Ricomincia la settimana con l'ora legale. Dopo un weekend trascorso tra statuti, libri e siti sulle start-up, è tempo di tornare in ufficio ed è tempo di tornare a scrivere il buongiorno del mattino!
The morning report, cantava Zazu in The Lion King, mentre nella versione italiana la scena è stata cassata...non chiedetemi il perché, ma era molto, molto carina. Ma non è di Zazu e del rapporto che fa a Mufasa sui pettegolezzi delle zebre e degli elefanti che voglio parlarvi questa mattina. Questa mattina infatti chiacchiereremo di: youtubers! Ebbene sì! Ammetto di trascorrere più ore davanti a youtube che davanti alla televisione, ormai ho i miei personaggi preferiti, adoro farmi letteralmente i cavoli loro la sera mentre sorseggio una tisana oppure la domenica pomeriggio prima di prendere il treno.
Effettivamente se ci pensate noi entriamo nelle loro vite per curiosare, certo loro aprono le porte delle loro case e ci portano a spasso tra le stanze, ci raccontano cosa hanno voglia di mettersi, quanti animali domestici hanno e come si chiamano. Ormai sono davvero moltissimi i vlogger che sbrodolano parole e parole, fotogrammi e fotogrammi per raccontarci la loro vita...e noi la guardiamo. Alcuni poi sono più brillanti, altri risultano noiosi e monotoni. Se ci pensate un tempo questa cosa era tipica delle vecchiette dei paesini, che si sedevano fuori dall'uscio di casa a "tagliare e cucire" sul conto di tutti quelli che passavano di lì, inventandosi spesso cose che non avevano alcun fondamento logico. Youtube, e aggiungerei pure Facebook, rendono questo lavoro del tutto inutile: chiunque spiattella la propria vita in faccia agli altri e ad oggi è possibile fare pettegolezzi anche su persone che vediamo una volta l'anno o che abitano dall'altra parte della terra. Ecco cos'abbiamo guadagnato con la globalizzazione: noi non metteremo più la sedia fuori dall'uscio, a noi basta sederci comodamente davanti al pc, basta far scorrere un po' la bacheca di Facebook e zac! Ma sarà tutto oro quello che luccica? Alcuni utenti vomitano di tutto sulle loro bacheche, altri un po' meno, altri ancora nulla. I miei preferiti sono quelli che depistano gli amici, che raccontano cose che non fanno. Nell'era dei social tutto è lecito, anche le bugie! Buona giornata!
Mi sento combattuta come se dovessi schierarmi a favore dei Montecchi o dei Capuleti, non saprei dire se questo musical mi sia piaciuto o meno.
E' innegabile che sia un pacchetto mastodontico con scenografie ben studiate, costumi meravigliosi dai colori sgargianti, ma manca la sostanza del musical.
Mi spiego.
La sensazione che ho avuto durante lo spettacolo è che gli spettatori si sentissero in una vetrina, ogni scena era studiata per essere perfettamente rivolta al pubblico ma lasciando il pubblico fuori dal palco, lo spettatore restava fortemente ancorato alla poltroncina, non c'era la voglia di trascinarlo sul palco e nella storia.
La vicenda la conoscono tutti e su questo punto direi: per fortuna! La storia si perde in volgarità verbali e gestuali, ma non grossolanità, proprio volgarità: sesso e movimenti espliciti entrano nella storia di Romeo e Giulietta che io ho sempre immaginato un filino più casta o comunque sia caro il mio autore, puoi dirmi le stesse cose e mettermele in poesia: Cocciante docet!
Un altro problema che ho riscontrato è tipicamente italiano: attori tutti bellocci che valgono di più per il loro aspetto che per la loro abilità di stare sul palco, poi guardarlo con le inquadrature Rai che tagliano l'80% dei movimenti per soffermarsi sui volti: oscenità!
Definire Romeo e Giulietta musical è un eufemismo. Per lo meno non lo è nell'ottica britannica del termine, sembra stiano recitando per una pubblicità di camomilla! Romeo è l'uomo mono-espressione sorride sempre con lo stile "faccia da schiaffi" e questa guerra tra Montecchi e Capuleti non fa paura nemmeno a un bambino!
Costumi e scenografie meravigliosi, è innegabile (scenografie tutte retroproiettate!), ma si sa che su questo noi italiani siamo forti. Anche se non ho amato molto la scelta dei colori rosso e blu per mettere a confronto le due famiglie, probabilmente è un bell'effetto a livello visivo, ma fa un po' Ferrarelle mista a Matrix, per non parlare della mamma di Giulietta che sembra Madre Natura di Batman. Ohi-Ohi!
Pecchiamo sulla narrazione, non riusciamo proprio a costruire qualcosa di brillante: che cavolo si sono fumati gli autori o l'autore che hanno scelto di usare i testi originali? Ma quanto sono pesanti!? Il musical è lo spettacolo delle masse, non deve far venire l'orticaria!
Una nota tecnica che è sorta è la questione audio: la differita lo faceva sembrare in playback...pessima figura! Ma questo è un problema della Rai. E poi...diciamocelo: ma sti microfoni? Allora: Romeo e Giulietta doveva essere la "figata del secolo", ma spendiamo un po' di soldi e ci compriamo i microfoni di Broadway o della West End? Che almeno non si vedono e fanno meno Amici di Maria de Filippi?
A livello di voci anche qui ci sarebbe da aprire un libro: bravi, Romeo è in versione emo-neomelodica e vabbè siamo in Italia pure nella storia, ma sono tutte voci già sentite. Nessuna emerge per la sua particolarità, nessuna azzarda, si muovono su un terreno che conoscono perfettamente: ascoltate chi canta a Broadway e alla West End!! In Italia queste timbriche non le abbiamo!
E quanti assoli!! Oh sti attori che ad un certo punto bloccano la narrazione e ci sparano un pippone di 3 minuti a cantarsela e a menarsela da soli...quanto siete pesanti?
A parte che devo ancora capire quante canzoni portino effettivamente avanti la narrazione: siamo ai livelli di un recital!
Parliamo poi del look degli attori: Romeo, oh Romeo, oh santa pazienza! I capelli! Ma caspita! Ma fategli qualcosa, spettinatelo, cotonatelo insomma...sembra un emo! Bellissimo eh, non c'è che dire, ragazzo stupendo, ma si intravede pure un tatuaggio ad un certo punto e non so se "a quei tempi" fosse normale che il fanciullo di una nobile famiglia si tatuasse come i galeotti.
Shakespeare in tutto questo osservava l'arena dall'alto, seduto su una nuvola lanciava maledizioni contro il genio malefico che ha deciso di torturare a un tale livello la storia, saccheggiandola, reimpastandola, tagliando, cucendo, leggendo cose che non stanno nè in cielo nè in terra, concludendo: "Sono proprio italiani!".
Carino il backstage, mi ricorda molto quando facciamo noi gli spettacoli, solitamente siamo un filo più agitati, ma non abbiamo mamma Rai che ci riprende!
Sicuramente vederlo all'Arena sarebbe stata tutta un'altra cosa rispetto alla visione dal divano di casa, non ci sono dubbi, ma se una cosa è bella prende. Notre Dame de Paris di Cocciante (che ricordo essere Opera popolare e non musical) prendeva anche in tele, questo....nì. Alti e bassi, alcune canzoni sì, altre per niente, alcune coreografie moltissimo, altre..ma anche no!
In qualsiasi caso, come ho letto su Twitter, tra una risata e l'altra, questo è veramente il musical dei talent. Allora mi domando: ma tutti quei ragazzi che frequentano le scuole di musical in Italia? Non li considerano, è meglio piazzarci il fighetto, il volto noto, la giovane della tv piuttosto che prendere il ragazzo che si fa il mazzo dalla mattina alla sera, che sa cantare, ballare e recitare, è meglio investire sulla certezza: siamo in Italia. Cos'è la meritocrazia?
E comunque in mezzo a questo cast di talent mancava solo una persona per variare un po': Manuel Frattini, l'uomo del musical italiano! Morale della storia: ad un certo punto ho spento e sono andata a dormire, io che solitamente non abbandono mai il teatro o la sala cinematografica, ho lasciato lo spettacolo a metà. Il musical il Italia è stato italianizzato. Come il western e lo abbiamo fatto diventare spaghetti western, peccato che però quello era fatto bene, perché manteneva le caratteristiche base del western, quelle "cose" che fanno parte del contratto che lo spettatore firma quando compra il biglietto. Quando si siede sulla sedia sa già cosa lo aspetterà, sta qui alla bravura del regista prendere gli stessi ingredienti e impastarli in modo diverso. David Zard dice di essere fiero di quello che è riuscito a fare, dice di aver fatto un bel musical. Caro David, io il biglietto per Romeo e Giulietta non lo compro, ma voglio investire quei soldi e anche di più per pagarti un volo per Londra e un biglietto per un musical che c'è nella West End. Nomi come Wicked, The Book of Mormon, Les Miserables, The Phantom of the Opera...sono ben lontani dal tuo Romeo e Giulietta, che è musical ma all'italiana, e cioè un recital. So già che molti di quelli che passeranno di qui diranno che non ho capito niente, che non capisco niente, che sono esagerata, beh...questa è la mia opinione e di musical (e dico musical) ne guardo e soprattutto non mi limito a guardarli. In qualsiasi caso: de gustibus! Ah, un'ultima cosa! Questi sono attori completi: l'80% dei tuoi, caro David, non lo è!
Mancano pochissimi giorni all'uscita del film in Italia, onestamente non vedo l'ora di poterlo finalmente vedere. Les Misérables sembra destinato a diventare un film intramontabile, un colossal, una pietra miliare nella storia del musical.
Lo spettacolo ha già sbancato i botteghini di tutto il mondo, OVVIAMENTE non è arrivato in Italia dove ancora non abbiamo ben capito cosa sia il Musical, a causa anche di una cultura latina e non anglosassone che predilige spendere 30 euro per un concerto piuttosto che per uno spettacolo. (Poi per carità, c'è chi li spende per entrambi, ma sono casi rarissimi), oppure che preferisce abbonarsi a tutto il campionato della propria squadra piuttosto che spendere dei soldi per la cultura. De Gustibus. Ma non è di questo che vi voglio parlare.
Tornando a Les Misérables, ho scoperto che le canzoni sono state registrate dal vivo, gli attori sentivano un pianoforte in cuffia, che era suonato anche lui dal vivo, ma rinchiuso in uno sgabiotto lontano. Insomma, un'opera che promette molto, molto, molto, che qualcuno già deciderà di non andare a vedere perché: "è un musical!", sai che dramma!
Se invece siete persone che riescono a scendere a compromessi, accantonate i pregiudizi e correte al cinema, secondo me non ve ne pentirete. E poi, spiegatemi, come si fa a dire di NO a un cast del genere? Sono tutti attori bravissimi a recitare, ma ugualmente bravi a cantare.
A tal proposito, mi chiedo sempre perché tutti gli attori Americani (in questo caso anche Australiani) sanno cantare, ballare e recitare. Misteri della vita.
I nostri italiani...non sono così AVANTI!
Sapete darmi una risposta?
Io intanto continuo ad attendere il film, il 31 gennaio, correte tutti al cinema. Io andrò la settimana dopo, sperando di trovare meno ressa e...soprattutto perché il 31 credo di avere un altro impegno.
Speravo di riuscire a leggermi il libro...non ce l'ho fatta. Ops!
Torno rapidamente al blog perché dopo mesi che in macchina continuo ad ascoltare lo stesso cd del musical La Bella e la Bestia mi sono accorta di una cosa, anzi 2:
1. devo cambiare cd! ...e a questo provvederò a breve!
2. Belle è una classista!
Allora, vi spiego: quando Gaston dice a Belle che la vuole sposare lei canticchiando risponde: "Io sposare un villano? Ceeeeerto!" E poi prosegue con "Madame, Gaston il suo tesoro..." eccetera.
Ora, mi sono posta il problema: cosa dicono nella versione originale?
Ecco la risposta: "Me, the wife of that boorish, brainless . . ." La parola in questione è boorish che tradotto significa villano, rozzo.
Il punto è questo: nella nostra cara e adorata lingua italiana con il termine villano può essere utilizzato con due significati.
Citando "Il nuovo Zingarelli Minore" (perché non avevo voglia di aprire il Devoto-Oli) leggiamo:
villano: 1 (lett.) Abitante della campagna, contadino. 2. (est. spreg.) Persona rozza e incivile, priva di educazione.
Come al solito siamo di fronte al solito problema di traduzione. Gli americani scrivendo il musical sicuramente con il termine boorish intendevano una persona rozza, se pensavano a un contadino avrebbero scritto: countryman, peasant...eccetera.
E' vero che a Gaston si può dare solo del rozzo, ma appunto, sottolineo rozzo. L'aggettivo villano in Italia è maggiormente legato al mondo agricolo, non a quello comportamentale; chi di voi ha mai detto a un amico: "Sei proprio villano!". Magari Sgarbi lo dice, ma noi poveri umani che twitteriamo, tagghiamo, chattiamo, facebookkiamo...non credo che utilizziamo questi termini, nemmeno se dovessimo scrivere il tema del secolo! Allo stesso tempo però mi rendo conto che musicalmente "rozzo" non ci stava ed era meglio "villano", quindi se la spiegazione è questa, va bene.
Forse dare della classista a Belle è eccessivo, ma potrebbe starci! Infondo lei alla fine si sposa il principe e canta: "Sogno avventure in luoghi sconfinati..", della serie: "Io il contadino non me lo sposo, mi cerco il giovane imprenditore che è meglio, almeno me ne vado via da questa ridente cittadina piena di gente che sa solo cantare, fare il pane e scorrazzare per strada".
Secondo me a questo punto i disney-addicted mi avranno già mandata a quel paese per avergli rovinato una bellissima storia, che oltretutto è pure il mio film disney preferito.
Detto questo forse questo post è inutile...però dato che non mi facevo viva da un po', è sempre un modo per dire: ehi raga ci sono ancora!!!
Tutti nella vita hanno un sogno, o più di uno. Alcuni sono realizzabili, altri no.
Il mio sogno difficilmente realizzabile corrisponde ad un pezzettino della coreografia di Good Morning celeberrima canzone di Singing in the Rain.
Ad essere precisi è la scena in cui salgono sul bordo del divano e lo fanno cadere in avanti. Poi vabbè, imparate tutto il numero con i passi di tip tap e trovare le scarpe che indossa Debbie Reynolds sarebbe un completamento del sogno...però iniziamo con calma.
Lo stesso numero del divano ci viene riproposto anche in Incantesimo di Cukor dove durante un numero acrobatico Cary Grant e Katherine Hepburn ribaltano, appunto, il divano:
Mi piacerebbe provare a farlo a casa...ma non saprei proprio come possa andare a finire.
Andrew Lloyd Webber ha partorito un'altra chicca del musical: The Wizard of Oz. Partendo dalle musiche ben note del celeberrimo film del 39 che ha lanciato la celeberrima Judy Garland, ha realizzato un fantastico musical che, a parer mio, è destinato a solcare i palcoscenici di tutto il mondo per diversi anni! Non sarebbe una cosa nuova per il compositore che vede uno dei suoi musical, The Phantom of the Opera, in continua rappresentazione dal 1986.
La scelta della Judy Garland della West End è stata affidata a delle selezioni televisive e la vincitrice è stata: Danielle Hope.
Dai filmati comparsi su youtube è possibile avere già delle anticipazioni sullo spettacolo, a meno che non abbiate già preso il primo volo per Londra per vederlo da vivo. Sinceramente spero di poterlo vedere perchè, dopo l'esperienza di Wicked, spero di avere altre occasioni nella mia vita per volare a Londra e vedermi qualche spettacolo: certo, costano...ma sono soldi ben spesi! Credetemi!
Calcolando che in Italia non si sa quando arriverà, se mai arriverà...potrebbe essere l'unico modo per vederlo!
Se pensate che io sia un'invasata, beh, potreste anche avere ragione. Di certo non apprezzo il musical italiano che ci hanno fatto vedere in questi anni, fortuna che la stage, a cominciare con la produzione de La Bella e la Bestia, ha iniziato a portare un po' della West End e di Broadway in Italia! Speriamo che la moda del musical all'inglese attecchisca presto nel nostro paese!
Se ancora non siete convinti della netta superiorità del musical inglese rispetto al resto del mondo Musical, vi invito ad un simpatico confronto tra Somewhere Over the Rainbow del 1939 e quello del 2011. Che dire....GENIALE!!!
Potete avere tutte le info che cercate direttamente sul sito del musical: The Wizard of Oz
Vi avevo promesso una recensione su Notre Dame de Paris, l'opera popolare di Riccardo Cocciante che sogno di vedere da quando ho 14 anni, dico 14!!! Credetemi, mi sarebbe davvero piaciuto un sacco farvela, così quanto mi sarebbe piaciuto vederlo dal vivo! Purtroppo ieri sera mi sia giunta una notizia alquanto sconfortante:
Le date di SAN SIRO sono state SOSPESE.
MOLTO TRISTE!!!!!!
Cercando di dare una spiegazione a codesta soppressione...sono corsa sul sito ufficiale del musical, dove ho trovato la dichiarazione fatta da David Zard che copio in parte, se volete leggere l'intero articolo cliccate QUI.
“Sono venuti meno i presupposti per un allestimento degno di Notre dame,
del suo pubblico e dei festeggiamenti previsti a San Siro per i 10 anni
di successi. Lo spettacolo tornerà a
Milano al Teatro degli Arcimboldi dal 28 settembre”.
E a chi ha già in mano i biglietti?
"Intanto, David Zard annuncia
che a tutti coloro che hanno acquistato il biglietto di San Siro
verranno offerte diverse alternative che vanno dal rimborso del
biglietto al poter cambiare i biglietti per uno degli spettacoli in
programmazione al teatro degli Arcimboldi o per uno degli altri
spettacoli in calendario, da quelli di Torre del Lago o di Genova o di
quelli dell’Arena di Verona del 9 e 10 Settembre.
Tutti coloro che decideranno di convertire il biglietto avranno una bella sorpresa che sarà comunicata nei prossimi giorni."
Spendiamo due, tre, quattro parole in merito:
Mr Zard, cosa significa: "Sono venuti meno i presupposti per un allestimento degno di Notre dame."? Mi faccia capire, ha capito che San Siro era uno stadio solo quando è entrato e ha visto le strisce bianche disegnate sul prato? Ho capito, lei è uno di quelli che è entrato in Duomo a Milano e ha detto: "Mmmm..non mi piace molto, mi sa troppo di chiesa!"
Mr Zard, ma si è accorto ad una settimana dall'allestimento che San Siro non era un luogo degno dove porre le sue terga, oh, pardon, dove allestire in modo DEGNO Notre Dame?
Mr Zard, non è che per caso non avete venduto abbastanza biglietti? Si sa, San Siro non è proprio piccolino!!!
Mr Zard, spero non aumenti il prezzo del biglietto! A me è stato regalato, ma non trovo intelligente un eventuale aumento del biglietto visto lo spostamento dello spettacolo presso il teatro degli Arcimboldi.
Mr Zard, SINCERAMENTE, ma potevate inventarvi una pioggia di meteoriti, l'avrei accettata di più anche nel caso in cui non si fosse avverata. Queste scuse dell'ultimo secondo mi fanno dire solo: che tristezza!
Quale gioia vedere che anche in Italia vengono prodotti dei musical... Se avete creduto a questa affermazione, e se volete campare con questa certezza, non leggete questo post. Se invece volete capire perchè dico così...proseguite nella lettura, ma attenzione, potreste seriamente cambiare opinione sul mio conto!
Questa riflessione nasce in seguito alla visione di un musical italiano: Frankensteinmusical.
Era meglio se studiavo quella sera!!! Perchè? Beh, vi accompagno passo passo in questo esperimento che porterà alla distruzione totale dello spettacolo!
Sarà un viaggio di purificazione che attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso vi porterà a dire: gli Italiani non sanno fare musical. Accompagnati dalla guida spirituale di Andrew Lloyd Webber vi ritroverete coinvolti in un viaggio entusiasmante, ai limiti del reale. Incontrerete gente che passò su questa terra e che lasciò su di essa un segno indelebile, vi soffermerete ad osservar cose che voi umani non avreste mai potuto immaginare. Viaggeremo ai limiti dello spazio, verso l'infinito ed oltre, ma alla fine potremo dire anche noi in coro: e uscimmo a riveder le stelle!
Presi male? Ma no, dai! Su che si parte.
SCHEDA DEL MUSICAL
titolo Frankensteinmusical
di Antonello Dose, Marco Presta,Tullio Solenghi
musiche di Daniele Silvestri
con Susanna Marcomeni, Carmen Onorati, Donatello Falchi
scene e costumi Gianfranco Padovani
movimenti coreografici Patrizia Cerroni
luci ed effetti Flavio Antoccia
regia teatrale Gianni Fenzi
Iniziamo dal titolo. La pretesa di definire tale spettacolo MUSICAL è a dir poco azzardata dal momento che la parte musicale è riducibile ad un 20% dell'opera; il resto infatti è costituito da performance di tipo esclusivamente recitativo con testi a dir poco indecenti che pur di far ridere scadono nel volgare appellandosi ai tipici luoghi comuni che nemmeno nella Commedia dell'Arte erano inseriti in tale quantità!
Non usiamo quindi termini a sproposito: non è assolutamente un Musical, o per lo meno non lo è nell'ottica degli spettacoli che a Broadway chiamano Musical. A Broadway, secondo me gli italiani non potrebbero nemmeno lustrare le scarpe agli attori dei veri Musical!
Escluso quindi che si tratta di musical, potremmo quasi azzardarci a dire che non si tratta nemmeno di Frankenstein, eccetto il servo-amico gobbo, il lavoro di dottore (che nel nostro caso diventa, ahimè, un chirurgo estetico dal nome Frank), il castello, cavi, cavetti e macchinari pseudo scientifici, l'immancabile barella con un corpo nascosto da un telo e poi il celeberrimo temporale.
Andiamo con ordine, vi avevo promesso un viaggio...e viaggio sia! Di certo la visione vi fa purgare quanto ha purgato Dante, quindi...SI PROSEGUE!
INFERNO
La strumentazione iniziale fa accaponare la pelle. Suoni di organo misti a trombe e ottoni vari suscitano nello spettatore l'idea di trovarsi di fronte ad un grande spettacolo, dopo pochi istanti però ci si rende subito conto che c'è qualcosa che non quadra: forse l'orchestra ha smarrito gli spartiti? Ma ancora voi volete fidarvi degli autori e di Tullio Solenghi che ammiccante vi compare sulla scena.
La scena si apre su una sala operatoria, il dottore sta lavorando con la sua assistente a un qualcosa, che molto probabilmente è il famoso mostro nato dalla Fantasia di Mary Shelley. MA MAGARI! E' solo una simpatica vecchietta che ha deciso di rifarsi naso, occhi, labbra, guance, orecchi...molto triste!
Nel giro di pochi minuti il meglio dell'indecenza italiana salta fuori: scenografie da teatro che nemmeno negli
spettacoli dell'oratorio si vedono, costumi assurdi, troppo moderni o
fuori luogo, una cozzaglia di luoghi comuni e stereotipi, un minestrone
di idee. Viene chiamato in causa il pubblico con l'escamotage del cellulare, pessima dimostrazione della rottura della quarta parete! La comicità è da operetta di basso rango che strappa il riso di un pubblico che
tende a staccare il cervello e guardare passivamente lo spettacolo. L'orchestrina pseudo jazz che sembra sappia suonare, ma, credetemi, si è venduta davvero per poco, irrompe nelle scene comparendo dietro tulle che rivestono alcune pseudo finestre della pseudo scenografia di questo pseudomusical.
ANCORA INFERNO
Proseguendo la narrazione ci ritroviamo immersi in questa parodia assurda della nota opera dove qualsiasi luogo comune italiano diventa utile per strappare risate alla gente: ma cosa cavolo ridete! C'era da mettersi le mani nei capelli! Il commercialista parla napoletano e fa la spia infiltrata, sua figlia si veste come Cenerentola (perchè è il vestito preferito della mamma!!!!!) e alla fine si innamora del mostro, il mostro lavora in televisione e diventa un grande divo. La fidanzatina di Frank sembra Liza Minelli in versione BRUTTA....
ENTRANDO IN PURGATORIO...STO SPETTACOLO E' VERAMENTE UNA PURGA!
Complimenti per la recitazione, niente male. In quanto a dizione in Italia siamo impeccabili...già! Ma l'interpretazione? L'adattamento? Che fine hanno fatto? Ma il romanzo lo hanno letto? Io avrei chiesto il rimborso del biglietto!!
RICADENDO VERSO L'INFERNO
Peccare in purgatorio era difficile...ma qui ce l'hanno fatta.
Insomma, parliamoci chiaro: se vogliamo fare un musical che porti il titolo Frankenstein, cerchiamo almeno di non deturpare, imbruttire, depredare, ridicolizzare l'opera. Se poi il tentativo è parodico, spiegatelo perchè credetemi così non si capisce proprio!
Il mostro, che se non sbaglio è abbastanza centrale nel romanzo, compare sul palco a metà spettacolo e ha la faccia del dottore, o meglio: Tullio Solenghi interpreta entrambi, tanto che, quando sono presenti contemporaneamente sul palco, uno dei due è in formato video, l'altro è in carne e ossa. Ma dove siamo finiti?
Per non parlare dei tentativi di citare la cultura italiana...o perlomeno la nuova cultura italiana: l'orchestra si tramuta nella copia dei Cugini di Campagna, viene citato Albano, il mostro veste come Elvis. Poi c'è una cosa che non tollero: è l'irruzione, a parer mio inutile, del medium televisivo. Trasmissioni, interviste, momenti di concerto e, ciliegina sulla torta, c'è anche uno spot con il messaggio promozionale: Assorbente Nuvola Rosa.
Ma dovevate proprio scegliere di pubblicizzare un assorbente? Ma con tutto quello che esiste al mondo...
E USCIMMO A RIVEDER....LE STALLE!
Altro che stelle!
Ma neanche nel corridoio di casa mia si può fare la Walk of Fame per questi tizi!!! Uno spettacolo devastante, irritante, inguardabile, triste! TRISTE!
La tipica morte della cultura.
E ora si va ai voti:
titolo: 0
musiche: 3
recitazione: 4
scene e costumi: 3
movimenti coreografici: 3
luci ed effetti: 3
regia teatrale: 3
MEDIA TOTALE:1,28
Manco negli scarti della Guida Michelin!
E uscimmo a riveder le stelle? No, era proprio meglio star fuori a guardarle!!!
ULTIME COSE CATTIVE: Allora, permettetemi due parole ancora, giusto per distruggere anche quelle due schifezzine che forse ho salvato: ho visto spettacoli amatoriali molto, ma molto più belli! La prossima volta affittate il copione a una scimmia dattilografa, di sicuro può produrre storie più sensate! Fidatevi!!! Poi, sinceramente, smettiamola di incensare qualsiasi tentativo di produzione di Musical in Italia!!!! Chiamiamoli spettacoli musicali, non Musical!
La definizione che Wikipedia inglese dà di Musical è la seguente: Musical theatre is a form of theatre combining songs, spoken dialogue and dance.
Wikipedia italiana invece dice: Il musical è un genere di rappresentazione teatrale e cinematografica, nato e sviluppatosi negli USA tra l'800 ed il 900. Un suo corrispondente in Italia è la commedia musicale, con cui condivide l'uso di più tecniche espressive e comunicative insieme.
Concludendo, se le cose non le sai...SALLE! Penso che come musical su Frankenstein andrò a vedere questo:
Aiuto! = tipica esclamazione delle settimane prima del festival che cresce d'intensità durante il festival.
Benigni = sublime e profondamente realistico come al solito! Ricorderemo a lungo il suo intervento!
Canzoni = quest'anno non facevano proprio impazzire, ma di certo qualcuna (vedi Vecchioni) resterà nella storia!
Duetti = modo interessante per rivalutare le canzoni! (Vedi quella di Patty cantata da Morgan!!!)
Elisabetta e Belen = vallette che fanno rimpiangere le vallette mute. Elisabetta doveva solo fare una cosa per questo Sanremo: portare George.
Ferreri Giusy = la Amy Winehouse dei poveri....l'altra talent-from-xFactor, a lei è "toccato" aprire il festival... Gianni Morandi = ha saputo riportare la CANZONE al centro del Festival! Finalmente!!!
Hotel = tutto esaurito come al solito!
Interviste = modo interessante per annullare il televoto....
Jazz = stile del vincitore di Sanremo Giovani! Proposta interessante! Incrociamo le dita per Raphael Gualazzi!!
K2 = altezza della scaletta di ogni serata sanremese! Finita ogni serata si è stremati...
Luca e Paolo = mattatori folli, un tantino esagerati, ma molto realistici!!!
Max Pezzali = il suo secondo tempo era meglio se lo passava in panchina! Niente di nuovo, i soliti 4 accordi di Max.
Nathalie = un po' moscia...meglio quando era ad X Factor, per non parlare del look...
Ospiti = come ogni anno ne hanno sparate di tutti i colori sui nomi degli ospiti. Io aspetto sempre Fiorello, ma non partecipa mai!
Papi = forti le ombre del papi su questo Sanremo, presenza concreta anche del papi di Belen!!! Pessima trovata!
QuarantaquattroGatti = il televoto dello Zecchino d'oro ha dimostrato di essere più corretto rispetto a quello di Sanremo....w i Bambini!!!!!
Renga = fortuna che almeno è comparso sul palco perché ci mancava!! E ci mancava anche Mengoni!!
Scenografia = un po' triste quella di quest'anno....
Talent = ombre di loro stessi! Il talent migliore rimane sempre Mengoni, un vero animale da palcoscenico!
Unica = fortuna che il festival è concentrato in un'unica settimana, altrimenti si rischierebbe l'implosione del sistema mediatico italiano!!!
Vecchioni = bellissimo il testo della sua canzone! Il favorito dal televoto fino a venerdì sera =)
Why in italiano perchè = una delle parole che ci siamo ripetuti più spesso durante l'intero festival.
Xilofono = è tra gli strumenti dell'orchestra???
Yo-yo = ottimo passatempo per le pubblicità e per le canzoni di Max, Tricarico, Giusy...etc...etc...
- Non è proprio la copertina di cui parlo, ma è qualcosa di molto simile!! -
Nonostante l'ora tarda, non riesco a resistere dal commentare la "bellezza" della grafica del nuovo cd di Amici 2011. Che dire, tutti i cantanti sognerebbero un disco così, una copertina talmente bella, artistica che pure quella commestibile di Katy Perry al confronto è ZERO!
Come non apprezzare la reinterpretazione del colore arancione nella sua tonalità così meravigliosamente accesa, come non apprezzare le simpatiche foto in stile carcerato che ricordano i cantanti dell'edizione 2010/2011 di amici! Come non apprezzare la prima copertina che dice NO alla grafica vettoriale, Sì allo sfondo piatto, monocromatico?
Insomma anche ad Amici c'è la crisi? Forse sì, forse no (direbbe Mengoni). Io, non essendo Mengoni, dico che potevano sprecarsi un po' di più, infondo è la tv del PAPY...possibile che non aveva un grafico? Poteva comperarsi un esercito di grafici, è la decima edizione di amici! Come minimo dovevano far incidere una copertina in ORO MASSICCIO direttamente da Tiffany! M-I-N-I-M-O! Ma che l'edizione di Amici è al risparmio lo avevamo già capito dall'abbigliamento dei ragazzi...l'anno prossimo abbandoneranno i leggins per sostituirli con un semplice paio di slip, cosa che per altro i ballerini stanno già facendo da tempo!
Insomma, questa crisi ormai sta colpendo tutti! Pure gli amici-nemici di Maria! Maria però è una donna contro tendenza, che non percepisce la crisi! Ai suoi piedi non mancano mai quelle splendide scarpe con la suola rossa, che tutte le donne di buon gusto sanno identificare con le magnifiche Louboutin! Che dire, meglio un paio di Louboutin ai piedi di Maria piuttosto che una copertina vettoriale per il disco! Eh, che amica che è Maria!!!!
Per tutti quelli che (e questa volta cito parzialmente Scanu, per la parcondicio) vogliono inserire il disco di Amici nella loro raccolta lo troveranno nelle migliori farmacie, pardon nei migliori negozi di dischi a partire da martedì. Diversamente se volete evitarvi la copertina, c'è sempre Itunes, diversamente non si può dire...diciamo che come opzione vi propongo di comperare il disco di X Factor, se proprio volete acquistare un disco di un reality. In alternativa rimane la cara e vecchia musica...forse!
Londra è una città affascinante sotto ogni aspetto, dalle vie alla metro, dall'architettura delle case ai monumenti, dai musei alle chiese...insomma una settimana non basta nemmeno per scoprire un quarto della sua bellezza! Una cosa che bisogna sicuramente fare almeno una volta nella vita, e poi se l'esperienza piace si può tranquillamente ripetere, è andare a vedere un Musical. Molti di voi diranno: "Perché devo andare fino a Londra per vedere un musical? Non posso tranquillamente vederlo qui in Italia?". Forse sì, potete vederlo anche in Italia, ma credetemi: non sarebbe la stessa cosa!
Lo scorso 4 gennaio ero a Londra e alla sera sono andata a vedere Wicked, tratto dal romanzo Wicked: The Life and Times of the Wicked Witch of the West di Gregory Maguire (pubblicato in Italia con il titolo: Strega: cronache dal mondo di Oz in rivolta), che ci racconta la storia mai raccontata della strega dell'ovest, la terribile strega verde del Mago di Oz. Lo spettacolo è stato a dir poco meraviglioso! Non solo per la bravura degli attori, ma la cosa che maggiormente impressiona noi italiani è la macchina scenica e soprattutto la politica teatrale londinese.
La macchina scenica è qualcosa di assolutamente fantascientifico in Italia, anche se la Stage Entertainment ha provato a portare in Italia spettacoli come La Bella e La Bestia, dimostrandoci in che modo funziona il Musical tout court, non riusciamo neanche lontanamente ad immaginare come possa essere un palco londinese, soprattutto un teatro londinese. Il palco praticamente è mobile in ogni sua piccola parte, con il boccascena che viene agghindato apposta per il musical che va in scena, poi ci sono teli, ponti, mobili che entrano e escono quasi per..magia!
La politica teatrale londinese, che è quella di Broadway e che l'abbiamo recentemente conosciuta in Italia sempre grazie a La Bella e La Bestia, dice che un musical continua ad andare in scena nello stesso teatro fino a quando avrà pubblico! Che detta così suona come: "Okay, i primi sei mesi faremo ogni sera il tutto esaurito, poi gli altri mesi ci saranno al massimo cento persone..". Invece no! Le sale sono sempre piene, basta pensare al celeberrimo caso di The Phantom of the Opera, che è in scena senza stop dal 1986!! Cose dell'altro mondo insomma! Per non parlare poi del fatto che ogni teatro esternamente viene arredato e decorato in base al musical che ospita!
Concludendo, vi invito ad INVESTIRE qualche sterlina per vedere un Musical Londinese, credetemi, resterete a bocca aperta e soprattutto...canterete per il resto della vostra vacanza! E' scientificamente testato!
Qualora mi chiedessero di fare un elenco dei miei 100 film preferiti, credo che Cantando sotto la pioggia potrebbe rientrare tranquillamente nei primi cinquanta, anzi, forse tra i primi 10. Non solo perché, a mio parere, rappresenta la quint'essenza del musical e del cinema come intrattenimento, ma soprattutto perché esso è strutturato in modo tale da non lasciare allo spettatore un attimo di respiro. I numeri musicali si inseguono uno dietro l'altro, regalando al pubblico 103 minuti di pieno SPETTACOLO, facendo venir voglia allo spettatore di accompagnare Gene Kelly, Debbie Reynolds e Donal O'Connor a passi di tip tap, canticchiando il simpatico scioglilingua Moses supposes his toeses are roses, oppure Good morning, oppure sgambettando allegramente sotto un diluvio primaverile.
Il film racconta il periodo in cui a Hollywood uscì "The Jazz Singer" e in seguito si ebbe la transizione dal muto al sonoro, durante la quale molti attori persero il lavoro: essi erano bravi nella mimica, ma la loro voce non era adatta alla recitazione.
Questa pellicola è stata proiettata in un doppio spettacolo (18 e 19 gennaio) presso il Cinema Massimo di Torino, il quale ogni mese propone diverse proiezioni molto interessanti; in particolare Cantando sotto la pioggia faceva parte della retrospettiva: "Magnifiche visioni" che propone mensilmente capolavori restaurati in digitale.
E' un film che appartiene sicuramente alla storia del cinema, ma è un film che parla anche della storia del cinema. Assolutamente da vedere, anche se il musical non è proprio il vostro genere preferito!!