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lunedì 24 marzo 2014

Quanto pesa Belen?

Carissimo internauta, benvenuto sul mio blog. Probabilmente sei arrivato fin qui perché preso da un'insaziabile voglia di conoscere il peso di Belen e magari pure la sua altezza hai deciso di scrivere su Google la fatidica domanda che trovi nel titolo.
Dopo averla scritta hai premuto invio e facendo scorrere una lista di siti sei capitato anche sul mio.
Riuscirò a risponderti?
Vediamo!
Qualcuno diceva che il peso dell'anima è di 21 grammi, lo raccontava un film, 21 grammi di Alejandro González Iñárritu, che riprendeva la teoria del Dott. Duncan MacDougall. Lo sapevi? Vedi hai già imparato una cosa intelligente mentre cercavi il peso di Belen. 
Posso farti io una domanda, carissimo internauta? Perché vai cercando il peso di quella donna? A cosa ti serve? Vuoi forse confrontarlo con il tuo?
Beh, dato che sono in vena di polemiche (cosa che se non avevi ancora capito, preferisco chiarire fin da subito onde evitare travisamenti vari ed eventuali) voglio spiegarti perché ti servirà di più sapere che l'anima pesa 21 grammi piuttosto che sapere il vero peso di Belen.
Ecco cosa penso:
Il peso di Belen non salverà le sorti dell'Italia, ma peggio ancora non migliorerà la tua vita.
Non è sapere il peso di Belen che ti permetterà di farti una vacanza alle Maldive, di passare indenne la maturità, di sopravvivere all'interrogazione di matematica. Sapere il peso di Belen non ti servirà in quei momenti critici quando la gente urla: "C'è un medico?", sapere il peso di Belen non ti servirà per consolare la tua amica in lacrime perché è stata lasciata dal ragazzo. 
Sapere il peso di Belen non ti pagherà gli scontrini al supermercato, le borse e i vestiti.
Sapere il peso di Belen non farà curriculum, anzi, mi hanno detto di evitare come la peste di pronunciare certe passioni ai colloqui.
Sapere il peso di Belen non ti renderà una persona migliore nemmeno quando sarai comodamente seduta dalla parrucchiera a spettegolare. Per spettegolare seriamente dovrai conoscere l'ultimo pettegolezzo della settimana, il quel momento il peso di Belen sarà già obsoleto.
Sapere il peso di Belen perché lei è il tuo modello di vita fa un po' ribrezzo. Vorrai mica diventare un suo clone? Diventa ciò che sei, perfeziona le tue abilità e soprattutto vivi la tua vita. Se hai 5 kg in più non torturarti, sii te stessa!
Certo, Belen è una bellissima donna, ma non è l'unica donna nel mondo, esistono molte altre donne alle quali puoi ispirarti.
E se sei un maschietto, ricordati che noi donne non siamo tutte come Belen, non abbiamo una schiera di massaggiatori che ci tengono in forma e ci faranno sembrare delle ventenni anche a cinquant'anni suonati, come Madonna. Non abbiamo tutto il tempo libero da dedicare alla palestra per perfezionare il nostro corpo e scolpirlo come se fosse un pezzo di marmo di Carrara. 
Per carità, se poi vuoi sapere quanto pesa Belen senza alcun fine, giusto per dire "So anche questo", cercalo pure, nessuno te lo vieta. L'importante è non fossilizzarsi e porsi degli obiettivi impossibili per noi. Il soggetto in questione è Belen, ma può essere qualsiasi altra diva Italiana o del mondo. 

Spero di non aver offeso nessuno, ho voluto scrivere questo post per tutte le ragazzine e le donne che si demoralizzano perché magari non possono diventare come Belen o come molte altre donne dello spettacolo: siate felici di quello che siete e soprattutto fate sogni che siano vostri, con i colori che vi piacciono!




domenica 6 ottobre 2013

Romeo e Giulietta: ama e cambia il mondo...due parole!

Mi sento combattuta come se dovessi schierarmi a favore dei Montecchi o dei Capuleti, non saprei dire se questo musical mi sia piaciuto o meno. 
E' innegabile che sia un pacchetto mastodontico con scenografie ben studiate, costumi meravigliosi dai colori sgargianti, ma manca la sostanza del musical.
Mi spiego.
La sensazione che ho avuto durante lo spettacolo è che gli spettatori si sentissero in una vetrina, ogni scena era studiata per essere perfettamente rivolta al pubblico ma lasciando il pubblico fuori dal palco, lo spettatore restava fortemente ancorato alla poltroncina, non c'era la voglia di trascinarlo sul palco e nella storia.
La vicenda la conoscono tutti e su questo punto direi: per fortuna! La storia si perde in volgarità verbali e gestuali, ma non grossolanità, proprio volgarità: sesso e movimenti espliciti entrano nella storia di Romeo e Giulietta che io ho sempre immaginato un filino più casta o comunque sia caro il mio autore, puoi dirmi le stesse cose e mettermele in poesia: Cocciante docet! 
Un altro problema che ho riscontrato è tipicamente italiano: attori tutti bellocci che valgono di più per il loro aspetto che per la loro abilità di stare sul palco, poi guardarlo con le inquadrature Rai che tagliano l'80% dei movimenti per soffermarsi sui volti: oscenità!
Definire Romeo e Giulietta musical è un eufemismo. Per lo meno non lo è nell'ottica britannica del termine, sembra stiano recitando per una pubblicità di camomilla! Romeo è l'uomo mono-espressione sorride sempre con lo stile "faccia da schiaffi" e questa guerra tra Montecchi e Capuleti non fa paura nemmeno a un bambino!
Costumi e scenografie meravigliosi, è innegabile (scenografie tutte retroproiettate!), ma si sa che su questo noi italiani siamo forti. Anche se non ho amato molto la scelta dei colori rosso e blu per mettere a confronto le due famiglie, probabilmente è un bell'effetto a livello visivo, ma fa un po' Ferrarelle mista a Matrix, per non parlare della mamma di Giulietta che sembra Madre Natura di Batman. Ohi-Ohi!
Pecchiamo sulla narrazione, non riusciamo proprio a costruire qualcosa di brillante: che cavolo si sono fumati gli autori o l'autore che hanno scelto di usare i testi originali? Ma quanto sono pesanti!? Il musical è lo spettacolo delle masse, non deve far venire l'orticaria! 
Una nota tecnica che è sorta è la questione audio: la differita lo faceva sembrare in playback...pessima figura! Ma questo è un problema della Rai. E poi...diciamocelo: ma sti microfoni? Allora: Romeo e Giulietta doveva essere la "figata del secolo", ma spendiamo un po' di soldi e ci compriamo i microfoni di Broadway o della West End? Che almeno non si vedono e fanno meno Amici di Maria de Filippi?
A livello di voci anche qui ci sarebbe da aprire un libro: bravi, Romeo è in versione emo-neomelodica e vabbè siamo in Italia pure nella storia, ma sono tutte voci già sentite. Nessuna emerge per la sua particolarità, nessuna azzarda, si muovono su un terreno che conoscono perfettamente: ascoltate chi canta a Broadway e alla West End!! In Italia queste timbriche non le abbiamo!  
E quanti assoli!! Oh sti attori che ad un certo punto bloccano la narrazione e ci sparano un pippone di 3 minuti a cantarsela e a menarsela da soli...quanto siete pesanti? 
A parte che devo ancora capire quante canzoni portino effettivamente avanti la narrazione: siamo ai livelli di un recital! 
Parliamo poi del look degli attori: Romeo, oh Romeo, oh santa pazienza! I capelli! Ma caspita! Ma fategli qualcosa, spettinatelo, cotonatelo insomma...sembra un emo! Bellissimo eh, non c'è che dire, ragazzo stupendo, ma si intravede pure un tatuaggio ad un certo punto e non so se "a quei tempi" fosse normale che il fanciullo di una nobile famiglia si tatuasse come i galeotti. 
Shakespeare in tutto questo osservava l'arena dall'alto, seduto su una nuvola lanciava maledizioni contro il genio malefico che ha deciso di torturare a un tale livello la storia, saccheggiandola, reimpastandola, tagliando, cucendo, leggendo cose che non stanno nè in cielo nè in terra, concludendo: "Sono proprio italiani!".
Carino il backstage, mi ricorda molto quando facciamo noi gli spettacoli, solitamente siamo un filo più agitati, ma non abbiamo mamma Rai che ci riprende!

Sicuramente vederlo all'Arena sarebbe stata tutta un'altra cosa rispetto alla visione dal divano di casa, non ci sono dubbi, ma se una cosa è bella prende. Notre Dame de Paris di Cocciante (che ricordo essere Opera popolare e non musical) prendeva anche in tele, questo....nì. Alti e bassi, alcune canzoni sì, altre per niente, alcune coreografie moltissimo, altre..ma anche no!

In qualsiasi caso, come ho letto su Twitter, tra una risata e l'altra, questo è veramente il musical dei talent. Allora mi domando: ma tutti quei ragazzi che frequentano le scuole di musical in Italia? Non li considerano, è meglio piazzarci il fighetto, il volto noto, la giovane della tv piuttosto che prendere il ragazzo che si fa il mazzo dalla mattina alla sera, che sa cantare, ballare e recitare, è meglio investire sulla certezza: siamo in Italia. Cos'è la meritocrazia?

E comunque in mezzo a questo cast di talent mancava solo una persona per variare un po': Manuel Frattini, l'uomo del musical italiano! 

Morale della storia: ad un certo punto ho spento e sono andata a dormire, io che solitamente non abbandono mai il teatro o la sala cinematografica, ho lasciato lo spettacolo a metà.
Il musical il Italia è stato italianizzato. 
Come il western e lo abbiamo fatto diventare spaghetti western, peccato che però quello era fatto bene, perché manteneva le caratteristiche base del western, quelle "cose" che fanno parte del contratto che lo spettatore firma quando compra il biglietto. Quando si siede sulla sedia sa già cosa lo aspetterà, sta qui alla bravura del regista prendere gli stessi ingredienti e impastarli in modo diverso. 

David Zard dice di essere fiero di quello che è riuscito a fare, dice di aver fatto un bel musical. Caro David, io il biglietto per Romeo e Giulietta non lo compro, ma voglio investire quei soldi e anche di più per pagarti un volo per Londra e un biglietto per un musical che c'è nella West End. Nomi come Wicked, The Book of Mormon, Les Miserables, The Phantom of the Opera...sono ben lontani dal tuo Romeo e Giulietta, che è musical ma all'italiana, e cioè un recital. 

So già che molti di quelli che passeranno di qui diranno che non ho capito niente, che non capisco niente, che sono esagerata, beh...questa è la mia opinione e di musical (e dico musical) ne guardo e soprattutto non mi limito a guardarli. 
In qualsiasi caso: de gustibus!

Ah, un'ultima cosa!

Questi sono attori completi: l'80% dei tuoi, caro David, non lo è!





lunedì 27 agosto 2012

Scene Olimpiche

Di quest'Olimpiade non voglio dimenticare:

Kenneth Branagh che recita Shakespeare
La Rowling che legge Peter Pan
James Bond che va a prendere la Regina Elisabetta, quella vera!
La Vezzali che lotta fino all'ultimo per il suo bronzo
Il podio azzurro della scherma
La nostra squadra maschile di tiro con l'arco che confrontata agli Americani palestrati e abbronzati sembrava scappata dal circolo della bocciofila
La nuotatrice cinese che negli ultimi 50m nuota più veloce dei colleghi maschi
La Pellegrini che si ritira che poi non si ritira che poi si qualifica che poi...non vince
Michelle Obama che sostiene la squadra di basket
I Giapponesi che fanno ricorso per la loro squadra di ginnastica e soffiano l'argento alla Gran Bretagna
L'intervista di Magnini dopo aver perso i 100m
Le lacrime della ginnasta russa
Le lacrime di gioia delle ginnaste americane
La tutina del Coreano che nella finale per il bronzo contro Baldini non faceva contatto
Phelps e le sue innumerevoli e meritatissime medaglie
Il tifo del pubblico inglese durante il canottaggio
L'oro dello slalom su canoa
Il bronzo di canottaggio a due
I make-up delle ginnaste
Le unghie con la bandiera italiana delle ragazze del Beach Volley
Valentina Vezzali che bacia la pedana dopo aver vinto l'oro nel fioretto femminile a squadre
L'oro delle italiane del fioretto femminile a squadre
Il badminton che io ho sempre chiamato tennis con il piumino, ma che ora chiamerò sempre badminton non solo perché è il suo nome, ma perché fa molto stile!!
L'oro degli italiani del fioretto maschile a squadre
Il bronzo della spada
Iosefa Idem che nonostante non sia più ventenne si qualifica e arriva quinta.
Usain Bolt, il nuovo superman!
Il dressage e gli elegantissimi fantini
Le gare di atletica
Le esclusioni per doping
Le lacrime di gioia o di dolore sui volti degli atleti
La bellezza di Londra
...e molto altro ancora.

Credo che l'Olimpiade Londinese abbia avuto un grandissimo successo. Gli Inglesi hanno dimostrato di saperci fare e di essere dei bravi organizzatori. Ora il testimone passa a Rio, in bocca al lupo! 

martedì 31 luglio 2012

London 2012

Le Olimpiadi sono iniziate e per la terza volta nella storia dell'Olimpiade moderna si svolgono a Londra, città magica e multietnica, città che adoro.
Venerdì 27 si è svolta la cerimonia di inaugurazione, diretta da David Boyle il regista di Trainspotting e The Millionaire ha saputo dar voce alla storia britannica esaltandone la sua forza, la sua bellezza e la sua internazionalità. Dai verdi prati della campagna inglese siamo finiti ne pieno della rivoluzione industriale con uno splendido Kenneth Branagh che ha recitato alcuni versi de La tempesta, poi è stato il momento della cultura, centinaia di letti a ricordo del Grate Ormond Street Hospital, ospedale a cui Barrie ha devoluto tutti i diritti del suo celebre Peter Pan, è stato il momento di Voldemort, del Children Catcher e di Mary Poppins, capitolo sulla letteratura per l'infanzia aperto dalle prime righe di Peter Pan letto da Johanne Kathleen Rowling. Momento comicitá con tanto di James Bond che recupera la regina a Buchingam Palace e la scorta allo stadio olimpico e poi Mr. Bean con il suo Chairots of Fire, per noi Italiani Momenti di Gloria.
Poi c'è stata la musica: Queen, Beatles e altri, intervallati da soap opera e televisione, il tutto è culminato in una parata di 10000 atleti a cui è seguita l'accensione del braciere olimpico, nascosto al centro del campo.
Una cerimonia spettacolare, magica, Inglese. Ho letto molte critiche riguardo l'eccessiva autocelebrazione del Regno Unito, gente che preferiva Pechino, altri che denunciavano la struttura troppo sconclusionata.
Non so che cerimonia abbiano visto queste persone.
Certo, era lunga, io ammetto di non aver retto fino alla fine, ma parliamo della storia dell'auto celebrazione: cosa dovevano are per tre ore e mezza? Invitare la Merkel a fare un monologo? Inserire uno streep tease di Victoria Beckam? Oppure infilarci una sfilata di moda? Non so... Certe volte di fronte a certe critiche resto sconvolta, soprattutto quanto mi trovo davanti a giudizi infondati o espressi spesso senza motivazione.
Penso che ieri sera Danny Boyle abbia portato a casa il suo oro olimpico mettendo in mostra le bellezze dell'Inghilterra, ricordando che nella west End ci sono più musical che a Broadway, dimostrando che la cara Elisabetta non è così fredda e inespressiva come sembra, anzi, si è prestata bene al gioco. Ha dimostrato che gli inglesi non hanno paura di sfoderare Mr Bean e di ricreare su di lui la scena madre di uno dei film che ha consacrato agli Oscar la cinematografia inglese, oserei, post Hitchcock! Ha dimostrato che se prendo Kenneth Banagh posso fargli recitare Shakespeare in mezzo a un Prato, poi ci metto la Rowling, una scrittrice, a leggere Peter Pan, un attore che si finge James Bond...insomma, io quando vedo queste cose penso: cos'avremmo fatto noi in Italia? 
Poi però ripenso alla cerimonia di Torino 2006 e mi dico: no dai, siamo capaci di esaltare il nostro bel paese, nonostante tutto. Forse è il periodo storico che mi fa cadere le braccia, purtroppo si vedono sempre i soliti incapaci sorpassare chi vale e queste cose fanno venire il nervoso. Sapete, credo che noi Italiano siamo bravi a svenderci all'estero e a non credere minimamente nelle nostre possibilità. Potremmo essere una delle nazioni più invidiate eppure...ci perdiamo in un bicchiere d'acqua. 
La cerimonia olimpica serve forse da campanello di richiamo per dire alla nazione: ehi, non vedi quello che sei? Non ti accorgi di quello che hai, della tua gente, della tua ricchezza che non si misura in titoli, ma in persone?
Il Regno Unito forse è più patriottico dell'Italia, noi no, siamo un po' esterofili! Forse dovremmo rivederci quella cerimonia di Torino 2006, forse dovremmo provare ad andare in libreria e prenderci un libro di Pavese, di Verga, di Bassani, di Calvino, di Levi, della Morante, di Moravia...dovremmo prenotare una vacanza a Firenze, a Roma, a Venezia, a Napoli, a Palermo....dovremmo mangiare una pizza in più. Ma sto divagando.
Tornando alla tanto dibattuta cerimonia: Boyle ha fatto bene a fare queste scelte, se proprio vogliamo trovargli una pecca allora io gli domanderei dove sia finito Sherlock Holmes, ma onestamente a fronte dello splendore e del genio messo in atto ieri sera, sono disposta a chiudere un occhio. Ha esaltato il Regno Unito, ha fatto quello che doveva.
Il prossimo che mi parla di cerimonia troppo autocelebrativa mi deve spiegare cos'avrebbe fatto al suo posto, perchè davvero, sono curiosa. A tal proposito dimenticavo che noi Italiani diventiamo allenatori, registi, scrittori on demand: siamo opinionisti nel sangue, o meglio, siamo come i signori che si ritrovano in piazza, a Borgomanero il venerdì quando c'è mercato. Questi signori si trovano lì, sotto la statua della Madonna e iniziano a dibattere sui problemi della settimana e diventano economisti, allenatori, designer, stilisti...fanno quei bei discorsi da bar. Anche su questo punto noi Italiani dovremmo crescere un pochettino, al bar si possono anche fare discorsi più furbi eh!
Basta, mi sono dilungata troppo. A me la cerimonia è piaciuta, tanto di cappello a Boyle, al Regno Unito e alla bellissima cultura inglese, nota non solo in Inghilterra, ma conosciuta a livello Internazionale. 
Spulciando qua e là su internet ho trovato due articoli interessanti che parlano della cerimonia olimpica, a quanto pare ai Britannici non è dispiaciuta poi tanto.


lunedì 23 luglio 2012

Poeti a voce 2: Ora d'aria

Venerdì 13 luglio sono stata invitata da una mia amica a vedere lo spettacolo del Teatro delle Selve, conosco da qualche anno questa realtà teatrale ma non avevo mai visto nessuna sua produzione, quindi ho accettato subito la proposta visto che finalmente ero libera da impegni vari ed eventuali.
Il Teatro delle Selve è noto per i teatri andanti e onestamente, non avendo mai partecipato a spettacoli di questo genere non sapevo bene cosa aspettarmi, non essendo poi nemmeno un'esperta di teatro avevo poche idee e ben confuse.
Indecise riguardo il luogo della messa in scena, a causa di un tempo più indeciso di me e della mia amica abbiamo provato a vedere se per caso fosse al chiuso allo spazio musei di Armeno come segnalato sulla locandina, invece nonostante le goccioline che cadevano dal cielo, gli attori del Teatro delle Selve hanno sfidato tutto per mettere in scena lo spettacolo nei luoghi originali: presso casa Locati, sede del Teatro delle Selve.
Devo ammettere che visto al chiuso uno spettacolo di questo tipo avrebbe reso molto meno, non che ci fossero scelte sceniche eccessivamente incidenti, ma è l'iniziare lo spettacolo in un luogo e terminarlo in un altro che rende tutto questo unico.
Appena arrivate a Casa Locati Franco Acquaviva ci ha indicato di raggiungere una piazzetta da cui appunto sarebbe cominciata l'avventura o meglio, la mise en scène, là ci ha raggiunti la moglie, Anna Olivero che ha dato il via alle danze introducendo lo spettacolo che avremmo visto di lì a pochi minuti. Come recitava il titolo, avremmo avuto a che fare con testi scritti da poeti, Fausta Squartiti e altri suoi amici si erano dilettati a scrivere questo copione.
Siamo partiti al seguito di Anna attraverso le piccole viuzze ciotolate di Vacciago (Ameno), luoghi meravigliosi che abbracciano il magico Lago D'Orta e che a mio parere dovrebbero essere rivalutati. In pochi minuti siamo tornati a Casa Locati, sulla balconata sopra l'androne della casa, alla quale pendeva una bandiera italiana con tanto di stemma sulla parte bianca, ci attendeva il primo attore che dopo un discorso d'introduzione ci ha accolti e fatti entrare con un "Trasite!".
Siamo così giunti nel cortile della casa dove ci attendevano delle sedie e in mezzo al cortile di fronte al pubblico su un'alta pedana c'era seduto un uomo intento a scartare cioccolatini e a leggere le frasi contenuti in esse. Li scartava per il puro gusto di scartarli, ne mangiava uno ogni tanto: era chiaro che non fosse il cioccolato il suo primo interesse. Alle sue spalle c'era una maschera molto particolare.
Dopo esserci accomodati, dai quattro angoli del cortile sono entrati in scena i quattro attori, i volti coperti dalle maschere, gli abiti neri, ognuno era in cerca di qualcosa, di qualcuno. Hanno preso il loro posto due da una parte e due dall'altra del primo individuo mangiatore di cioccolatini. Ognuno di loro ha iniziato a prendere la parola: c'era chi cercava i genitori nella tivù, chi cercava la patria, chi era in cerca della madre e chi cercava l'amore. Erano pensieri, che si incrociavano a volte si toccavano, altre si allontanavano. 
I dialoghi erano scanditi da frasi fatte, retoriche, lette dalle carte dei cioccolatini.
Uno spettacolo molto interessante che ha fatto riflettere molto, legato all'attuale società e in particolare ai suoi difetti, ai suoi affetti e valori a volte vuoti o privi di fondamenti. Era un'Ora d'aria, come recita il titolo dello spettacolo, un ora in cui ognuno di loro poteva urlare i propri sgomenti, le proprie paure, le proprie vicissitudini. 
Mi complimento con i poeti che hanno scritto il testo, ma anche con gli attori che hanno prestato voci e corpi a questi personaggi. 

Ora d'aria

scherzo teatrale a più voci di Gaetano Delli Santi, Mariella De Santis, Valerio Fantinel, Anthony Robbins, Evelina Schatz, Fausta Squatriti. Con F. Acquaviva, A. Olivero, G. Delli Santi, V. Fantinel, E. Locatelli, E. Schatz, F. Squatriti. Coordinamento: F. Acquaviva. Le maschere di scena sono un’opera originale di Fausta Squatriti.

Sinossi

Uno “scherzo” teatrale a più voci scritto per l’occasione e presentato in esclusiva  a TEATRI ANDANTI. “Ora d’aria” è il momento in cui sei personaggi alla ricerca di qualcosa - dell’amore, della propria madre, dei genitori, della patria – s’incontrano in uno spazio che dà loro la libertà, per un’ora, di dare sfogo a speranze, disperazioni, racconti, tic, manie. E’ solo un momento però, trascorso il quale tutti i personaggi torneranno nelle “celle” della loro quotidiana inanità.

I poeti che hanno scritto insieme questo testo sono anche amici tra loro; sono parte di un ideale gruppo amicale in grado di assicurare  il pubblico che, qualsiasi sia il risultato del  lavoro proposto, questo è stato creato divertendosi, ma con rigore. Un esperimento, sulla scia dei maestri dadaisti e surrealisti, che ha rivelato esiti imprevisti,  guidati con la logica legge dell’assurdo, che tutto ricompone in una storia ordinaria.

sabato 30 giugno 2012

Vidi: La ragazza di Charlotte Street di Danny Wallace

Spulciando tra i vari blog di lettura oggi mi sono imbattuta in La ragazza di Charlotte Street di Danny Wallace edizioni Feltrinelli. Dalle recensioni mi sembra un libro molto interessante, la trama mi incuriosisce molto e la copertina è meravigliosa, poi si parla di Londra...insomma, sembra ci siano tutti gli ingredienti giusti per una buona lettura. 

TRAMA

Londra, Charlotte Street. Jason Priestley – ex insegnante,ex fidanzato cronico, aspirante giornalista ed eroe riluttante – ha appena incontrato la sua Cenerentola. Cercava di salire su un taxi tenendo in equilibrio un’incredibile montagna di sacchetti, borse e pacchi, senza riuscirci. Jason è intervenuto in suo aiuto, e i loro sguardi si sono incrociati per un magico istante pieno di promesse. Un attimo dopo, lei se ne è andata. Ma a Jason è rimasto per sbaglio qualcosa in mano, una macchina fotografica usa e getta piena di foto già scattate… Ora si trova di fronte a un dilemma: deve rintracciare la ragazza o rispettare la sua privacy? Cercarla significherebbe seguire il consiglio di Dev, il vulcanico amico con il quale Jason condivide casa, bevute e (dis)avventure. Insieme, dovrebbero imbarcarsi in una rocambolesca caccia al tesoro seguendo gli unici indizi che hanno, ancora gelosamente custoditi nella macchina fotografica. L’impresa non è da poco, specie in una città come Londra. Ma se la misteriosa fotografa fosse davvero la donna giusta? Tra tentennamenti, errori e complicazioni di ogni genere, Jason imparerà una lezione importante, ovvero che, nel tempo di un clic, le cose si possono sviluppare in modo del tutto inaspettato... Una tenera storia d’amore, un pizzico di mistero e un irresistibile “tour” per le vie della capitale britannica. Una intensa commedia romantica, l’esordio narrativo di uno dei più brillanti talenti del mondo dello spettacolo inglese.




AUTORE

Danny Wallace (Dundee, Scozia, 1976) è uno scrittore, presentatore e giornalista pluripremiato, il cui lavoro è apparso su testate come "The Guardian" e "The Independent". Ha scritto e prodotto commedie per la tv, la radio e il teatro, ha lavorato con i maggiori commediografi inglesi, e ogni giorno conduce un programma radiofonico su xfm London. Ha pubblicato alcuni libri di non-fiction, tra cui Yes Man, dal quale è stato tratto un film della Warner Bros. con Jim Carrey nei panni del protagonista, e Awkward Situations for Men, attualmente in lavorazione per diventare una sit-com. La ragazza di Charlotte Street è il suo esordio nella narrativa, un vero e proprio caso editoriale internazionale: i diritti di traduzione sono stati venduti in quindici paesi ancora prima che il romanzo venisse pubblicato in Inghilterra e la casa di produzione Working Title Films ha opzionato i diritti cinematografici per farne un film. Vive in una ex fabbrica di fiammiferi nell’East End di Londra.

CONTATTI 

sabato 3 marzo 2012

La morte della farfalla



I ruggenti anni 20 non hanno mai smesso di affascinare, il loro ingredienti principali che spaziano dal Jazz, al Wisky e Gin, alle feste in stile Grande Gatsby, a pailettes, frange, piume e lustrini, sono elementi che creano un mistero e un alone di felicità e spensieratezza intorno ai personaggi che hanno vissuto e segnato profondamente quel periodo. Che sono nati in quegli anni e poi si sono incamminati lungo gli anni 30 raccontando senza timore la propria patria Americana.
Ammaliata da questo mondo, a noi così lontano, che possiamo rivivere solo dai film e dai romanzi mi sono persa anche io tra le pagine di un libro che, a mio parere, tutti dovrebbero leggere: Il Grande Gatsby. Un’opera brillante, significativa e rappresentativa di una generazione che ha abitato e cambiato l’America. Non è però di questo libro che vi voglio parlare, bensì del suo autore: Francis Scott Fitzgerald e della sua vita. Tutti noi probabilmente siamo entrati in contatto con le sue opere già al liceo, nel mio caso il vero incontro con Fitzgerald è avvenuto recentemente, la mia prof aveva prediletto Hemingway a lui. Scelta discutibile, ma sono gusti.
Dire che Fitzgerald è un bravo scrittore, equivale a dire che l’acqua è bagnata, penso che tutti siano coscienti di questo. Convinta di questa affermazione, ho voluto andare oltre e cercare l’uomo Fitzgerald, l’uomo dietro i suoi libri. E’ un percorso che ho intrapreso da poco e che, per motivi vari, viaggia a rilento. Influenzata forse da Midnight in Paris di Woody Allen mi sono resa conto di voler sapere di più su questo autore, in particolare sul suo rapporto con Zelda e dopo una prima, rapida e, ammetto, superficiale ricerca su internet mi sono imbattuta in un libro di Pietro Citati.
Premesso che io non sono un critico letterario e una studiosa di Fitzgerald, ho deciso di avvicinarmi a questo libro semplicemente per l’argomento trattato: Zelda e Francis Scott Fitzgerald, come recita il sottotitolo.
La vicenda narrata, a mio parere troppo velocemente, ci racconta la storia di due vite, tragicamente e magicamente intrecciate tra loro, due esseri incapaci di esistere in assenza dell’altro. Due entità che sono in grado di vivere al meglio solo se in presenza l’uno dell’altro. Ecco quindi che l’esistenza di Francis e Zelda trascorre tra case lussose, bicchieri di gin, gite, pagine dense d’inchiostro e tanta sofferenza.
Due personaggi belli e dannati, come sono stati definiti da molta critica letteraria, che hanno regalato molto al mondo letterario, non solo Francis con i suoi romanzi, ma tutto il fascino e il mistero delle loro vite è un romanzo degno di essere letto e conosciuto. Due vite terminate in tragedia, più o meno cercata, quella stessa tragedia che ha segnato il loro amore così denso di passione e così tormentato. 

La mia ricerca sulla storia dei Fitzgerald non si ferma qui e nemmeno la lettura delle opere di Francis. Sarà un viaggio molto interessante, lo sento!

martedì 28 febbraio 2012

ADHD ovvero... cioccolata per merenda

Essendo in fase: "Tesi di laurea magistrale" girovagare per biblioteche ormai è diventato un must settimanale. Sulla mia scrivania sono impilati numerosissimi libri che spaziano dalla storia, all'economia, alla storia del cinema e in questo momento, in cui li sto snobbando per scrivere questo post, mi stanno fissando con aria minacciosa, ancora di più mi osservano i cedolini della biblioteca appesi in bacheca per evitare di dimenticarmi la scadenza del prestito. 
E' bello girare per biblioteche, è bello frequentarle, è bello quando sono accoglienti, a scaffale aperto e i bibliotecari sono esseri meravigliosi che ti sanno consigliare o si prendono a cuore la tua ricerca. Ogni tanto poi, soprattutto in quelle prettamente universitarie a scaffale chiuso, mentre attendo l'arrivo dei libri, spulcio tra le varie locandine degli eventi che vengono lasciati in giro. A tal proposito ieri mi sono imbattuta in un volantino molto interessante.
Mi trovavo nella biblioteca di Economia, terzo piano di Palazzo Nuovo a Torino, e mentre attendevo che la bibliotecaria mi registrasse per il prestito, è entrato un signore e ha chiesto di lasciare delle cartoline di uno spettacolo. Quando ho sentito la parola spettacolo mi si sono illuminati gli occhi e ho guardato di cosa si trattava. Il titolo mi ha incuriosito: ADHD ovvero...cioccolata per merenda. 
Il signore, gentilissimo, ha visto che stavo sbirciando e mi ha detto: "E' uno spettacolo che parla dell'ADHD...sai cos'è?" 
Sinceramente sono un po' caduta dalle nuvole perchè quella sigla non mi diceva proprio niente... Il gentilissimo signore mi ha spiegato che si tratta della Sindrome da Deficit dell'attenzione e Iperattività, una malattia inventata dalle case farmaceutiche che propongono un farmaco ammazza-vivacità per i bambini troppo vivaci. Avevo letto qualcosa del genere, ma non ricordo dove. 
Tornata a casa, sconvolta da questa triste verità, ho fatto qualche rapida ricerca. In America è molto diffusa l'usanza di prescrivere questi, chiamiamoli, tranquillanti ai bambini. 
E' vero, a volte i bimbi sono vivaci, ma uccidere la loro gioia di vivere perchè i genitori non hanno pazienza...mi sembra alquanto assurdo. Non solo le case farmaceutiche, ma anche i medici che li prescrivono dovrebbero essere radiati dall'albo. 
Sfortunatamente non riuscirò ad andare a vedere questo spettacolo, se siete interessati sarà il 2 marzo alle ore 21.30 presso il Teatro Giulia di Barolo in P.za S. Giulia 2bis a Torino. Ingresso 8 euro. Verrà messo in scena dalla Compagnia della Ruspa. Dal flyer di presentazione leggiamo: "Uno spettacolo per riflettere su un tema di forte attualità: AHDH (Sindrome da Deficit dell'Attenzione e Iperattività). La visione non è adatta ai bambini anche se è di loro che si parla. 
A fine spettacolo ci sarà un dibattito su: "Il declino della forza vitale dei bambini porterà sicuramente al declino dell'intera società." (D. Ideka) con l'intervento di Luca Poma portavoce di "Giù le mani dai bambini". 
Testo di Marco Ghirlandi e Anella Todeschini - con Marco Ghirlandi e Claudia Negrin - regia di Anella Todeschini.
Speriamo che questo spettacolo riesca a dar voce a questo assurda sindrome!!

N.B. Il signore gentilissimo credo sia Marco Ghirlandi, dalle foto dello spettacolo sembra proprio lui.

Incollo qui sotto un video sullo spettacolo e uno che riassume brevemente cosa sono questi farmaci che vengono dati ai bambini. 


lunedì 27 febbraio 2012

Oscar 2012: the winners!

Rubo da Cabiria Magazine e riporto già belli ordinati (per motivi di tempo...) 

Miglior Film
The Artist
Miglior Regia
Michel Hazanavicius per The Artist
Miglior attore protagonista
Jean Dujardin in The Artist
Miglior attrice protagonista
Meryl Streep in The Iron Lady
Miglior attore non protagonista
Christopher Plummer in Beginners
Miglior attrice non protagonista
Octavia Spencer in The Help
Miglior sceneggiatura non originale
Paradiso amaro
Miglior sceneggiatura originale
Midnight in Paris
Miglior Film d’Animazione
Rango
Miglior film straniero
Iran – Una separazione
Miglior documentario
Undefeated
Migliore direzione artistica
Hugo Cabret – Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo
Miglior Fotografia
Hugo Cabret
Migliori costumi
The Artist
Miglior Montaggio
Hugo Cabret
Miglior trucco
The Iron Lady
Migliore colonna sonora
The Artist
Miglior canzone
Man or Muppet – I Muppet
Miglior missaggio sonoro
Hugo Cabret
Miglior sonoro
Hugo Cabret
Migliori effetti speciali
Hugo Cabret
Miglior corto d’animazione
The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore
Miglior corto
The Shore

giovedì 16 febbraio 2012

Bart over the black board

Guardate in cosa mi sono imbattuta oggi! Se siete amanti dei Simpson...apprezzerete! Purtroppo è piccola, ma blogger non me la fa inserire più grande....
Buona lettura!


Sanremo 2012: i primi OUT!

Ieri sera primi quattro esclusi da Sanremo 2012 cioè:

IRENE FORNACIARI - “Il mio grande mistero”
GIGI D’ALESSIO E LOREDANA BERTE’ – “Respirare”
PIERDAVIDE CARONE E LUCIO DALLA – “Nanì”
MARLENE KUNTZ – “Canzone per un figlio”

Siamo d'accordo? Sono d'accordo?

Dunque, Giggi e la Bertè sono andati a Sanremo solo per mostrare il nuovo restyling della Bertè e per far vedere quanto diventa rosso Giggi quando canta con lei, é palesemente sotto sforzo. Per tutto ciò due serate sono fin che mai. Ringrazino di aver cantato anche ieri sera, solo per il blocco al sistema di votazione. 

Irene Fornaciari, mi dispiace ma non è al livello del padre, ma questo è il male minore. Insomma diciamocelo chiaramente: cosa ci azzecca Van de Sfroos con lei? Boh...

I Marlene Kuntz, beh, in due serate avranno ucciso due microfoni visto che il cantante se lo divorava mentre produceva suoni più o meno musicali...

Mi dispiace molto per Pierdavide Carone e Lucio Dalla: la canzone tutto sommato era carina, è vero, c'era la ruffianata di Dalla...ma alla fine ci stava. Peccato, davvero un peccato.
Speriamo che questa sera sia tra le due canzoni che rientrano in gara!

Restano in gara:

NINA ZILLI – “Per sempre”
SAMUELE BERSANI – “Un pallone”
DOLCENERA – “Ci vediamo a casa”
EMMA MARRONE – “Non è l’inferno”
MATIA BAZAR – “Sei tu”
NOEMI – “Sono solo parole”
FRANCESCO RENGA – “La Tua bellezza”
ARISA – “La Notte”
CHIARA CIVELLO – “Al Posto del mondo”
EUGENIO FINARDI – “E tu lo chiami Dio”

E anche qui: parliamone!
Ma i Matia Bazar!!!! Ma chi li ha votati? E Finardi??? La Civello???
Insomma, come al solito i voti sono stati incomprensibili...e spesso privi di motivazioni.
Ricordiamo che chi vince veramente il festival non è chi prende la statuetta alla fine, ma chi vende più dischi.

Per il resto, la serata è proseguita secondo copione con la tanto attesa comparsa di Ivana, dopata per l'occasione. Permane solo una domanda: Belen aveva le mutande, si o no?  

Alla prossima e intanto: riascoltiamoci Renga!



mercoledì 15 febbraio 2012

X-Men First Class


Quello di cui vi parlo oggi è un film che è uscito da tempo, ormai c'è in dvd e blu-ray, ed è un film che volevo assolutamente vedere poiché mi sono innamorata della saga degli X Men. Il film in questione è X-Men First Class, in Italiano: X Men - L'inizio.
Premessa, solita, riguardo il titolo alquanto sciocco perché facilmente confondibile con X Men le origini - Wolverine, ma si sa già come la penso riguardo le traduzioni italiane. 
Dopo essermi sorbita tutta la storia degli X Men non ho potuto fare a meno di vedere anche questo film, soprattutto perché sono presenti James McAvoy e Michael Fassbender nei ruoli del Dott. X e di Magneto: che bei giovani!
Come avrete capito questa recensione perde già la sua linea seria a favore di commenti più da fan sfegatata che da studentessa di cinema, se stai pensando che io non debba vedere questi film perché, appunto, studio cinema, chiudi pure il blog, se invece anche tu in questi casi lasci da parte la tua vena artistica a favore della passione fanatica, sei il benvenuto!
X Men First Class è tutto quello che non è stato mai raccontato riguardo Charles-Dott. X e Magneto. E' la storia di come gli X Men sono nati, di come hanno iniziato ad aggregarsi e soprattutto del perché Magneto e il Dott. X sono in guerra tra loro. 
Una storia che, a parere mio, risponde a diverse delle domande che lo spettatore si era posto nei precedenti film e che riesce a raccontare meravigliosamente due personaggi grandi e importanti dell'intera saga. 
La cosa che mi stupisce maggiormente è che, anche se ci troviamo davanti ad un film minore, gli Americani riescono sempre e comunque a produrre storie che reggono e stanno in piedi senza cadere nel banale o nel retorico.
Se siete deboli di cuore, posso assicurarvi che quando avverrà il terribile incidente che porterà il Dott. X a vivere per sempre su una carrozzina, è possibile che vi scappi una lacrimuccia. 
Le ambientazioni, come sempre, sono meravigliose, a partire dalla casa di Charles che credo sia la villa in cui tutti vorrebbero abitare, per non parlare poi degli effetti speciali che tramutano gli attori in fantastici X Men. 
Degno di plauso è anche il cameo con Wolverine, il momento più esilarante di tutto il film, forse.
Insomma, X Men first class è un film che deve essere visto! Se volete sapere come sono nati Magneto e il Dott X, guardatelo, altrimenti camperete per il resto della vostra vita con questo dubbio. Certo non cambierà la storia del cinema, ma non importa, ogni tanto è necessario vedere anche questo genere film.


Sanremo 2012: la prima serata.


E' iniziato uno degli eventi più o meno attesi dell'anno: Sanremo. La macchina del festival si è accesa ieri, 14 febbraio, e continuerà a lavorare fino al 18. La partenza è stata molto difficile non solo per la solita serie di critiche che si sono accumulate nei mesi e giorni precedenti, ma per guasti tecnici, pubblico da imbavagliare, vallette incriccate e sistema di voto della giuria demoscopica non funzionante.
Insomma un festival un po' zoppo si potrebbe dire, ma capitanato da un Morandi che ha cercato di tenere duro fino alla fine.
Commentare l'intera serata sarebbe eccessivo, quindi prenderò qualche spunto qua e là.

Le canzoni
Mi dispiace molto doverlo dire, ma a parte la loro più o meno bellezza eccetera eccetera, per l'ennesima volta il festival è stato a discapito della canzone. I cantanti in gara sono stati infilati all'interno di una scaletta che prevedeva comici, vallette e cavolate. Le migliori? Mah, sinceramente questa mattina appena sveglia ne ho riascoltate tre: Renga, perché è un cantante che apprezzo molto, Arisa, perché mi ha sconvolto con il nuovo look e, a parte la canzone un po' ruffiana e con qualche luogo comune, ha una gran bella voce, e Samuele Bersani che come look spaccava! Carina anche Nanì di Pierdavide Carone e Lucio Dalla. Tremendi Giggi e la Bertè...mamma mia!

Celentano
Comparso in scena dopo una pessima introduzione con immagini di guerra (scusate, ma chi è il pirla che l'ha pensata?), come previsto ha monopolizzato subito la serata, occupando il palco per quasi un'ora, insultando a destra e a manca, sproloquiando, facendo intervenire anche Pupo dal pubblico, un pessimo pezzo teatrale che in alcuni punti era talmente assurdo da non riuscire a capire dove volesse andare a parare...
Religione, politica e canzoni. Il solito Adriano molleggiato e multitasking, che dopo un pesante attacco ad Avvenire e a Famiglia Cristiana, giornali a suo parere ipocriti, ha ripiegato su un discorso che parlava di Gesù che forse molti presenti in sala non hanno colto, ma aveva toni molto religiosi. Forse a Sanremo c'era il pubblico più cattolico delle ultime 60 edizioni perché davvero quando si sono alzati in piedi tutti, mi stavo domandando se avessero capito quello che aveva detto visto che ogni cosa è buona per insultare la chiesa.

Morandi
Quasi mi ha fatto tenerezza quando ha detto che il sistema di voto della giuria demoscopica era rotto. Il pubblico, riscopertosi sovrano dopo l'intervento del Molleggiato, non ha esitato a urlare: "Buffoni!" e "Buu!" manco fossero al Colosseo!

Luca e Paolo
Reduci da un ottimo Sanremo 2011 hanno aperto loro le danze con un siparietto comico che è partito dal ricordo della loro canzone: "Ti sp*******" ed è terminato con l'imitazione di Adriano. Simpatici, non c'è che dire, solo non capisco l'incongruenza della Rai che evidentemente sta attraversando il periodo del cacca-pipì, tipico stadio di vita dei bimbi piccoli, e non censura più le parolacce delle 20.45...mah, misteri! A loro il merito di aver fatto pensare al pubblico, almeno per un attimo, che il festival può essere divertente!

Il pubblico
Allora, qui bisognerebbe spendere qualche parola.
Ma hanno fatto la selezione dei MEGLIO CAFONI? No perché non si è mai visto un pubblico così chiassoso e maleducato! Allora, okay che il molleggiato ha detto che il popolo è sovrano, ma se siete in diretta non scassate i maroni, grazie! Insomma peggio di così...non si può! Per carità non dico di mettere il bavaglio al pubblico, ma davvero un po' di rispetto non guasterebbe.

Le vallette
Ivanka è incriccata, tornano la Canalis e Belen e scendono la scala dell'Ariston cantando la canzone della Bella e la Bestia: la morte della musica. Cantata in playback perché ovviamente troppo alta per le loro ugole di latta, fa comunque pena e in alcuni punti non si capiscono nemmeno le parole.

Papaleo
Una sola domanda: ma ci è o ci fa? Non ho ancora capito bene...

I fiori
Svaniti! Neanche un mazzo di fiori alle ragazze: oh c'è proprio crisi!

Sabiu e l'orchestra (e gli altri maestri) 
Bravi, bravi, bravERRIMI!!! Una delle poche certezze del festival!



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