Si conclude il Festival del Cinema di Venezia e si allunga la lista dei "film da vedere assolutamente".
Sono molti quelli che mi hanno incuriosito in questo festival, me li sono segnati tutti e sicuramente qualcuno finirà su www.artintime.it o sullo sfogliabile, vediamo un po' strada facendo cosa accadrà.
Intanto lode e onore al cinema italiano, ci riprendiamo il leone d'oro dopo 15 anni! E speriamo pure di migliorare un po' le produzioni nostrane e di valorizzare i film che meritano davvero!!
Non voglio dilungarmi troppo, vi lascio all'elenco dei premi e soprattutto vi chiedo: quali sono i film che vi incuriosiscono maggiormente?
I miei sono quelli con i tre asterischi ***....cercateli!
Leone d'Oro
"Sacro GRA" di Gianfranco Rosi ***
Leone d'Argento
"Miss Violence" di Alexandros Avranas
Gran Premio
"Jiaoyou" di Tsiai Ming Liang
Coppa Volpi al Migliore Attore
Thamis Panou per "Miss Violence" di Alexandros Avranas
Coppa Volpi alla Migliore Attrice
Elena Cotta per "Via Castellana Bandiera" di Emma Dante***
Premio FIPRESCI
Miglior film Venezia 70: Tom à la ferme di Xavier Dolan
Miglior film Orizzonti e Settimana Internazionale della Critica: The Reunion (Återträffen) di Anna Odell
Premio SIGNIS
a Philomena di Stephen Frears
Menzione speciale a Ana Arabia di Amos Gitai
Leoncino d'Oro Agiscuola per il Cinema
a Sacro GRA di Gianfranco Rosi
Segnalazione Cinema for UNICEF a Philomena di Stephen Frears***
Premio Francesco Pasinetti
Miglior film a Still life di Uberto Pasolini
Migliori attori: Elena Cotta, Alba Rohrwacher e Antonio Albanese
Menzione speciale a Maria Rosaria Omaggio nel film Walesa. Man of Hope
Menzione speciale a Il terzo tempo di Enrico Maria Artale
Premio Brian
a Philomena di Stephen Frears
Premio Queer Lion
a Philomena di Stephen Frears
Premio Arca CinemaGiovani
Miglior film Venezia 70: Miss Violence di Alexandros Avranas
Miglior film italiano a Venezia: L'Arte della Felicità di Alessandro Rak***
Prix CICT-UNESCO “Enrico Fulchignoni”
a At Berkeley di Frederick Wiseman
Premio Christopher D. Smithers Foundation
a Joe di David Gordon Green
Premio CICAE - Cinema d’Arte e d’Essai
a Still Life di Uberto Pasolini
Premio FEDIC
a Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto
Menzione speciale a L’arte della felicità di Alessandro Rak
Premio Fondazione Mimmo Rotella
a L’intrepido di Gianni Amelio***
Future Film Festival Digital Award
a Gravity di Alfonso Cuarón***
Menzione speciale: The Zero Theorem di Terry Gilliam***
Premio P. Nazareno Taddei
a Philomena di Stephen Frears
Premio Lanterna Magica (CGS)
a L’intrepido di Gianni Amelio
Premio Open
a Serena Nonoper il film Venezia salva***
Premio Lina Mangiacapre
a Via Castellana Bandiera di Emma Dante
Menzione speciale a Traitors di Sean Gullette
e alle donne del gruppo Femen per film documentario Ukraina Ne Bordel di Kitty Green***
Mouse d'Oro
Mouse d'oro miglior film del Concorso: Philomena di Stephen Frears
Mouse d'argento miglior film fuori dalla competizione: At Berkeley di Frederick Wiseman***
Menzione speciale Mouse d’Oro a Jiaoyou (Stray Dogs) di Tsai Ming-liang
Menzione speciale Mouse d’argento a Die andere heimat – Cronik einer sehnsucht di Edgar Reitz.
UK-ITALY Creative Industries Award – Best Innovative Budget
a Il terzo tempo di Enrico Maria Artale***
a Medeas di Andrea Pallaoro***
e Kush di Shubhashish Bhutiani***
Premio Gillo Pontecorvo - Arcobaleno Latino
Miglior film di lingua latina: Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio***
Premio Gillo Pontecorvo - Arte e Industria a Walter Veltroni
Premio Giovani Giurati del Vittorio Veneto Film Festival
a Philomena di Stephen Frears
Menzione speciale all’Opera Prima: Via Castellana Bandiera di Emma Dante
Premio Cinematografico “Civitas Vitae prossima”
a Still life di Uberto Pasolini***
Premio Green Drop
a Ana Arabia di Amos Gitai***
Premio Soundtrack Stars
Premio per la miglior colonna sonora: Via Castellana Bandiera di Emma Dante
Premio speciale come miglior attore contemporaneo a Ryuichi Sakamoto
Premio Schermi di Qualità
a Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto***
Premio Ambiente WWF
a Amazonia di Thierry Ragobert
Premio del pubblico “RaroVideo” – Settimana della Critica
a Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto
Premio Europa Cinemas Label
Miglior Film Europeo alle Giornate degli Autori:La belle vie di Jean Denizot***
Menzione Speciale: Alienation di Milko Lazarov***
Premi Fedeora
Giornate Degli Autori
Miglior Film: Bethlehemdi Yuval Adler
Miglior regista esordiente: Milko Lazarov per Alienation
Menzione Speciale: La Belle Vie di Jean Denizot
Settimana Internazionale della Critica
Miglior Film: Class Enemydi Rok Bicek
Premio per la migliore fotografia: Inti Briones per Las Niñas Quispe di Sebastián Sepúlveda
Menzione Speciale: Giuseppe Battiston interprete in Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto
Menzione Speciale: Anna Odell per l'insieme del lavoro svolto in The Reunion
Premio per il miglior film europeo dell'area mediterranea: Miss Violence di Alexandros Avranas
Premio Bianchi
a Enzo d’Alò
Premio INTERFILM per la promozione del dialogo interreligioso
a Philomena di Stephen Frears
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domenica 8 settembre 2013
sabato 27 luglio 2013
Inferno di Dan Brown: recensione!
Ebbene sì, l'ho letto anche io. A dire il vero l'ho finito da un po' di tempo, ma solo ora riesco a sedermi al pc a raccontarvi le mie impressioni su Inferno di Dan Brown.
Faccio una piccola premessa.
Dan Brown è sbarcato in Italia con "Il codice Da Vinci" e una marea di polemiche legate a quanto egli racconta, a quello che dice per quanto riguarda l'arte, ma anche per quanto riguarda la religione. Onestamente non ho mai voluto "puntare il dito" contro Dan Brown, trovo sia un errore accusarlo di aver detto cose sbagliate, semmai bisogna preoccuparsi se ancora c'è gente che usa i romanzi come se fossero libri di storia.
Se necessito di una lettura critica di Leonardo Da Vinci, di certo non vado a prendere Dan Brown, ma prendo un libro che tratta nello specifico di questo pittore, poi ne prendo un altro e un altro ancora, magari consulto studiosi che hanno posizioni differenti, per crearmi poi una mia idea, se voglio, su Leonardo Da Vinci.
Se necessito di una lettura critica di Leonardo Da Vinci, di certo non vado a prendere Dan Brown, ma prendo un libro che tratta nello specifico di questo pittore, poi ne prendo un altro e un altro ancora, magari consulto studiosi che hanno posizioni differenti, per crearmi poi una mia idea, se voglio, su Leonardo Da Vinci.
Che poi Dan Brown abbia detto: "Mi sono basato su teorie vere..." eccetera, eccetera, questo è un suo problema, il lettore deve sempre ricordarsi di una cosa: ha in mano un romanzo, al massimo può essere un punto d'ingresso nella storia dell'arte o nella Storia, quella con la S maiuscola, ma quello non è un trattato storico o artistico. All'inizio dei libri di Dan Brown, come accade all'inizio di molti romanzi, ci sono cinque, sei righe che dicono che i fatti narrati sono pura fantasia.
Certo, forse se uno scrivesse un romanzo dove Cristoforo Colombo è sbarcato in Giappone invece che in America, potrebbero esserci dei problemi, per quanto tutti sappiano che è sbarcato in America, forse sarebbe meglio se lo scrittore si attenesse alle vicende della realtà, ma nulla vieta di rimescolare le carte.
Mi fermo qui perché altrimenti non recensisco più inferno...e non va bene!
Inferno è l'ultima fatica di Dan Brown, un ottimo romanzo da ombrellone che io ho letto, per motivi di prezzo, in formato ebook. Onestamente non pensavo di leggerlo, mi ero fermata ad Angeli e Demoni, ho sempre apprezzato moltissimo lo stile di questo scrittore, scorrevole, affascinante, intrigato al punto giusto. Un'amica mi ha detto che lo stava leggendo, aggiungiamoci il fatto che io apprezzo quando gli scrittori stranieri scelgono di ambientare le loro vicende in Italia, insomma, queste due cose mi hanno fatto cliccare sul tasto acquista di Amazon.it.
Mentre lo scaricavo, a soli 9.90 euro, pensavo a quanto costi il cartaceo, 25 euro...tantissimo a parere mio per un libro! Certo è un bel volume, ma costa assai!! E' chiaro che Mondadori abbia voluto puntare sulla vendita dell'ebook, oltretutto è un libro che si presta visto che è parecchio spesso. Non so come siano andate le vendite, ma credo che in ben pochi abbiano accettato di investire così tanto per il cartaceo e soprattutto per un libro di Dan Brown, che nessuno vuole esporre in salotto, anzi, c'è chi si vergogna di averlo letto!
Appena ho cominciato questo libro sono stata subito trascinata nello stile di questo scrittore, unico e inconfondibile. La storia è molto semplice: il mitico professore Robert Langdon è stato ingaggiato per comprendere un arcano segreto che si cela dietro una serie di indizi tutti legati all'Inferno di Dante, con tanto di morti, inseguimenti e rischi di malattie gravissime che potrebbero sterminare parte del genere umano.
La ricetta di Dan Brown è sempre la solita, un morto all'inizio, un intrigato mistero da risolvere, una donna che accompagna Robert Langdon nel suo percorso, una città, Firenze in questo caso e aggiungerei senza anticipare troppo, non solo Firenze, un cattivo super cattivo con un piano iperdiabolico e tanta, tanta, tanta cultura.
Un libro che ovviamente si presenta ben scritto, si divora davvero in pochi giorni, ma un libro con qualche piccolo neo.
Arrivata al 25% circa di lettura, mi sono ricordata di quanto sia anticlericale il personaggio di Langdon, che io identifico con Dan Brown e di quanto siamo stereotipati noi poveri Italiani! La storia è ambientata in Italia e possiamo renderci conto di come il nostro scrittore americano racconti a tutto il mondo che in Italia aleggia un odore di caffè. Ma!? Sta bene? Insomma, per Dan Brown gli Italiani sono tutti spaghetti, pizza, caffè, calcio e mandolino. Che fantasia. Fortuna che è un romanzo e quindi è un'opera di fantasia.
Riguardo la questione dell'anticlericalismo, è una cosa che può urtare se si è credenti. Ha questa avversione contro la chiesa e le sue regole che quasi in alcuni punti risulta fastidiosa, ma raggiunge il suo apice alla fine del libro.
Mi spiace dovervi rivelare così tanto, anzi, se non lo avete letto vi consiglierei di chiudere qui, ma alla fine dell'intricato mistero, dopo aver setacciato Firenze sulle orme di Dante, dopo aver letto la divina commedia su iPhone chiesti in prestito davanti alla tomba di Beatrice (ditemi che l'ha pagato la Apple!), dopo aver avuto a che fare con una donna il cui QI supera quello di tanti geni, dopo aver scoperto che la donna a capo dell'organizzazione mondiale della Sanità è un bel peperino, si arriva alla fine. Scopriamo che il cattivo super cattivo, protetto da un'organizzazione segreta, è riuscito a creare un virus tremendo che ha liberato in una grotta sotterranea a Instambul, incrociando concerti di musica con Dante, si arriva al punto in cui tutte le cose tornano e in cui io mi sono detta: Oddio che visione triste.
Vi spiego, che è meglio.
Il cattivo super cattivo, detto anche Zobrist, è un genetista, è convinto che la popolazione della Terra sta crescendo all'impazzata, una volta c'erano le pestilenze che servivano a decimare la popolazione ed erano perfette per evitare una sovrappopolazione del pianeta, oggi invece si va verso l'autodistruzione. Verrà un giorno in cui non ci sarà cibo per tutti. Egli propone questa teoria, che io ho veramente reso in modo spicciolo, a Elizabeth Sinskey, la donna a capo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Questa non è assolutamente convinta di quanto dice Zobrist. Lui però decide di agire a prescindere dalla volontà di questa donna e architetta un piano per liberare qualcosa che causerà una decimazione della popolazione.
Ammetto che sul subito ho pensato a una nuova peste, visto che la maschera del medico della peste del medioevo viene stracitata, poi la maschera di Dante assume un ruolo davvero importante nel romanzo, ma la cosa più ovvia non è quella giusta se lo scrittore è bravo.
Infatti Dan Brown riesce a trascinarti bene nella vicenda, regge la storia, costruisce una bella trama fitta che ti porta a scoprire che cavolo si è inventato Zobrist. Lo scopriamo e rimaniamo a bocca asciutta. Diciamo che ad un certo punto si capisce che cosa si è inventato il cattivone, ma uno non vuole crederci perché è tremendo!
Praticamente Zobrist ha inventato una specie di virus passivo che non dà sintomi, ma che renderà sterile un determinato numero di uomini, non permettendo a tutti di procreare e quindi mantenendo così sotto controllo il numero di persone presenti sul pianeta.
Si può essere d'accordo o meno. Nel mio "Inferno" ideale io avrei proposto all'Organizzazione Mondiale della Sanità di cercare un antidoto, perché non concepisco questa logica del contenere la popolazione mondiale. Personalmente vedo ogni giorno che nel nostro mondo viene sprecato talmente tanto cibo che il terzo mondo potrebbe vivere molto meglio, per non parlare di un'educazione sessuale fatta in modo sensato verso i paesi che ancora non sono sviluppati. E qui non stiamo parlando di "preservativo sì/preservativo no", c'è un discorso etico ed educativo più ampio da fare in questi casi. Inferno finisce con l'accettazione da parte di Elizabeth di questa teoria di Zobrist, aiutata anche dalla donna con il QI supersonico, Sienna Brooks che ha visto le popolazioni povere da vicino e ha capito che non si può aiutare tutti nel mondo.
Praticamente Inferno è un libro dove alla fine si fanno male in pochi, il cattivo super cattivo vince e i buoni alla fine dicono: "Toh guarda, tutto sommato aveva anche ragione". Non so, io ho percepito questo.
Non voglio tediarvi eccessivamente, il post si sta allungando oltre ogni previsione.
Concludo dicendo che, finale a parte, il libro si fa leggere in modo piacevole, ottimo libro da ombrellone, libro da prendere con le pinze, ricordatevi che è pur sempre un libro e non un trattato scientifico. Apprezzabile tutto il lavoro fatto su Dante, apprezzamento di tipo fanatico e non da studiosa. Non so se sia tutto corretto.
VOTO:
e mezzo!
sabato 29 ottobre 2011
La danza macabra di Lars
Mercoledì sera sono andata al cinema con un'amica Torinese (Ida) e abbiamo optato per Melancholia.
Raramente guardo le critiche e le recensioni prima di andare al cinema, solitamente le leggo il giorno dopo, solo dopo aver provato a riflettere sulla pellicola utilizzando il mio cervellino. Questo film mi ha un po' disarmata. Innanzi tutto è da catalogare tra i film indefinibili, quelli che non puoi consigliare o meno, quelli che non puoi definire belli o brutti. E' un prodotto di Lars Von Trier, un perfetto puzzle fotografico-musicale-retorico-poetico-scientifico-religioso....il tutto alla Lars Von Trier. Non c'è niente che sia lasciato al caso. Ogni scena, ogni oggetto, ogni frase è pensato e strutturato per dare delle emozioni, per decidere se lo spettatore si angoscerà, tratterrà la lacrimuccia, si fermerà a pensare. Direi che questi tre ingredienti sono perfettamente parte del mega impasto di Lars (chiamiamolo così, in amicizia).
La fine del mondo. 12/12/2012, ormai questa data ha influenzato tutto, quando la Barilla finirà le scatole dei 150 anni dell'Unità d'Italia, sfodererà quelle della fine del mondo con decorazioni in stile Maya. Barilla a parte, forse anche Lars ha voluto dire la sua sulla fine del mondo, Maya e profezie apocalittiche a prescindere. L'uomo da millenni si domanda, ahimè retoricamente: Esiste una fine del mondo? Come finirà il mondo?
Lars ha provato ad ipotizzare questo ma non dando una risposta, bensì ponendo una nuova domanda, molto sottile a mio parere: se sapessimo che stiamo per vivere il nostro ultimo giorno, come lo vivremmo? Con chi trascorreremmo queste ultime ore sulla Terra?
Le risposte possono essere ovvie, oppure folli; ognuno di fronte alle catastrofi reagisce in modo differente. Lars, per rispondere, parte da un dualismo, un doppio, Justine e Claire (che sono anche i due capitoli del film), due sorelle in conflitto. Claire sposata con John, presumibilmente scienziato, madre di Leo, donna apparentemente perfetta e solida come una roccia, ma incline ad attacchi di ansia. Justine, donna bellissima e apparentemente felice, in realtà ha seri disturbi psicologici, è vittima di una specie di depressione che la porta a trascorrere lunghe giornate a letto. Nonostante
questo, Leo la chiama "Zietta
spezz'acciaio", epiteto che sicuramente vuole raccontarci qualcosa sul
suo carattere, ma che per quasi tutto il film percepiamo come ossimorico
rispetto alle caratteristiche della donna.
La storia comincia con il matrimonio di Justine e Michael, un matrimonio in cui c'è una continua voglia di assentarsi da parte della sposa, un matrimonio con un ricevimento organizzato da altri a cui gli sposi arrivano in ritardo, un matrimonio non accettato dalla madre di Justine, la quale non crede in questa istituzione.
Matrimonio che purtroppo finisce ancora prima di cominciare a crescere a causa di Justine, incapace, a quanto sembra, di gestire le situazioni, di gestire la propria vita e le proprie scelte.
La malattia è uno dei protagonisti di questo film che si contrappone alla ragione della scienza che è incarnata dal marito di Claire, John; John sa che Melancholia, il pianeta che sta passando vicino al nostro, non colpirà mai la Terra, i calcoli lo dimostrano, gli scienziati lo sanno. Egli cerca di tranquillizzare la moglie attraverso le sue teorie, Claire è molto preoccupata per la minaccia di Melancholia e quello che dice il marito non le basta per calmarsi.
Melancholia, grande protagonista indiscusso di questa storia, è colui che detta le regole dell'intera vicenda, comparendo in modo quasi impercettibile al matrimonio di Justine, sarà lui a decidere le sorti dei nostri personaggi, quasi come se fosse una cattiva stella, un influsso in grado di modificare la psiche delle persone ma anche degli animali. Nessuno è immune, anche John, che come abbiamo detto, incarna la ragione, ad un certo punto vacillerà. Melancholia è la depressione, è la presenza/assenza della malattia nella psiche, quella che pesa dentro di noi come un pianeta, un macigno, ci colpisce, a volte sembra si allontani, ma spesso torna indietro e la seconda volta è più difficile scappare. La depressione è la malattia che ti porta alla morte, così come Melancholia, in caso di collisione con la Terra, distruggerà tutto.
Melancholia però ha anche il suo fascino, la sua luce blu intensa richiama Justine durante la notte che, denutatasi completamente, si stende sulla riva del fiume come se si trovasse al mare, il tutto sotto lo sguardo della sorella che rimane esterefatta da questo gesto, da questa volontà della sorella di accettare l'influsso del pianeta.
Una danza macabra che porta lo spettatore a grandi riflessioni.
mercoledì 12 ottobre 2011
Carnage
Se siete fan di Polanski non potete di certo perdervi il suo ultimo film.
Tratto da Il dio del massacro, opera teatrale di Yasmina Reza, Carnage inizia con una scena che dà il via all'intera vicenda: Zach colpisce Ethan al volto con un bastone, in seguito a questo incidente i rispettivi genitori decidono di incontrarsi per risolvere la situazione dei figli.
I genitori di Ethan, il ragazzo colpito, sembrano la coppia perfetta. Madre, Penelope, scrittrice, ma che non vuole dire che lavoro fa, padre, Michael, venditore di oggetti per la casa sembrano aver educato il loro figlioletto secondo i principi della pace tra gli uomini. Penelope nel tempo libero cucina dolci, modificando anche le ricette dettate dalla suocera, Michael sembra il padre modello che tutti vorrebbero diventare. La spada di Damocle però che pende sulla sua testa e che inizia a far traballare la sua maschera, è rappresentata dal criceto, animale domestico della figlia, che egli abbandona per strada poichè è un animale fastidioso, che dorme di giorno e disturba di notte non facendo dormire la famiglia.
I genitori di Zach invece sono sicuramente parte della classe più ricca, quella degli uomini perennemente incollati al blackberry, come Alan, e delle donne manager, Nancy, costrette ad intraprendere da sole il ruolo di educatrice nei confronti dei figli.
Dopo un primo incontro tra le due coppie, in cui vengono chiaramente messe in evidenza le loro posizioni, mentre stanno dialogando sulla porta di casa, Alan e Nancy vengono fatti rientrare per bere un caffè ed assaggiare una fetta della famosissima e squisita torta di Penelope.
La porta del salotto è quasi una linea di demarcazione, un punto che quando viene sorpassato tende a ribaltare i ruoli delle coppie, ecco che quindi a turno salgono sul banco degli imputati e vengono messi in evidenza i loro difetti.
I primi ad essere accusati sono Alan e Nancy: vengono tampinati di domande da Penelope che sembra voler sottolineare che non hanno saputo educare bene il proprio figlio. Alan riconosce di avere un figlio testone e a parere suo è impossibile dettargli legge, ma Nancy non vuole saperne, non è assolutamente vero. Alan sembra essere un padre perennemente assente, troppo preso con il lavoro presso le case farmaceutiche non ha tempo per crescere il figlio, non se ne occupa minimamente. Nel momento in cui la moglie getta il suo cellulare nel vaso di tulipani, egli si dispera, quasi come se avesse perso un figlio.
Nancy sembra capace di reagire solo attraverso il vomito e quindi il rigetto verso questa situazione. Il vomito di Nancy va ad intaccare i libri di arte di Penelope che sono disposti sul tavolino, sono libri rari, uno è un catalogo del 1957, introvabile. Dopo una prima reazione scontrosa al danno involontario arrecato da Nancy, Penelope sembra scusarla, quasi cercando di rimettere a posto i cocci della sua maschera di mamma perfetta. La sua schizofrenia però non è oscura allo spettatore che la vede più volte lamentarsi con una donna, probabilmente quella delle pulizie, che mette in frigor la torta e nel mobiletto la cocacola, che sposta i secchi delle pulizie. La domanda però sorge spontanea: ma questa donna delle pulizie esiste veramente o è solo frutto della sua immaginazione o di uno sdoppiamento della personalità? Quando accompagna Alan in bagno notiamo che il letto matrimoniale non è ancora stato rifatto, segno che la signora delle pulizie non è ancora passata quella mattina, oppure lei stessa, Penelope non ha fatto i lavori di casa.
Michael viene accusato di essere stato crudele con il criceto, infatti secondo Nancy, ma anche secondo Penelope è stato assurdo abbandonare quell'esserino per strada, un piccolo esserino indifeso che Michael ha rovesciato dalla scatola perchè schifato all'idea di doverlo toccare.
Ecco quindi che la maschera di perfezione di Penelope e Michael comincia a vacillare e si rompe completamente nel momento in cui entra in gioco una bottiglia di Scotch scozzese. Nessuno si rifiuta di bere e pian piano tutti i lati peggiori dei quattro personaggi vengono messi in evidenza, Penelope abbandona la sua perfezione e fa sospettare addirittura di essere alcolista, Michael non è il padre fantastico che tutti vorrebbero avere, Nancy è una madre sola e attaccata ai beni materiali, la borsetta con i trucchi, così come il marito Alan ama il suo cellulare.
Dei genitori decadenti insomma, incapaci di essere adulti ed incapaci quindi di educare i propri figli, genitori che si ubriacano nella prima parte della giornata, probabilmente al mattino, genitori che non sono in grado di accordarsi su quello che è accaduto ai propri figli. Vengono spesso ripetute le parole "vittima" e "carnefice", spesso a sproposito, spesso con scarsa obbiettività. Alla fine la vicenda resta non risolta, non sappiamo se Zach si sia effettivamente pentito del gesto e se si sia recato a casa di Ethan per scusarsi, sicuramente lo spettatore è cosciente del fatto che entrambi i ragazzini sono vittime, non l'uno dell'altro, ma vittime di genitori che non sono stati in grado di crescerli e di responsabilizzarli.
La scena si svolge tutta nel salotto della casa di Penelope e Michael, salotto che diventa quasi un ring, una scatola, a tratti anche labirintica.
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