mercoledì 13 febbraio 2013

Vidi: Il canto del cielo di Sebastian Faulks


Durante una delle mie peregrinazioni librose, mi sono imbattuta in Il canto del cielo di Sebastian Faulks edizioni Beat, un interessante libro ambientato praticamente tra gli anni 10 e gli anni 70.
Un periodo storico molto ampio, durante il quale si è svolta la maggior parte degli eventi del 900. Un libro sicuramente molto ambizioso, che mi incuriosisce in primo luogo perché scritto da uno scrittore inglese, in secondo luogo perché è già stato fatto uno sceneggiato dalla BBC e prima di vederlo vorrei leggerlo.
Voi lo conoscete?
Cosa ne pensate?


TRAMA
Stephen Wraysford è un ventenne inglese, orfano e senza più legami, trasferitosi in Francia per lavorare in un’industria tessile. Isabelle è una ragazza irreprensibile, che rispetta, con rassegnazione, i doveri coniugali di un matrimonio combinato. Quando si incontrano, ad Amiens, nel 1910, i due vengono travolti da una passione bruciante che non possono ignorare. Ma quando Isabelle scopre di essere incinta, la loro relazione s’interrompe bruscamente. Entrambi torneranno alla vita di tutti i giorni, ma la cicatrice di quell’amore
segnerà per sempre le loro esistenze. Pochi anni dopo, la Grande Guerra sconvolge il continente. Nel 1917 Stephen è di nuovo in Francia, a lottare per la vita nel corso dei conflitti in cui si ritroverà a combattere tra le fila dell’esercito inglese, nel mezzo delle carneficine a cui dovrà assistere. Sopravvissuto, e di nuovo sui luoghi della passione, ritroverà Isabelle, profondamente segnata, nel corpo e nello spirito, dalle atrocità del conflitto; ma, per l’indecifrabile alchimia dei sentimenti, ne sposerà la sorella, Jeanne. Londra, 1978. Elizabeth, nipote di Stephen Wraysford, decide di indagare la storia della sua famiglia. Sarà nelle pagine del diario di suo nonno che troverà le risposte a molte domande e la forza per cominciare una nuova vita. Il canto del cielo è un’indimenticabile narrazione storica. Una struggente storia d’amore, di passione, di abbandono e speranza. Un racconto che si snoda attraverso i decenni e le generazioni del Novecento, per restituire il dramma di un’intera epoca e ricostruire la tragedia, collettiva e individuale, di chi ha contemplato con i propri occhi l’orrore della guerra.


L'AUTORE

Sebastian Faulks, ha collaborato con il Daily Telegraph, il Sunday Mirror e l’Indipendent. Scrittore di conclamata fama e vincitore del British Book Award, è autore di biografie e di romanzi storici di successo. Vive a Londra con la moglie e i loro tre figli.





martedì 12 febbraio 2013

Blue di Kerstin Gier: recensione!

Prosegue la mia lettura della Trilogia delle gemme di Kerstin Gier, il primo capitolo della saga era intitolato Red e trovate QUI la mia recensione.
Il secondo libro è Blue e l'ho terminato proprio ieri sera.
Che dire.
Non saranno i libri del secolo, ma a me piacciono. Il genere YA mi è sempre piaciuto un sacco, soprattutto se è bello farcito di ingredienti magici.
Se siete capitati su questa pagina, probabilmente siete già al corrente della trama e della vicenda di Gwendolyn che ha scoperto da pochi giorni di essere lei la vera viaggiatrice nel tempo e non la cugina, Charlotte, come avevano pensato.
La storia si fa più intricata, ancora non riusciamo a sapere se Lucy e Paul hanno buone o cattive intenzioni dopo aver rubato il Cronografo, i guardiani dicono che sono male intenzionati, ma Gwen non è sicura. Tra abiti improponibili, giri di danza e cuori in preda ai primi innamoramenti, l'avventura di Gwen prende forma e nelle sue peregrinazioni nel passato scoprirà cose molto interessanti che sembrano confutare le tesi dei guardiani, conoscerà qualcuno di molto importante, che sarà molto utile per alcuni chiarimenti.
Saltando tra passato e presente, feste e punch altamente alcolico, Gwen inizierà pian piano a conoscere i segreti che si celano dietro la setta dei Viaggiatori del tempo e allora sarà bene non fidarsi più di nessuno, nemmeno del proprio istinto. Ma la ragazza non potrà fare a meno di innamorarsi di Gideon, affascinante rampollo del ramo de Ville dei viaggiatori nel tempo, e, se nel primo libro c'erano soltanto pensieri e sguardi, in questo accade qualcosa di più, nel bene e nel male. Ammetto che la Gier è brava a descrivere Gideon, tant'è vero che...sfido chiunque a non innamorarsene, anche se in alcuni punti viene voglia di prenderlo a schiaffi...
Non voglio raccontarvi niente perché è un'avventura molto avvincente, una scrittura scorrevole, come avevo già detto, una trilogia che merita davvero di essere letta. Forse potrebbe sembrare semplice, non saranno libri che riformeranno la letteratura internazionale, ma pazienza. A me ha dato delle emozioni, si legge bene, senza inceppamenti, non viene l'orticaria...onestamente io mi aspetterei un bel film su di loro. Che ne pensate?
Alla prossima, con l'ultimo capitolo della saga: Green.

venerdì 8 febbraio 2013

Vidi: Nel cuore del mare di Charlotte Rogan


In questo periodo sto re-impolpando la mia lista dei desideri librosi, altrimenti detto comodino. Ultimo ad essere entrato in questa lista è Nel cuore del mare di Charlotte Rogan.

TRAMA
È l’estate del 1914. L’Europa sta correndo con sciagurata determinazione verso una guerra disastrosa, eppure per Grace Winter l’avvenire appare ricco di promesse. Insieme al suo ricco marito appena sposato si è imbarcata alla volta di New York, dove spera di farsi accettare dalla suocera, donna altera che si era dimostrata poco propensa a quel matrimonio. Ma in seguito a una misteriosa esplosione la nave su cui viaggia la coppia affonda. All’ultimo momento, quando la fine sembra ormai inevitabile, un membro dell’equipaggio trova un posto a Grace su una scialuppa già sovraccarica. Alla deriva in condizioni climatiche ostili, la giovane e i suoi compagni di sventura sono ben presto costretti a fare una scelta di campo tra John Hardie, un vecchio lupo di mare feroce che ha assunto il comando dell’imbarcazione, e Ursula Grant, enigmatica passeggera che contesta la sua autorità. Le tre settimane che seguono il naufragio trascorreranno così fra paura, intrighi e rari momenti di conforto, rimettendo in dubbio le più intime convinzioni di ognuno riguardo alla giustizia, all’umanità… e a Dio. Salvata, Grace finirà però sotto processo con accuse infamanti. Non sapendo esattamente cosa pensare della loro cliente, i suoi avvocati le suggeriscono di stendere un memoriale in cui raccontare l’intera vicenda. Il risultato è una narrazione che toglie il fiato e solleva domande inquietanti sui limiti della morale di fronte alla morte, restituendoci nel contempo il ritratto di una donna complessa e indimenticabile tanto quanto gli avvenimenti che descrive.

L'AUTRICE
Charlotte Rogan si è laureata a Princeton nel 1975. Dopo aver lavorato per anni nel campo dell’architettura e dell’ingegneria, ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Nel cuore del mare è il suo primo romanzo. Lo spunto per la storia gliel’hanno fornito un vecchio articolo di diritto penale e i suoi ricordi di bambina cresciuta in una famiglia di marinai. Vive a Westport, nel Connecticut, con il marito e i tre figli gemelli.


Kindle Paperwhite VS iPad

Da quando esiste Life in Technicolor i luoghi e i metodi di lettura sono gradualmente cambiati. Il libro cartaceo è stato gradualmente affiancato da quello digitale, che, dopo un iniziale periodo di scetticismo, pian piano anche noi italiani ci siamo abituati a tollerarlo, me compresa.
Ho iniziato a leggere i miei primi ebook sull'iPad e da questa settimana sono sbarcata sul Kindle Paperwhite e le differenze si vedono.
Devo essere sincera con voi, così come lo sarei anche se mi dovessero fermare per strada: leggere i libri sull'iPad è da delirio! A me da fastidio, ma a livelli di nausea!
Ne ho letti soltanto 3 o 4 su iPad, ora non ricordo nello specifico, ma sono state esperienze un po' da panico! All'inizio leggevo bene, poi pian piano...gli occhi iniziano ad urlare...
Non mi stancherò mai di dirlo: lo schermo dell'iPad è uno schermo RETRO illuminato, quindi è come leggere dallo schermo del PC, leggi una pagina e poi accendi la stampante. Per carità...qualcuno ci riesce, ma non è una lettura comoda, rilassante.
Lo schermo del Kindle Paperwhite è SOVRAILLUMINATO.
E su questo è bene fare un appuntino, perché anche qui ci hanno presi per il naso.
Se io vado a modificare la luminosità dello schermo del Paperwhite, ecco cosa esce:


Quindi, fatemi capire: sta sovrailluminazione non serve per leggere al buio, serve per contrastare la fonte luminosa sopra di noi...Ma allora perché dal sito di Amazon si vede chiaramente una tipa che legge al buio con la luce al massimo?
Ieri in treno, ho provato a mettere la luminosità al massimo visto che mi entrava il sole diretto dal finestrino e ho notato che effettivamente si legge meglio...ma in camera alla sera preferisco leggere con la luminosità a 8-9 e poi la mia fidata lampada da lettura che illumina oltre lo schermo.
So che alcuni pensano di usarlo quest'estate per leggere in camera cercando di sopravvivere alle zanzare, forse potrebbe essere un ottimo modo per utilizzare questa illuminazione.
Personalmente ho dei problemi a leggere al buio e a fissare il Kindle fluorescente. Succede anche a voi?
Per il resto, si legge benissimo, sicuramente l'ebook reader è un oggetto che entrerà nella nostra quotidianità come lo scolapasta e lo spazzolino, ho già sentito qualcuno dire che da quando ha scoperto il Kindle legge molto di più. 
Insomma, ben vengano questi ebook reader, siano essi Kindle o Kobo o altro. 
Però, c'è un però da lettore.
Adoro guardare la mia libreria, ripercorrere le copertine dei romanzi e pensare a quello che ho letto là dentro, ripensare alle emozioni provate mentre leggevo quel libro, con l'ebook reader questa sensazione non c'è. Non c'è l'esclusività della lettura. Nel senso che se io leggo Harry Potter, associo determinate emozioni ad un tipo di carta, ad un tipo di scrittura, ad un tipo di odore.
Con l'ebook reader sembra di leggere sempre lo stesso libro, senza odore, senza carta, con i caratteri sempre grandi uguali. E' proprio tutta un'altra esperienza di lettura. Un altro mondo.
I libri cartacei sono insostituibili, certo però che se mi devo leggere Les Misérables, non posso tirarmi dietro 1600 pagine di libro. Cioè, un tempo si faceva anche, ma onestamente sul treno con la valigia, lo zaino, la borsetta...preferisco avere il mio fidato Kindle. 
E voi? Vi siete già ebookreaderizzati? 

Vi lascio qui sotto due scatti del mio Kindle, acquistato con apposita custodia che onestamente costa, ma è ben fatta!
Alla prossima!





Fai bei sogni di Massimo Gramellini: recensione!

Avevo messo sul comodino questo libro fin dal momento in cui è uscito, così come il precedente: L'ultima riga delle favole, ma non ero mai riuscita a leggerli. Non avevo mai sentito il bisogno di cominciarli, fino a quando mercoledì sera ho visto l'ennesima intervista a Gramellini a Le invasioni barbariche.
Stimo molto Massimo Gramellini, adoro leggere ogni giorno il suo Buongiorno, mi piace ascoltarlo da Fazio a Che tempo che fa, è un uomo colto e ha un cervello a forma di cuore: un maschio femmina. Sto delirando?
No, seguitemi con calma.
Fai bei sogni è un romanzo autobiografico, che racconta la storia di Massimo Gramellini e della madre, morta quando lui aveva 9 anni.
Una vita da orfano di madre, cresciuto da un padre che a fatica riusciva a mostrargli quanto bene gli volesse, non perché non gliene volesse, ma perché abituato a nascondere i suoi sentimenti, a schermarli, a non farli conoscere in pubblico. In quanto uomo non poteva cedere alle emozioni come le donne.
Gramellini ci racconta una vita durante la quale ha dovuto gradualmente accettare la morte della mamma e tutte le mancanze ad essa connesse, a partire dai caldi abbracci, dall'odore dei suoi capelli che lentamente non ricorderà più ai suoi modi di fare. Eppure la mamma era cambiata da tempo, non era più la stessa donna piena di vita, da qualche mese era diventata triste, sembrava divorata da un demone. Fai bei sogni ci racconta il viaggio di un bambino che deve diventare uomo senza madre, un cammino condiviso con il solo padre, degli amici di famiglia che gradualmente vengono allontanati dal padre, una Madrina (con la M maiuscola) che mi piace pensarla uguale alla fatina di Cenerentola della Disney, questa donna sarà infatti il Deus ex machina della vicenda.
Il libro di Gramellini è anche un viaggio verso la verità, tutti gli hanno sempre detto che la mamma è morta di infarto, in salotto, dopo essere stata nella sua stanza a rimboccargli le coperte. Eppure questa verità è stata costruita ad hoc per "non farlo soffrire ulteriormente", nessuno ha voluto raccontargli l'altra verità, che lui ha scoperto da adulto, pochi anni fa. 
Durante l'intervista con Daria Bignardi, Gramellini ha raccontato come la scrittura di questo romanzo ha fatto riemergere in lui episodi che aveva eliminato, accantonato nella testa, ma che gradualmente sono emersi. Un viaggio psicologico insomma, leggere Fai bei sogni è come ospitare Gramellini sul divanetto di uno psicanalista, non lo dico in modo negativo, anzi.
Penso che abbia avuto molto coraggio a mettere nero su bianco questa storia, che non è nient'altro che la sua storia, ha messo in pubblico un torto che gli è stato fatto, lui che è una delle firme più importanti del quotidiano La Stampa.
Fai bei sogni forse a molti può non piacere, è una storia semplice, scritta con le parole semplici, una storia di sentimenti ed emozioni, una storia che si lascia leggere e vivere. Molti lettori hanno versato lacrime mentre divoravano le pagine, io stessa mi meravigliavo man mano che andavo avanti nella lettura. 
Un libro sicuramente che merita di essere letto, consigliato a quelle persone che non hanno paura di mostrare le loro emozioni, ma consigliato anche a chi ha paura di mostrarle, perché magari dopo averlo letto la paura svanirà. Consigliato a chi ha subito una perdita, dice lo stesso autore, ma in questo caso preparatevi a non essere compianti.
Credo che Gramellini sia stato coraggioso a raccontare questa storia, egli è un maschio femmina perché dimostra di essere un uomo dotato di sensibilità, questa definizione è presente nel suo libro ed è stata ripresa anche durante l'intervista con Daria Bignardi. 
Quindi, se non lo avete letto...leggetelo! E se già lo avete letto, visto che obiettivamente è uscito da un po'...fatemi sapere cosa ne pensate!

Non avendo fatto precedentemente una scheda del libro, vi incollo qui sotto la trama.

TRAMA
Fai bei sogni è un romanzo, a tratti autobiografico, del vicedirettore de La Stampa Massimo Gramellini. E' la storia di un segreto, rimasto nascosto per quarant'anni. E' la storia di una persona che dall'età di nove anni, fino alla vita da adulto, è rimasto all'oscuro circa i fatti relativi alla morte di sua madre. Come se il silenzio fosse un modo per cancellare le tragedie della vita. In realtà questo è un modo per rifiutarsi di accettare l'evento drammatico. Il silenzio come rifugio per non soffrire, uno stratagemma dell'anima a cui ricorre chi si trova di fronte ad una perdita improvvisa. Un rifugio temporaneo che non serve. Un'illusione che fornisce linfa vitale al malessere esistenziale, al timore di vivere. Non è il superamento del dolore, ma è il rifiuto e la paura di conoscere la verità, è una condizione che trascina verso lo smarrimento del proprio Io più profondo. Ed è questa la situazione del protagonista, un uomo insicuro a causa di una perdita che non è mai stato in grado di superare. E' la sua storia, la storia del suo tormento e di come, un giorno, ha deciso di immergersi nel dolore, per superarlo e per vivere un'esistenza autentica. Fai bei sogni è un romanzo in cui Gramellini parla della perdita, della verità e dei percorsi che il nostro Io compie per cercare di superare i drammi dell'esistenza.

martedì 5 febbraio 2013

Vidi: Uno splendido disastro di Jamie McGuire

Sono davvero molto incuriosita dal libro di cui vi parlo oggi, Uno splendido disastro di Jamie McGuire: non vedo l'ora che arrivi in libreria per poterlo leggere e quindi recensire.

TRAMA

Camicetta immacolata, coda di cavallo, gonna al ginocchio. Abby Abernathy sembra la classica ragazza perbene, timida e studiosa. Ma in realtà Abby è una ragazza in fuga. In fuga dal suo passato, dalla sua famiglia, da un padre in cui ha smesso di credere. E ora che è arrivata alla Eastern University insieme alla sua migliore amica per il primo anno di università, ha tutta l'intenzione di dimenticare la sua vecchia vita e ricominciare da capo. 
Travis Maddox di notte guida troppo veloce sulla sua moto, ha una ragazza diversa per ogni festa e attacca briga con molta facilità. Dietro di sé ha una scia di adoratrici disposte a tutto per un suo bacio.
C'è una definizione per quelli come lui: Travis è il ragazzo sbagliato per eccellenza. 
Abby lo capisce subito appena i suoi occhi incontrano quelli profondi di lui e sente uno strano nodo allo stomaco: Travis rappresenta tutto ciò da cui ha solennemente giurato di stare lontana. Eppure Abby è assolutamente determinata a non farsi affascinare. Lei no, non ci cadrà come tutte, lei sa quello che deve fare, quel ragazzo porta solo guai. Ma quando, a causa di una scommessa fatta per gioco, i due si ritrovano a dover condividere lo stesso tetto per trenta giorni, Travis dimostra un'inaspettata mistura di dolcezza e passionalità. Solo lui è in grado di leggere fino in fondo all'anima tormentata di Abby e capire cosa si nasconde dietro i suoi silenzi e le sue improvvise malinconie. Solo lui è in grado di dare una casa al cuore sempre in fuga della ragazza. Ma Abby ha troppa paura di affidargli la chiave per il suo ultimo e più profondo segreto…

Uno splendido disastro è un caso editoriale unico, un fenomeno mondiale. La rete è invasa di commenti, schiere di lettori reclamano un secondo romanzo al più presto, dilagano forum dedicati ai due romantici protagonisti. Venduto a una delle più importanti case editrici americane dopo un'asta agguerrita, ha scalato la classifica del «New York Times» rimanendo per settimane ai primi posti. Sentimenti inconfessabili, lotte interiori, passione proibita fanno di Uno splendido disastro un romanzo da cui è difficile non diventare dipendenti. 

lunedì 4 febbraio 2013

My G-Day!

Il 25 settembre 2006, in una uggiosa mattinata settembrina, sono salita su un pullman alle ore 5.49 alla volta di Santhià per prendere il Milano-Torino che mi avrebbe portato per la prima volta a Torino.
Ero stata ammessa al DAMS, avevo passato il test d'ingresso e quel giorno stava per iniziare la mia carriera universitaria. Avevo deciso di fare la pendolare. Una pazza, direte, effettivamente farsi un'ora e mezza di treno all'andata più un'altra ora e mezza al ritorno, non era proprio un divertimento. Il primo anno è volato, tra amici nuovi conosciuti per caso in fondo a un'aula, oppure nella pausa pranzo, persone con le quali condividere intense lezioni dalle 12 alle 14, con le quali correre a prendere il treno, con le quali versi il caffè-disgustoso delle macchinette. Con le quali realizzare il "paper" per l'esame di Inglese del professor Bajma Griga, che è scomparso da un anno circa.
Il primo anno è volato e il mio umore, nonostante il pendolarismo, era migliorato moltissimo rispetto agli anni del liceo, durante i quali il greco e il latino erano stati per me come Scilla e Cariddi.
Ho iniziato così il secondo anno, pendolare di nuovo. Questa volta però me la cavavo prendendo il treno delle 7.10 e finalmente avevo scelto il mio percorso: volevo studiare cinema, avevo avuto un iniziale svarionamento e volevo puntare tutto sull'arte, ma dopo aver sentito i racconti di ragazzi che erano più avanti di me negli studi, ho capito che non poteva essere la mia strada.
Nel cinema ho trovato...un mondo, che non immaginavo minimamente. Non ero una grande esperta, lo ammetto, come non lo sono tutt'ora. Mi erano quasi sconosciuti Orson Welles e Griffith, ma ricordo benissimo che appena ho visto le loro pellicole non ho potuto fare a meno di innamorarmi di loro.
Tra un film e l'altro, conversazioni di messenger intrecciate, ennesime pause pranzo e primi folli progetti....ho conosciuto molti altri amici, con i quali ho stretto anche grandi amicizie.
Anche il secondo anno è volato senza quasi che me ne rendessi conto, ma già ventilavo qualcosa di nuovo per la mia vita torinese: trasferirmi finalmente a Torino. Dovevo iniziare il terzo anno, che prevedeva corsi dal 8 del mattino, dovevo fare la tesi...quindi, di comune accordo con mamma e papà, ho inviato la mia richiesta per abitare presso il Collegio Einaudi e quello, me ne sono resa conto dopo, era un piccolo passo per l'uomo, ma un grande passo per la mia vita torinese.
Sono entrata in collegio in una soleggiata mattina di settembre. Ricordo ancora che ero stanchissima perché la sera prima ero in piazza ad ascoltare i Cluster, e quella mattina ero asociale, parlavo pochissimo...e i miei co-collegiali mi avranno presa per pazza.
Ho iniziato quindi la mia vita torinese: durante il primo semestre mi ero caricata ogni corso possibile e immaginabile, otto ore di lezione per tre giorni...dalle 8 alle 16.. Pazza!
Tra un corso e l'altro avevo poi trovato una proposta di tirocinio molto interessante: una settimana al festival del cinema di Courmayeur. Wow! Presa al volo. Esperienza bellissima! Che mi ha fatto conoscere un sacco di gente e di compagni di corso.
E poi....è arrivato il momento di chiedere la tesi...e mi sono lanciata su una tesi che trattava di cinema muto. Ricercavo libri per la tesi, pensavo alla specialistica....e continuavo a dare esami. A settembre 2009 mi mancava l'ultimo, tutto incastrato per laurearmi a gennaio 2010, ma le cose non sono andate come speravo. Purtroppo questo fatidico esame mi ha ritardato la laurea facendomi andare un anno fuori corso, nonostante stessi già frequentando la specialistica.
Mi sono laureata così durante un'afosa mattina di luglio del 2010.
Ovviamente a settembre ho iniziato la specialistica, carica come non mai!
Due anni intensi, che però mi sono serviti per approfondire ulteriormente le mie conoscenze e anche per ampliarle, perché c'è sempre qualcosa da sapere.
E il 31 gennaio...ho concluso il percorso, laureandomi di magistrale. Finalmente o purtroppo sono arrivata alla fine del percorso.
Sono felice, ma allo stesso tempo un po' dispiaciuta. Credo di aver capito in questi anni che questa è davvero la mia strada, che poi si è intrecciata con altre strade. Mi è sempre piaciuto il cinema, la narrazione, il racconto, le storie, la Storia, i libri. Ho sempre adorato queste cose e sono felice della scelta che ho fatto. Ho inseguito un sogno, lo inseguo tutt'ora e continuerò. Ho 25 anni e sono autorizzata a sognare. Ne sono convinta.
Non so ancora con certezza cosa farò da grande, ma pian piano lo scoprirò.

mercoledì 30 gennaio 2013

WrapBook

Proprio l'altro giorno, mentre leggevo Il caffè delle donne mi sono detta: ma quanto si rovinano sti libri con la copertina morbida? Stessa cosa l'ho pensata per Venere in metrò di Giuseppe Culicchia, tant'è vero che l'ho accuratamente avvolto in un sacchetto di stoffa per trasportarlo.
Basta sfregare leggermente il bordo della copertina, che subito quella si rovina...che nervi! Devo per forza leggermi i libri quando sono a casa? Non posso portarli in viaggio?
Possibile che in un era in cui gli ebook cominciano a spopolare, i libri che gli fanno concorrenza diventano sempre meno trasportabili?
Oggi, mentre visitavo il sito-blog di Erica Vagliengo, mi sono imbattuta in un'iniziativa molto interessante: le WrapBook! Cosa sono?
Le WrapBook sono delle bellissime copertine di stoffa che potete utilizzare per avvolgere i vostri libri rendendoli più colorati e soprattutto preservando la copertina.
Sono tutte made in Italy o meglio, made in Val Chisone. Un progetto molto interessante ed eco sostenibile  perché le copertine a fine anno vi rimangono, non vanno buttate via, sono realizzate dalle donne della Val Chisone rimaste senza lavoro, vengono cucite utilizzando scampoli di stoffa acquistati al mercato.

Un'idea interessante che potrebbe rendere più stiloso il vostro libro e potrebbe incuriosire i vostri amici. 

Potete trovare tutte le informazioni qui: www.wrapbook.it 

E questa è una foto di Pasquale Modica:


martedì 29 gennaio 2013

Attendendo Les Misérables

Mancano pochissimi giorni all'uscita del film in Italia, onestamente non vedo l'ora di poterlo finalmente vedere. Les Misérables sembra destinato a diventare un film intramontabile, un colossal, una pietra miliare nella storia del musical.
Lo spettacolo ha già sbancato i botteghini di tutto il mondo, OVVIAMENTE non è arrivato in Italia dove ancora non abbiamo ben capito cosa sia il Musical, a causa anche di una cultura latina e non anglosassone che predilige spendere 30 euro per un concerto piuttosto che per uno spettacolo. (Poi per carità, c'è chi li spende per entrambi, ma sono casi rarissimi), oppure che preferisce abbonarsi a tutto il campionato della propria squadra piuttosto che spendere dei soldi per la cultura. De Gustibus. Ma non è di questo che vi voglio parlare.
Tornando a Les Misérables, ho scoperto che le canzoni sono state registrate dal vivo, gli attori sentivano un pianoforte in cuffia, che era suonato anche lui dal vivo, ma rinchiuso in uno sgabiotto lontano. Insomma, un'opera che promette molto, molto, molto, che qualcuno già deciderà di non andare a vedere perché: "è un musical!", sai che dramma!
Se invece siete persone che riescono a scendere a compromessi, accantonate i pregiudizi e correte al cinema, secondo me non ve ne pentirete. E poi, spiegatemi, come si fa a dire di NO a un cast del genere? Sono tutti attori bravissimi a recitare, ma ugualmente bravi a cantare.
A tal proposito, mi chiedo sempre perché tutti gli attori Americani (in questo caso anche Australiani) sanno cantare, ballare e recitare. Misteri della vita.
I nostri italiani...non sono così AVANTI!
Sapete darmi una risposta?
Io intanto continuo ad attendere il film, il 31 gennaio, correte tutti al cinema. Io andrò la settimana dopo, sperando di trovare meno ressa e...soprattutto perché il 31 credo di avere un altro impegno. 
Speravo di riuscire a leggermi il libro...non ce l'ho fatta. Ops!
A presto!



Venere in metrò di Giuseppe Culicchia: recensione!

"Gaia ha 38 anni e porta la taglia 38", gaia è moglie di Matteo, abitano in una casa tutta dedicata ai Fantastici Quattro, hanno una figlia: la vampira. E' difficile entrare in relazione con lei, soprattutto quando è più semplice lasciarla a casa con la peruperu per andare a fare un'apericena nei locali più in di Milano, oppure fuggire per weekend sulla neve, che forse nascondono ben altro. Gaia ha anche un amante Nicolò, che sembra essere perfetto rispetto a Matteo, eppure...nasconde qualcosa.
Tanti ingredienti diversi per una storia rosa uscita dalla penna dello scrittore Giuseppe Culicchia.
Ammetto di non aver mai letto niente di suo prima di Venere in metrò, ma questo libro mi ha fatto venir voglia di leggermi tutti gli altri di questo autore.
Scritto in prima persona, Venere in metrò attraverso il personaggio di Gaia ci racconta una "brutta storia" dalle tinte milanesi, una storia di amore, shopping, tradimenti, immaturità, una storia di eterni  Peter Pan che preferiscono fuggire di fronte ai problemi, piuttosto che affrontarli. Gaia è una donna 38enne, ma non è mai cresciuta. Ha una figlia con la quale non riesce a comunicare, lei e il marito la chiamano "La vampira" a causa della sua passione per Twilight, sembra una squilibrata, è stata iscritta a una scuola steineriana al fine di sviluppare le sue doti creative, per non farla fossilizzare su dogmi e definizioni come prevede il normale insegnamento.
Gaia ha le sue abitudini, il blog The Blonde Salad, i tweet di Francesca Versace, la psicanalista, sono molte le cose che tornano nel libro, tanto che sembra che la vita di Gaia, fatta di cose e luoghi sempre uguali, sia praticamente una routine, sia scandita da cose, momenti, persone che rendono tutti i giorni uguali. Le battute delle pierre quando escono dal locale a fine serata, il pensiero fisso di cosa guardare su internet, di Biancolatte, della tisana drenante, di iscriversi a pilates. La sua vita è caratterizzata da queste cose, è appena stata licenziata dall'agenzia di eventi: Eventi Avanti, il licenziamento è avvenuto con un sms, il libro si apre proprio con due sms, questo del licenziamento e uno che era destinato a Nicolò e che in realtà finisce al marito. Da qui inizia proprio la scoperta del tradimento e quindi l'allontanamento di Matteo che, come scopriremo in seguito, non è solo connesso al tradimento della moglie, ma c'è ben altro.
Gaia di fatto è una persona fragile, tra i suoi gesti ripetitivi, c'è lo specchio, luogo con cui si confronta sul suo corpo e che la costringe a vomitare ogni volta nelle toilette dei locali appena ha finito l'apericena. Non sa apprezzarsi a causa anche di una madre-modella che è anoressica da anni e che le ha sempre voluto inculcare l'idea della linea. 
In Venere in metrò non ci sono personaggi completamente buoni o completamente cattivi, ci sono uomini e donne che cercano di vivere al meglio le loro vite, senza preoccuparsi troppo del domani. Sembra la storia della cicala e della formica, ma prima o poi qualcosa nella vita va storto, ci sono dei fatti che noi non possiamo gestire, come il crollo delle banche oppure qualcuno che sperpera il patrimonio giocando a poker.
L'unica persona con degli ideali sembra essere il padre di Gaia, che voleva rivalutare un quartiere di Milano per metterci parchi da gioco, case ridenti, non abbandonarli alla cementificazione. Un'anima pura che evidentemente non riusciva a trovare una sua collocazione in questo mondo infernale. 
Credo che Venere in metrò sia davvero un buon libro che merita di essere letto, onestamente mi ha fatto riflettere molto, la vicenda di Gaia è più vera di quanto tutti noi possiamo immaginare. 
Non aspettatevi una storiella rose e fiori, come potrebbe suggerire la copertina, ma una storia cruda, narrata da un personaggio che vedrà la sua vita completamente sconvolta. Perderà qualcosa...ma ritroverà qualcuno che credeva di aver perso da tempo.
Non voglio darvi troppe anticipazioni.
Leggetelo!


VOTO:


martedì 22 gennaio 2013

Il caffè delle donne di Widad Tamimi: recensione!

Avevo parlato di questo libro un po' di tempo fa, lo avevo acquistato a metà prezzo da Libraccio.it e poi tra una cosa e l'altra è finito sotto nella pila dei libri da leggere. Lo avevo quindi prestato a una mia amica, la quale dopo averlo terminato mi ha detto: leggilo perché è a dir poco stupendo!
Avendo altri libri da leggere, non l'ho mai preso in mano, fino a quando...mi sono trasferita a Torino e mi sono ritrovata senza internet. Per passare il tempo ho deciso di cominciare Il caffè delle donne e nel giro di pochi giorni l'ho divorato.
Ambientato tra la Giordania e Milano, Il caffè delle donne è un libro molto interessante e affascinante per noi occidentali che spesso, a causa dei fatti internazionali, guardiamo agli arabi con sospetto. Questa storia mette in campo differenze, etniche, culturali, geografiche; la protagonista Qamar è di origini giordane, ma è cresciuta a Milano, ad Ammam torna solo d'estate e proprio in questi momenti si rende conto delle differenze che intercorrono tra i due paesi.
A fare da cornice in questa storia è appunto il caffè, che forse più che una semplice cornice è proprio un espediente, quasi un personaggio che si prende un suo ruolo importante, tra caffè espressi e caffè arabi, letture dei fondi della tazzina, la storia avanza e ci porta a scoprire tradizioni uniche come appunto il caffè delle donne. Ci spiega questo rituale complesso, che parte dalla preparazione del caffè e termina con la lettura di un fondo di una tazzina.
Nel caffè si nasconde il destino delle persone e anche quello di Qamar, la protagonista, che sta attraversando un periodo non semplice della sua vita, vuole un figlio, ma a quanto pare non è così semplice, per non parlare degli alti e bassi nella relazione con Giacomo. Nel caffè ci si incontra, ci si scontra per opinioni e origini, diverse vedute riguardo la vita.
Mille ingredienti, tra cui il caffè, ci regalano una storia semplice eppure densa di significati, ricca di sogni, di speranze. Il caffè delle donne ci racconta la vita con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, Widad Tamimi mette in campo la sua esperienza di donna e di araba, offrendo al pubblico un prodotto molto interessante, costruito sapientemente alternando la vita di Qamar da grande e da piccola, durante le vacanze in Giordania. 
La sua scrittura permette di visualizzare a pieno le scene e in alcuni punti sembra di sentire il vento del deserto, il caldo, la sabbia che si infila in mezzo alle dita dei piedi.
Sinceramente non mi stupirei se tra qualche anno un regista lo scelga per realizzare un film, è un libro davvero unico, se non fosse che l'anno è appena cominciato, direi che è uno dei migliori libri letti quest'anno
E voi, lo conoscete? Lo avete letto?
Attendo le vostre opinioni!

VOTO:



lunedì 21 gennaio 2013

Il tuttomio di Andrea Camilleri: recensione!

Il tuttomio è il nuovo romanzo di Andrea Camilleri, il protagonista non è il ben noto commissario Montalbano, ma una giovane donna: Arianna.
Non avendo fatto precedentemente una scheda del libro, prima di proseguire nella recensione, è bene dargli un'occhiata, soprattutto perché si tratta di un libro un po'...diverso dai soliti libri "montalbanici". 

TRAMA
Arianna ha trentatré anni, ma il suo temperamento è deliziosamente infantile. Quando Giulio la incontra è conquistato da questa creatura smarrita, selvatica come una bimba abbandonata eppure bellissima e sensuale. Arianna entra nella sua vita con una naturalezza che lo strega e dal giorno in cui la sposa Giulio cerca di restituirle la luce che lei gli ha portato offrendole tutto ciò che potrebbe desiderare: anche quello che lui, a causa di un grave incidente, non può più darle.
Così nella loro routine entrano a far parte gli appuntamenti del giovedì, organizzati da Giulio in persona: in un pied-à-terre o in una cabina sulla spiaggia gli uomini destinati a incontrare Arianna sono tenuti a rispettare poche regole inviolabili. Nella vita di questa coppia non ci sono segreti.
Ogni tanto però Giulio è colto dalla consapevolezza che qualcosa gli sfugge: "Tu non mi hai detto tutto di te" le sussurra mentre non riesce a fare a meno di viziarla. Di segreti Arianna ne ha molti, e brucianti, ma quello che custodisce più gelosamente è il "tuttomio": una tana tutta sua, ricavata in un angolo del solaio. I giochi di Arianna e Giulio sono troppo torbidi e coinvolgenti per non farsi, con il passare del tempo, pericolosi...
Che dire?
La prima cosa che colpisce di questo libro è sicuramente il numero di pagine: soltanto 140 che lo fanno assomigliare più a un racconto lungo che a un romanzo breve. Il tuttomio racconta appunto la storia di Arianna e del marito Giulio, del loro amore intriso da perversioni e omicidi. Una storia dalle tinte noir che trae ispirazione dalla vicenda dei marchesi Casati Stampa e da diversi libri della letteratura internazionale: Santuario di William Faulkner e L'amante di Lady Chatterley di David Herbert Lawrence. Non mancano poi i riferimenti mitologici ad Arianna, il labirinto, il Minotauro. Una storia di amore e morte che può essere letta a diversi livelli.
Non è il solito librettino che sfrutta l'eros e il sesso per vendere, non è Cinquanta Sfumature di Grigio e sue declinazioni, Il tuttomio è un viaggio, un'esperienza, abbiamo una protagonista femminile che è ancora una bambina, fa la pipì a letto. Il marito è un eunuco che paga gli amanti della moglie per farla divertire, non potendo egli stesso soddisfarla sessualmente. Eppure Arianna non è solo questo, la sua vita è costituita da diversi amanti e diversi omicidi, stupri subiti dal compagno della nonna. Potrebbe essere paragonata a una prostituta d'alto bordo, potrebbe essere letto come il riscatto verso un altro personaggio della realtà, poi traslato nella finzione, Jack lo Squartatore, l'uomo che uccideva le prostitute.
Questa volta è una donna Arianna a uccidere i suoi uomini, come una mantide religiosa però più tollerante, li elimina quando le cose stanno degenerando e loro le fanno del male, obbligandola ad avere altri rapporti oppure abbandonandola. 
La psicologia di questo personaggio è spaventosa, ma estremamente affascinante e lascia il lettore sconvolto. Ci si rende conto che è una bimba non solo perché appunto fa pipì nel letto, ma lo è nei suoi atteggiamenti nei confronti degli uomini. La sua sessualità, il suo essere emancipata nascondono in realtà un forte infantilismo, una grande incapacità nel gestire i rapporti e le relazioni. Arianna è una materialista, una che sfrutta gli uomini, appoggiata dal marito Giulio, per sentirsi appagata. Ossessionata dal suo corpo, trova evidentemente conferma nell'essere amata e desiderata dagli esponenti del sesso opposto.
Ma cos'è il "tuttomio"?
Il tuttomio è un luogo, un punto nascosto della casa di Arianna, protetto da una testa di vacca, il luogo dove vivono i suoi amici immaginari, dove lei si rifugia e dove le cose possono avere fine. Vanni morirà lì dentro e anche il giovane Mario deciderà di togliersi la vita proprio mentre è prigioniero del tuttomio.


La mia prima settimana taurinense!

Ebbene sì, ha finalmente avuto inizio la mia esperienza taurinense. 
Ho deciso di raccontarvi la prima settimana, durante la quale mi sono assentata da internet perché siamo in attesa del collegamento in casa. 

Tutto è cominciato con un saluto sulla lavagnetta:

per proseguire con la sistemazione della stanza.


Ho indossato le ciabattine style...

...e come primo pranzo, ho deciso di farmi la pasta con il sugo di mammà!

Il giorno dopo: primo pranzo con la coinquilina....uh che fantasia, ma il sugo di mammà doveva essere finito!

Ho scritto gli articoli per ArtInTime di febbraio...

...e il giovedì sera: giropizza con le amiche, sempre a casa, per collaudare l'appartamento.

Dopo la pizza: il dolce...che buoni!!

E ovviamente...non poteva mancare un giro in Feltrinelli per vedere l'intervista-presentazione di Francesca Battistella e del suo libro La stretta del lupo, quello che avevo presentato io a novembre. 
Durante il tour in libreria, ho visto che un libro che volevo prendere da tempo era molto, molto scontato. E allora...come lasciarlo sullo scaffale?

La prima settimana è andata...e ora si continua!

giovedì 10 gennaio 2013

Mi sono arenata...

Come saprete, se mi seguite da un po', avevo all'attivo-in lettura due libri sui quali avevo grandi aspettative; i titoli in questione sono:

- Il seggio vacante di J. K. Rowling

- Il corpo umano di Paolo Giordano

Due scrittori differenti, due libri del 2012, due libri molto attesi, due libri che ahimè non riesco a leggere. 
Mi spiego.
Mi sono bloccata durante la lettura. Mi aspettavo molto da entrambi, non vedevo l'ora di leggere il Giordano post La solitudine dei numeri primi, volevo vedere il suo processo di maturazione, leggere questa storia vera e profonda dei soldati al fronte.
Attendevo Il seggio vacante, anche in questo caso, per vedere il "dopo" di un grande successo come Harry Potter.
Gli ho iniziati e non mi viene voglia di andare avanti a leggerli, non perché siano scritti male, forse è un problema mio, non è il periodo giusto per leggerli...vai a capire!
Il corpo umano non rientra proprio nei miei generi prediletti, essendo un libro che parla di luoghi di guerra, non sempre trovo piacevole leggere su questi argomenti, probabilmente ha influito anche questo sulla mia lentezza cronica di lettura. (Scusate il gioco di parole e l'allitterazione ridondante...)
Il seggio vacante sapevo che era altro rispetto a quello che è stata la Rowling con Harry, ma nonostante tutto volevo leggerlo perché adoro il suo stile ed effettivamente tutto si può dire di quel libro, tranne il fatto che non si veda che è la stessa mano che ha scritto Harry Potter. E' la Rowling dalle prime 3 righe del romanzo. E' lei. 
In questo periodo forse ho bisogno di libri snelli, leggibili, trasportabili (stiamo parlando di due dizionari!), tant'è vero che in due giorni mi sono divorata Dickens, soprattutto ho bisogno di tempo, ultimamente scarseggia, ma spero di riuscire presto ad averne.

So che questo post oscilla tra l'inutile e l'insensato, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi di questi due libri, se li avete letti o se avete avuto i miei stessi problemi. 
Di certo non li voglio accantonare, solo devo riprenderli in un altro periodo!
A presto!


martedì 8 gennaio 2013

Le campane di Charles Dickens: recensione!

Sono commossa, sono finalmente riuscita a leggere Le campane di Charles Dickens, un libro che ho iniziato praticamente ogni anno sotto le feste di Natale e che non ho mai finito!
In realtà l'ho terminato ieri, 7 gennaio, quindi le feste di Natale erano concluse, ma sono ugualmente contenta perché non è una storia Natalizia, quanto di Capodanno, quindi una lettura adatta ai primi giorni dell'anno.
Le campane racconta la storia di Toby Veck e di sua figlia Meg, lui è un fattorino mentre Meg è una giovane donna, innamorata di Richard. I due giovani vorrebbero sposarsi a Capodanno, ma le opinioni della gente non appoggiano questo matrimonio perché i due ragazzi meriterebbero di crescere ancora un po' prima di scegliere con chi condividere il resto della loro vita. 
A fare da cornice in questo racconto di Dickens è il campanile, con le sue campane, Toby sente le loro voci, viene chiamato da queste, tanto che una notte gli sussurrano che la porta del campanile è aperta, quindi corre a chiuderla ed è proprio in questo momento che ha origine il suo viaggio.
Toby si ritrova in preda ai folletti della campane, spiritelli che lo portano a conoscere il futuro, la storia della sua amata Meg che, rimandato il matrimonio con Richard, si ritrova povera e sola, triste, sempre al lavoro per mantenersi. Lui è morto, quindi la figlia deve provvedere da sola al suo sostentamento.
Una storia triste con uno scopo didascalico che ricorda il più celebre Canto di Natale, i folletti sono paragonabili allo spirito dei Natali futuri e Toby non è propriamente come Mr Scrooge, ma occupa la stessa posizione, è colui che deve rivedere i suoi ideali per vivere il nuovo anno in modo migliore rispetto a quello passato. 
Credo che Le campane sia un racconto molto interessante, da leggere dopo il Canto di Natale e da regalare a chi si vuole bene proprio come augurio per il nuovo anno che sta per nascere. E' meraviglioso il modo attraverso il quale Dickens racconta della venuta dell'anno nuovo, come la gente lo attende, quali siano i rimorsi, le speranze, storie dell'800, ma che hanno un'attualità che in alcuni punti è disarmante. 
Una cosa che mi ha colpito è il modo in cui Dickens ci descrive i folletti delle campane, come parlano, come si presentano, come se lui stesso li avesse visti. Dickens aveva vissuto nel periodo della fantasmagoria, della lanterna magica, era appassionato di fantasmi e tutto questo si riversa nei suoi racconti donando loro un forte senso di realismo.
Penso sia chiaro che questo libro mi è piaciuto davvero molto, certo, è un'opera datata, che potrebbe presentare dei problemi a livello di lettura, perché non ha quella dinamicità tipica dei contemporanei, ma è comunque leggibile, il lessico è semplice e la stesura è lineare. 
Credo sia un bel libro da regalare per Natale, davvero! Me lo devo segnare!

Vi saluto con le ultime righe di questo libro, perché possano essere un augurio per il 2013 appena nato: 

"Possa dunque il nuovo anno essere felice per te 
e per tutti quelli la cui felicità dipende da te! 
Possa dunque ogni anno essere più felice del precedente 
e anche il più piccolo dei nostri fratelli 
e delle nostre sorelle 
possa godere della giusta parte 
di quel che il creatore gli ha destinato."

VOTO:



martedì 1 gennaio 2013

BUON ANNO!

So di avervelo già scritto l'anno scorso, ma questa frase è un must, l'avevo ricevuta in un SMS anni fa e mi piace leggerla ogni 1 gennaio:

L'anno nuovo è come un libro con 365 pagine bianche. 
Fai di ogni pagina il tuo capolavoro,
usa tutti i colori della vita
e mentre scrivi...
sorridi!

BUON ANNO a tutti i lettori di Life in Technicolor!


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