A volte ritornano, dice qualcuno. E a volte torna anche a me l'esigenza di scrivere e raccontare. Scrivere quello che penso, raccontare le mie avventure librose.
Ho provato per qualche mese a trasferire tutto questo ambaradan su Unaerredueti, ma ho capito subito che questo posto non poteva finire così.
Life in Technicolor rappresenta per me il sogno che coltivavo da bambina, è il luogo dove posso scrivere senza essere troppo "apparecchiata", scrivere per esprimere quello che penso, quello che mi piace e quello che non mi piace.
Un diario di storie, dove mettere tutti i miei pensieri.
E così si riapre, per necessità, come se fosse il lettino di uno psicanalista, dove sdraiarmi e raccontare al mondo quello che ritengo sia interessante, restando sempre nel mondo dei libri s'intende!
La cosa divertente è che, nonostante sia sempre più incasinata, ho voglia di fare sempre cose nuove. Sarà una malattia rara? Non lo so, perché di progetti che mi frullano nella testa e di cose on the road ne ho davvero tantissime!!!
Alcune cose sono cambiate (ad esempio non abito più a Torino!) altre sono in fase di evoluzione e potrebbero portare dei cambiamenti a breve.
Non sarò costante, già ve lo dico! Ma non posso davvero vivere senza le letture! Anche perché se vi raccontassi quanti libri ho collezionato e letto in questi mesi...ne avrei per almeno un paio di centinaia di post!
E quindi ecco il mio piano:
- Life in Technicolor per le avventure di una bibliofila, un luogo dove troverete le storie dei libri, dei romanzi di ogni genere.
- Unaerredueti.it per le avventure di una fundraiser in progress, un luogo dove troverete storie sociali, racconti di fundraising e esperienze varie.
Scegliete il menù che più vi aggrada e, se avete piacere, seguitemi e scrivetemi.
Per Life in Technicolor rispondo a questa mail: frabond007CHIOCCIOLAgmail.com
Per Unaerredueti rispondo a quest'altra: francescaCHIOCCIOLAunaerredueti.it
Lieta di avervi rincontrati!
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sabato 6 giugno 2015
Mi piace scherzare?
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sabato 28 dicembre 2013
Quando ero studente...Bilancio 2013
"Ormai sto invecchiando.
Mi sono resa conto che da un po' di tempo a questa parte utilizzo frasi come "Quando ero studente...", "Quando studiavo...". Sì, ora lavoro...ma non è che siano passati millemila anni dal giorno in cui il mio status di studente si è trasformato in quello di lavoratore (lavoratrice!). Eppure ogni tanto mi escono queste perle di saggezza.
Sarà colpa dei tupperware?
La cosa peggiore è che quando si è studenti non si vede l'ora di iniziare a lavorare per "guadagnare dei soldi", quando si lavora si rimpiangono gli anni in cui si era studenti e ci si poteva permettere quella fantastica cosa denominata: "Orario flessibile". Quando esisteva il giorno libero che era un surplus rispetto al weekend, quando al pomeriggio andavi in torteria con le amiche e facevi il pomeriggio shopping per i saldi.
Quando giravi tutte le Feltrinelli di Torino e poi tutte le Sephora e gli altri negozi che li allontanavano gli uni dagli altri.
Quando uno lavora non è più padrone del proprio tempo, nel senso che sai per certo che quelle 8 ore al giorno sei là, in ufficio. Quando studi il tempo è in autogestione, obbligo di frequenza o meno.
Quando si lavora manca il tempo libero, è sempre meno, si esce alle 18 e in un batter d'occhio tra cena e doccia è ora di andare a dormire.
Ma quanti "quando" ho usato?
Chiedo venia.
Con questo non voglio dire che "odio lavorare" non fraintendetemi! Anzi, mi ritengo una persona molto fortunata a lavorare in questo periodo difficile, semplicemente riflettevo su come sia effettivamente cambiata la mia vita. Forse ve ne sarete accorti anche dal cambiamento di ritmo del mio blog, prima leggevo molto di più, scrivevo molto più spesso, ora sono latitante e tendo a ripetere le stesse cose."
Durante queste vacanze di Natale, dopo aver riletto queste poche righe qui sopra, sto un po' facendo il bilancio del 2013. Anno della mia laurea magistrale e anno in cui ho iniziato a conoscere il mondo del lavoro.
Ho letto molti meno libri, ho scritto molti meno post, ho visto molti meno film.
Ho capito chiaramente che i ritmi sono cambiati, devo un po' riuscire a prendere il ritmo giusto per riuscire a incastrare tutte le attività che mi hanno sempre "riempito" la giornata. Non posso vivere senza libri e film, questo è chiaro, anche se dovessi fare uno dei lavori più tristi e brutti del mondo, la mia vita deve essere arricchita dalla cultura, dai momenti di svago e dalle persone. Fagocito minuti e minuti di video su youtube, da quando hanno "liberalizzato" Spotify le mie giornate hanno una colonna sonora e poi i blog degli amici e delle persone sconosciute e ArtInTime, a tutto questo vanno aggiunte le chiacchierate con gli amici, le apericene, le passeggiate a Torino, i film al cinema e le conversazioni su whats app fino a tarda notte....
Queste sono un po' le mie giornate, sono gli ingredienti che "piacciono a me", sono i pastelli che uso per colorare le ore e i minuti che passano.
Purtroppo non riesco a fare disegni che contengano tutti i colori, non riesco a fare tutto tutti i giorni, ma cerco di impegnarmi il più possibile...nei limiti del possibile.
In ritardo vi auguro Buon Natale e Buone feste, a voi che mi seguite sempre e che siete fedeli anche se io ogni tanto ho un po' accantonato il blog.
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domenica 29 settembre 2013
Firenze nel cuor #2: Santa Croce
Continua il tour fiorentino e questa volta si passa al secondo giorno a Firenze.
Dopo la deludente visita agli Uffizi, per i motivi vi invito a leggere il post, il secondo giorno abbiamo deciso di spingerci sulle orme di Dante.
Già il sabato avevamo notato la quantità di terzine dantesche che accompagnano le persone lungo le strade di Firenze, la presenza del sommo poeta è forte nella città dei Medici, ma lo è ancora di più quando si giunge a casa sua. Abbiamo scelto di non visitarla dentro, ma soltanto di guardarla da fuori. Onestamente la visita non costa molto, ma avevamo pianificato di andare a Santa Croce.
Dopo il passaggio (con inchino mentale) di fronte alla casa di Dante, ci siamo recate presso la chiesa di Santa Margherita, dove riposa Beatrice Portinari. Sono rimasta molto colpita da questa piccola e, permettere, insignificante chiesetta, pressoché dimenticata lì nella Firenze più vecchia, tra le pietre medievali. Beatrice riposa qui, mi sono detta, quella donna che ha fatto innamorare Dante, quella donna angelica, da lui tanto cantata, la donna che lui incontrerà nel suo viaggio della Divina Commedia.
Ammetto che mi ha fatto veramente impressione stare lì di fronte a quella tomba in quella chiesa buia e affollata. Guardavo la cesta degli innamorati non corrisposti, altro che lucchetti sul ponte Milvio! Quello è l'altro lato della medaglia.
Chiunque può andare là e aprire quei biglietti. Ma per fare? Manca il coraggio.
Uscite da Santa Margherita, dopo un pranzo fiorentino, abbiamo raggiunto santa Croce. Ammetto che la coda esterna ci ha un po' fatto passare la voglia di entrare, ma dopo averla circumnavigata, abbiamo voluto provarci. Un quarto d'ora di tempo e avevamo il biglietto.
E quale meraviglia!
Non c'è niente di più bello a mio parere. Nel rivedere i dipinti di Giotto mi sono sentita proiettata ad Assisi, nella basilica superiore. Nel camminare tra le tombe di coloro che hanno reso grande l'Italia....mancavano le parole. Galileo Galilei, Alfieri, Leon Battista Alberti, Foscolo, Michelangelo, Leonardo, Machiavelli, Rossini e molti altri ancora. Le loro spoglie erano lì avvolte e custodite da quei blocchi marmorei, le statue li raffiguravano forti e vigorosi, giovani e possenti. E allora come non ripensare a Foscolo e al suo carme:
Io quando il monumento
vidi ove posa il corpo di quel grande
che temprando lo scettro a' regnatori
gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela
di che lagrime grondi e di che sangue;
e l'arca di colui che nuovo Olimpo
alzò in Roma a' Celesti; e di chi vide
sotto l'etereo padiglion rotarsi
piú mondi, e il Sole irradïarli immoto,
onde all'Anglo che tanta ala vi stese
sgombrò primo le vie del firmamento:
- Te beata, gridai, per le felici
aure pregne di vita, e pe' lavacri
che da' suoi gioghi a te versa Apennino!
Dopo il giro alla parte interna, abbiamo proseguito nella Cappella dei Pazzi, quelli della congiura che si studia a scuola e poi le altre parti del convento...meravigliose, con splendide opere d'arte! Un gioiellino immerso nella caoticità di Firenze, un luogo scelto da Benigni per recitare la Divina Commedia, una tappa a mio parere ancora non commerciale, come lo sono gli Uffizi e il Duomo.
Un luogo sicuramente da visitare se andate a Firenze.
Consigliatissima è anche Santa Maria Novella, altra chiesa ricca di opere d'arte che sicuramente merita di essere visitata!
Altra tappa è Orsanmichele, la chiesa delle arti, un po' buia ma gratuita e molto caratteristica, collocata in un classico luogo dove non ti aspetti di trovare una chiesa. E' lì, in mezzo alle case, con il suo archetto rampante che appoggia sul palazzo di fronte. Così semplice e silenziosa, ma allo stesso tempo forte e davvero importante.
Nella nostra visita non è stato contemplato il Duomo. Abbiamo visto le porte del battistero, con le formelle del concorso del Ghiberti, abbiamo alzato il naso all'insù per soffermarci sulla statua dello Zuccone e per risalire ancora e ancora il campanile in tutta la sua maestosità. Il nostro sguardo si è soffermato su ogni minima scultura che adorna la facciata del Duomo, ma la visita a questo complesso è un piccolo investimento e richiede tanta, tanta pazienza. La piazza assomiglia a un mercato e ancora una volta bisogna stare più attenti al portafogli che alle bellezze architettoniche che ci circondano. Forse però questo è un po' il problema delle città d'arte.
E voi ci siete mai stati a Firenze?
Cosa ne pensate?
Attendo di sentire qualche vostro racconto!
Firenze nel cuor #1: gli Uffizi
Dopo una settimana torno a scrivere sul blog, torno a scrivere per raccontare un po' il mio weekend fiorentino, che si è svolto il 21 e 22 settembre scorsi.
Ero già stata a Firenze un po' di anni fa con i miei genitori, ammetto che come città non mi è mai piaciuta più di tanto, dicono che dopo aver visto Roma è difficile trovare qualcosa di ugualmente bello e io quell'anno Roma l'avevo ben presente, a causa della recente gita del liceo. Roma è qualcosa di unico, ho ritrovato la sua bellezza solo in due altre città fino ad ora: Londra e Torino. Sono città con un carattere, uno stile che si manifesta in ogni strada, in ogni palazzo. Le mie considerazioni ovviamente sono riferite al centro città, si sa che le periferie sono periferie in ogni parte del mondo.
Ma torniamo al weekend fiorentino.
Quest'estate ho letto il libro di Dan Brown e vi posso assicurare che quando mi ritrovo faccia a faccia con un suo romanzo, il caro e buon Brown è in grado di incantarmi. Prima di andare a Roma avevo letto Angeli e Demoni e questa volta ho letto Inferno che mi ha appunto convinta ad andare a Firenze.
Quindi sabato 21 la sveglia mi ha trascinata giù dal letto alle ore 5 per andare a prendere un treno con la mia amica di avventure taurinensi. Poche ore di tempo ed eravamo nella città di Dante.

Si sa che vedere una città in un weekend è difficilissimo, ma avevamo già ipotizzato due o tre cose da vedere assolutamente e poi...avevamo deciso che "si faceva quel che si poteva", senza troppe pretese. Se dovete andare a Firenze una cosa che vi voglio raccomandare è di prenotare prima il biglietto per gli Uffizi, l'unico posto che richiede davvero una prenotazione anticipata. Biglietto Uffizi+mostra+prevendita: 11 euro, gratuito per studenti iscritti alle care e vecchie facoltà di Architettura, Beni culturali e Scienze della Formazione. Gratuito poi si fa per dire, perché pagano i 4 euro di prevendita.
A parte ciò, devo dire che sono molto puntuali se si prenota, ci si mette in coda e all'orario prestabilito fanno entrare il gruppone. Il problema sorge una volta varcata la soglia.
Dopo il consueto bagno di metal detector e controlli vari, con guardie che guardano il cellulare invece del televisore dove vedono ai raggi x cosa stai cercando di introdurre nel museo, ad accogliervi troverete un intricato percorso dove è possibile lasciare lo zaino e recuperare una radiolina che spiega i quadri aggiungo anche che in questo punto è anche possibile andare in bagno.
E...da qui...si entra!
Ed ecco che il turista è accolto dalle rampe delle scale.
Gradino dopo gradino, di quelli bassi che ti insacchi e ti stanchi più del normale, si raggiunge il piano superiore dove appunto sono custodite le meravigliose opere pittoriche e scultoree che tutti noi abbiamo studiato sui banchi di scuola.
Accolte da un clima a dir poco torrido, non mi sarei meravigliata di a vedere un giaguaro sbucare da dietro un quadro di Piero della Francesca, abbiamo cominciato la nostra visita.
E qui scusate ma io ho qualche appunto da fare all'organizzazione.
Dato che non ci hanno dato una mappa...i rischi di perdersi qualche stanza sono a dir poco alti. Sono segnalate malissimo per non parlare della quantità assurda di turisti che si accalcano davanti alle opere più famose. Il Tondo Doni di Michelangelo l'ho visto a distanza di sicurezza, ovvero dalla porta della sala. La primavera e La venere di Botticelli idem, facendo anche lo slalom tra gruppi di turisti e famigliole che si attardavano con il naso all'insù con le radioline incollate all'orecchio.
Giunte poi al Laocoonte, dove mi sono fermata in silenzio a vedere la plasticità di questo blocco marmoreo e la sua imponenza mozzafiato, dove ogni muscolo è contratto al punto giusto in questa lotta eterna, ho visto cosa ci stava attendendo: la terrazza panoramica.
"Siamo alla Rinascente di Milano?" mi sono domandata.
Peggio.
Turisti che alle 16 e 30 stavano seduti ai tavolini con il bicchiere dello Spritz, americani che mi domandavano gentilmente di scattargli una foto includendo la torre di Palazzo Vecchio, la cupola di Santa Maria del Fiore e loro due a figura intera. Ora, figliuoli, con la macchina fotografica compatta non riuscivo nemmeno a prendere loro e la torre di Palazzo Vecchio. Fortuna che erano americani pacifisti e si sono arresi senza troppi problemi di fronte alla palese impossibilità di fotografare loro con dietro tutta Firenze.
Terminata la terrazza mi sono posta un problema di fondo: dove cavolo era questa mostra intitolata Il gran principe Ferdinando de' Medici Collezionista e Mecenate che avevamo compresa nel biglietto?
Al piano inferiore. Che domande!
Scendiamo ai piani bassi, dove il clima era umano e facciamo un tour anche di questa mostra. Ci siamo perse. Gira di qua, gira di là, ma se poi vado di qui come torno di là, okay seguo i numeri, no ma non si capisce nulla...insomma un disastro, senza contare il fatto che stavamo pure cercando di seminare una comitiva straniera che si muoveva tipo "mandria di mucche".
Morale della storia, terminiamo anche questa mostra e chiudiamo la nostra visita con i pittori stranieri. Minuto di silenzio di fronte al quadro di Rembrandt in cui ritrae se stesso.
Usciamo, dopo la consueta visita al bookshop.
Pessima impressione questi Uffizi, ovviamente non per le opere, sia mai, ma per la gestione rischia di mettere in secondo piano le opere e di far dimenticare la bellezza di questi luoghi.
Un appunto sui responsabili delle sale, persi a farsi letteralmente i cavoli loro, maleducati e poco inclini a dare aiuti ai turisti, tanto che mi sono chiesta: ma sono pagate queste persone? Non credo che tutti siano così, ma ho avuto a che fare con due o tre di loro per chiedere dov'era finita la stanza con le opere di Botticelli e sembrava gli stessi chiedendo se l'acqua era bagnata. Ora, so che probabilmente è una domanda sciocca, ma insomma...senza mappa!!! E' davvero un labirinto!
Gli Uffizi sono un patrimonio e allora valorizziamoli, lavoriamo tutti nell'ottica di rendere migliore questo patrimonio, gli assistenti delle sale non devono essere scontrosi, devono accogliere i turisti, non devono fare la settimana enigmistica!!! Devono collaborare con il pubblico e soprattutto devono controllare che nessuno dia fuoco alle opere oppure tiri fuori una bomboletta e ci scriva sopra! Per carità se uno si avvicina più del dovuto comincia a bippare ogni cosa nella stanza, ma se in 101 sale ci sono 101 addetti, evidentemente servono a qualcosa! Immagino sia un lavoro noioso...ma nessuno li obbliga a farlo!
Insomma, un gioiellino che rischia di perdersi....che peccato!!!
La prima puntata del weekend fiorentino termina qui, ma a breve sarà on line la seconda! Stay tuned!!
domenica 14 ottobre 2012
Cena tra amici di Alexandre de La Patèlliere: recensione!
Essendo tornata ad essere borgomanerese (a tempo tutt'ora indeterminato, nel senso che fino alla laurea sono qui e poi si vedrà) ho deciso di dedicarmi alle attività culturali proposte nella zona. Non che ci sia l'offerta che trovavo a Torino, di Circolo dei Lettori ahimè ce ne è solo uno e anche il Cinema Massimo è difficile da esportare. Ma a Borgomanero ogni anno viene proposto il cineforum e quest'anno mi sono iscritta. Per quanto possibile cercherò di recensire tutti i film scelti, a dire il vero alcuni li ho già visti, ma rivederli non fa mai male.
Cominciamo subito questa avventura con il primo film: Cena tra amici (Le prénom) di Alexandre de La Patèlliere.
Paragonato a Carnage e alla Cena dei cretini, per via della struttura che vede appunto un gruppo di amici che si riuniscono per cena, questo film non è una di quelle commediole francesi tutte amour, amour, Paris et mon amour. Parigi c'è, l'amore anche, ma sono ingredienti gestiti e serviti in modo differente. Tutto ha inizio con una bugia, un pretesto per aprire una discussione. Vincent, affascinante agente immobiliare (che è anche la voce narrante del film) dice di voler dare un nome X al figlio che sta per nascere. Non ve lo rivelo, perché nel trailer stesso non viene mai detto. Il nome è talmente impensabile e improponibile, da scatenare le ire del cognato Pierre che indignato prova in tutti i modi a dissuaderlo. Questa bugia darà il via a una serie di altre discussioni che arriveranno a rompere l'equilibrio della famiglia, fino a rivelazioni imbarazzanti e davvero inattese. Un film divertente costruito con un'ironia sottile e a tratti filosofica, ma senza troppe pretese; i personaggi sono attentamente caratterizzati e il modo in cui si muovono nello spazio segue la narrazione e preannuncia momenti di rappacificamento a momenti di guerra totale. Salotto, cucina, sala da pranzo, sono questi gli spazi abitati dai personaggi, c'è chi li vive tutti come Elizabeth e il marito Pierre, mentre agli ospiti è concesso di sostare solo in alcuni.
Onestamente non saprei dire se la scelta dei luoghi e delle discussioni sia casuale oppure posta in relazione alle stanze in cui si muovono. Di certo l'atrio è il momento dell'accoglienza, poi nel salotto abbiamo l'aperitivo e il post cena, nella sala da pranzo si consuma il pasto. Le discussioni avvengono in tutte le stanze, iniziano in salotto, proseguono nella sala da pranzo, alcune nascono nella sala da pranzo e altre proseguono in salotto in un crescendo di insulti e di rivelazioni.
Sono molto contenta di aver cominciato così il cineforum di quest'anno, Cena tra amici è stato un film davvero piacevole da vedere e che la sala ha apprezzato davvero molto.
Onestamente non sono una grande estimatrice dei film francesi, ma questo mi ha davvero colpito piacevolmente e ora, sotto con il prossimo film che sarà: Diaz - Non pulire questo sangue di Daniele Vicari.
Alla prossima recensione!
P.S. Nella foto vedete il retro della tesserina del cineforum, con l'elenco dei film e la tabellina delle spunte. Spero di riuscire a vederli tutti e soprattutto spero di riuscire a recensirveli sempre!
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lunedì 27 agosto 2012
Vidi: Finché le stelle saranno in cielo di Kristin Harmel
Agosto volge al termine e settembre si avvicina, se la vostra lista dei libri da leggere durante l'estate si sta esaurendo, allora iniziate a preparare quella dei libri per l'autunno e l'inverno, ma occhio che l'estate non è ancora finita e nelle librerie sta arrivando qualcosa di interessante.
Presso Garzanti il 30 agosto uscirà Finché le stelle saranno in cielodi Kristin Harmel, libro molto interessante, che mi piacerebbe leggere vista anche la mia recente visita ai campi di Auschwitz e Birkenau in Polonia.
TRAMA
Da sempre Rose, nell'attimo che precede la sera, alza lo sguardo a cercare la prima stella del crepuscolo. È quella stella, anche ora che la sua memoria sta svanendo, a permetterle di ricordare chi è e da dove viene. La riporta alle sue vere radici, ai suoi diciassette anni, in una pasticceria sulla rive della Senna. Il suo è un passato che nessuno conosce, nemmeno la sua amatissima nipote Hope. Ma adesso, prima che sia troppo tardi, è venuto il tempo di dar voce al suo ultimo desiderio: ritrovare la sua vera famiglia, a Parigi. E, dopo settanta lunghi anni, di mantenere una promessa.
Da sempre Rose, nell'attimo che precede la sera, alza lo sguardo a cercare la prima stella del crepuscolo. È quella stella, anche ora che la sua memoria sta svanendo, a permetterle di ricordare chi è e da dove viene. La riporta alle sue vere radici, ai suoi diciassette anni, in una pasticceria sulla rive della Senna. Il suo è un passato che nessuno conosce, nemmeno la sua amatissima nipote Hope. Ma adesso, prima che sia troppo tardi, è venuto il tempo di dar voce al suo ultimo desiderio: ritrovare la sua vera famiglia, a Parigi. E, dopo settanta lunghi anni, di mantenere una promessa.
Rose affida questo compito alla giovane Hope, che non ha nulla in mano se non un elenco di nomi e una ricetta: quella dei dolci dal sapore unico e inconfondibile che da anni prepara nella pasticceria che ha ereditato da Rose a Cape Cod.
Ma prima di affidarle la sua memoria e la sua promessa, Rose lascia a Hope qualcosa di inatteso confessandole le proprie origini: non è cattolica, come credeva la nipote, ma ebrea. Ed è sopravvissuta all'Olocausto. Hope è sconvolta ma determinata: conosceva l'Olocausto solo attraverso i libri, e mai avrebbe pensato che sua nonna fosse una delle vittime scampate all'eccidio. Per questo, per dare un senso anche al proprio passato, Hope parte per Parigi. Perché è nei vicoli tra Place des Vosges, la sinagoga e la moschea che è nata la promessa di Rose, una promessa che avrà vita finché le stelle saranno in cielo.
Sarà proprio lo sguardo curioso e appassionato della giovane Hope a svelarne il segreto fatto d'amore, di vite spezzate e soprattutto – come indica anche il suo stesso nome – di speranza. E a rivelare anche al lettore un segreto ancora più misterioso, una luce inattesa negli anni bui dell'Olocausto, un evento tanto storicamente accertato quanto poco conosciuto, che tuttavia ha salvato dall'orrore le vite di molte persone.
martedì 24 luglio 2012
Rivalutare la provincia
Quando si nomina la parola cultura in Italia succede di tutto: c'è chi nomina le ultime letture fatte, chi parla degli ultimi film visti, chi dice di essere stato a teatro, c'è chi erige monumenti ad autori più o meno degni di essere chiamati tali e chi si scanna per dire che infondo i Vanzina raccontano poi le storie del nostro tempo: cosa fanno di male?
Siamo il paese di Michelangelo, Leonardo, Dante, Manzoni, Carducci, Montale, Goldoni, Verga, Verdi, Rossini...eppure c'è qualcosa che non va!
Mettetevi comodi, vi racconto una storia.

A Borgomanero, dove abito io, c'erano una volta, quando ero bambina due cinema: il Cinema Moderno in centro città e il Cinema Teatro Nuovo in "periferia". Solitamente io frequentavo il secondo perché ospitava una programmazione più adatta alla famiglia, non che l'altro fosse un cinema a luci rosse, ma i film che aveva in cartellone erano più impegnativi, sotto Natale, ahimè, avevano il posto fisso i Vanzina, ma avevano proiettato anche Titanic là dentro.
Quando sono cresciuta e facevo le medie sono finalmente riuscita ad andare là al cinema: ho visto "Amici ahrarara" dei Fichi D'India, film 'monnezza per qualcuno, ma esperienze che prima o poi ci sono nella vita di ogni spettatore. Sono entrata e mi sono sentita grande, perché finalmente andavo nel cinema dei grandi, era come vedere finalmente al cinema un film con attori in carne e ossa, altra esperienza che mi ha segnato infatti ricordo che la transizione del cartoon al film vero è avvenuta con Stewart Little, un ottimo compromesso direi.

Qualche anno fa il cinema ha chiuso e ora è lì a pochi metri di distanza da uno dei quattro corsi principali, dimenticato da tutto e da tutti. Le vetrine delle locandine giacciono vuote da tempo, tutto si è fermato là dentro. Mi ricordo che era strutturato in platea e galleria, io mi ero avventurata al secondo piano in occasione della mia unica visione del film e mi ricordo che c'era una vera e propria balconata con la ringhiera. Era già decadente ai tempi, 11 anni fa...non oso immaginare come sia diventato ora.
Eppure dispiace.
Questa mattina ci sono passata davanti e...l'edificio si presentava vuoto. Mi dispiace non essere riuscita a fotografare il timpano che si erge sulla cima dello stabile. Incuriosita dalla struttura sono andata a curiosare qua e là per vedere il perché di questa architettura insolita per il centro di Borgomanero ed ecco la risposta QUI su questo blog.
Sapete, sarebbe bello ristrutturarlo, riportarlo al suo splendore di un tempo, ma come trovare i fondi? E soprattutto riaprirlo per cosa? Conosco la realtà sorta da pochi anni al Teatro Rosmini e mi dicevano che non è semplice interessare i Borgomaneresi al Teatro. Li capisco! C'è gente che reputa complessi i Musical inglesi e badate bene, non in inglese, ma di origine inglese e quindi tradotti in Italiano. Si fa fatica a riempire il Teatro Nazionale di Milano. Noi Italiani ci lagniamo tanto della tivù di stato, ma spendere 10 euro per andare a vedere uno spettacolo è qualcosa di fantascientifico! Ho sentito gente che si lamentava e diceva che i biglietti del teatro costano, andare al cinema costa meno.
Certo, si fa anche più in fretta a farsi un panino che a preparare un piatto di pasta, ma stiamo parlando di due cose differenti. Avete idea di che distribuzione abbia uno spettacolo teatrale e quale sia quella di uno cinematografico? Sono paragoni che non hanno senso!
Abbiamo luoghi bellissimi in Italia eppure conosciamo a memoria Londra, Parigi, New York...ma non siamo mai stati a Venezia, Firenze.
Mangiamo al Mc Donald ma non sappiamo quale sia il vero sapore del pane di Altamura.
Guardiamo tutti i film di Woody Allen, ma non sappiamo chi sia Dino Risi.
Abbiamo letto i libri di Stephen King, ma mai niente di Calvino.
Abbiamo centinaia di teatri, ma il divano di casa è sempre più comodo.
Siamo bravi a lamentarci, ma noi nel nostro piccolo non siamo disposti a cambiare.
L'identità di una nazione riparte anche da qui, dalla sua cultura, dalle sue radici: i Finlandesi pagherebbero oro per avere quello che abbiamo noi e noi lo gettiamo via come un ferro vecchio, una scarpa bucata, un oggetto inutile.
In periferia non c'è vita, ma spesso non siamo nemmeno disposti a crearcela.
Se non siamo noi ragazzi, noi giovani i primi a voler rivalutare le nostre zone, i primi a volerle rilanciare, i primi a viverle...per la nostra Italia non c'è futuro e la provincia sarà sempre e più provincia!
Prima di salutarvi vi lascio un altro link, sempre al blog di cui vi accennavo sopra: CLICCA!
Dimenticavo, io parlo dei giovani..ma credo che anche gli adulti potrebbero fare la loro parte!
Dimenticavo, io parlo dei giovani..ma credo che anche gli adulti potrebbero fare la loro parte!
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giovedì 3 maggio 2012
Vidi: I custodi della storia di Damian Dibben
Altro libro che mi ha incuriosito non poco è I custodi della storia di Damian Dibben, edizioni Corbaccio.
Un libro per ragazzi, un fantasy. Il che mi fa ritornare alla mia adolescenza e ai quintali di carta di questo genere che mi sono ritrovata a divorare dopo aver assaggiato pian piano i vari Harry Potter.
Ancora una volta compare sullo sfondo una cosa che mi ha incuriosita: il Big Ben...LONDRA! Insomma, sono fissata, lo so...ma credo che Londra sia una fonte inesauribile di storie, un luogo dove le narrazioni escono dall'asfalto, dai mattoni delle case, dai Food & Wine lungo la strada...ovunque!
Detto questo, non posso fare a meno di leggerlo! Oltretutto, se ho ben capito, è il primo volume di una saga...creerà dipendenza?
TRAMA:
I genitori di Jake Djones sono scomparsi: potrebbero trovarsi in qualsiasi punto del tempo e dello spazio. Perché alcuni membri della famiglia Djones custodiscono un segreto incredibile: fanno parte dei Custodi della Storia, una società segreta che viaggia attraverso i secoli per impedire a nemici diabolici di mescolare le epoche e farne addirittura sparire alcune.
Alla ricerca dei suoi, Jake si trova catapultato dalla Londra del terzo millennio alla Francia dell’Ottocento alla Venezia del Cinquecento e si ritrova infine a Punto Zero, il quartier generale della società dove conosce un gruppo di straordinari agenti e viene a sapere della famiglia Zeldt e dei suoi piani per distruggere il mondo così come lo conosciamo…
Alla ricerca dei suoi, Jake si trova catapultato dalla Londra del terzo millennio alla Francia dell’Ottocento alla Venezia del Cinquecento e si ritrova infine a Punto Zero, il quartier generale della società dove conosce un gruppo di straordinari agenti e viene a sapere della famiglia Zeldt e dei suoi piani per distruggere il mondo così come lo conosciamo…
Il passato è in pericolo.
Solo Jake Djones può salvarlo!
Solo Jake Djones può salvarlo!
Dal sito di Corbaccio, un bel regalo: l'inizio del primo capitolo!
Ecco come inizia il primo capitolo “La scala segreta”:
«La notte in cui Jake Djones scoprì che i suoi genitori si erano perduti in qualche punto imprecisato della storia fu la più tempestosa mai registrata. Era dal lontano e dimenticato uragano del 1703 che a Londra non si vedeva un tempo simile, con scrosci di pioggia di quell’intensità e venti tanto impetuosi.
Sul Tower Bridge, al centro esatto del fortunale, una vecchia Bentley blu scuro attraversava con qualche incertezza le acque rigonfie del Tamigi diretta alla sponda nord. Aveva gli abbaglianti accesi e i tergicristalli che lavoravano alla massima velocità sotto l’accecante cortina di pioggia.
Seduto nervosamente sul grande sedile posteriore in pelle c’era una ragazzo di quattordici anni con la carnagione olivastra, i capelli neri e ricci e occhi intelligenti e coraggiosi. Il ragazzo portava l’uniforme di scuola: giacca blu, pantaloni neri e scarpe di pelle piuttosto malconce. Accanto a lui la sua vecchia cartella, colma di libri e quaderni. Nella targhetta consunta era impresso a lettere dorate il nome, Jake Djones.
I grandi occhi castani di Jake esaminavano le due figure oltre il vetro, sul sedile anteriore. A sinistra era seduto un signore alto e sdegnoso, con un serioso completo nero e un cappello a cilindro, a destra l’autista in uniforme. I due confabulavano sottovoce, ma Jake non avrebbe comunque potuto sentire cosa si dicevano per via del vetro.
Mezz’ora prima i due sconosciuti lo avevano rapito.»
L'AUTORE:
Damian Dibben, inglese, lavora come sceneggiatore a varie serie televisive e a film per la televisione e per il grande schermo. È orgogliosamente londinese e vive a Southbank con il suo cane Dudley.
Sorpresa! Corbaccio in occasione dell'uscita del libro lancia un gioco! Eccovi tutte le indicazioni per partecipare!
IL GIOCOOOOO!!!
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giovedì 26 aprile 2012
Vidi: Manhattan Transfer - John Dos Passos
Finalmente arriva anche in Italia la versione integrale del celeberrimo libro di John Dos Passos: Manhattan Transfer edito da Baldini Castoldi Dalai.
Mi ispira un sacco perché Dos Passos è uno degli scrittori che hanno segnato la letteratura internazionale insieme ai miei amati Francis Scott Fitzgerald ed Ernst Hemingway.
Mi ispira un sacco perché Dos Passos è uno degli scrittori che hanno segnato la letteratura internazionale insieme ai miei amati Francis Scott Fitzgerald ed Ernst Hemingway.
TRAMA:
Un romanzo lirico e visionario i cui protagonisti si agitano e si perdono nell’ansia di stare al passo con la metropoli americana. Come la Parigi di Baudelaire, la Londra di Eliot e la Berlino di Döblin, la New York di Dos Passos è un universo esiziale, realistico e fantastico al tempo stesso. Uno dei romanzi più importanti del Novecento americano che solo oggi, per la prima volta, viene proposto in «versione completa », essendo finora sempre uscito nella traduzione degli anni Trenta, caduta sotto la scure della censura fascista.
L'AUTORE
John Dos Passos, nato a Chicago nel 1896 e morto a Baltimora nel 1970, è stato con Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald uno degli scrittori più importanti della cosiddetta «generazione perduta». Ammirato da Edmund Wilson, apprezzato da André Gide, esaltato da Jean-Paul Sartre per Manhattan Transfer e la trilogia USA (42° Parallelo, 1919, Un mucchio di quattrini) fu a lungo ingiustamente dimenticato. Di lui, Dalai editore, oltre a questa nuova edizione di Manhattan Transfer, ha pubblicato i romanzi Tempi migliori (2004), La riscoperta dell’America (2006) e la raccolta dei suoi reportage di guerra Servizio speciale (2008).
Che dire, questo romanzo mi ispira molto in primis perché è l'edizione integrale non tagliuzzata dalla censura fascista, in secondo luogo parla di Manhattan, nella metropoli americana e ritengo che sulla rappresentazione della città nelle varie epoche ci sia molto di che imparare, in terzo luogo sto facendo una tesi sugli anni 30, poi sapete della mia folle passione per Fitzgerald...insomma, voglio assolutamente leggerlo. Sono 400 pagine, ma secondo me merita, non ho ancora trovato un autore della "generazione perduta" che abbia pubblicato un libro per parlare di...NIENTE!
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mercoledì 9 novembre 2011
Cari dvd e libri...
Periodo altamente culturale, periodo di rimpolpamento ed arricchimento della videoteca domestica e della libreria. Se il secondo avviene costantemente da quando ho iniziato a leggere, il primo diciamo che è più legato ad acquisti di massa fatti su internet o in seguito a mega promozioni presso Fnac o Feltrinelli.
Solitamente acquisto da dvd-store oppure Ibs oppure ancora amazon.uk o it, in base alle disponibilità e alle esigenze. Studiando cinema non posso acquistare il primo dvd che mi capita sotto mano, spesso devo cercarli, spesso devo farli arrivare da oltre oceano, spesso devo andare da Blow up, fidatissimo negozio di dvd sotto la Mole Antonelliana. Allo stesso tempo sto attenta a non spendere troppo perchè purtroppo ci sono dvd che costano parecchio e spesso non valgono così tanto. Vi faccio un esempio. Mentre realizzavo la mia tesi di triennale stavo spulciando tra i dvd di film muti e mi sono imbattuta in Nascita di una nazione, film uscito nel 1915 diretto da David W. Griffith. Felicissima di aver trovato quel dvd mi dico: "Lo prendo!", leggo il prezzo: 21 euro circa. Ora, certo, è un capolavoro del cinema muto ma era un dvd di una versione che secondo me non aveva nemmeno i viraggi [vi spiegherò poi in separata sede cosa sono] poi come contenuti speciali non aveva niente! Allora 21 euro per quel coso...mi sembrano eccessivi! Scusate, lo dico chiaramente, mi venga a prendere la finanza, ma su emule posso trovare l'ultimo restauro di Nascita di una nazione! Se dovete far pagare 21 euro per un dvd almeno fate in modo di dare una versione doppio disco!!!
Oggi poi mentre passavo da Feltrinelli mi sono imbattuta nel dvd di Viale del Tramonto, 6,99 euro. Volto il dvd per vedere il prezzo originale: 25 euro e spiccioli. Scusate? Allora, Viale del tramonto è tra i miei film preferiti, credo sia una di quelle pellicole che bisogna assolutamente vedere, ma 25 euro per una edizione monodisco cartonata esternamente...insomma, non so quanto convenga. E' vero, era in sconto a 6,99 euro. Appunto, 6,99 euro. Matematica vieni a me e facciamoci due conti.
Solitamente Feltrinelli vende Viale del Tramonto a 25 euro, oggi a 6,99 euro. Risparmio di 18,01 euro. Carissimo signor Feltrinelli, funzionano bene i rubinetti d'oro della sua villa? Carissimo signor produttore di dvd, scende un attimo dalla sua Ferrari e torna nel mondo reale?
Spero sia solo una strategia di marketing per dire: "Ehi, compera Viale del tramonto, oggi costa meno!!"
Che tristezza!
Poi, scusate eh, la gente scarica, la gente guarda i film in streaming... Allora, se devo svenare i miei genitori per comperare i dvd...non so...
Per non parlare poi dei prezzi dei libri. 19 euro l'ultimo libro di D'Avenia. Cartonato, copertina salvapolvere, varie ed eventuali, ma 19 euro. Mr. B, ma vuoi proprio rubare i soldi su tutto eh? Perchè poi diciamocelo nessuno scrittore in Italia può vivere di libri pubblicati, prendi una miseria! A meno che pubblichi un libro al giorno come Moccia e ti trovi un editore fesso (Feltrinelli, ma guarda un po', che è del gruppo Mondadori, ma ri-guarda un po'!!) che pubblica ogni cagata che gli passa sulla scrivania.....allora forse hai delle chances, ma anche questa legge ha delle falle, perchè Moccia si è messo a fare il regista per arrotondare.
Insomma, cara cultura mi costi assai!
E' vero che ogni prodotto ha dietro molte persone che lo hanno realizzato anche fisicamente, ma rimango sempre del parere che chi è ai vertici di tutto si intasca un mare di soldi, alla faccia dei suoi lavoratori e alla faccia nostra.
E intanto Mr B ha approvato la legge che limita gli sconti sui libri, non più del 15%...infame!
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domenica 29 maggio 2011
Ricordar fotografando...
Da qualche tempo sto riflettendo sull'importanza del ricordo visivo, della testimonianza visiva. A "causa" dei miei studi universitari abito per 5 giorni alla settimana nel capoluogo di regione Piemontese, ovvero la magica Torino. Spesso, soprattutto nei pomeriggi primaverili quando ancora la temperatura esterna ti permette di passeggiare tranquillamente per le vie del centro senza boccheggiare, resto affascinata dallo splendore e dall'eleganza di questa città. Nella mia vita non ho viaggiato moltissimo, nonostante questo ho visto un discreto numero di città e questa è una delle poche, a parte Londra, che mi porta anche a dire: "Se mi dovessi trasferire per sempre in questa città potrei anche trovarmi bene!". Torino è così, dicono che o la si ama, o la si odia. A me piace molto, ogni via, ogni portone, ogni cortile, ogni portico è qualcosa di unico, raro e meraviglioso. Forse per chi ci vive da sempre, passare sotto la Mole ormai non fa più effetto, ma per chi la vede raramente essere là sotto, alzare la testa fino ad incontrare con lo sguardo quella stella che svetta lassù sulla punta, è qualcosa che mette sempre i brividi.
Arrivare davanti a Palazzo Carignano e perdersi con lo sguardo nelle sue innumerevoli "onde", attraversarlo a piedi per sbucare nella piazza dove c'è la Biblioteca Nazionale e pensare: "Questa è la sede del primo Parlamento Italiano" ti fa sentire...wow!
Insomma, questi momenti, come direbbe la Kodak, sono da ricordare, da immortalare. Ecco perchè da un po' di tempo sto pensando all'importanza della foto ricordo, non solo per i momenti di festa o di sballo con gli amici, come Facebook ci ha tristemente insegnato in questi ultimi anni, ma proprio per portare sempre con sè certe cose che abbiamo visto e che ci hanno affascinato. Insomma, un diario fotografico, una sorta di archivio di visioni. Non sono di certo io la prima a proporre un'idea del genere, è qualcosa che da anni ed anni la gente propone, la gente crea. L'immagine come testimonianza, come ricordo è qualcosa che è nato quando è nata l'immagine stessa. Sono moltissimi gli studiosi che si sono occupati di questo e hanno anche scritto molte teorie a proposito dell'immagine come mezzo di comunicazione.
Però con la mia cara Nikon si riescono a fare degli scatti decenti, ovvio, non bisogna avere grandi pretese, però non sono niente male! Un consiglio per scegliere una buona macchina fotografica? Non fatevi abbindolare dal numero dei pixel, che vi interessa solo nel caso in cui vogliate fare foto con formati da POSTER, controllate le ottiche, gli ISO, ovvero la sensibilità del sensore! Quello fa veramente la differenza, credetemi!
Per info sugli ISO--> CLICK HERE!
Faccio questa piccola parentesi perchè sento sempre più gente che dice: "Ho una macchina fotografica con 2000000000 di megapixel!!!" UAU! Bene, poi vai a vedere le ottiche, gli iso e cose più utili...e fa cagare!
Quindi, meglio qualche pixel in meno e gli ISO più seri!!
Tornando al proposito del post, anche per concludere, vediamo quanto regge questa mia idea di diario fotografico, soprattutto perchè un diario cartaceo durava 3 giorni e poi lo dimenticavo nel cassetto...vediamo se con la fotografia posso fare di meglio!!
N.B. La foto di Torino in alto non l'ho scattata io!
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