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giovedì 6 giugno 2013

Revenge Wears Prada: wait for it!

Dato che la lista dei libri potrebbe disgraziatamente terminare (ma quando mai?) è necessario allora portarsi avanti con il lavoro e iniziare a guardare cosa è uscito in libreria all'estero. 
Notizia di qualche settimana fa è l'arrivo dell'attesissimo seguito de Il diavolo veste Prada di Lauren Weisberger, che si chiamerà Revenge Wears Prada (La vendetta veste Prada). Ovviamente mi sono subito preoccupata di segnarmelo nella lista delle cose che vorrò e dovrò leggere. Mentre qui nel bel paese dobbiamo ancora avere la possibilità di leggerlo in italiano, in America si parla già di sequel del primo film, voci di corridoio dicono che sono numerose le case cinematografiche che si sono proposte per acquistare i diritti del romanzo e la stessa Anne Hathaway pare abbia dichiarato di essere felice di poter tornare ad interpretare Andy.
Me lo auguro!
Nella sua leggerezza ho trovato il libro molto piacevole, una simpatica lettura poco impegnativa, ma non di quelle che fanno venire l'orticaria e che sono uno spreco di tempo. Anche se so che molti potrebbero dire che non è "quel grande libro", ma la mia filosofia ormai la conoscerete: ogni tanto questi libri servono. Non si può andare avanti a Proust e Kant!
Anche il film certo non è una grande opera cinematografica, ma aveva il pregio di essere ben fatto e di avere un cast spettacolare, Meryl Streep in prima linea, che ha regalato un'interpretazione magistrale della terribile Miranda.
Sinceramente è uno di quei pochi film che ho il piacere di rivedere, nonostante, appunto, la sua leggerezza. 

Ma quando arriverà in Italia e...quale colore avrà la copertina, visto che all'estero è uscito con due versioni, una bianca e una rossa? Il primo romanzo era stato editato da Piemme e così tutti gli altri della Weisberger...stalkeriamo la casa editrice! No, sto scherzando! Non sia mai! 
Spero di scoprirlo presto, sono ancora più curiosa di tutti voi messi insieme, già mi vedo correre in libreria per comprarlo!
Restate sintonizzati, anzi direi...PIANTONATE LA SCRIVANIA! 
(Spero l'abbiate capita...io adoro questa frase!!! Soprattutto la scena!)

sabato 2 marzo 2013

The Words: recensione!

The Words racconta la storia di Rory (Bradley Cooper) che vuole diventare scrittore. Purtroppo si sa che per sfondare in questo campo bisogna avere idee geniali e cercare di scrivere qualcosa che non sia mai stato scritto. Rory non riesce facilmente a trovare la sua voce, inizia quindi per motivi economici a lavorare in una casa editrice e quando sembra di essere sul punto di pubblicare il suo libro la risposta che arriva dall'editore è che è un buon prodotto ma troppo eccessivo.
Rory crede di non avere speranze, quando nella cartellina acquistata in un negozio di cose vecchie a Parigi, trova un manoscritto. Si tratta di un romanzo. Lo legge e capisce le sue potenzialità, capisce che è tutto quello che vorrebbe essere lui, ma che non sarà mai; una sera non riuscendo a dormire si sveglia, va alla sua scrivania e comincia a trascriverlo per fare sue quelle parole. Un giorno la moglie per caso lo trova, lo legge e ne rimane colpita. Gli chiede di pubblicarlo ed effettivamente l'editore lo apprezza molto e diviene così un immenso successo editoriale.
Ma si sa che le bugie hanno le gambe corte e un giorno per caso si fa vivo il vero autore del libro.
Questa è la trama principale, ma a fare da cornice a questa, secondo un sistema di scatole cinesi, abbiamo il filone narrativo che ci fa capire che Rory è di fatto un personaggio di un romanzo scritto dal celeberrimo autore Clayton Hammond. Ulteriore passo narrativo è la storia all'interno della storia di Rory, quella del vero autore del romanzo che spiegherà come è nata quella storia.
The Words ha quindi un sistema a scatole cinesi, a Matriosca in cui una storia si intreccia con l'altra, si riversa nell'altra. 
E' un film davvero piacevole che però onestamente mi aspettavo un po' più macabro, magari con qualche punizione fisica nei confronti di Rory da parte del vero autore del manoscritto. Non voglio sembrare tragica, o forse troppo kighiana, ma ci potrebbe tranquillamente stare uno scrittore che rapisce l'uomo che gli ha sottratto il libro e lo sottopone a dei giorni di prigionia. 
Però in questo caso dovrebbe essere uno psicopatico...e non ha proprio niente a che vedere con il personaggio di The Words.
Unica pecca è il finale, che onestamente mi sarei aspettata un po' differente, forse anche alla luce dei pensieri che mi ero originariamente fatta sul film. Probabilmente però a molti di voi piacerà la scelta fatta dal regista.
Osservando The Words nel suo complesso, è sicuramente un film con molto potenziale, che porta lo spettatore a riflettere, che tocca tematiche importanti e che per l'ennesima volta fa capire che se uno vuole diventare uno scrittore deve andare a Parigi (questa è un po' una fissa!). Molto elaborato e ben scritto a livelli di sceneggiatura anche se amplierei la parte con l'autore Clayton Hammond, troppo marginale e allo stesso tempo densa di contenuti. 
E voi? Lo avete visto?
Cosa ne pensate?

Upside Down: recensione!

Fin dal momento in cui ho visto il trailer di Upside Down di Juan Solanas mi sono detta: devo vederlo!
L'idea dei mondi paralleli, fisicamente e non nel senso di realtà simili (come accade nel recentemente recensito Multiversum di Leonardo Patrignani), mi attraeva molto. Sono mondi capovolti, con una loro proprietà gravitazionale. Sfere vicine che convivono a discapito però l'una dell'altra. Infatti il Mondo di Sopra è ricco, benestante, mentre il Mondo di Sotto verte in stato di povertà, i suoi colori sono spenti e mettono bene in luce (forse fin troppo) le differenze con l'altro mondo, che sembra molto simile al nostro. Inoltre il Mondo di Sopra sfrutta le risorse del Mondo di Sotto e addirittura usa i suoi abitanti come cavie. A congiungere questi due mondi c'è una torre, la Mondo di Mezzo, un'industria che si occupa di ricerca in vari campi, all'interno di questa lavorano persone che provengono da entrambi i mondi, ma ovviamente chi proviene dal mondo di Sotto gira con il camice azzurro tipico degli operai o comunque dei tecnici, mentre chi proviene dal mondo di Sopra è ben vestito, gira in giacca e cravatta.
Tre regole fondamentali assicurano la permanenza degli abitanti nel mondo in cui nascono:

1) Tutta la materia è attratta dal centro di gravità del pianeta da cui proviene, non l'altro.
2) In virtù della prima regola, il peso di un oggetto può essere controbilanciato con la materia del mondo opposto ("materia inversa").
3) Dopo un variabile, ma solitamente breve, lasso di tempo, la materia a contatto con quella inversa dà origine alla combustione.
Ovviamente le cose sono destinate a cambiare grazie a due giovani: Adam ed Eden. Due nomi...un perché!
Adam (Jim Sturgess) appartiene al Mondo di Sotto, mentre Eden (Kirsten Dunst) a quello di Sopra, si conoscono per caso, mentre sono sul monte Salvia (ognuno del proprio mondo) iniziano a parlarsi e si innamorano, trovano un modo per incontrarsi e stare insieme, ma sempre facendo attenzione alla gravità. Il loro amore però è destinato a interrompersi, l'esercito li separerà facendo tornare Eden nel suo mondo, facendola quindi precipitare dal Mondo di Sotto a quello di Sopra. La ragazza picchierà la testa e avrà una forte amnesia che la porterà a dimenticare Adam.
Adam non si abbatte, dopo anni scopre che Eden è viva. Si fa assumere alla Mondo di Mezzo per studiare una magica crema antirughe a base di miele delle api rosa (le uniche in grado di vivere in entrambi i mondi) e inizia a cercarla. 
Un film con una trama molto interessante e piuttosto complessa, che onestamente pensavo fosse stata tratta da qualche romanzo o racconto di fantascienza. Non ha avuto un grande successo, eppure, nonostante il finale che forse meritava due o tre spiegazioni in più, è un film che merita di essere visto.
Certo, alcuni punti sono un po' ovvi, prendiamo ad esempio i nomi dei ragazzi: Adam porta il nome del primo uomo, infatti per quando ne sappiamo noi egli è il primo uomo del Mondo di Sotto ad andare nel Mondo di Sopra senza di fatto venire ucciso. E' anche una specie di Prometeo che "ruba il fuoco agli dei" nel senso che sfrutta la sua invenzione per conoscere Eden e per trovare un modo per rimanere nel Mondo di Sopra.
Eden poi ricorda il nome del paradiso terrestre e ovviamente una che porta questo nome deve per forza di cose stare insieme a un ragazzo che si chiami Adam. A parte questo, è molto interessante la questione di annientamento delle due gravità, che diventa una questione matematica della serie meno per meno dà più. Infatti dalla fusione dei due campi gravitazionali ne esce un terzo che permette agli individui di andare da un mondo all'altro senza correre rischi. Onestamente mi sono persa la questione legata alla terza regola, ovvero la combustione. A quanto sembra devono averla risolta, ma questo punto non mi è molto chiaro. 
Le scene sono costruite con molta attenzione e nel momento in cui Adam passa da una gravità all'altra vengono messe in discussione tutte le problematiche che si hanno quando si sta a testa in giù (a parte il sangue alla testa...ma è un film, quindi non poniamoci troppe domande.), addirittura lo vediamo che fa pipì nel mondo di Sopra e vediamo chiaramente che il liquido va verso il soffitto e non verso lo scarico.
Ci sono poi delle chicche, tipo il "Sottosopra" cocktail che Eden beve in un bicchiere appunto rivolto sottosopra nella sua gravità, quindi a favore del Mondo di Sotto. Due parole infine su Timothy Spall, che diventa in questo film aiutante di Adam, con il nome di Bob: vista la sua partecipazione in Harry Potter nel ruolo dell'odioso e antipatico Minus, temevo fosse cattivo, fortunatamente non è così!
Concludendo, Upside Down è un film molto interessante, che merita di essere visto soprattutto se siete amanti della fantascienza. Probabilmente alcune cose non sono realizzate al meglio, soprattutto alcuni effetti speciali lasciano un po' desiderare, ma credo sia principalmente una questione legata al budget. Chiudete un occhio e provate comunque a guardarlo. Poi fatemi sapere!
Buona visione!



giovedì 21 febbraio 2013

Ricatto d'amore: recensione!

Ogni tanto un film un po' più leggero non guasta, anzi.
Ieri sera facendo un po' di zapping mentre ero spaparanzata sul divano mi sono imbattuta nel film su Rai 1, Ricatto d'amore. Trattasi di una di quelle pellicole che di fatto sai già come vanno a finire, ma sei sei una sentimentalona romantica come me le guardi ugualmente, metti da parte il tuo snobbismo cinematografico imparato in cinque anni universitari (sto scherzando eh) e lo guardi. Ti concedi quelle scarse due orette con una commediola poco impegnativa che però ti fa sorridere.
Che poi, onestamente, sarà sempre la stessa roba trita e ritrita, ma ogni tanto le cose cambiano.
Iniziamo con la sinossi.

SINOSSI
New York le aspirazioni di un ragazzo, Andrew Paxton, che sogna un futuro nell'editoria, magari anche da scrittore, si infrangono contro le infinite vessazioni del suo capo, la classica donna tutto lavoro e niente divertimento. Il giorno in cui però il capo, Margareth Tate, rischia di essere deportato nel natio Canada per problemi di visto si presenta l'occasione per un matrimonio di interesse, operazione di certo rischiosa ma potenzialmente foriera della sospirata promozione. L'unico problema sarà tenere in piedi la rappresentazione senza che nessuno, nemmeno l'immigrazione, se ne accorga.
La commedia matrimoniale newyorchese, un vero e proprio genere a sè, va in trasferta in Alaska, dove risiedono i genitori dello sposo e dove si svolgerà gran parte del film (dopo l'opportuna introduzione cittadina). Retaggi indiani all'acqua di rose, beghe familiari di poco conto e un'evoluzione dei personaggi ai minimi storici tuttavia non inficiano eccessivamente la godibilità di un film diretto con gusto, ritmo e qualche guizzo.

Come avrete notato, niente di nuovo sotto il sole e nel panorama cinematografico, a parte questa storiella degli uffici della casa editoriale che rendono la questione leggermente diversa, ma sempre di ambiente lavorativo si tratta.
Onestamente apprezzo molto la Bullock come attrice, è effettivamente molto brava e anche Ryan Reynolds è apprezzabile e pure molto bello, in questo film sono ben assortiti come coppia e anche se in un primo momento sembrano estremamente agli antipodi, pian piano, ovviamente, riusciranno a trovare un modo per comunicare tra loro.
A fare da corona ai due, una pazza famiglia, dell'Alaska, i Paxton, capitanati da una nonna novantenne che sembra essere più in forze del nipote e della sua finta-fidanzata. Un personaggio interessante che darà un po' di brio alla storia e varierà un po' la trama che altrimenti risulterebbe troppo scontata e monotona. 
Margaret poi è la tipica donna in carriera che necessita di uno psicanalista, ha perso i genitori quando era sedicenne e non sa più cosa voglia dire avere una famiglia e avere qualcuno che ti vuole bene, la sua acidità sembra dettata da questo, infatti la gita a casa Paxton le servirà proprio per riscoprire se stessa e risistemare i conti con il passato.
Andrew, ovviamente, non va d'accordo con il padre, ma la nonna tutto fare riuscirà a sistemare anche questa cosa, insomma, la novantenne sembra un perfetto deus ex machina, che abbia scritto lei la sceneggiatura? Scherzi a parte, se avete voglia di una pellicola poco impegnativa, se non urlate di fronte alle cose già viste e riviste, se volete staccare un attimo il cervello, vi consiglio di guardare questo film.
Se vi reputate troppo seri e volete guardare solo pellicole impegnate, non necessariamente film muti giapponesi, ma semplicemente pellicole di un certo spessore: non guardatelo.
E poi non ditemi che non vi avevo avvisati.

VOTO:


P.S. Tre Chaplin è un buon voto, 
onestamente fa anche ridere come commedia, 
quindi scorre bene. 
Dai si può sopravvivere,
 ho sinceramente visto di peggio di questo genere!

sabato 29 dicembre 2012

La vita è meravigliosa: recensione!

Oggi parliamo di un film che è uscito qualche anno fa, giusto un paio, esattamente nel 1946, il film in questione è La vita è meravigliosa di Frank Capra.
Nel marasma dei film natalizi che ogni anno vengono riproposti, non capisco come mai non scelgano di inserire anche questo film meraviglioso.
George Bailey è un giovane di grandi speranze, vorrebbe fare molto nella sua vita, ma per un motivo o per l'altro si ritrova sempre ancorato alla città dove è nato, Bedford Falls, e decide quindi di dedicare la sua vita a fare del bene agli altri grazie anche alla cooperativa di risparmio fondata dal padre.

La vigilia di Natale lo zio Billy va in banca a versare 8000 dollari, ma a causa di strane vicissitudini finiscono nelle mani del cattivo della città, il ricco e antipatico Henry Potter (si sembra Harry Potter, ma fidatevi, non ha niente a che vedere con il maghetto!). Henry Potter cerca di ricattare George, tentando in tutti i modi di acquisire la sua cooperativa, offrendogli vane speranze.

George litiga con i famigliari e in preda allo sconforto cerca di togliersi la vita gettandosi nel fiume, ma proprio mentre sta per gettarsi, nel fiume compare un uomo, decide di salvarlo. E' un angelo. Noi del pubblico lo sappiamo bene, ma George farà molta fatica a comprenderlo. 
L'angelo, Clarence Oddbody, mostra a George come sarebbe stato il mondo senza di lui, cosa sarebbe successo nella sua cittadina e ai suoi abitanti.
La vita è meravigliosa è un film che fa riflettere davvero moltissimo gli spettatori, Frank Capra era un genio e credo che questa pellicola sia la migliore tra tutte quelle che ha realizzato.
Il modo in cui egli mostra e racconta questi anni difficili dell'America che è appena uscita da una crisi ed ha appena terminato una guerra è davvero singolare perché alterna alla leggerezza tipica delle commedie, un senso di grande profondità e presa di coscienza. Un senso di responsabilità che tutti i personaggi hanno, un senso di appartenenza alla nazione, al paese in cui vivono. 
Credo che questo film rientri tra le pellicole che bisogna vedere almeno una volta nella propria vita, senza pregiudizi sul bianco e nero e riguardo il fatto che è un film del 1946. E' un'esperienza, diciamo così, un viaggio, una cosa da fare, un film da vedere perché sono sicura che non resterete a bocca asciutta, anzi, sarete meravigliati.
Buona visione!

mercoledì 12 dicembre 2012

Paris-Manhattan: recensione!


Poor little Woody! Mi verrebbe da dire così, eppure Woody è al corrente della boiata che hanno cercato di costruire su di lui.

Di cosa sto parlando?
Dunque, il mese scorso è uscito al cinema Paris-Manhattan, ero letteralmente esaltata dall'idea di vedere questo film perché io amo Woody Allen, avevo addirittura segnalato la pellicola tra le sei da vedere su ArtInTime, ebbene, me ne pento amaramente.
La Movie List viene fatta a scatola chiusa, è quello che io mi annoto ogni mese sull'agenda: questo mese voglio vedere....e mi segno i titoli. Poi da quelli ne scelgo sei e li inserisco in ArtInTime. Non essendo una giornalista, non vengo invitata alle anteprime e quindi è inevitabile fare così. Solitamente seleziono sulla base di: registi, attori, argomenti, produttori. Ogni tanto va bene, ogni tanto: disastro colossale!
Paris-Manhattan è stato proprio una delusione! Onestamente la storia prometteva davvero bene, infatti non sono l'unica ad averlo inserito nella lista dei film da vedere, peccato che questi avevano un'idea geniale per le mani e l'abbiano gettata al vento. Alice è una farmacista, ama Woody Allen, non riesce a trovare l'uomo della sua vita e a casa dialoga con il ritratto del regista. La trama è molto semplice, ricorda Provaci ancora Sam, ma essendo dichiaratamente un film su Woody, ci sta, e il fatto che sia così tremendamente semplice, non preannuncia necessariamente un disastro cinematografico (scusate l'esubero di avverbi!). Il punto è: bisogna valutare come viene messa in pratica questa idea.
Ecco.
La sceneggiatura non convince proprio. 
Se io potessi parlare con la regista e gli sceneggiatori gli farei notare queste cose:
1. Il ritratto di Woody parla per "aforismi" che sono citazioni di altri film di Woody. Carino, anche Bogart in Provaci ancora Sam era Rick di Casablanca, ma era Rick in tutto e per tutto! 
Qui si scade nel banale, citazioni fini a se stesse, quasi buttate lì, che ad un certo punto poi svaniscono e non vengono più inserite perché lei stacca il poster di Woody perché decide che non è più l'uomo della sua vita. L'idea è in sè carina, ma calcare un po' di più la mano?
2. Woody Allen ha uno stile unico, i suoi personaggi sono dei tipi inconfondibili che in questo film davvero scompaiono. Non era più divertente riproporre dei tipi alla Woody all'interno del film?
3. La cura con i DVD. Questa è da denuncia. In primis da parte dell'ordine dei medici, in secondo luogo tutti i cineasti e cinefili dovrebbero fare un'insurrezione. Ma non è credibile! Che l'idea potrebbe essere carina, ma messa così sembra una cosa in stile Walt Disney. Woody Allen ha poteri taumaturgici nel senso che ti fa fare grasse risate, va bene, ma non puoi sostituirlo al paracetamolo! Insomma spendi del tempo, fai un film di 90 minuti invece che di 70 e gioca con quest'idea, non mettermi un ladro...un ladro che Alice fa uscire dal retrobottega con in mano dei film perché ha avuto un'infanzia difficile e quindi deve essere aiutato. Poi lui glieli restituisce pure!
4. Che fine fa il fidanzato di Alice? Forse mi sono addormentata, ma ad un certo punto è sparito o sbaglio?
5. La sorella che partecipa a serate a tre è veramente il tipico "sesso" da infilare nei film per vendere. Non vedo niente di così utile in questa scelta.
6. I genitori di Alice. La madre alcolizzata e il padre sono due personaggi che alla fine nella cornice hanno un loro perché, ma quando trovano Alice nel letto della sorella con Victor, parliamo della loro reazione? No, non parliamone: non reagiscono. Due battutine di circostanza e di nuovo sotto a cercare indizi sui presunti tradimenti del genero.
Palesi riferimenti a Misterioso omicidio a Manhattan, ma siamo lontani anni luce da tutto questo.
7. Paris. Dov'è? Siamo un po' nelle vie secondarie. Il che può essere interessante, ma se mi parli di Woody Allen minimo mi fai vedere i luoghi tipici di Parigi. Manhattan è un tributo all'isola, se qui nomini Parigi...fammi vedere la Parigi che tutti conoscono! Sarà la fiera dell'ovvio? No, è un film che vuole parlare di Woody, quindi dovrebbe esserci un po' di "punto di vista di Woody" e in Woody la città conta. Hanno speso milioni di parole sul rapporto Woody-città!!!
8. Woody alla fine del film. So che è uno spoiler, carissimi lettori, ma devo assolutamente dirlo! Evidentemente gli hanno fatto leggere una sceneggiatura carina...
Però, un momento.
Diciamolo. La storia in sé non è malvagia, è un'idea interessante, solo che si sono fermati allo strato esterno, se rompevano la crosta e andavano in profondità, caratterizzavano e rendevano davvero in stile Allen l'intero film, attenzione, senza plagiare, ma cercando di fare un tributo, secondo la mia modestissima e insignificante opinione, avrebbero potuto offrire un prodotto da Oscar. Non lo nego. 
Così...è un film che lascia il tempo che trova, che non aggiunge nè toglie niente al panorama cinematografico. Che passa senza lasciar traccia.
Un vero peccato!
9. La storia si perde, va in una direzione e poi: dispersi nel deserto, oppure nella savana...cioè..ma un filo logico? E dire che non è niente di complesso, è una commedia!

Basta, mi fermo. Volevo fare anche il punto 10...ma non è il caso.
Se per caso a voi è piaciuto, fatemelo sapere. 
Alla prossima! 

mercoledì 25 luglio 2012

Ugly Betty

Penso che il sottotitolo esatto per questo post sia: "Arrivo tardi, ma ci arrivo anch'io.". Ebbene sì, grazie a Cristina Giuliano, la fotografa che ho intervistato QUI, con la quale sono rimasta in contatto tramite facebook, sono incappata nella simpatica e frizzante serie tv Ugly Betty.
Devo essere sincera, non l'avevo mai presa seriamente in considerazione perché io mi scoccio ad aspettare alla tv le puntate e quindi l'avevo abbandonata dopo aver visto qualche pezzo del primo episodio, ma ora che le quattro stagioni sono complete e stracomplete posso vederne quante me ne pare ogni giorno. Cristina, grande appassionata di serie tv, mi aveva detto di vederla a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e! e che dire: ha proprio trovato pane per i miei denti! Sono al quarto episodio e non mi scollo più! Poi ho anche scoperto che le puntate della prima stagione (per ora ho controllato queste) sono su youtube, la quarta si trova facilmente in streaming sottotitolata in Italiano, che dire: prevedo che a breve diventerò ufficialmente Ugly Betty dipendente!
Mi spiace solo che non si trovino in lingua originale le puntate, ma pazienza, vorrà dire che lo guarderò doppiato perché i cofanetti non mi va proprio di prenderli.
Riguardo la storia che dire, sono al quarto episodio non posso sbilanciarmi eccessivamente, ma credo che gli autori siano riusciti a trovare un giusto equilibrio: è moda, ma è anche denuncia della stessa, denuncia di questo mondo in cui si deve essere tutti pronti per la copertina, eppure anche da questi ambienti c'è sempre qualcosa da imparare. Ovviamente Ugly Betty è l'emarginata della situazione non solo perché non è bella (che poi diciamolo, ma ogni tanto si intravedono tratti di un volto carino sotto quella frangetta), ma anche perché non si veste alla moda e soprattutto sembra che la moda non le interessi.
Il primo e il secondo episodio sembrano molto "Il diavolo veste Prada", film che viene effettivamente citato dal nipote di Betty nel terzo episodio, quando si parla del famigerato book che rappresenta il nuovo numero della rivista prima di essere mandato in stampa. I personaggi sono tutti ben classificabili, abbiamo la cattiva: Wilhelmina Slater con tanto di valletto: Marc St. James, il principe azzurro: Daniel Meade, Christina Mc Kinney: la fata buona addetta al guardaroba...
Ora la maratona Ugly Betty non si ferma di certo qui, penso che inizierà lentamente ad invadere le mie giornate, aiuto! Una nuova distrazione! 
Scherzi a parte, ringrazio Cristina per la dritta!
E ora..torno a lavorare alla mia tesi, che per la cronaca non sarà su Ugly Betty...sia mai che a qualcuno venga in mente un simile collegamento, anche se...potrebbe diventare un ottimo argomento di discussione. 

giovedì 24 maggio 2012

The Great Gatsby - Francis Scott Fitzgerald

Goodmorning readers! How are you? Today we are going to talk about a new movie, The Great Gatsby directed by Baz Luhrmann! The film is set to be released in Real D 3D and 2D cinemas on December 25, 2012 by Warner Bros. Pictures. In Italy is set on January 18, 2013. Ohi, Ohi!
This is the trailer! Enjoy it!

Buongiorno carissimi lettori! No, non avete sbagliato blog! E' che quando sento puzza di Fitzgerald impazzisco, non capisco più nulla e inizio a blaterare in English!


Insomma, il 18 gennaio 2013, praticamente domani sob!, uscirà nelle sale italiane Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann.
So che da qui al 18 gennaio possono succedere molte cose, secondo alcuni il 22 dicembre finirà il mondo, ma per chi è convinto che i Maya si sbagliassero, che poi detta bene i Maya non hanno mai parlato di 22 dicembre, prenda in mano l'agenda e si segni la data X.
Il film uscirà in 3D, ma anche in 2D e questo è il trailer!! Vi avviso che visto una volta, continuerete a riguardarlo, ad ascoltarlo, perché non solo l'impatto visivo è pazzesco, ma le musiche prendono un sacco!!! 


Il video qui sopra proviene direttamente dal canale YT di Tiffany, perché vi segnalo questa cosa?
Beh, proprio questa mattina ho scoperto che Tiffany ha realizzato molti dei gioielli utilizzati nel film, come dichiarano appunto sul loro canale: "Tiffany collaborated with producer-director Baz Luhrmann and costume designer Catherine Martin to create the spectacular jewels for the highly anticipated new film featuring Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan and Tobey Maguire. "The Great Gatsby" debuts in theaters December 25, 2012. © 2012 Warner Bros. Ent."

Il problema che mi sono posta subito dopo aver visto il trailer però è il seguente: come colmare l'attesa da qui al 18 gennaio?
Beh, potete vedervi tutti i film del mondo, potete fare qualsiasi cosa, giocare a carte, andare in vacanza...ma se volete prepararvi degnamente alla visione, propongo un menù a cui non potrete di certo rinunciare!

--> Lettura del Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald
--> Visione del Grande Gatsby, quello con Robert Redford del 1974 diretto da Jack Clayton 
--> Lettura di varie altre opere dello stesso autore, ad esempio i Racconti dell'età del Jazz, uno al giorno per conoscere il mondo dei ruggenti anni 20 in cui Fitzgerald è cresciuto
--> Lettura del libro di Pietro Citati La morte della farfalla ed. Mondadori che racconta la vita dei Fitzgerald, Francis e la moglie Zelda
--> Visione del film di Woody Allen, Midnight in Paris, anche se a Fitzgerald sono dedicate poche scene, ma tutto aiuta per rivivere l'atmosfera.
--> Altro...che vi dirò pian piano!

martedì 8 maggio 2012

Attendendo The Avengers

So che in questi ultimi mesi sto parlando solo di libri, e con chi mi conosce live parlo solo di musical, ma oggi finalmente torno al blog per parlarvi di un film, cioè, a dire il vero per esprimervi la mia voglia di andare al cinema a vedere The Avengers. Non sono ancora riuscita a vederlo, a causa dei musical, ma la causa era più che giusta, quindi nessun rimpianto, anzi! 
Però domani è il giorno, salvo cambiamenti o intoppi dell'ultimo secondo, finalmente potrò vedere i mitici supereroi tutti insieme combattere per salvare la terra.
Ho già sentito i primi commenti degli amici maschi:
"Figo!"
"Stupendo!"
"Meraviglioso!!"
"Oddio, vai a vederlooooo!!!!!"
e delle amiche femmine:
"Ma quanto è razionale Hulk?"
Beh insomma, attualmente non ho ancora opinioni in merito se non tante e tante aspettative, pertanto spero di non esserne delusa visto che è un film che sto aspettando dall'anno scorso!
Quindi restate sintonizzati sul mio blog, a breve spero di riuscire a scrivere una review cinematografica così che il pubblico che mi segue solitamente per i film possa sentirsi nuovamente preso in considerazione. Ragazzi, non mi sono dimenticata di voi, ma mi sono lasciata prendere un po' (tanto!) dai libri... 

Prima di salutarvi però una piccola nota: forse molti di voi si saranno domandati come mai io non abbia scritto nulla sull'uscita di Titanic in 3D. Onestamente non ho voluto vederlo di proposito in primis perché non ho una grande simpatia per Cameron. Grande genio a livello tecnologico, un po' meno per quanto riguarda la narrazione, cosa per altro dimostrata ampiamente da Avatar-Pochaontas nello spazio. So però che è stato molto apprezzato e che a quanto pare ne valeva davvero la pena... sapete che a me il 3D non convince molto. Se vado a vedere un film in 3D, come nel caso di The Avengers, è solo perché sono costretta, perché è una tamarrata, perché è nato per essere in 3D e altro. Sinceramente dall'uomo che per primo ha fatto un film con il nuovo 3D digitale, un film pensato per essere in 3D, non mi sarei mai aspettata una rimasterizzazione di un vecchio successo. 
A questo punto però vi confesso una cosa. Sono incuriosita invece da Guerre Stellari in 3D perché secondo me potrebbe davvero valorizzare il film questa nuova tecnologia. Forse mi sbaglio...però, se riuscirò ad andare a vederli capirò se la mia affermazione è vera o meno.
Che dire, stay tuned! 
See you! 



venerdì 6 gennaio 2012

Anno nuovo, film nuovi!

L'anno nuovo è cominciato e come ogni anno è bello vedere cosa ci sarà prossimamente in cartellone. Il primo film da mettere in elenco tra quelli che dovrete, anzi dovremo vedere nel 2012, quindi non possiamo assolutamente perderlo, è J. Edgar del mitico e sempreterno Clint Eastwood. Protagonista della nuova pellicola dell'uomo dalle due espressioni è un attore che a parer mio rende più ora con qualche ruga e la pancia piuttosto che quando era un giovincello sbarbato e mingherlino: Leonardo Di Caprio. Già "musa" di Scorsese, meraviglioso in Inception, vediamo cosa combinerà sotto la direzione di Clint Eastwood.
L'anno proseguirà poi con:
The Iron Lady, film di Phyllida Lloyd  sulla terribile Margaret Tathcher
The Avengers, film conclusivo, punto di arrivo per tutti coloro che si sono sparati ogni film sui supereroi Marvel. Piccola nota, in italiano il titolo sarà: I vendicatori.
Ritorna poi il Tolkien della pellicola, Peter Jackson, con l'avventura che racconta come Bilbo è venuto in possesso dell'anello del Signore degli Anelli, dall'omonimo racconto rivedremo La Contea grazie a Lo Hobbit.
Sulla scia dei supereroi, sarà in sala Wonder Woman e poi l'attesissimo ultimo capitolo di Batman!
Guillermo del Toro ci stupirà (forse) con un film tratto da Dottor Jekyll e Mr Hyde, intitolato proprio....Dott. Jekyll e Mr Hyde.
Spielberg cosa ci propone per il nuovo anno? Beh, lui ci incanterà con War Horse e poi nel 2012 girerà un film su Lincoln che però temo sia da ascrivere ai film che usciranno nel 2013, ma mai dire mai!
Poi vedremo Man in Black III, Ghost Buster IIIThe Amazing Spiderman con Andrew Garfield nei panni dell'Uomo Ragno (e qui già le fan si accalcano mentalmente al botteghino), Terry Gillian poi ha realizzato The Man Who Killed Don Quixote, Woody ci farà vedere il suo decameron che a quanto pare sarà intitolato Nero Fiddled, J. J. Abrams ci regalerà Star Trek 2, sequel attesissimo, uscirà anche Madagascar 3, Prometheus di Ridley Scott, Underworld il risveglio in 3D, The Bourne Legacy, quarto capitolo della saga di Bourne, Ghost Rider: Spirit of Vengeance ...Insomma c'è un sacco di carne al fuoco per il nuovo anno!!! Vi consiglio di consultare questa pagina di mymovies per essere aggiornati sulle date di uscita--> QUI
E la Disney?
Ormai da mesi ha lanciato il trailer della sua prossima opera tutta made Disney-Pixar: Brave. I disegni promettono bene e se è la storia di una eroina, beh, allora merita di essere visto! Attendiamo i prossimi mesi!

Uscirà anche il sequel di Breaking Down, una delle saghe più assurde degli ultimi anni. La storia che nessuno vorrebbe mai avere scritto e nemmeno pensato che purtroppo fa sognare milioni di adolescenti (e non solo) in giro per il mondo. A questo punto, siccome so che i fans potrebbero iniziare ad insultarvi, spendo due parole per motivare la mia aberrazione nei confronti di questo prodotto.
1- Leggetevi Dracula
2- I vampiri sono affascinanti, ma non brillano al sole.
3- Perchè Bella si innamora di Edward? La risposta "perchè è figo" non è abbastanza per costruirci sopra una saga.

Non ho considerato i film italiani...chiedo venia, ma vi aggiornerò strada facendo. 
Detto questo, buon 2012 cinematografico e....restate sempre sintonizzati, perchè pian piano la lista si allungherà!!




martedì 20 dicembre 2011

The Artist

Quando racconto che alla triennale ho scritto una Tesi di Laurea riguardante una casa cinematografica del cinema muto, nello specifico la United Artist, la maggior parte della gente sorride, altri mi dicono simpaticamente che ormai al cinema va "di moda" il sonoro, altri ancora mi ricordano che esiste il 3D.
Simpatici!
Da una settimana a questa parte però, o meglio ancora dal festival di Cannes di quest'anno il cinema Muto è tornato in mezzo a noi. Ebbene sì, Hazanavicious ha realizzato una pellicola interamente muta intitolata The Artist, ambientata a partire dal 1927 nella Hollywood che fu.
Diatribe tra muto, sonoro e 3D dei nostri tempi è interessante notare come Hazanavicius ci racconta il 27 e cosa sceglie di raccontarci di quell'epoca, che già altri film hanno cercato di mostrarci come ad esempio il ben noto Cantando sotto la pioggia. 
Innanzi tutto sceglie di fare un film muto a partire dal 1927, è noto che da quell'anno i film muti iniziano via via a scomparire perchè ritenuti vecchi, eppure Hazanavicius usa la lingua delle espressioni e dei segni per dire quello che in quegli anni si diceva solo con il sonoro. 
La storia raccontata forse è banale, ma quello che non la rende affatto scontata è il contesto, i volti, le scene.
Mi risulta difficile scrivere una recensione nuovamente su questo film perchè rischio di ripetere le cose che ho già detto nel post per il sito Virgole nelle Virgole. CLICCA QUI PER LEGGERLA!!!
Posso solo continuare a ripetere alla nausea che The Artist è un film geniale, una dichiarazione d'amore al cinema muto, Hazanavicius è riuscito a giocare con l'estetica degli anni 20 senza snaturarla, senza strafare. Tutto è costruito attentamente, ogni cosa sulla scena ha un suo perchè ed è lì per parlare, per raccontare, come accadeva nell'epoca del muto.
Mi sento di dire, da studentessa di cinema, che non bisogna spaventarsi davanti alla visione dei film muti, anzi! Bisogna sedersi e ammirarli, come quando andate al Louvre a vedere la Gioconda. Dovete scrutarli, fermarli, scomporli e pensare: "Come facevano in quegli anni a fare tutto ciò?".
Non dobbiamo percepirli come se fossero alieni, anzi, essi ci raccontano epoche, storie, sono parte delle fondamenta degli attuali film che vediamo nelle sale, il cinema muto non è lontano da noi!
Siamo una società bombardata da suoni e immagini. Ogni film deve essere in dolby, lo spettatore deve sentirsi in mezzo alla scena, le esplosioni vengono intensificate, spesso a discapito dell'immagine. Il cinema è immagine in movimento, quindi prima di tutto è da vedere, poi certo è da sentire. I registi bravi non sono quelli che dicono tutto con i dialoghi, ma sono quelli che scrivono con la macchina da presa, con le scenografie, gli allestimenti, i volti degli attori, i vestiti. Il sonoro a volte è superfluo, proviamo a metterci i tappi e a guardare la realtà, tutto potrebbe sembrarci molto diverso. 



lunedì 19 dicembre 2011

Midnight in Paris

Woody Allen è tornato ad essere il Woody di un tempo, hanno affermato molti, a me sinceramente Woody non è mai scaduto e ogni suo prodotto cinematografico è senza ombra di dubbio realizzato con intelligenza, genialità, abilità e grande padronanza della materia.
Ultima sua creazione è Midnight in Paris, una storia ben costruita che racconta la vicenda di Gil, sceneggiatore americano, in vacanza a Parigi con la fidanzata Inez, innamorato della Parigi degli anni 20 e di tutti gli artisti che vivevano lì in quel periodo. La tanto evocata Parigi d'inizio 900 prende magicamente vita una sera grazie ai rintocchi della mezzanotte e ad un auto che lo trasporta nelle feste più belle degli anni 20.
Ecco allora che spuntano i personaggi: Cole Porter, Francis Scott Fitzgerald e la moglie Zelda, Hemingway, Dalì, Bunuel, Picasso, Adriana (la sua amante), Man Ray, Matisse, Eliot, Belmonte.....insomma, tutti gli artisti che hanno reso, secondo Gil, gli anni 20 l'età dell'oro. 
Una storia avvincente e che ricorda un po' la commedia "Provaci ancora Sam" scritta da Woody Allen che poi è diventata un film di Herbert Ross, in cui Woody interpreta il protagonista, Allan Felix. In questa pellicola a tornare dal passato era Bogart che dà una lezione di vita ad Allan insegnandogli come si fa ad essere un playboy, in Midnight in Paris la sfida è ben più complessa.
Gil vuole fare il romanziere, ma deve anche farsi amare per quello che è e Inez non sembra interessata al suo lavoro di scrittore, quanto a quello di sceneggiatore, sicuramente più redditizio. E' il tipico personaggio di Woody Allen, amante dell'arte ma che non viene mai preso sul serio, contrapposto all'amico saccente e pedante di nome Paul che sembra affascinare le donne anche se in realtà sta vomitando un sacco di sciocchezze.
Ecco che allora i personaggi degli anni 20 gli insegneranno amore, scrittura, coraggio, voglia di vivere, in quella che egli considera l'età dell'oro, ritroverà la speranza perduta e la dritta che gli serviva per diventare scrittore e trasferirsi definitivamente a Parigi.  
Il film, fin dal momento in cui veniva realizzato, ha suscitato molto interesse per la presenza, alquanto marginale e di poco conto della premiere damme Carla Bruni, relegata a guida turistica utile solo a tradurre al protagonista il diario di Adriana dal francese all'americano.
Penso sia una buona pellicola, una dichiarazione d'amore che Woody Allen fa alla Parigi degli anni 20 e agli artisti che l'hanno vissuta in quel periodo, artisti principalmente americani, ma che hanno tratto la loro ispirazione da quel contesto realizzando opere indimenticabili.
Nel rapporto che Gil costruirà con Adriana poi verrà svelata la realtà triste con cui l'uomo di tutti i secoli ha a che fare, ovvero il rapporto con il presente e il passato. Spesso l'uomo vede il passato, un determinato passato, come un momento di gloria, sicuramente migliore rispetto al presente. Per Gil l'età dell'oro è costituita dalla Parigi degli anni 20, per Adriana dalla Parigi della Belle Epoque. 
Che cosa cerca di dirci Woody Allen?
Beh, io ho cercato di rispondere in questo modo: il passato ormai non si può più avere, ma proprio perchè lo abbiamo è giusto studiarlo e considerarlo, viverlo attraverso i prodotti degli artisti. E' giusto amarlo, ma usarlo come trampolino di lancio per reinventare il presente e renderlo migliore di quello che è.
Un plauso va di sicuro ad ambienti, costumi e fisiognomica dei personaggi, tutti costruiti con grande attenzione, niente è lasciato al caso, quasi come se ci trovassimo di fronte ad una pellicola di Luchino Visconti o ancora di Kubrick. 
La recitazione di Jesse Owen è ben studiata ed impostata, tanto da renderlo un secondo Woody di tutto rispetto, certo come il primo non c'è nessuno, ma si fa rispettare bene.
Se amate gli anni 20 è una pellicola da vedere assolutamente, se amate Woody Allen, lo è ancora di più.

In extremis un appunto: scommetto che molti si avvicineranno alle opere artistiche e letterarie realizzate dai personaggi del film per conoscerle meglio.




martedì 29 novembre 2011

Libri che vanno, libri che vengono

Torno da queste parti prima del previsto mentre sono in pausa tra una pagina e l'altra de Il viaggio dell'icononauta di Giampiero Brunetta.
Sorrido all'idea di avere tra le mani finalmente un libro che avrei voluto leggere da tempo: Gli ultimi fuochi di Francis Scott Fitzgerald (in originale The Last Tycoon). Purtroppo la Mondadori non stampa da tempo questo libro, ma grazie a Stefano (libraio imperiese) e ad Alessandra (book express o bibliofora) sono riuscita ad avere questo pezzo di letteratura. Spero di riuscire a leggerlo presto, ma ora sul mio comodino si sono fatti spazio due libri: Il giardino dei Finzi-Contini, di Giorgio Bassani e Un giorno di David Nicholls, senza parlare de Il trono di spade di Martin che mi fissa dalla libreria... Insomma, come al solito la mia lista non si accorcia ma si allunga! Non riuscirò mai a leggere tutto quello che voglio, ogni volta che vado in libreria rimango affascinata dai nuovi libri e a volte scappa l'acquisto, insomma è come un cane che si mangia la coda. 
Dovrei iniziare a farmi pagare per leggere i libri, pensate che bello, leggere tutto il giorno, comodi, in poltrona, con una bella tazza di tè (e qui Alessandra scrivo tè come dettano l'Accademia della Crusca e la grammatica italiana, che tollerano anche la versione the, come si diceva oggi davanti al nostro tè inverno)...insomma guadagnare soldi leggendo: che bellezza!
Cosciente del fatto che questo non accadrà mai, torno a studiare che è meglio!
Riguardo la piccola digressione su "come si scrive la parola tè" è tutto frutto di un incontro pomeridiano in torteria, tra cheescake, torte cioccolato-pesche-amaretti, un menù con qualche errore e due amiche fissate con la grammatica e stanche di leggere lo scempio prodotto dal popolo virtuale, che (panico!) sfocia anche in altri ambiti anche cartacei...tristezza!
A presto!


N.B. Per chi non lo sapesse, di tutti i libri citati in questo post esiste un adattamento cinematografico o una serie televisiva!!! Che storia! 





lunedì 29 agosto 2011

Hitchcock prima di Hitchcock

Qualche anno fa, leggendo il libro "Una passione infiammabile" di Paolo Cherchi Usai (libro consigliatissimo, ma purtroppo poco reperibile), appresi che il numero di pellicole del cinema muto presenti negli archivi di tutto il mondo non è attualmente quantificabile. Sono molti gli archivi privati in cui nessuno ha ancora avuto la possibilità di curiosare al fine di riportare alla luce molti capolavori che magari sono stati decretati ormai irreperibili da anni, oppure per cercare di dare un nome, come accadeva fino a qualche anno fa a Pordenone, a tutte quegli spezzoni di pellicole rinvenute in archivi già studiati e analizzati. Ogni tanto qualche archivio diventa di dominio pubblico e quando gli studiosi iniziano a metterci mano scoprono perle che molti avevano smesso anche di cercare, ahimè! 
Tutti i cine appassionati che non erano in vacanza, probabilmente si saranno accorti dell'ultima novità del mondo del cinema muto. Nei primi giorni di agosto 2011 dall'altra parte del globo, ancor più precisamente nell'emisfero australe in Nuova Zelanda è stato rinvenuto il primo film muto di Alfred Hitchcock: The White Shadow. Per essere precisi sono state rinvenute le prime tre bobine nell'archivio collezionato da un vecchio proiezionista ormai (logicamente) defunto: Jack Murtag, il quale invece di distruggere le pellicole mute, come era usanza all'epoca, aveva deciso di collezionarle, donando ai posteri capolavori che si credevano perduti ormai da anni.
Il film in questione, a quanto dicono i siti, verrà proiettato alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone. 1-8 ottobre 2011.
Se vogliamo essere precisi a proposito della pellicola The White Shadow, sappiamo che fu diretta da Graham Curtis e Hitchcock era solo un suo aiutante, per essere precisi, leggendo l'intervista fattagli da Truffaut, egli aveva svolto diverse mansioni in diversi film, oltre ad essere aiuto regista faceva anche lo scenografo e il montatore.
Non è quindi l'esordio registico di Hitchcock che avverrà poco più tardi con The Pleasure Garden, ma, a quanto pare, da alcune scene si può già scorgere l'occhio del crimine di Hitchcock. Ll'archivio di Jack Murtag non è nuovo in quanto a sorprese: qualche anno fa era stato rinvenuto Upstream di John Ford.
Il film muti di Hitchcock, ritrovamento di The White Shadow a parte, verranno restaurati in occasione dei giochi olimpici di Londra 2012, le pellicole selezionate sono le seguenti:


The Mountain Eagle non è tra questi poichè attualmente non esiste alcuna copia del film, ma secondo molti studiosi è possibile che da qualche parte nel mondo siano nascoste le bobine, bisogna soltanto avere speranza, pazienza...e qualche bravo finanziatore dei progetti di ricerca!


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