martedì 3 settembre 2013

Sabato di Ian McEwan: recensione!

Non ho ancora capito se mi sia piaciuto o meno Sabato di Ian McEwan.
Temo che lo capirò forse quando metterò l'ultimo punto a questo post. O forse no.
L'ho terminato ieri sera, a pochi minuti dalla mezzanotte. Ho chiuso il libro e mi sono detta: Ian, sei riuscito di nuovo a stupirmi, non capivo dove volevi andare a finire con questa storia.
Fondamentalmente Sabato racconta il sabato di una persona, un medico di nome Henry Perowne, un cognome a dir poco impronunciabile, per questo ringrazio di avere un blog e non un canale video. Sabato quindi parla del sabato di Perowne, da quando si sveglia nella notte a quando va a dormire la sera. Detta così la maggior parte di voi dirà: che libro noioso! E invece qui vi sbagliate.
Se lo scrivesse uno scrittore di scarsa qualità probabilmente si risolverebbe in una cosa: "Bob si alza, va in bagno, si lava i denti, fa colazione, si rilava i denti, bacia la moglie prima di uscire di casa, va a fare jogging, torna a casa, fa una doccia, mangia un'insalata a pranzo, esce a fare una passeggiata con la moglie che nella vita fa solo a maglia, torna a casa, prepara la cena, cenano, una cena iper salutista con protagonista un'insalata, si siedono sul divano, guardano un film, terminato il film vanno a dormire." Fidatevi, non è così!
Hitchcock diceva che il cinema è vita con le parti noiose tagliate, Sabato di McEwan è questo.
E' una cronaca di una giornata, ma non è una giornata come tutte le altre. Comincia infatti con Perowne che si sveglia nella notte, guarda fuori dalla finestra e vede un aereo che sta precipitando, inizia a domandarsi se per caso sia opera di qualche terrorista e si chiede in quale caos verteranno di lì a poco i Pronto Soccorso dei vari ospedali. Di lì a poco scoprirà essere un aereo russo che non ha niente a che vedere con il mondo arabo e islamico. Quello stesso giorno poi, durante la cena, ci sarà una riunione di famiglia, la figlia Daisy tornerà da Parigi, ci sarà anche il suocero Grammaticus, poeta di grande fama, questa sembra essere l'attesa più grande di Henry, il suo traguardo della giornata, ma prima di arrivarci ci sono molti e molti step.
Dalla partita a squash, la visita alla madre nel ricovero per anziani, il tour per acquistare il necessario per la cena, ogni momento però non è piatto e noioso, forse non è nemmeno eccessivamente brillante e pieno di azione, eppure sono tutte gocce, piccoli attimi che compongono la giornata di Henry e che ci portano gradualmente verso quella cena che rappresenta un po' la resa dei conti, il momento in cui tutti si mettono in gioco, in cui riemerge il senso della famiglia, della squadra.
Come al solito non scenderò troppo nei dettagli, per non rovinarvi la storia, ma credo davvero che McEwan sia riuscito nuovamente a dimostrare che è un grande narratore, un ottimo scrittore. Il personaggio i Henry è veramente costruito nel dettaglio, nel momento in cui è al lavoro nella sala operatoria, lo scrittore si sofferma a lungo a descrivere l'operazione, come se fosse egli stesso un medico, nei momenti di dibattito tra Perowne e la figlia riguardo la guerra in Iraq analizza molto attentamente le due voci dei personaggi, riesce a costruire uno scontro credibile e personalmente non sono riuscita a cogliere da che parte lo stesso Ian si sia schierato.
Un romanzo figlio del suo tempo, che risente molto l'influsso della guerra, del terrorismo, delle armi chimiche, un romanzo che mi ha fatto un po' effetto leggere proprio in questo periodo dove le parole guerra e armi chimiche sono all'ordine del giorno.
Sabato è sicuramente un libro che merita di essere letto e che mi invoglia a proseguire la mia avventura alla scoperta di McEwan. Credo che farò una pausa ora con Bianchini, Instant Love, per tornare a livelli più divertenti, ma presto mi ritufferò nel mondo dell'Inventore di Sogni, perché per me McEwan è questo, un sognatore che riesce a dare forma ai suoi sogni attraverso le parole, un visionario, un creativo, un demiurgo che riesce magistralmente a forgiare dalla terra i suoi personaggi, le sue storie. I suoi sono racconti di persone vere, di vite vere, alle quali sono state tolte le parti noiose, ma senza per questo essere lontani dal quotidiano.
Ecco, forse ho capito cosa penso di Sabato, mi è piaciuto, è palese. L'ho elogiato in tutti i modi. Mi resta solo una cosa da dire: leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate, se poi avete già avuto il piacere di gustarlo, lasciatemi un commento qui sotto.

VOTO:


martedì 27 agosto 2013

Miele di Ian McEwan: recensione!

Avevo in lista questo libro da mesi e a dire il vero l'ho già finito da qualche settimana, ho voluto farlo sedimentare perché volevo capire effettivamente se mi era piaciuto o meno.
Ho letto pareri molto discordanti su Miele di McEwan, c'è chi lo ha amato e chi lo ha odiato. E io dove mi colloco?
Abbiate pazienza, facciamo un salto nel passato, nel mio passato.
Quando è uscito Espiazione, non ho potuto fare a meno di gustarmelo, con piacere. Conoscevo vagamente l'autore del romanzo, avevo letto quando ero dodicenne: L'inventore dei sogni, mi aveva piacevolmente incuriosito e affascinato la fantasia di McEwan. Sapevo che era uno scrittore "forte". La mia prof delle medie un giorno, quando ormai ero universitaria, mi ha detto: "Prova a leggere i romanzi, vedrai come cambia.".
Avevo avuto l'esperienza-Pennac, ovvero avevo letto i libri per ragazzi e poi ero rimasta meravigliosamente sconvolta dal suo stile secco e allo stesso tempo concitato che utilizzava nei libri con il signor Malaussene. 
Pennac è un genio, riesce a scrivere con voci differenti a seconda delle persone alle quali è rivolto il romanzo. Speranzosa di ritrovare lo stesso genio in McEwan, dopo aver visto Espiazione, ho deciso che avrei dovuto leggere assolutamente il libro.
Disastro e non so nemmeno come sia avvenuto!
Ero letteralmente "presa bene" dallo stile di McEwan, avevo consigliato il libro a millemila persone prima ancora di finirlo e poi? Non so cosa sia successo. La definirei una sbandata, non so. Sta di fatto che ho abbandonato la lettura di Espiazione a metà libro. Vi prego di non farlo, perché questo romanzo non lo merita affatto! Non so cosa mi sia successo, soprattutto come sia possibile che non sia ancora riuscita a recuperarlo! Espiazione giace fermo sulla mia libreria da tempo, ma la cosa che più mi infastidisce è che non so spiegarmi il perché. E' passato molto tempo ormai dal giorno in cui ho riposto espiazione sulla libreria, quasi dimenticandolo, ma restando allo stesso tempo innamorata del film, tanto da vederlo, rivederlo e consigliarlo a tutti. 
Il tempo passa ed esce Miele. Incuriosita da questo nuovo romanzo mi sono trattenuta dal leggerlo. Avevo quasi paura di affrontare nuovamente questo scrittore. Temevo di non riuscire a leggerlo, di abbandonarlo nuovamente. Da quel momento è trascorso un anno circa e dopo una gita serale in libreria trovo un libro, "Come leggere uno scrittore". McEwan è tra quelli nominati, capisco che devo leggerlo assolutamente. Dalla sera alla mattina ho preso una decisione: devo leggere un libro di McEwan, quale? La risposta non tarda ad arrivare: Miele.
Mi tuffo letteralmente nella lettura obbligandomi a finirlo.
E....che tuffo!
Sono, come vi dicevo poco fa, rimasta estasiata, affascinata, impressionata da McEwan, mi sono innamorata del suo stile, del suo modo di costruire la trama. 
Serena è figlia di un vescovo, laureata in matematica, obbligata dalla madre ad approcciare una carriera scientifica a discapito dei suoi sogni che l'avrebbero indirizzata verso studi umanistici. E' una ragazza giovane, che fin da quando era piccola ama leggere i libri. L'Intelligence decide di arruolarla e di farla lavorare al progetto Miele, che le richiederà di avvicinare lo scrittore Tom Haley e di assoldarlo segretamente per farlo scrivere riguardo la causa dell'Occidente. 
Detta così la trama forse non ha niente di che, non sembra essere quella gran genialata o quella trovata pazzesca degna di un nobel. Eppure le emozioni che McEwan regala durante la lettura sono uniche. Il personaggio di Serena è costruito magistralmente, è apatica, non la si ama nè la si odia, sembra una specie di rapporto oggettivo, un report di un'attività, una donna quasi monotona e anche i suoi colpi di testa sembrano rientrare all'interno di un calcolo matematico, quella stessa matematica che lei rifugge ma che in realtà è parte integrante della sua vita. Una donna incapace di amare, incapace di vivere, brava a divorare libri ma nemmeno di grande qualità, romanzucoli acquistati per pochi soldi nelle librerie.
Accanto a lei poi ruotano altri personaggi che noi conosciamo dalla sua voce narrante, il libro infatti è scritto in prima persona e tutta la storia viene filtrata dagli occhi di Serena.
Tom Haley poi...vi stupirà, un personaggio davvero interessante, con una personalità che non riuscirete bene a inquadrare fino alla fine.
Da un certo punto del romanzo in poi comincia quella che io definirei la corsa finale, quelle cinquanta pagine nelle quali si scoprono molte delle verità del libro, vengono rivelati aspetti che prima non avevamo nemmeno lontanamente immaginato. 
Una corsa finale che ha il sapore dei 400 colpi, della libertà, della purificazione, una corsa che porta alla confessione delle verità nascoste che molti personaggi portavano con sè.
Fondamentalmente non si sa mai dove McEwan voglia andare a parare, non si può immaginare cosa accadrà dopo. Mc Ewan non delude, bisogna solo stare al gioco e attendere con calma.
Spero di riuscire presto a riprendere in mano Espiazione, credo che sia arrivato il momento giusto.


AAA: cercasi libri fantasy!

Ricompaio sul blog in questi giorni per domandarvi una cosa, un'informazione.
O tu, caro lettore che passi da codeste parti, vuoi aiutarmi con questo quesito che mi attanaglia da qualche giorno a questa parte?
Passeggiando giorni or sono con un cellulare in una mano e una borsa di Sephora nell'altra (sorvoliamo sul contenuto che è meglio!), fotografando ogni beltade di Torino che mi stava circondando a destra e a manca, mentre postavo su Facebook la foto dell'insegna di un negozio che recitava "Porcocane", mi sono chiesta:
ESISTONO LIBRI FANTASY AMBIENTATI A TORINO? 
Tornata a casa, dopo aver percorso come mia abitudine almeno una via nuova per conoscere sempre di più questa magica città, mi sono seduta al pc e ho interrogato Google e attualmente sono giunta a questa risposta:
- La viaggiatrice di O di Elena Cabiati
L'ho acquistato a 9,90€ e...ho concluso che tutto sommato questo libro non mi convince molto.
Non era quel genere di fantasy che andavo cercando. 
C'è da dire che è stato scritto per ragazzi, ma non è questo quello che mi fa dire che questo libro non mi sta piacendo molto, ci sono altre varie cose che personalmente mi farebbero venir voglia di tirare le orecchie all'editor che l'ha curato, nemmeno tanto alla scrittrice. Lo scrittore va incanalato e bisogna tirar fuori il meglio dalle sue storie. In questo caso l'editor ha lavorato proprio male.
A parte questo, non avendo trovato altro, fatta eccezione per un libro che narra le storie di un taxista che trasporta fantasmi, giro la domanda a voi: esistono libri fantasy, racconti o simili ambientati a Torino?
Se ne conoscete qualcuno, scrivetemi il titolo qui sotto nei commenti. Altrimenti se conoscete altri libri fantasy ambientati in città italiane...beh, sono tutti i benvenuti nella mia lista di libri da leggere! 

Grazie per la vostra collaborazione!

domenica 11 agosto 2013

Sere d'estate #1

Agosto...e lavoro!
Ebbene sì, niente ferie in agosto quest'anno, anticipate a luglio. Poco male, unica pecca è che ogni domenica alle ore 17.13 devo prendere un treno per Torino e quindi sto passando le mie domeniche sera nella città Sabauda. Temevo di trascorrere un'estate noiosissima, in realtà le otto ore lavorative corrono in fretta e nonostante tutto tra passeggiate dopo le 18, passeggiate dopo cena con gelato..si sopravvive e si fanno anche molte scoperte interessanti.
La prima scoperta piacevole di quest'estate è la proposta della Domenica sera del nuovo canale di La F. Va in onda infatti tutte le domeniche sera Orgoglio e Pregiudizio, la meravigliosa serie televisiva della BBC con Colin Firth nei panni di Mr Darcy, che a mio parere è il miglior Darcy di sempre: che uomo.
Una serie tv davvero ben fatta, tratto da un romanzo che onestamente non sono mai riuscita a terminare, ma di cui ho visto diversi adattamenti cinematografici. Per quel poco che ho letto posso assicurarvi che questa serie tv è davvero fedele al libro ed è molto piacevole da vedere. Belle ambientazioni, begli ambienti, sceneggiatura curata, fotografia ottima, inquadrature ben costruite, insomma un ottimo prodotto inglese che rende merito a un romanzo obiettivamente difficile da far leggere alle giovani donzelle di oggi. Potrebbe essere un ottimo mezzo per avvicinarle a questo genere di letteratura, che a volte viene accantonato a favore di altro. 
Altra piacevole scoperta di queste serate torinesi è il gelato affogato al cioccolato di Alberto Marchetti, gelateria che ha recentemente aperto su via Po; con tre euro vi accaparrate uno spettacolare affogato al cioccolato con due palline di gelato: promossissimo!
Insomma, tutte piccole gioie che allietano e rendono più sopportabile il caldo estivo.
Inoltre ho trovato un paio di AllStar che adoro (vi ho messo la foto, meglio di una fession blogger!!), vintage con la bandiera inglese, molto carine, al 50% con i saldi...beh, anche quelle avrebbero allietato la mia estate.
Ovviamente non mancano i libri, pensavo che l'estate 2013 sarebbe stata dedicata a Claudio Magris, ma in realtà le mie letture stanno prendendo una piega inaspettata, si è fatto largo McEwan e già lo adoro come scrittore. Vi farò dei post specifici sui libri letti, non preoccupatevi e non preoccupatevi nemmeno se ho rallentato la quantità di post pubblicati, spero di rimediare!
Detto questo vi saluto e torno a vedere Orgoglio e Pregiudizio.
Alla prossima!


Io la foto alla Coca Cola non la faccio!

Le vostre bacheche di Facebook ve lo rammentano ogni giorno, al supermercato, nei fast food, in pizzeria, ovunque voi possiate berla, la Coca Cola vi ricorda che potete berla CON un ipotetico tizio che varia dalla mamma, dal fratello, passando per svariati nomi propri di persona sia al maschile che al femminile, deviando su espressioni come "amore", "tesoro", "amici". In ogni declinazione l'avete fotografata e schiaffata sulla bacheca di Facebook, più volte, ogni lattina un nome diverso e una nuova foto su Facebook. 
Ho osservato questo fenomeno con aria incuriosita, lo ammetto. La Coca Cola è riuscita a farsi pubblicità gratuitamente, tutti sono corsi a comprare la lattina con il proprio nome, tutti hanno rovistato nei frigo, hanno scelto la bottiglia di Coca Cola più adatta alla tal festa, tutti noi siamo stati dei promoter. 
Volontariamente o involontariamente abbiamo aiutato il colosso americano a guadagnare soldi. Loro hanno confezionato una pubblicità strappalacrime, una di quelle in cui ti senti fiero di essere parte di questa fighissima umanità in cui, per ogni arma costruita, diecimila mamme fanno una torta. Che gioia! 
E mentre fotografavamo e assumevamo quintali di zuccheri non ingrassavamo solo la nostra pancia, ma incrementavamo le loro entrate. Quanto avrà fatturato la Coca Cola con questa fantastica e spiazzante campagna di marketing? 
Scommetto che gente che al massimo compra due lattine all'anno grazie a questa campagna ne ha comprate molte di più. Fate una rapida ricerchina su Google e divertitevi, datevi una pacca sulla spalla e ditevi: "Bravo, bravo, anche tu hai contribuito!".
Non so se ridere o piangere, al di là dell'azienda Coca Cola che ha tutti i suoi bei lati cattivi, perfettamente in linea con tutti i grandi colossi, che copre con tante belle e buone azioni, sono convinta che ci troviamo davanti a un nuovo modo di farsi pubblicità.
Ci avevamo provato noi di ArtInTime con ScattInTime, prendi una cartolina, fotografati e schiaffala (scusate il gergo) sulla bacheca di Facebook. Grazie al principio del marketing virale, anche le persone a cui fondamentalmente non poteva interessare la rivista potevano andare a scoprire cosa fosse ArtInTime. Pubblicità legale? Beh, noi non prendevamo soldi da nessuno e non eravamo di certo le prime a proporci con un'iniziativa di questo genere. Era tutto gratuito, ma ammetto che era un modo per farsi conoscere, nel nostro piccolo e con un passaparola sicuramente insignificante rispetto a quelle del colosso americano.
Credo che il mondo della pubblicità sia cambiato, il passaparola è sempre esistito, ma ora si fa su facebook, con una foto e a volte infastidendo anche gli amici, arrivando a postare cose che agli altri magari momentaneamente non interessano, ma poi ad un certo punto si rendono conto di non poterne fare a meno.
Prendiamo ad esempio la pubblicità di Apple, l'azienda americana in pochi minuti vi fa capire che senza un prodotto Apple non potete vivere, oppure potete vivere, certo, ma la vostra vita non sarà supersonica come con un prodotto con l'etichetta della mela morsicata. Verità o bugia? Nella pubblicità la linea tra le due è molto sottile, quasi invisibile. La pubblicità serve per vendere, nient'altro. 
Coca Cola cattiva? Apple iper cattivissima? Sono solo due esempi, provate a guardare le pubblicità e divertitevi a smontarle per capire quanto il prodotto debba sembrare indispensabile per lo spettatore. Alcuni ci riescono e trasformano lo spettatore in promoter, altri lo legano a lui per moda, altri ancora non ce la fanno, ma la marca resta grazie anche a slogan e quant'altro e quando dovrete comprare qualcosa, quelle immagini vi ritorneranno in mente e la vostra mano acquisterà il prodotto più noto a discapito di quello meno conosciuto.
E' il mondo della pubblicità.
Per quanto mi riguarda, da quando ho scoperto MoleCola preferisco bermi quella e prima di lei preferivo la Pepsi alla Coca Cola. Dovevo dirvelo! 

domenica 28 luglio 2013

Acquistai: Come leggere uno scrittore di John Freeman

Le gite notturne in libreria sono delle vere minacce per le tasche di noi poveri giovani squattrinati. 
Mercoledì ho fatto un giro alla libreria: "La bussola" di Torino che si trova in via Po e "disgraziatamente" è aperta anche la sera dopo cena, ulteriore "disgrazia" ha i libri scontati. 
Dopo aver passato in rassegna centinaia di volumi, indecisa se prendere o meno qualcosa, dopo essermi ricordata che la mia nuova libreria torinese è già strapiena di libri, ho cercato di trattenermi, ma alla fine, quando stavo per uscire a mani vuote, un volume arancione ha catturato la mia attenzione. Lui ha catturato il mio sguardo e i nomi di McEwan e compagnia briscola mi hanno fatto dire: I want it!
Il libro in questione è: Come leggere uno scrittore di John Freeman. 
Dopo essermi impossessata del libro l'ho voltato 14 euro e spiccioli invece di 21. Molto bene! 
Un libro per chi ama leggere, un libro che parla di scrittori, una raccolta di saggi scritta da un uomo che lavora per riviste straimportanti come The New York Times Books Review. Insomma, l'ho preso, non potevo proprio farmelo scappare. 
Sì, lo so, dico così con tutti i libri che trovo, soprattutto quando faccio gli ordini da Libraccio e devo giustificare in qualche modo le mie spese. Per i libri...spendo davvero parecchio!
Che dirvi? Non l'ho ancora iniziato, ho dato una lettura solo all'introduzione e mi sembra davvero molto interessante.
Vi farò sapere di certo!

sabato 27 luglio 2013

Inferno di Dan Brown: recensione!

Ebbene sì, l'ho letto anche io. A dire il vero l'ho finito da un po' di tempo, ma solo ora riesco a sedermi al pc a raccontarvi le mie impressioni su Inferno di Dan Brown. 
Faccio una piccola premessa.

Dan Brown è sbarcato in Italia con "Il codice Da Vinci" e una marea di polemiche legate a quanto egli racconta, a quello che dice per quanto riguarda l'arte, ma anche per quanto riguarda la religione. Onestamente non ho mai voluto "puntare il dito" contro Dan Brown, trovo sia un errore accusarlo di aver detto cose sbagliate, semmai bisogna preoccuparsi se ancora c'è gente che usa i romanzi come se fossero libri di storia. 

Se necessito di una lettura critica di Leonardo Da Vinci, di certo non vado a prendere Dan Brown, ma prendo un libro che tratta nello specifico di questo pittore, poi ne prendo un altro e un altro ancora, magari consulto studiosi che hanno posizioni differenti, per crearmi poi una mia idea, se voglio, su Leonardo Da Vinci. 
Che poi Dan Brown abbia detto: "Mi sono basato su teorie vere..." eccetera, eccetera, questo è un suo problema, il lettore deve sempre ricordarsi di una cosa: ha in mano un romanzo, al massimo può essere un punto d'ingresso nella storia dell'arte o nella Storia, quella con la S maiuscola, ma quello non è un trattato storico o artistico. All'inizio dei libri di Dan Brown, come accade all'inizio di molti romanzi, ci sono cinque, sei righe che dicono che i fatti narrati sono pura fantasia. 
Certo, forse se uno scrivesse un romanzo dove Cristoforo Colombo è sbarcato in Giappone invece che in America, potrebbero esserci dei problemi, per quanto tutti sappiano che è sbarcato in America, forse sarebbe meglio se lo scrittore si attenesse alle vicende della realtà, ma nulla vieta di rimescolare le carte. 
Mi fermo qui perché altrimenti non recensisco più inferno...e non va bene!

Inferno è l'ultima fatica di Dan Brown, un ottimo romanzo da ombrellone che io ho letto, per motivi di prezzo, in formato ebook. Onestamente non pensavo di leggerlo, mi ero fermata ad Angeli e Demoni, ho sempre apprezzato moltissimo lo stile di questo scrittore, scorrevole, affascinante, intrigato al punto giusto. Un'amica mi ha detto che lo stava leggendo, aggiungiamoci il fatto che io apprezzo quando gli scrittori stranieri scelgono di ambientare le loro vicende in Italia, insomma, queste due cose mi hanno fatto cliccare sul tasto acquista di Amazon.it.
Mentre lo scaricavo, a soli 9.90 euro, pensavo a quanto costi il cartaceo, 25 euro...tantissimo a parere mio per un libro! Certo è un bel volume, ma costa assai!! E' chiaro che Mondadori abbia voluto puntare sulla vendita dell'ebook, oltretutto è un libro che si presta visto che è parecchio spesso. Non so come siano andate le vendite, ma credo che in ben pochi abbiano accettato di investire così tanto per il cartaceo e soprattutto per un libro di Dan Brown, che nessuno vuole esporre in salotto, anzi, c'è chi si vergogna di averlo letto!
Appena ho cominciato questo libro sono stata subito trascinata nello stile di questo scrittore, unico e inconfondibile. La storia è molto semplice: il mitico professore Robert Langdon è stato ingaggiato per comprendere un arcano segreto che si cela dietro una serie di indizi tutti legati all'Inferno di Dante, con tanto di morti, inseguimenti e rischi di malattie gravissime che potrebbero sterminare parte del genere umano.

La ricetta di Dan Brown è sempre la solita, un morto all'inizio, un intrigato mistero da risolvere, una donna che accompagna Robert Langdon nel suo percorso, una città, Firenze in questo caso e aggiungerei senza anticipare troppo, non solo Firenze, un cattivo super cattivo con un piano iperdiabolico e tanta, tanta, tanta cultura. 
Un libro che ovviamente si presenta ben scritto, si divora davvero in pochi giorni, ma un libro con qualche piccolo neo.
Arrivata al 25% circa di lettura, mi sono ricordata di quanto sia anticlericale il personaggio di Langdon, che io identifico con Dan Brown e di quanto siamo stereotipati noi poveri Italiani! La storia è ambientata in Italia e possiamo renderci conto di come il nostro scrittore americano racconti a tutto il mondo che in Italia aleggia un odore di caffè. Ma!? Sta bene? Insomma, per Dan Brown gli Italiani sono tutti spaghetti, pizza, caffè, calcio e mandolino. Che fantasia. Fortuna che è un romanzo e quindi è un'opera di fantasia. 
Riguardo la questione dell'anticlericalismo, è una cosa che può urtare se si è credenti. Ha questa avversione contro la chiesa e le sue regole che quasi in alcuni punti risulta fastidiosa, ma raggiunge il suo apice alla fine del libro.

Mi spiace dovervi rivelare così tanto, anzi, se non lo avete letto vi consiglierei di chiudere qui, ma alla fine dell'intricato mistero, dopo aver setacciato Firenze sulle orme di Dante, dopo aver letto la divina commedia su iPhone chiesti in prestito davanti alla tomba di Beatrice (ditemi che l'ha pagato la Apple!), dopo aver avuto a che fare con una donna il cui QI supera quello di tanti geni, dopo aver scoperto che la donna a capo dell'organizzazione mondiale della Sanità è un bel peperino, si arriva alla fine. Scopriamo che il cattivo super cattivo, protetto da un'organizzazione segreta, è riuscito a creare un virus tremendo che ha liberato in una grotta sotterranea a Instambul, incrociando concerti di musica con Dante, si arriva al punto in cui tutte le cose tornano e in cui io mi sono detta: Oddio che visione triste.

Vi spiego, che è meglio.

Il cattivo super cattivo, detto anche Zobrist, è un genetista, è convinto che la popolazione della Terra sta crescendo all'impazzata, una volta c'erano le pestilenze che servivano a decimare la popolazione ed erano perfette per evitare una sovrappopolazione del pianeta, oggi invece si va verso l'autodistruzione. Verrà un giorno in cui non ci sarà cibo per tutti. Egli propone questa teoria, che io ho veramente reso in modo spicciolo, a Elizabeth Sinskey, la donna a capo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Questa non è assolutamente convinta di quanto dice Zobrist. Lui però decide di agire a prescindere dalla volontà di questa donna e architetta un piano per liberare qualcosa che causerà una decimazione della popolazione.
Ammetto che sul subito ho pensato a una nuova peste, visto che la maschera del medico della peste del medioevo viene stracitata, poi la maschera di Dante assume un ruolo davvero importante nel romanzo, ma la cosa più ovvia non è quella giusta se lo scrittore è bravo.
Infatti Dan Brown riesce a trascinarti bene nella vicenda, regge la storia, costruisce una bella trama fitta che ti porta  a scoprire che cavolo si è inventato Zobrist. Lo scopriamo e rimaniamo a bocca asciutta. Diciamo che ad un certo punto si capisce che cosa si è inventato il cattivone, ma uno non vuole crederci perché è tremendo!

Praticamente Zobrist ha inventato una specie di virus passivo che non dà sintomi, ma che renderà sterile un determinato numero di uomini, non permettendo a tutti di procreare e quindi mantenendo così sotto controllo il numero di persone presenti sul pianeta.
Si può essere d'accordo o meno. Nel mio "Inferno" ideale io avrei proposto all'Organizzazione Mondiale della Sanità di cercare un antidoto, perché non concepisco questa logica del contenere la popolazione mondiale. Personalmente vedo ogni giorno che nel nostro mondo viene sprecato talmente tanto cibo che il terzo mondo potrebbe vivere molto meglio, per non parlare di un'educazione sessuale fatta in modo sensato verso i paesi che ancora non sono sviluppati. E qui non stiamo parlando di "preservativo sì/preservativo no", c'è un discorso etico ed educativo più ampio da fare in questi casi. Inferno finisce con l'accettazione da parte di Elizabeth di questa teoria di Zobrist, aiutata anche dalla donna con il QI supersonico, Sienna Brooks che ha visto le popolazioni povere da vicino e ha capito che non si può aiutare tutti nel mondo.
Praticamente Inferno è un libro dove alla fine si fanno male in pochi, il cattivo super cattivo vince e i buoni alla fine dicono: "Toh guarda, tutto sommato aveva anche ragione". Non so, io ho percepito questo. 
Non voglio tediarvi eccessivamente, il post si sta allungando oltre ogni previsione.
Concludo dicendo che, finale a parte, il libro si fa leggere in modo piacevole, ottimo libro da ombrellone, libro da prendere con le pinze, ricordatevi che è pur sempre un libro e non un trattato scientifico. Apprezzabile tutto il lavoro fatto su Dante, apprezzamento di tipo fanatico e non da studiosa. Non so se sia tutto corretto.


VOTO:
e mezzo!

lunedì 22 luglio 2013

The Royal Baby is Born

Tra i "non me ne frega un cavolo" e i vari: "ho altro a cui pensare", c'è qualcuno che è veramente curioso di sapere più cose sul Royal Baby e il mio blog non poteva non dire la sua in questo momento. Abbiamo seguito Kate e William il giorno del suo matrimonio, ho sempre avuto un particolare interesse per il fascino aristocratico-britannico...e quindi questa sera devo iniziare a chiacchierare un po', tipo salotto sul Royal Baby.
E' nato, è un maschio, pesa 3,7 kg e..sia il piccolo che la mamma stanno bene. Anche il Principe Carlo sta bene, lui fino a questa mattina non ne sapeva nulla, era intento a guardare una mostra di trenini a 350 km da Londra. Il nonno più tranquillo del mondo.
Il pargolo è nato e fuori da Buckingham Palace è già stato esposto er cartellone che conferma la nascita del pargolo più atteso dell'anno. Mentre a Rio il Papa faceva il suo tour in mezzo alla folla dopo essere arrivato all'aeroporto, i giornalisti italiani finalmente si decidevano a pubblicare un articolo in italiano che confermasse la nascita del Royal Baby. 
La prima cosa che tutti si domandano, una volta conosciuto il sesso è: come si chiamerà la creatura?
Scartati Elisabeth e Diana, per ovvie ragioni, quali sono i nomi più accreditati? Onestamente non ho idea. Ero convinta fosse femmina. Il fatto che sia maschio ha rimesso in discussione tutto. 
Spero non lo chiamino Charles, o che inseriscano questo nome tra i diecimila che gli rifileranno. Edward? Philip? Boooh! 
Beh, noi attendiamo. Per Carlo ai tempi avevano atteso un mese per sapere il nome, per William il giorno del battesimo. Noi speriamo di scoprirlo...domani! Eddai!

Intanto auguriamo ogni bene alla nuova Royal Family!

Curiosità: tutti i bambini nati in questo giorno nel Regno Unito riceveranno in regalo un penny d'argento, simbolo di buon auspicio per il popolo britannico. Sono state coniate più di 2000 monete, un regalo carino...no?

Foto di Repubblica

Grazie Libraccio!

Oggi voglio scrivere un post di ringraziamento. 
Voglio ringraziare Libraccio e il suo sito on line, in particolare il servizio clienti. 
Vi spiego.
Qualche settimana fa, durante le mie ferie, ho deciso di fare un mega ordine da Libraccio.it con la mia amica. Abbiamo prenotato parecchi libri per un totale di 58.74 euro, libri che volevo leggere da tempo e che mi ero segnata accuratamente sul mio libretto apposito.Tra i vari titoli avevo inserito anche L'uomo che voleva fermare il tempo di Mitch Albon, libro che avevo adocchiato tempo fa alla Feltrinelli e che non avevo voluto prendere subito, ma che mi era rimasto impresso soprattutto a causa della sua copertina piena di orologi. 
Il pacco parte con qualche giorno di ritardo a causa della difficile reperibilità di alcuni libri, ma me l'avevano comunicato e poi, visto il grande risparmio che si ha quando si compra su libraccio...direi che è accettabile.
Arriva finalmente il corriere, apro il pacco e...mancava un libro che in realtà è segnato sulla fattura e che quindi era stato pagato: il volume mancante era proprio L'uomo che voleva fermare il tempo.
Ho subito contattato il servizio clienti via mail e poi il giorno seguente su Facebook. Mi hanno risposto comunicandomi che il magazziniere aveva detto che la copia era eccessivamente rovinata, quindi dovevo attendere pazientemente che mi inviassero un altro libro. Mi hanno attivato un ordine da zero euro che sarebbe partito di lì a cinque giorni. 
Che dire: fantastico! Già temevo di non avere risposta e di aver perso i miei 8,50 euro del libro, già pensavo di dover dire addio a libraccio e invece: anche questa volta non mi ha deluso.
Ora, so che 8,50 euro sono nulla, ma personalmente era più una questione di principio che tutto il resto. 
La settimana scorsa è finalmente arrivato a casa mia il fatidico libro, in una versione oserei dire quasi perfetta, con giusto una piccola ammaccatura, ma niente di così vistoso. E poi...a metà prezzo!!! 
Non posso far altro che ringraziare quel magazziniere, di cui non saprò mai il nome ma che mi ha voluto inviare un libro in buono stato, il servizio clienti di libraccio che è stato davvero molto disponibile.
Ancora una volta non posso far altro che promuovere Libraccio perché è davvero un'ottimo negozio dove risparmiare sul costo dei libri. 
Dopo aver letto il libro, che vi recensirò a breve, posso dire che ho trovato curioso che questa vicenda si sia verificata proprio con un libro che parla del tempo e della sua importanza. 
Che dire... fa pensare|
Poi vi spiegherò meglio il perché nella recensione.

A presto cari lettori! 


sabato 6 luglio 2013

Tutti nudi per Desigual!

Notizia di oggi, sabato 6 luglio, primo giorno di saldi è che il negozio Desigual di Milano ha lanciato una proposta: tutti i clienti che si presentavano poco vestiti non avrebbero pagato gli abiti Desigual. Dall'espressione gergale "La crisi ci ha messo in mutande" alla realizzazione pratica del modo di dire...
Ammettiamolo: è folle! 
Prima di tutto non vedo perché devo andare a zonzo a Milano con le chiappe al vento per guadagnarmi dei vestiti, bisogna essere folli per arrivare a fare una cosa del genere, insomma Desigual fa cose carine, ma da qui a denudarsi per averle...perché mettere in piazza la propria dignità?
Da questa cosa ci avranno guadagnato le estetiste che avranno fatto tantissime cerette per tutti i clienti Desigual, ma scusate...alla faccia di chi muore di fame! 
Mi spiego, se Desigual si può permettere di regalare vestiti, perché non li regala a chi ha effettivamente bisogno? Si sa che la crisi economica ha messo in ginocchio molti, ma prima di tutto se voglio dei vestiti non devo necessariamente fiondarmi da Desigual, seconda cosa piuttosto li compro dai cinesi, ma io nuda nei negozi non ci vado.
Eppure anche questo è marketing.
Avete presente quanti siti, blog, portali vari di informazione avranno scritto e condiviso sull'argomento? Anche io nel mio piccolo ne sto parlando. Ottima trovata quella di Desigual, perché di gente svestita ne è arrivata parecchia! Il problema è sempre il solito...facessimo così con le cose che contano veramente, rivoluzioneremmo l'Italia dalla mattina alla sera.
Pensiamoci!


The social and I


Mi hanno detto che sono una social dipendente, un po' è vero. 
E in qualità di social dipendente, mi sono imbattuta su internet in questa foto...come potevo non condividerla?



venerdì 5 luglio 2013

L'uomo d'acciaio - Man of Steel: recensione!

Una parola: delusione. Sì, credo sia questa l'espressione più adatta per descrivere il mio stato d'animo post visione del nuovo Superman, oh scusate, L'uomo d'acciaio.
Speravo nel filmone DC che mi avrebbe appassionata a questo personaggio.
Speravo di
trovare una storia avvincente.
Speravo.
Poi l'ho guardato.
Comincia con un parto, la madre naturale di Kal-El lo sta mettendo al mondo, i bambini su Krypton non nascono in modo naturale da anni e anni. Quel bambino nasce in un momento tragico, sono gli ultimi giorni di Krypton, ecco perché una madre un padre si vedono costretti ad allontanarlo da loro e a mandarlo sulla Terra. Fino a qui niente di nuovo. I cattivi-super-cattivi capitanati da Zod ci sono, si fanno il loro millennio (?) sabbatico in un buco nero e poi risbucano sulla terra quando Superman ha 33 anni. E già qui casca l'asino. Anzi, il supereroe.
33 anni. Chi altro si immolava a 33 anni? Ora, non voglio scandalizzare i cattolici benpensanti, perché io per prima sono credente, ma non è la mia fede ad avermi fatto fare quest'associazione. Un sacco di critici lo hanno detto e scritto. 
Insomma: Superman diventa Superman a 33 anni. Molto bene. 
Incontra il padre in una navicella nascosta sotto una montagna ben 20.000 anni fa. Il tutto era ovviamente stato scoperto dall'esercito americano che aveva già messo il luogo sotto isolamento e ri-ovviamente nello stesso luogo c'è anche Lois. Molto bene. Dopo parliamo di Lois. 
Torniamo alla navicella.
Sta cosa nascosta sotto la montagna nasconde il fantasma di Jor-El il babbo di Kal-El-che-bel! (Scusatemi!). Insomma il fantasma, che è ovviamente (abuserò di questa parola, sappiatelo) più figo di quello del babbo di Amleto, è lì grazie a una fantastica penna usb, o un suo prototipo kryptoniano su cui c'è stampata la S, Clark/Kal conosce così suo padre e conosce il suo simbolo: la famosa S che significa SPERANZA. Perché su Krypton la parola speranza comincia con S, come in Italia, figo no? No, perché quella simpaticona di Lois, che onestamente temevo si mettesse a cantare qualcosa in stile Enchanted, gli fa notare che sulla Terra quella è una S: "Da noi è una esse!". Bravissima, nobel al dialoghista per questa battuta.
Insomma Superman trova simbolo, costume e spasimante da salvare, si perché Lois in tutto il film è buona solo a fare danni e a farsi salvare all'ultimo da Superman. Ovviamente.
La storia prosegue, c'è una bella dose di flashback dove scopriamo che Kevin Kostner è il padre putativo di Kal-el e ha chiamato il figlio Clark che di cognome fa Kent e abitano tutti insieme appassionatamente in una fattoria nel Kansas, hanno un cane di nome Pippo e quando c'è l'arcobaleno cantano "Somewhere over the rainbow..." e ovviamente odiano i tornado.
(Tagliate il pezzo di Somewhere...)
I tornado  Anzi, il tornado e il cane, che non si chiama Pippo. Scena: la famiglia Kent è sul tipico mezzo di trasporto del Kansas (pickup) e mentre sono in coda (famoso traffico della campagna del Kansas) arriva un tornado. E fino a qui, cioè fino al tornado, ci crediamo pure noi. Cosa succede a questo punto?
Ovviamente tutti fuggono dalle loro auto e si mettono al riparo 3 metri prima dove c'è un ponte, che prima non c'era. Però...il cane! Il povero, piccolo cane rimane in macchina. Ora va bene che ci spiace che gli animali soffrano, ma sta scena è penosa. Mr Kent va a prendere il cane, ovviamente sulla macchina è caduto un catorcio trasportato dal tornado e non è la casa di Dorothy, la macchina si "smaciulla", ma è il padre di Clark, salva il cane, esce e...fissa il figlio. Non corre, no, gli dice che non vuole essere salvato, deve lasciare che gli eventi abbiano il loro corso. Tre minuti in cui tu dici: "Cavolo, corri e salvati!". No. In tre minuti Clark capisce il perché della sua esistenza, mentre lo spettatore manda a stendere gli sceneggiatori. Ovviamente sono scelte.
La storia prosegue, i cattivoni ormai hanno trovato la retta via e sono usciti dal buco nero, si sono decongelati e vogliono Kal-El-quanto-sei-bel!
Sono disposti a tutto perché dentro di lui Lui-Jo ha depositato gli schizzi per la nuova collezione moda estate 2014.....oh no, scusate Jor-El ha codificato il DNA di tutti gli abitanti di Krypton (fotogramma di globuli rossi...). Kal-El doveva essere il tramite tra le due razze: i kryptoniani e gli umani: cheffigata!
Zod-il-cattivo, che vuole ovviamente conquistare il mondo e farne quello che vuole lui, vuole prendere Superman per questo benedetto DNA. Superman però tra un salvataggio della madre, della fidanzata cretina, una distruzione di mezza città e di una industria che sembrava la cugina di una centrale nucleare, ha capito come risolvere la situazione. Aggiungerei: ovviamente!
Dimenticavo, in mezzo al caos ovviamente era stato coinvolto anche l'esercito americano.
Per farla breve (che sennò sto post diventa un poema) Superman esclama una cosa tipo: "la navetta con cui sono arrivato utilizza la propulsione fantasma che è la stessa che usa il nostro super nemico, quindi se noi mettiamo una navetta contro l'altra, generiamo un buco nero dove far finire dentro quei cattivoni dei kryptoniani e io vinco!" E tu non fai in tempo a dire: "Da dove gli è uscita?" che il militare-capo accetta la proposta e lui ammiccante dice a Lois di allontanarsi un "pochino" perché deve alzarsi in volo. Ovviamente.
Da qui in avanti, gli ultimi 30 minuti di film sono la fiera delle battute.
Tra le tante è bene ricordare:

Lois: "Sai, dicono che dopo il primo bacio è tutto in discesa"

ClarkSuperman: "Sicuramente vale solo quando baci un umano" 

Le esperienze di Clark!


E ancora:
Clark/Superman: "Tu sei un mostro Zod!"
Che prosegue con un "E io ti fermerò!"
Per concludere con:
Zod: "Può finire solo in due modi Kal, o con la mia morte o con la tua!" 
Ovviamente.
La fiera dell'ovvio.
Insomma, tra battute ovvie e ovviamente vari si arriva alla fine quando Zod ovviamente perde, la città viene ovviamente demolita, gusto autodistruttivo degli americani, e ovviamente Superman si allea con l'esercito americano.
Finalmente dulcis in FINDUS dopo 130 minuti di ovviamente...Clark torna con la madre sulla tomba del padre. Ovviamente in questi luoghi si svolgono i discorsi della vita.
"Cosa farai ora?" domanda in soldoni la madre.
"Un lavoro che mi permetta di tenere le orecchie ben aperte" risponde Superman.
Ovvero?
Cioè lo so che fa il giornalista, ma con un movimento di camera studiato ad hoc arriviamo in ufficio al Daily Planet, vediamo il viscido collega di Lois provarci con lei e poi Clark in giacca, cravatta e occhiali. Ovviamente ci sarà un sequel e forse si cambierà nella cabina telefonica.
L'unica cosa che ha capito Superman in questo film...è che le mutande deve metterle sotto il costume.
Ovviamente non mi è piaciuto molto. Spero che a voi sia andata meglio.
Ovviamente siete liberi di commentare, nel bene e nel male.
Scusate la mia ovvia prolissità e ovviamente ci si dà appuntamento al prossimo post.


P.S. So che Clark Kent abita nel Kansas, non vorrei mai che qualcuno mi prenda per pazza. Solo che potevano fare un bel film, invece hanno preso un pacchetto di stereotipi e lo hanno riversato in una sceneggiatura e quindi in un film. Tutto sommato mi spiace. Solo che...è davvero difficile dire che sia un buon lavoro. Per lo meno...dal mio punto di vista, ovviamente! 

Premio Strega 2013: letteratura si o no?

Essendo nata il 3 luglio, in questi ultimi anni mi regalo o mi regalano sempre il libro del Premio Strega dell'anno. Dall'anno scorso poi mi piace seguirlo in tv, anche se la premiazione avviene dalla 23.30 in avanti e quindi prima dell'una non si è mai nel letto. Ieri sera ho seguito attentamente lo spoglio dei voti, facevo la diretta su twitter per ArtInTime e mi sono dilettata ad ascoltare le interviste agli scrittori in gara, nella famigerata cinquina, agli editori di questi scrittori e ad altri personaggi più o meno rilevanti presenti in sala. Come in ogni competizione c'era chi diceva che non avrebbe mai scommesso su questa cinquina, chi diceva di sapere i nomi dei cinque finalisti fin dall'inizio, chi difendeva a spada tratta libri rimasti fuori. Ad un certo punto mentre ero intenta a scrivere sento una frase che suonava più o meno così: "Il premio Strega era stato istituito in per rilanciare la cultura italiana."
Mi sono gelata.
La riflessione successiva che si è portati a fare è: "Anche oggi è così?". L'ho twittato. Nessuna risposta.
Crisi.
Non solo economica.
Siamo anche in crisi di cultura.
Ma non perché ci hanno tagliato i fondi. Perché oggi la definizione di cultura...è a dir poco complessa.
Il numero di scrittori e libri pubblicati cresce giorno dopo giorno, ho capito che in Italia tutti hanno un romanzo nel cassetto e sperano un giorno di pubblicarlo. Tutti poi si sentono Scrittori, sì con la S maiuscola, pronti a rivoluzionare la storia della letteratura. La storia della letteratura?
Al massimo gli ultimi libri pubblicati rivoluzionano la storia degli incassi, non di certo quella della letteratura!
Sono confusa.
Non riesco a chiarirmi le idee. Non so nemmeno se i cinque libri finalisti meritavano effettivamente di essere lì. Life is Hard, dicevo qualche ora fa con una mia amica. 
Ho solo domande, che magari qualche visitatore riuscirà a chiarirmi. 
Cos'è la letteratura oggi? 
E' vero che i grandi classici appena usciti avevano venduto pochissimo, hanno avuto un grande successo dopo la morte dello scrittore. Ma un domani nelle scuole si studieranno libri come "La solitudine dei numeri primi"?
Oggi i prof consigliano "La ragazza di Bube". E domani?
Cosa possiamo definire "culturale" tra le cose prodotte oggi?
I libri della cinquina diventeranno effettivamente dei "capolavori" un domani?
Libri di culto?
Quali sono i libri di culto realizzati dal 2000 in avanti? 
E poi soprattutto...l'attuale letteratura italiana come sta rilanciando il nostro paese? Come viene vista all'estero?

Rispondetemi! 

In qualsiasi caso ho già acquistato l'ebook del vincitore dello Strega, Walter Siti. Vediamo. 


martedì 2 luglio 2013

Non so più cosa leggere!

Paura eh!
Credo che in 25 (domani 26) anni di veneranda età non mi sia mai capitato di dire una frase del genere. No, perché al massimo ho esclamato cose tipo: "Non so da che parte iniziare!!!", con più di 300 libri parcheggiati solo in camera mia, è sempre stato difficile trovarsi senza letture. 
La settimana scorsa, passeggiando per Torino, ho avuto la disgraziatissima idea di fare un giro da Feltrinelli e da Libraccio: ormai vige la legge "Quello che non compri te lo scrivi sul memo del cell". Sono uscita da Feltrinelli con L'infinito viaggiare di Claudio Magris (scontavano i libri Mondadori!) e con Il lato positivo di Matthew Quick da Libraccio. Il secondo non era nemmeno usato! Preso a prezzo pieno, mentre ero da Libraccio ho provato a fare un giro sul sito per vedere se avevo possibilità di trovarlo usato: nada, quindi ho optato per prenderlo a prezzo pieno.
Non soddisfatta per i due libri, ho pensato di rimpolpare anche la libreria digitale comprando Inferno di Dan Brown (sì, ho ceduto anche io), Agata Raisin e la quiche letale di Beaton M.C. e La metamorfosi di Kafka.
Potevo mai fermarmi qui?
Ovviamente no.
Ieri ho avuto la brillante idea di organizzare un ordine su Libraccio in collaborazione con la mia amica.
Bottino: 
N.P. di Banana Yoshimoto
Perduti tra le pagine di Margherita Oggero
La sarneghera di  Laura Mühlbauer
Instant Love di Luca Bianchini
Tu sai chi sono io di Paola Jacobbi
L'uomo che voleva fermare il tempo di Mitch Albom

Finito? Quasi!
Ultimo volume da aggiungere in libreria, che ho acquistato più per un "compito delle vacanze", è Revenge Wears Prada - The Devil Returns di Lauren Weisberger, in Inglese. L'ho iniziato, lo capisco e ne sono colpita!

Riguardo la questione: "Libri appuntati sul cell", vorrei farvi notare che avevo visto mesi fa in libreria L'uomo che voleva fermare il tempo. A tal proposito voglio fare una parentesi: ritengo siano eccessivamente costosi certi libri, a volte ricorro agli ebook (vedi il caso Dan Brown), ma nel caso di questo libro l'ebook era costoso, troppo costoso. Ho deciso di aspettare e di prenderlo usato. Tanto si sa, i libri di Libraccio sono spesso in ottimo stato, praticamente nuovi. Ammetto che ormai mi sto muovendo in questo modo. Trovo un libro che mi interessa, guardo il prezzo e valuto. Non è che non voglio spendere per i libri, ma cerco di risparmiare. Certo, ci sono sempre le biblioteche, ma in periodi di crisi raramente hanno le ultime uscite. Quindi...siano benedetti il memo sul cell e poi Libraccio, un binomio perfetto per sopravvivere alla crisi. 

Morale della storia: perché tutti questi libri? Ad agosto lavorerò, sarò quindi a Torino e mi sono preparata per bene per le vacanze, nel caso in cui la programmazione televisiva sarà pietosa, cosa che già sospetto, i libri mi terranno compagnia, mi faranno dimenticare il caldo, almeno si spera, e mi trasporteranno in mondi paralleli. Sono folle, I know! Ma bisogna pur sopravvivere, no?
Probabilmente finirò a Natale di leggerli...ma ce la posso fare! 

Un'ultima nota: chiacchierando con un amico, che legge molta letteratura con la L maiuscola, mi è venuta voglia di leggere un altro libro di Camus, avevo letto Lo Straniero, ora continuo con La peste e poi Moravia: Gli indifferenti e La noia. Avevo letto La Romana, quando ancora questo blog non esisteva, e mi era piaciuto molto. Proviamo a vedere cosa succederà con questi due.  

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