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martedì 18 agosto 2015

Gli affari miei!

Ero a Torino. Sì quando ho iniziato questo blog ero a Torino. A Torino ho:
- studiato
- fatto uno stage
- lavorato

Ora sono a Novara per uno stage.
E metà a Forlì per un master.
Con il cuore sempre in Inghilterra, perché un anno fa sono stata a Manchester e ho visto anche York e ho capito che l'Inghilterra avrà sempre su di me un potere rigenerativo senza pari. 
Eccomi a Manchester (sono quella con la maglia rigata bianca e fucsia ovviamente! 

A breve sarò a Milano.
Pendolare.
Per lo stage legato al master.

Non ho mai amato Milano, anzi. L'ho sempre trovata un po' troppo sopra le righe per i miei gusti, troppo...troppo insomma. Irraggiungibile, assurda, caotica, sporca... ma in questo 2015 mi sono un po' ricreduta.

Sarà l'effetto Expo, non so...ma già a fine 2014 in occasione di una gita a Milano con le colleghe torinesi ho avuto modo di vedere quegli scorci che mai avevo scoperto. Posso dire che non avevo mai visitato Milano. Ne sono certa e ancora oggi posso dire che non la conosco. Per esempio: quant'è bella la Darsena? 

Ci sono stata quest'anno per motivi lavorativi legati allo stage, per sopralluoghi e per i colloqui del master. Ho preso la metro da sola, ebbene sì, ho preso l'aereo da sola, la metro di Torino da sola...ma mai, mai la metro di Milano. E la rifuggivo come la peste nera. Caso umano? Non credo di essere l'unica, anzi se anche tu sei come me...scrivimi un commento, così non ci sentiamo soli!

Insomma, dicevo Milano.

Milano, la città dove le idee possono crescere, dice la mia Moleskine edizione limitata per Expo 2015.



Sarà vero?

Non lo so, ma questa Milano quest'anno mi sta perseguitando.

Dovrò fare la pendolare e se il pendolarismo non fa per me sento già puzza di scatoloni e scotch. Ma non voglio pensarci.

Dovrò fare la pendolare e già penso di dover rispolverare il kit di sopravvivenza del pendolare che avevo riposto nell'armadio nel 2009, quando ho decretato chiusa la mia vita da pendolare Borgomanero-Torino.

Lo rispolvererò? 

Ai tempi ero una studentessa. Eastpack imperava
Zaino, tracolla, astuccio, portafogli.

Sono quasi passati 10 anni. Argh! 

Insomma, il kit nel frattempo è defunto.
Zaino: rottamato!
Borsa a tracolla: donata al fratello!
Borsa a spalla: assolutamente scomoda, acquistata solo perché "faceva moda" andare in giro gobbi!

Insomma, non ho un kit!
Ma ci sto lavorando.
Non ci credete?

Dieci anni dopo mi riscopro:
- eticamente impegnata
- dresscodizzata
- businessizzata
- più pratica
- ecologica
- ugualmente scema (dovevo scriverlo prima che qualcuno si prendesse male!)
- autrice di www.unaerredueti.it (pubblicità progresso! Almeno sapete che cosa sto facendo della mia vita!)

E come faccio a mettere insieme tutte queste cose? Non se puede! 
Ma ho riassunto tutto nel: bagaglio 3mendo.
Borsa in pvc riciclato, made in Italy, comoda, pratica, urban, di design (che a Milano è una parola inflazionata quanto gianduiotto a Torino), lavabile...
Riuscirò mai a trovarla?



La capostipite di queste borse è la Freitag: costosa! Molto costosa! E svizzera.
Io voglio una cosa Made in Italy, perché voglio sostenere il nostro bellissimo paese. 
Sono patriottista, devo aggiungerlo alla lista sopra. Oltre che nostalgica e campanilista...

Ci sono anche un sacco di altri brand italiani di borse in pvc simili alla Freitag.

Hukke
GarbageLab
Recycledbag 
RiamaBag

Insomma, la borsa in pvc piace e secondo me sarà apprezzata sempre di più. Scommettiamo?
Intanto la Full Spot ha lanciato la O-Folder, la borsa lavabile e di plastica piace, soprattutto se giri in città e la strusci contro le persone, sui mezzi, per terra...
La borsa di plastica la appoggi ovunque, un po' di sgrassatore e taaac...ripulita! 

Non ci credi?
Provala! 




sabato 6 luglio 2013

Tutti nudi per Desigual!

Notizia di oggi, sabato 6 luglio, primo giorno di saldi è che il negozio Desigual di Milano ha lanciato una proposta: tutti i clienti che si presentavano poco vestiti non avrebbero pagato gli abiti Desigual. Dall'espressione gergale "La crisi ci ha messo in mutande" alla realizzazione pratica del modo di dire...
Ammettiamolo: è folle! 
Prima di tutto non vedo perché devo andare a zonzo a Milano con le chiappe al vento per guadagnarmi dei vestiti, bisogna essere folli per arrivare a fare una cosa del genere, insomma Desigual fa cose carine, ma da qui a denudarsi per averle...perché mettere in piazza la propria dignità?
Da questa cosa ci avranno guadagnato le estetiste che avranno fatto tantissime cerette per tutti i clienti Desigual, ma scusate...alla faccia di chi muore di fame! 
Mi spiego, se Desigual si può permettere di regalare vestiti, perché non li regala a chi ha effettivamente bisogno? Si sa che la crisi economica ha messo in ginocchio molti, ma prima di tutto se voglio dei vestiti non devo necessariamente fiondarmi da Desigual, seconda cosa piuttosto li compro dai cinesi, ma io nuda nei negozi non ci vado.
Eppure anche questo è marketing.
Avete presente quanti siti, blog, portali vari di informazione avranno scritto e condiviso sull'argomento? Anche io nel mio piccolo ne sto parlando. Ottima trovata quella di Desigual, perché di gente svestita ne è arrivata parecchia! Il problema è sempre il solito...facessimo così con le cose che contano veramente, rivoluzioneremmo l'Italia dalla mattina alla sera.
Pensiamoci!


lunedì 18 febbraio 2013

Multiversum di Leonardo Patrignani: recensione!

Multiversum era nella mia lista dei libri da leggere da un bel po', da così tanto tempo che dopodomani (o quasi) esce già il seguito, finalmente sono riuscita a leggerlo e...
Posso dirlo?
Posso urlarlo?
Posso fare un post non "apparecchiato"?
Posso fare un post molto easy?
Posso fare un post ricco di commenti fini a se stessi che non hanno niente di critico, ma sono solo da fan supersfegatata?
Posso?
Vado!

Multiversum è un CAPOLAVORO! Sì, questo libro mi è piaciuto davvero moltissimo, quando sono arrivata all'ultima pagina, oltre ad essere molto triste per averlo terminato ho pensato due cose:
1. è il libro che avrei voluto aver scritto io,
2. è uno dei migliori libri YA scritti da un autore italiano che io abbia letto in questi ultimi mesi.
Devo dire che il primato (punto 2) se lo contende bene con Muses di Francesco Falconi, ma Multiversum di Leonardo Patrignani lo sento più vicino a me perché, caspita, è riuscito a mettere nero su bianco alcuni dei miei sogni, alcuni miei pensieri...(ecco perché dico che è il libro che vorrei aver scritto) e tutto questo mi ha causato una dipendenza da Multiversum tale per cui mi sono vista costretta a terminarlo nel giro di poche ore.
Non riuscivo a staccarmene. E ora ovviamente devo leggere il seguito, che uscirà a breve, per fortuna, ma che devo assolutamente procurarmi per sapere cosa succederà ad Alex e a Jenny. 
Un libro delizioso, avvincente che cattura realmente lo spettatore, io stessa ho viaggiato con Alex e Jenny, li ho davvero conosciuti attraverso queste pagine, ho divorato buona parte di questo libro mentre ero in treno e vi assicuro che sono stata rapita dal sedile e trasportata piacevolmente nella vicenda di Alex e Jenny, delle loro famiglie, dei loro mondi. Ogni pagina era una scoperta e man mano che avanzavo nella lettura capivo che Patrignani è senza ombra di dubbio un genio. 
La teoria delle dimensioni parallele mi ha sempre intrigato un sacco, quanto quella dei viaggi nel tempo, dei futuri possibili. Da bambina guardavo e riguardavo Ritorno al Futuro, affascinata dalla sua sceneggiatura, quella storia che cambiava a seconda delle scelte dei protagonisti, sono cresciuta e ci sono stati film come Sliding Doors piuttosto che Time Line o l'intramontabile L'uomo che visse nel futuro e mi dicono dalla regia che anche Fringe è di questo genere.
Insomma, l'abilità di Leonardo Patrignani è di riuscire a costruire su questo espediente una storia fantastica che è stata apprezzata moltissimo e che sarà apprezzata ancora da molti e molti lettori. Alex e Jenny appartengono a due dimensioni differenti, eppure riescono a comunicare tra loro e sarà proprio questo dono a "costringerli" a cercarsi, vogliono conoscersi, ma incontrarsi non sarà così semplice come sembra.
Onestamente i due personaggi, che nel libro sono sedicenni, sono molto maturi per la loro età, determinati e coraggiosi, scelgono di seguire il loro destino con la paura necessaria dettata dal caso, ma anche con l'incoscienza tipica di chi ha 16 anni.
Rivolto principalmente ad un pubblico di adolescenti, Multiversum in realtà si legge bene a qualsiasi età, fidatevi, vi appassionerete a questa saga!

VOTO



martedì 29 gennaio 2013

Venere in metrò di Giuseppe Culicchia: recensione!

"Gaia ha 38 anni e porta la taglia 38", gaia è moglie di Matteo, abitano in una casa tutta dedicata ai Fantastici Quattro, hanno una figlia: la vampira. E' difficile entrare in relazione con lei, soprattutto quando è più semplice lasciarla a casa con la peruperu per andare a fare un'apericena nei locali più in di Milano, oppure fuggire per weekend sulla neve, che forse nascondono ben altro. Gaia ha anche un amante Nicolò, che sembra essere perfetto rispetto a Matteo, eppure...nasconde qualcosa.
Tanti ingredienti diversi per una storia rosa uscita dalla penna dello scrittore Giuseppe Culicchia.
Ammetto di non aver mai letto niente di suo prima di Venere in metrò, ma questo libro mi ha fatto venir voglia di leggermi tutti gli altri di questo autore.
Scritto in prima persona, Venere in metrò attraverso il personaggio di Gaia ci racconta una "brutta storia" dalle tinte milanesi, una storia di amore, shopping, tradimenti, immaturità, una storia di eterni  Peter Pan che preferiscono fuggire di fronte ai problemi, piuttosto che affrontarli. Gaia è una donna 38enne, ma non è mai cresciuta. Ha una figlia con la quale non riesce a comunicare, lei e il marito la chiamano "La vampira" a causa della sua passione per Twilight, sembra una squilibrata, è stata iscritta a una scuola steineriana al fine di sviluppare le sue doti creative, per non farla fossilizzare su dogmi e definizioni come prevede il normale insegnamento.
Gaia ha le sue abitudini, il blog The Blonde Salad, i tweet di Francesca Versace, la psicanalista, sono molte le cose che tornano nel libro, tanto che sembra che la vita di Gaia, fatta di cose e luoghi sempre uguali, sia praticamente una routine, sia scandita da cose, momenti, persone che rendono tutti i giorni uguali. Le battute delle pierre quando escono dal locale a fine serata, il pensiero fisso di cosa guardare su internet, di Biancolatte, della tisana drenante, di iscriversi a pilates. La sua vita è caratterizzata da queste cose, è appena stata licenziata dall'agenzia di eventi: Eventi Avanti, il licenziamento è avvenuto con un sms, il libro si apre proprio con due sms, questo del licenziamento e uno che era destinato a Nicolò e che in realtà finisce al marito. Da qui inizia proprio la scoperta del tradimento e quindi l'allontanamento di Matteo che, come scopriremo in seguito, non è solo connesso al tradimento della moglie, ma c'è ben altro.
Gaia di fatto è una persona fragile, tra i suoi gesti ripetitivi, c'è lo specchio, luogo con cui si confronta sul suo corpo e che la costringe a vomitare ogni volta nelle toilette dei locali appena ha finito l'apericena. Non sa apprezzarsi a causa anche di una madre-modella che è anoressica da anni e che le ha sempre voluto inculcare l'idea della linea. 
In Venere in metrò non ci sono personaggi completamente buoni o completamente cattivi, ci sono uomini e donne che cercano di vivere al meglio le loro vite, senza preoccuparsi troppo del domani. Sembra la storia della cicala e della formica, ma prima o poi qualcosa nella vita va storto, ci sono dei fatti che noi non possiamo gestire, come il crollo delle banche oppure qualcuno che sperpera il patrimonio giocando a poker.
L'unica persona con degli ideali sembra essere il padre di Gaia, che voleva rivalutare un quartiere di Milano per metterci parchi da gioco, case ridenti, non abbandonarli alla cementificazione. Un'anima pura che evidentemente non riusciva a trovare una sua collocazione in questo mondo infernale. 
Credo che Venere in metrò sia davvero un buon libro che merita di essere letto, onestamente mi ha fatto riflettere molto, la vicenda di Gaia è più vera di quanto tutti noi possiamo immaginare. 
Non aspettatevi una storiella rose e fiori, come potrebbe suggerire la copertina, ma una storia cruda, narrata da un personaggio che vedrà la sua vita completamente sconvolta. Perderà qualcosa...ma ritroverà qualcuno che credeva di aver perso da tempo.
Non voglio darvi troppe anticipazioni.
Leggetelo!


VOTO:


giovedì 13 settembre 2012

Pigchic di Demetra Dossi: recensione!

Ormai è chiaro: di libri in stile Il diavolo veste Prada non ne ho mai abbastanza! L'ultimo entrato sulla mia libreria non è nuovo, ma è stato ripubblicato quest'estate nella collana dei libri estivi di A. Il libro in questione si chiama Pigchic ed è stato scritto dalla blogger Demetra Dossi.


L'ho letto tutto d'un fiato in treno, non è un libro spesso, ma è un ottimo compagno di viaggio perché vi permette di trascorrere delle ore divertenti e piacevoli mentre lo leggete. Il pregio di questo libro, che non presenta una storia complessa, è quello di raccontare la vita di una fashion blogger in erba, Dafne, del suo gatto Paolo e del suo fidanzato Andrea con scene esilaranti, momenti di cadute di stile (e non solo di stile!) e momenti di crescita sia lavorativa che personale. Incontri più o meno piacevoli e alcuni sorprendenti come quello con Valeria, nota fashion blogger che rimanda sicuramente a Chiara Ferragni.  Il tutto per rincorrere quel posto tanto sognato di stagista a Gevou, rivista di moda gestita da Ludmilla Wintour, sorella gemella della ben nota Anne.

Esiste Gevou?
Esiste Ludmilla?

Non importa, l'importante è capire come e quanto Dafne crede nel suo sogno, come decide di rincorrerlo e se ci riesce o meno. Onestamente, visto come finisce, mi aspetterei un seguito! (Demetra, scrivi un seguito?)


Ammetto di aver letto e visto di tutto sull'argomento moda in questi ultimi anni, le storie a volte si somigliano, ma c'è sempre quel qualcosa di diverso che vi strappa un sorriso e vi regala un momento di evasione.

Come avevo detto recensendo il libro Voglio scrivere per Vanity Fair, certo non siamo di fronte a quei libri tipo Guerra e Pace, ma ripeto che nella vita non si può sempre leggere tomi, mattoni, ogni tanto ci si può anche dedicare a letture più easy, che fanno tanto bene alla mente e al cuore.


Vi consiglio di leggere questo libro se:

- amate la moda

- volete una storia senza impegno

- avete davanti a voi un viaggio in treno

- avete anche voi come Dafne un sogno nel cassetto

- vi piace la moda ma non siete delle modelle e quindi non vi sta bene tutto, tutto, tutto


Libro sconsigliato:

- a chi si prende troppo sul serio

- a chi legge solo libri impegnati

- a chi non sa più sognare

- a chi non vuole dare una possibilità agli esordienti

- a chi crede che la moda sia una perdita di tempo

VOTO



martedì 31 luglio 2012

Ordine da libraccio.it

E' arrivato!
Chi?
Ma l'ordine che ho fatto il 15 luglio libraccio.it e aggiungerei FINALMENTE!
Ci ha messo molto, è vero, e non so il perché, ma visto che i libri non erano urgenti, non è che io abbia sofferto poi molto. 
Sul sito me li davano disponibili in 3 giorni, anche su IBS quando la disponibilità è oltre i 2 giorni diventa difficile recuperare entro i tempi la merce, oltretutto io ho fatto un casotto con il pagamento perché all'inizio avevo ordinato due libri poi ho visto il terzo ma ormai avevo confermato l'ordine. Così ho dovuto fare un secondo ordine e poi unirli. Il problema è che ho scelto due opzioni di pagamento diverse: furba eh!! Quindi mi dicevano di contattare il Libraccio. Ho inviato una mail tramite il loro form del sito e mi hanno subito risposto, questo ieri mattina e oggi alle 13 il pacco era nelle mie mani: velocissimi nella spedizione!
Siccome so che molti erano incuriositi da questo sito, ho voluto fotografare i libri in ogni loro lato in modo da offrirvi una panoramica dell'oggetto. Sono libri usati e quindi non sono perfetti.
Ho preso due libri da leggere (La ragazza di Charlotte Street e Romanzo Rosa) e uno per l'università (La grande Hollywood), inserendo un libro della categoria scolastica ho dovuto aggiungere 1 euro alla spedizione. Se spendete più di 29 euro è gratis, altrimenti sono 2,90 euro. Io in tutto ho speso 3,90 euro e spediscono con corriere. Credo ci sia anche il contrassegno come opzione. La cifra è giusta, calcolando che ho speso di libri solo 28 euro invece che 56 euro (13 + 17 + 26), insomma: mega risparmio. Qui i più scettici diranno: si ma che libri hai preso? Saranno rovinati!
Ebbene, vi spiego.
La politica del Libraccio prevede che i libri non siano rovinati, che siano completamente integri, si riservano di vendere libri sottolineati o comunque scritti nel caso si tratti di libri scolastici, come nel caso del mio La grande Hollywood. 
Andiamo con ordine e spazio alle foto!


Questi sono i tre libri come mi sono arrivati: direi che l'immagine parla chiaro, ma guardiamoli nel dettaglio, a scanso di equivoci. 

Iniziamo dal libro La grande Hollywood che ricordo a prezzo pieno costa 26 euro, mentre io ho speso solo 12 euro, come indica il cartellino sul retro della copertina.

 

Il libro è leggermente sporco a causa della sua copertina bianca e tra i tre è quello in cui si vede maggiormente l'usura. All'interno le pagine sono sottolineate, come vedrete nella prossima foto, ma è come quando acquistate un libro di seconda mano nelle librerie attorno all'università. In qualsiasi caso è raro trovarli al 50% come in questo caso.


Alcune pagine sono anche più scritte e sottolineate, ma niente di indecente. Ci sta.
Passando ora ai due romanzi, ho scelto due libri del 2012, quindi recenti, che è rarissimo trovare usati e che onestamente stavo per acquistare a prezzo pieno.
Invece, li ho trovati a metà prezzo in uno stato favoloso!
Guardate e giudicate voi!




Questo è il libro di Stefania Bertola che a prezzo pieno costa 13 euro, l'ho pagato esattamente la metà ed è nuovo, unica pecca, se proprio vogliamo essere pignoli e una piccolissima grinza sull'angolo sinistro in alto sul retro, ma è impercettibile e sono cose che possono avere anche i libri nuovi che trovate in libreria. Solitamente quando trovo libri così in libreria evito di acquistarli, soprattutto se costano 13 euro...in quel caso esigo la perfezione. Sono noiosa, lo so, ma sono comunque soldi...no?
L'altro libro che ho preso è La ragazza di Charlotte Street, ambientato a Londra (ma dai!) scritto da Danny Wallace, costo a prezzo pieno 17 euro, pagato 8,50 euro.


Come potrete notare su questo libro c'è addirittura un bollino che dichiara "Usato mai sfogliato 50%", il libro è meravigliosamente nuovo, intonso ed è davvero MAI sfogliato perché la costa laterale è intatta, come del resto anche quella del libro della Bertola.
Anche qui l'angolo sinistro è bollato, ma ci sta, ci sta.
Eccovi per concludere poi le foto laterali dei libri. Come vedrete La grande Hollywood è quello più usurato perché possiamo dire che è stato veramente usato, gli altri due...non so.


Mi sento un po' come le ragazze che fanno le review dei cosmetici in questo post (wooow) ma spero sia utile soprattutto nel caso in cui vogliate fare un ordine da libraccio.it. Se siete contro l'acquisto di libri su internet, in molte città esiste il negozio del Libraccio, se controllate sul loro sito trovate tutti gli indirizzi. Io avevo parlato di quello di Torino QUI .
A presto!

venerdì 27 luglio 2012

Vidi: Morire dal ridere di Antonietta Usardi


Sono molto incuriosita dal libro di Antonietta Usardi intitolato Morire dal ridere, non solo per la singolare copertina, ma anche per l'interessante trama ambientata nella Chinatown di Milano! 
Eccovi la presentazione.

Il romanzo, opera prima di Antonietta Usardi, ci trasporta piacevolmente nella Chinatown di Milano, il quartiere Paolo Sarpi, per farci conoscere un negozio molto particolare, Una volta e per Sempre, che produce e vende oggettistica per suicidi.
In questo luogo surreale, in cui realtà e fantasia si mescolano, troviamo una famiglia convinta che l’esistenza non offra altro che dolore e disperazione ed un bambino, con un nome da rivoluzionario, deciso a dimostrare che la vita può offrire molto altro.

TRAMA
Milano. La famiglia di Vincent e Amelia gestisce da molti anni a Chinatown un
negozio per suicidi e nella vita non sembra vedere altro che dolore e sofferenza.
Un giorno di ottobre piomba nella pace domestica il nipote, il piccolo Robespierre, amante della vita, che con tutto il candore dell'infanzia si propone un'attenta e scrupolosa opera di ottimistico sabotaggio ai danni dell’attività degli zii.

…Il giorno in cui il piccolo Robespierre arriva a bottega è una soleggiata mattina autunnale, di quelle che da queste parti capitano una volta ogni tanto durante
l’anno.
Il bambino, cinque anni compiuti il primo aprile, porta in dote, come unico bagaglio, una valigia di velluto nero da cui sbuca un indecoroso pigiama giallo canarino, una borsa piena di libri da colorare, una lettera per gli zii, che da quel momento in poi saranno i suoi tutori legali fino alla maggiore età, una chioma arruffata di riccioli color carota dalla sfumatura impresentabile e un sorriso così beato stampato sulla faccia che nemmeno il Signore Iddio l’ultimo giorno della
creazione….

L'AUTRICE
Antonietta Usardi, milanese di nascita, si dedica da anni con passione alla scrittura e si occupa con successo di MilanoMagazine, giornale online dedicato a tutte le novità e a tutti gli eventi in città (www.milanomagazine.wordpress.com)

Il libro è disponibile in tutte le librerie in versione cartacea oppure in versione e-book nei migliori store online.

mercoledì 7 dicembre 2011

Tutti al Teatro la Scala

Il 7 dicembre per i Milanesi è il giorno X, come tutti gli anni ha luogo la celeberrima apertura della stagione del teatro più famoso d'Italia: La Scala.
Quest'anno l'opera scelta per aprire le danze era il don Giovanni di Mozart. Come al solito per partecipare ad un evento del genere bisogna sempre fare un investimento, non solo in biglietti, ma anche in abbigliamento. Sono molti i volti noti e i portafogli strabordanti, che continuano a strabordare nonostante la crisi, che percorrono il red carpet per recarsi nei palchi del teatro.
Questa sera, come tutti gli anni il Tg ha fatto la solita carrellata di nomi noti: Napolitano, Monti, Umberto Eco, Roberto Bolle....e Valeria Marini. No dico, Valeria Marini. Scommetto che avrà scritto sulla sua agenda: Mercoledì 7 dicembre 2011--> apertura teatro lascala. Opera Don Giovanni (ma chi è sto prete?).
Ecco, la Marini era a sculettare nell'atrio della Scala e gente che meritava più di lei...era a casa a vederla sculettare alla tele. Mentre mi crucciavo con domande varie, improvvisamente EUREKA, la risposta: semplice Fra, lei è la CULTURA ITALIANA: la cultura sculettante!
Lei vende!
Lei fa ascolti!
Lei piace!
Lei ha i soldi!
Che poi, qualche anno fa in un'intervista ha raccontato di aver fatto il liceo classico e tra una smorfia a canotto e l'altra diceva anche di essere brava in greco e latino. Si, sappiamo tutti da cosa dipendeva la sua bravura.
Valeria Marini a parte, come avrete intuito, ho sempre sognato di andare all'apertura della stagione teatrale, ma sarebbe bellissimo poter tornare indietro nel tempo e vedere la coda di carrozze che sostavano in coda ben allineate per raggiungere il portico. Là sotto si fermavano, un signore con indosso una livrea porpora bordata in oro apriva la porta della carrozza e accoglieva i signori con le dame al seguito. Le dame con i loro fruscianti vestiti di tessuti preziosi, realizzate da sarti che spendevano mesi per creare quel modello, dame che avevano con sè il loro ventaglio e il loro binocolo. Dame che tra un atto e l'altro si ritrovavano a chiacchierare nei salottini riservati alle donne, complimentandosi o storcendo il naso alla vista dei vestiti delle amiche, mentre gli uomini fumavano allegramente nel salotto accanto.
Scrivo queste righe mentre ripenso a Senso, di Luchino Visconti. Certo, là il teatro era La Fenice di Venezia e l'Italia stava attraversando un periodo un po' difficile, ma più o meno anche alla Scala di Milano succedeva così, penso.
Se così non fosse, prendete quanto avete letto qui sopra come un racconto dai toni ingialliti.
Nella speranza di avervi fatto sognare, Valeriona a parte, vi saluto e alla prossima!



domenica 16 ottobre 2011

Cultura mon amour!

Oggi non voglio spendere molte parole, ma voglio dedicare un po' di spazio ad un comico italiano: Giacomo Poretti.
Personalmente non amo la città di Milano, ma le sue parole sono molto toccanti e meritano di essere ascoltate da tutti, credenti e non. Buona visione!
 





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