'Arena sarebbe stata tutta un'altra cosa rispetto alla visione dal divano di casa, non ci sono dubbi, ma se una cosa è bella prende. Notre Dame de Paris di Cocciante (che ricordo essere Opera popolare e non musical) prendeva anche in tele, questo....nì. Alti e bassi, alcune canzoni sì, altre per niente, alcune coreografie moltissimo, altre..ma anche no!

In qualsiasi caso, come ho letto su Twitter, tra una risata e l'altra, questo è veramente il musical dei talent. Allora mi domando: ma tutti quei ragazzi che frequentano le scuole di musical in Italia? Non li considerano, è meglio piazzarci il fighetto, il volto noto, la giovane della tv piuttosto che prendere il ragazzo che si fa il mazzo dalla mattina alla sera, che sa cantare, ballare e recitare, è meglio investire sulla certezza: siamo in Italia. Cos'è la meritocrazia?

E comunque in mezzo a questo cast di talent mancava solo una persona per variare un po': Manuel Frattini, l'uomo del musical italiano! 

Morale della storia: ad un certo punto ho spento e sono andata a dormire, io che solitamente non abbandono mai il teatro o la sala cinematografica, ho lasciato lo spettacolo a metà.
Il musical il Italia è stato italianizzato. 
Come il western e lo abbiamo fatto diventare spaghetti western, peccato che però quello era fatto bene, perché manteneva le caratteristiche base del western, quelle "cose" che fanno parte del contratto che lo spettatore firma quando compra il biglietto. Quando si siede sulla sedia sa già cosa lo aspetterà, sta qui alla bravura del regista prendere gli stessi ingredienti e impastarli in modo diverso. 

David Zard dice di essere fiero di quello che è riuscito a fare, dice di aver fatto un bel musical. Caro David, io il biglietto per Romeo e Giulietta non lo compro, ma voglio investire quei soldi e anche di più per pagarti un volo per Londra e un biglietto per un musical che c'è nella West End. Nomi come Wicked, The Book of Mormon, Les Miserables, The Phantom of the Opera...sono ben lontani dal tuo Romeo e Giulietta, che è musical ma all'italiana, e cioè un recital. 

So già che molti di quelli che passeranno di qui diranno che non ho capito niente, che non capisco niente, che sono esagerata, beh...questa è la mia opinione e di musical (e dico musical) ne guardo e soprattutto non mi limito a guardarli. 
In qualsiasi caso: de gustibus!

Ah, un'ultima cosa!

Questi sono attori completi: l'80% dei tuoi, caro David, non lo è!





7 commenti:

  1. Ciao. Mi allineo molto alla tua critica, ma non puoi assolutamente dire che il musical è "volgare" perché la storia la immagini casta. Shakespeare era un po esplicito, lo è sempre stato in tutto quello che ha scritto e Romeo e Giulietta non è da meno. Dovresti leggerti bene la storia nella sua lingua originale. Molto della traduzione è stato resto casto. Insomma, quello che voglio dire è che si può dire tutto ma non che il musical (o meglio come giustamente osservi, recital) non sia fedele all'opera di Shakespeare e a come lui stesso, probabilmente, l'avrebbe concepita!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse non mi sono spiegata, ma credo potessero dire le stesse cose mettendole un po' di più sul piano poetico.
      Mi sembra una lettura un attimino eccessiva e poco poetica, non so se riesco a spiegarmi bene, ma in questo spettacolo mancava la poesia e soprattutto l'imbarazzo del primo innamoramento. Cocciante nel suo Giulietta e Romeo (ribadisco Opera Popolare) era esplicito ma non era urtante, qui la sessualità era urtante. In parole povere ho avuto questa sensazione: ci metto la parola "sesso" e un tizio che fa movenze esplicite così vendo di più.
      Forse ho preso un po' di punta lo spettacolo...

      Elimina
  2. A me, invece, è piaciuto moltissimo. Anch'io l'ho trovato meno poetico del solito, forse, ma più moderno. "Romeo + Giulietta" era poesia pura, anche se i protagonisti dicevano parolacce e si sparavano addosso. Io l'elemento sessuale non l'ho trovato poi così marcato. Per me, ha reso ancora più umani i protagonisti che, oltre a essere giovani e, come tutti i giovani, quindi, in preda agli ormoni, erano circondati da comprimari ottimi. I genitori di Romeo e Giulietta non hanno mai avuto, almeno da quello che ricordo, tanto rilievo. Splendido anche il personaggio del cugino di Romeo - scusami, ma mi sfugge il nome! Ambiguo e affascinante al punto giusto. Poi, vabbè, inutile dirlo, sono d'accordo anch'io: gli americani sono un altro mondo, eh. :)

    RispondiElimina
  3. Critica molto condivisibile: hai ragione!

    http://nonsidicepiacere.blogspot.it/

    RispondiElimina
  4. Intanto però da quanto so ha avuto molto più successo questo Romeo e Giulietta rispetto a quello di Cocciante, di quello che vuoi ma i fatti sono questi, comunque ognuno ha le sue idee e vanno rispettate, a me sinceramente questo è piaciuto moltissimo e l'ho visto all'Arena, ho visto anche Notre-Dame de Paris, certo Notre - Dame è sempe il migliore però questo Romeo e Giulietta secondo me è stato altrettanto (o quasi) grandioso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non discuto sul successo, è innegabile. Ma "il successo" non dichiara se uno spettacolo sia meritevole o meno di essere visto, soprattutto nel nostro bel paese. I libri più venduti, i film più visti...non sono i migliori prodotti di questo paese, inoltre ti chiedo: cos'è realmente il successo? E' fare due stagioni e poi svanire o entrare nella storia, segnarla indelebilmente e fare in modo che il mondo dello spettacolo si ricordi di te?
      Andrew Lloyd Webber docet.
      Poi ovviamente ognuno ha le sue idee. Buona giornata! =)

      Elimina
  5. Non sono d'accordo.

    RispondiElimina

Se hai piacere, lascia un segno del tuo passaggio su Life in Technicolor! Grazie in anticipo!

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...