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sabato 28 dicembre 2013

Quando ero studente...Bilancio 2013

Qualche mese fa scrivevo:

"Ormai sto invecchiando.
Mi sono resa conto che da un po' di tempo a questa parte utilizzo frasi come "Quando ero studente...", "Quando studiavo...". Sì, ora lavoro...ma non è che siano passati millemila anni dal giorno in cui il mio status di studente si è trasformato in quello di lavoratore (lavoratrice!). Eppure ogni tanto mi escono queste perle di saggezza.
Sarà colpa dei tupperware?
La cosa peggiore è che quando si è studenti non si vede l'ora di iniziare a lavorare per "guadagnare dei soldi", quando si lavora si rimpiangono gli anni in cui si era studenti e ci si poteva permettere quella fantastica cosa denominata: "Orario flessibile". Quando esisteva il giorno libero che era un surplus rispetto al weekend, quando al pomeriggio andavi in torteria con le amiche e facevi il pomeriggio shopping per i saldi.
Quando giravi tutte le Feltrinelli di Torino e poi tutte le Sephora e gli altri negozi che li allontanavano gli uni dagli altri.
Quando uno lavora non è più padrone del proprio tempo, nel senso che sai per certo che quelle 8 ore al giorno sei là, in ufficio. Quando studi il tempo è in autogestione, obbligo di frequenza o meno.
Quando si lavora manca il tempo libero, è sempre meno, si esce alle 18 e in un batter d'occhio tra cena e doccia è ora di andare a dormire.
Ma quanti "quando" ho usato?
Chiedo venia.
Con questo non voglio dire che "odio lavorare" non fraintendetemi! Anzi, mi ritengo una persona molto fortunata a lavorare in questo periodo difficile, semplicemente riflettevo su come sia effettivamente cambiata la mia vita. Forse ve ne sarete accorti anche dal cambiamento di ritmo del mio blog, prima leggevo molto di più, scrivevo molto più spesso, ora sono latitante e tendo a ripetere le stesse cose."

Durante queste vacanze di Natale, dopo aver riletto queste poche righe qui sopra, sto un po' facendo il bilancio del 2013. Anno della mia laurea magistrale e anno in cui ho iniziato a conoscere il mondo del lavoro.
Ho letto molti meno libri, ho scritto molti meno post, ho visto molti meno film. 
Ho capito chiaramente che i ritmi sono cambiati, devo un po' riuscire a prendere il ritmo giusto per riuscire a incastrare tutte le attività che mi hanno sempre "riempito" la giornata. Non posso vivere senza libri e film, questo è chiaro, anche se dovessi fare uno dei lavori più tristi e brutti del mondo, la mia vita deve essere arricchita dalla cultura, dai momenti di svago e dalle persone. Fagocito minuti e minuti di video su youtube, da quando hanno "liberalizzato" Spotify le mie giornate hanno una colonna sonora e poi i blog degli amici e delle persone sconosciute e ArtInTime, a tutto questo vanno aggiunte le chiacchierate con gli amici, le apericene, le passeggiate a Torino, i film al cinema e le conversazioni su whats app fino a tarda notte.... 
Queste sono un po' le mie giornate, sono gli ingredienti che "piacciono a me", sono i pastelli che uso per colorare le ore e i minuti che passano. 
Purtroppo non riesco a fare disegni che contengano tutti i colori, non riesco a fare tutto tutti i giorni, ma cerco di impegnarmi il più possibile...nei limiti del possibile. 
In ritardo vi auguro Buon Natale e Buone feste, a voi che mi seguite sempre e che siete fedeli anche se io ogni tanto ho un po' accantonato il blog. 



domenica 8 settembre 2013

Venezia 70 il verdetto finale: i vincitori!

Si conclude il Festival del Cinema di Venezia e si allunga la lista dei "film da vedere assolutamente".
Sono molti quelli che mi hanno incuriosito in questo festival, me li sono segnati tutti e sicuramente qualcuno finirà su www.artintime.it o sullo sfogliabile, vediamo un po' strada facendo cosa accadrà.
Intanto lode e onore al cinema italiano, ci riprendiamo il leone d'oro dopo 15 anni! E speriamo pure di migliorare un po' le produzioni nostrane e di valorizzare i film che meritano davvero!!

Non voglio dilungarmi troppo, vi lascio all'elenco dei premi e soprattutto vi chiedo: quali sono i film che vi incuriosiscono maggiormente?
I miei sono quelli con i tre asterischi ***....cercateli! 

Leone d'Oro
"Sacro GRA" di Gianfranco Rosi ***

Leone d'Argento
"Miss Violence" di Alexandros Avranas

Gran Premio
"Jiaoyou" di Tsiai Ming Liang

Coppa Volpi al Migliore Attore
Thamis Panou per "Miss Violence" di Alexandros Avranas

Coppa Volpi alla Migliore Attrice
Elena Cotta per "Via Castellana Bandiera" di Emma Dante***

Premio FIPRESCI
Miglior film Venezia 70: Tom à la ferme di Xavier Dolan

Miglior film Orizzonti e Settimana Internazionale della Critica: The Reunion (Återträffen) di Anna Odell

Premio SIGNIS
a Philomena di Stephen Frears
Menzione speciale a Ana Arabia di Amos Gitai

Leoncino d'Oro Agiscuola per il Cinema
a Sacro GRA di Gianfranco Rosi

Segnalazione Cinema for UNICEF a Philomena di Stephen Frears***

Premio Francesco Pasinetti
Miglior film a Still life di Uberto Pasolini

Migliori attori: Elena Cotta, Alba Rohrwacher e Antonio Albanese

Menzione speciale a Maria Rosaria Omaggio nel film Walesa. Man of Hope

Menzione speciale a Il terzo tempo di Enrico Maria Artale

Premio Brian
a Philomena di Stephen Frears

Premio Queer Lion
a Philomena di Stephen Frears

Premio Arca CinemaGiovani
Miglior film Venezia 70: Miss Violence di Alexandros Avranas

Miglior film italiano a Venezia: L'Arte della Felicità di Alessandro Rak***

Prix CICT-UNESCO “Enrico Fulchignoni”
a At Berkeley di Frederick Wiseman

Premio Christopher D. Smithers Foundation
a Joe di David Gordon Green

Premio CICAE - Cinema d’Arte e d’Essai
a Still Life di Uberto Pasolini

Premio FEDIC
a Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto

Menzione speciale a L’arte della felicità di Alessandro Rak

Premio Fondazione Mimmo Rotella
a L’intrepido di Gianni Amelio***

Future Film Festival Digital Award
a Gravity di Alfonso Cuarón***

Menzione speciale: The Zero Theorem di Terry Gilliam***

Premio P. Nazareno Taddei
a Philomena di Stephen Frears

Premio Lanterna Magica (CGS)
a L’intrepido di Gianni Amelio

Premio Open
a Serena Nonoper il film Venezia salva***

Premio Lina Mangiacapre
a Via Castellana Bandiera di Emma Dante

Menzione speciale a Traitors di Sean Gullette
e alle donne del gruppo Femen per film documentario Ukraina Ne Bordel di Kitty Green***

Mouse d'Oro
Mouse d'oro miglior film del Concorso: Philomena di Stephen Frears

Mouse d'argento miglior film fuori dalla competizione: At Berkeley di Frederick Wiseman***

Menzione speciale Mouse d’Oro a Jiaoyou (Stray Dogs) di Tsai Ming-liang

Menzione speciale Mouse d’argento a Die andere heimat – Cronik einer sehnsucht di Edgar Reitz.

UK-ITALY Creative Industries Award – Best Innovative Budget
a Il terzo tempo di Enrico Maria Artale***
a Medeas di Andrea Pallaoro***
e Kush di Shubhashish Bhutiani***

Premio Gillo Pontecorvo - Arcobaleno Latino

Miglior film di lingua latina: Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio***

Premio Gillo Pontecorvo - Arte e Industria a Walter Veltroni

Premio Giovani Giurati del Vittorio Veneto Film Festival
a Philomena di Stephen Frears

Menzione speciale all’Opera Prima: Via Castellana Bandiera di Emma Dante

Premio Cinematografico “Civitas Vitae prossima”
a Still life di Uberto Pasolini***

Premio Green Drop
a Ana Arabia di Amos Gitai***

Premio Soundtrack Stars
Premio per la miglior colonna sonora: Via Castellana Bandiera di Emma Dante

Premio speciale come miglior attore contemporaneo a Ryuichi Sakamoto

Premio Schermi di Qualità
a Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto***

Premio Ambiente WWF
a Amazonia di Thierry Ragobert

Premio del pubblico “RaroVideo” – Settimana della Critica
a Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto

Premio Europa Cinemas Label
Miglior Film Europeo alle Giornate degli Autori:La belle vie di Jean Denizot***

Menzione Speciale: Alienation di Milko Lazarov***

Premi Fedeora
Giornate Degli Autori
Miglior Film: Bethlehemdi Yuval Adler

Miglior regista esordiente: Milko Lazarov per Alienation

Menzione Speciale: La Belle Vie di Jean Denizot

Settimana Internazionale della Critica
Miglior Film: Class Enemydi Rok Bicek

Premio per la migliore fotografia: Inti Briones per Las Niñas Quispe di Sebastián Sepúlveda

Menzione Speciale: Giuseppe Battiston interprete in Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto

Menzione Speciale: Anna Odell per l'insieme del lavoro svolto in The Reunion

Premio per il miglior film europeo dell'area mediterranea: Miss Violence di Alexandros Avranas

Premio Bianchi
a Enzo d’Alò

Premio INTERFILM per la promozione del dialogo interreligioso
a Philomena di Stephen Frears

giovedì 13 giugno 2013

Reality di Matteo Garrone: recensione!

So che non è appena uscito, so perfettamente che questo film avrei dovuto vederlo tempo fa, ma purtroppo me lo sono perso per strada. Sono finalmente riuscita a rimediare!
Reality è film intelligente, che mi fa dire: Questa è l'Italia che mi piace! Attenzione, non mi piace assolutamente l'Italia che racconta, ma apprezzo moltissimo il modo scelto da Garrone per raccontare quel che non è bello nel nostro paese. 
L'intera storia è incentrata su Luciano, pescivendolo di professione e truffatore nel tempo libero. Sposato con tre figli, è un po' il comico della famiglia e proprio questo suo modo di fare lo fa diventare un personaggio nel suo quartiere. Tutti i suoi parenti glielo dicono: "Tu dovresti fare il Grande Fratello!". Ridendo e scherzando i provini del Grande Fratello arrivano nel centro commerciale, la figlia più piccola di Luciano telefona al padre e gli chiede di raggiungerla per fare un provino. Luciano arriva tardi, ormai i provini sono finiti, ma il divo del Grande Fratello, conosciuto precedentemente a un matrimonio, lo aiuta e riesce comunque a farglielo ottenere. 
Da qui in avanti la vita di Luciano cambia e viene vissuta tutta in funzione di questo provino, la sua vita diviene un Grande Fratello, crede che gli organizzatori del programma inizino a seguirlo, a controllarlo per vedere la sua condotta.

Una storia davvero notevole, ma dal gusto tremendamente amaro, una storia ahimè specchio della nostra Piccola Grande Italia. Fin dalle prime scene ci rendiamo conto quanto sia importante l'apparenza per queste famiglie. Si comincia con un matrimonio sfarzoso in una tenuta da sogno, gli abiti sono ricchi di lustrini, hanno dei toni molto accesi, al termine della giornata la famiglia torna a casa, in un labirintico rudere su più piani, dove il disabile deve essere portato in spalla fino al piano dove abita, dove le camere sono fatiscenti e stridono con gli abiti del matrimonio. Smessi quelli la bellezza svanisce, si torna alla quotidianità, si smette la maschera. Proprio la tematica della maschera viene portata in scena dallo stesso Luciano, al matrimonio infatti si traveste da donna e impersona così una Drag Queen, il suo volto è irriconoscibile, nascosto da strati di cerone. Tutto il film poi è una maschera, la vita di Luciano viene influenzata da questo Grande Fratello, cerca di modificare i comportamenti, arriva a regalare i mobili ai più poveri pur di farsi, secondo i suoi ragionamenti, notare dalla produzione. 

Il Grande Fratello sembra l'unica ragione di vita non solo per Luciano, ma anche per chi gli sta attorno, sono i figli e i parenti a spingerlo a fare il provino, il paese intero lo deride quando non viene richiamato dopo il provino di Roma, sembra che una persona sia da giudicare in base alla sua notorietà e al suo conto in banca. Chi è stato al Grande Fratello è un eroe, è un punto di riferimento, una persona con la quale scattare le foto, una persona da rincorrere per fargli fare una foto con la figlia. Eppure Enzo, l'uomo che è stato nella casa del Grande Fratello, è palesemente un grande cafone, passatemi il termine. Incontra Luciano in più occasioni e ogni volta il pescivendolo deve ricordargli chi è perché Enzo non si ricorda di lui. 

Interessante anche la scelta del finale, ora non voglio rovinarvelo, ma ho trovato molto interessante come Garrone ha scelto di raccontarcelo. Luciano va a Roma in occasione della via Crucis con il Papa, ad un certo punto scappa e raggiunge la casa del Grande Fratello, entra negli studi indisturbato, gira e guarda le stanze e i protagonisti da dietro il vetro, sembra quasi un bambino in visita a un acquario. Nessuno si accorge di lui, tanto che a me è venuto spontaneo domandarmi: ma Luciano è veramente lì o stiamo vivendo un'immagine della sua mente? Magari la casa è solo frutto della sua ossessione-immaginazione, ha visto giorno e notte il Grande Fratello, si è ricostruito un confessionale nello sgabuzzino di casa sua, ha addirittura litigato con la moglie, non si starà immaginando tutto?

Garrone non ce lo dice, il finale resta aperto, sta allo spettatore darsi delle risposte, o meglio...farsi delle domande. Onestamente è inevitabile non farsele. Quello che Garrone racconta è uno spaccato dell'Italia davvero realistico, l'ossessione Grande Fratello esiste veramente, alla gente piace guardare quattro cretini che entrano e escono dalle piscine, hanno rapporti sessuali più o meno espliciti, si tirano i capelli, fumano... Alla gente piace staccare il cervello e lasciarsi vivere. Già perché guardando il Grande Fratello si finisce a vivere le vite degli altri, ma non come quando si legge che ci si appassiona e si vive un'avventura con il protagonista, o come quando si guarda un film e ci si fa trasportare dalla narrazione (in caso di libri e film degni di essere chiamati tali!!), il Grande Fratello ammazza i neuroni! Non si capisce se siano più fuori di testa quelli dentro la casa, o quelli fuori. 
Reality è sicuramente un film da guardare e mi spiace essere riuscita a recuperarlo così tardi. 

VOTO: 





mercoledì 14 novembre 2012

Cesare deve morire: recensione!

Quando era uscito al cinema non ero riuscita a vederlo, abitavo ancora a Torino e c'era la possibilità di vedere il film e poi di assistere al dibattito con i fratelli Taviani, ora che l'ho visto posso dire che mi mangio davvero le mani all'idea di essermelo perso.
Cesare deve morire dei fratelli Taviani è una di quelle pellicole che ti fa dire: sono orgoglioso di essere italiano! È un gioiello, una perla rara nel marasma delle pellicole italiane, un prodotto da guardare e riguardare, da mostrare ai ragazzi e su cui riflettere.
Narra il backstage della messa in scena dello spettacolo tratto dalla tragedia di Shakespeare: Giulio Cesare, ma questo spettacolo non sarà messo in scena in un teatro qualsiasi, si tratta di un carcere, Rebibbia, gli attori sono carcerati. Ci sono narcotrafficanti, assassini, ladri che tutti insieme guidati dal maestro di teatro mettono in scena questa tragedia.
Non mancano ovviamente le riflessioni che possono nascere da un film girato in carcere e da uno spettacolo che mette in scena un tradimento, delle alleanze degne dei clan della malavita e di un assassinio. La profondità con la quale questi detenuti interpretano i personaggi, la professionalità che hanno nel dare voce a ognuno di loro (rigorosamente nel dialetto del proprio paese) è davvero molto toccante.
L'arte diventa per loro un momento di libertà, un'ora d'aria, un modo per andare oltre quelle mura della prigione. Si può essere d'accordo o meno su questi laboratori, questi svaghi che vengono concessi ai detenuti nelle carceri, non voglio schierarmi né a favore, né contro, sono sicuramente mezzi di espressione interessanti e anche sistemi, se vogliamo, catartici, perché attraverso Cesare e Bruto i detenuti rivivono momenti della loro vita, ripercorrono vere e proprie frasi dette dai loro amici, come accadrà proprio al detenuto che interpreta Bruto.
Non mancano ovviamente gli screzi tra loro, scontri inevitabili che nascono tra carcerati, regolazioni di conti che già esistevano prima ancora di essere rinchiusi, o nati proprio all'interno di quelle mura.
Oltre alla messa in scena dello spettacolo, i Taviani scelgono di mostrare tutto il lavoro che fanno i singoli mentre studiano il copione e sono nelle loro celle, alla sera, quando fissano il soffitto, ci fanno sentire i loro pensieri e un carcerato ricorda che chi dorme sul letto più alto, quel soffitto lo vede ancora più vicino. 
Mi è venuto in mente il libro Lo straniero di Albert Camus, il quale, rinchiuso nel carcere sottolinea proprio quanto tempo trascorra un detenuto a fissare il soffitto. So che la citazione potrebbe sembrare un po' campata in aria, ma i capitoli finali riflettono molto sulla questione: "Vita in carcere". Sfortunatamente non ho una copia del libro per verificare perché lo avevo preso in prestito dalla biblioteca...altrimenti avrei inerito volentieri la citazione.
Consiglio davvero di vedere questa pellicola perché merita, non mi stupisco che sia stata scelta per rappresentare l'Italia agli Oscar.
Prima di chiudere vi lascio con una frase che fa davvero riflettere molto, viene pronunciata dall'attore-detenuto che interpreta Cassio: "Da quando ho conosciuto l'arte, questa cella è diventata una prigione."

P.S. Questo film ha vinto l'Orso d'Oro a Berlino e concorrerà per le nominations agli Oscar come miglior film straniero. Speriamo in bene!


VOTO:


mercoledì 17 ottobre 2012

Diaz - Non pulire questo sangue: recensione!

Secondo appuntamento al cineforum e primo ostacolo nella recensione. Ostacolo non cinematografico ma diciamo sociologico (se così si può dire).
Diaz - Non pulire questo sangue  di Daniele Vicari è un film a dir poco sconvolgente. Sapevo che questa volta al cineforum non avrei visto una commediola divertente, ma non avrei mai immaginato di vedere quello che ho visto. Il problema è che Diaz non è il frutto di una mente diabolica che ha voluto scrivere una sceneggiatura iper violenta per accattivarsi lo spettatore, Diaz è il frutto degli atti processuali riguardo la tragedia della scuola Diaz, avvenuta durante il G8 di Genova. Recensire questo film mi fa un po' paura, per questo voglio fare una piccola premessa: non è mia intenzione parteggiare per nessuno in questo film, voglio semplicemente cercare di spiegarvi ciò che ho visto senza dire giusto o sbagliato. Proprio per evitare equivoci o quant'altro eccovi la sinossi.

SINOSSI
Luca (Elio Germano) è un giornalista della Gazzetta di Bologna. 
È il 20 luglio 2001, l’attenzione della stampa è catalizzata dagli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante il vertice G8 di Genova.

In redazione arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca decide di partire per Genova, vuole vedere di persona cosa sta succedendo.

Alma (Jennifer Ulrich) è un’anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri. Sconvolta dalle violenze cui ha assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco (Davide Iacopini), un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, una giovane avvocato del Genoa Legal forum. Nick (Fabrizio Rongione) è un manager che si interessa di economia solidale, arrivato a Genova per seguire il seminario dell’economista Susan George.

Anselmo (Renato Scarpa) è un vecchio militante della CGIL e con i suoi compagni pensionati ha preso parte ai cortei contro il G8. Etienne (Ralph Amoussou) e Cecile sono due anarchici francesi protagonisti delle devastazioni di quei giorni. Bea e Ralf sono di passaggio e hanno deciso di riposarsi alla Diaz prima di partire.

Max (Claudio Santamaria), vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda il VII nucleo e non vede l’ora di tornare a casa da sua moglie e sua figlia.
Luca, Alma, Nick, Anselmo, Etienne, Marco e centinaia di altre persone incrociano i loro destini la notte del 21 luglio 2001.
Poco prima della mezzanotte centinaia di poliziotti irrompono nel complesso scolastico Diaz-Pascoli, sede del Genoa Social Forum adibita per l’occasione a dormitorio. In testa c’è il VII nucleo comandato da Max, seguono gli agenti della Digos e della mobile, mentre i carabinieri cinturano l’isolato. È un massacro in piena regola.

Quando Max dà ordine ai suoi di fermarsi, è tardi. 93 persone presenti nella scuola, oltre ad essere in arresto, hanno subìto una violenza inaudita senza aver opposto alcuna resistenza.

Luca e Anselmo finiscono in ospedale, Alma dopo essere stata medicata viene condotta alla caserma di Bolzaneto. All’alba Etienne e i suoi amici escono dal bar dove si sono rifugiati durante la notte. Tutto è silenzio, deserto. Si fanno strada verso la Diaz, ma una volta dentro trovano solo sangue e distruzione.

Anche Marco non si trovava alla Diaz durante l’incursione. Ha passato la notte con Maria, una ragazza spagnola conosciuta in quei giorni. Quando la mattina, in una Genova devastata e irreale, raggiunge la scuola, la luce del sole mette ancor più in evidenza le proporzioni del massacro. Sconvolto raggiunge il suo ufficio, squilla il telefono: è la madre di Alma. 

Marco non sa cosa sia successo alla ragazza ma promette che farà di tutto per trovarla. A Bolzaneto, per Alma e decine di altri ragazzi, l’incubo non è ancora finito.

La storia la conoscono tutti, in quel G8 gli scontri furono numerosi e così anche il numero dei feriti e ci furono anche diversi morti. 
Raccontare una vicenda di questo genere che vede protagonisti: caschi blu, ragazzi dei centri sociali e non, black block è rischioso perché basta un niente per dare del "completamente cattivo" a un gruppo di persone.
Il messaggio primario che passa da un film del genere è sicuramente che i caschi blu che hanno fatto la carneficina della Diaz erano persone poco logiche e sensate, comandate da gente che non aveva compreso quello che avrebbero potuto fare i caschi blu, gente disposta a confutare le prove piuttosto che ammettere che in quella scuola se c'erano black block erano solo una minoranza. L'accanimento che essi dimostrano sembra quasi un modo per dare sfogo alla rabbia repressa, al nervosismo accumulato in quei giorni che furono sicuramente molto duri e stancanti non solo a livello fisico e psicologico. Con questo l'assalto alla Scuola Diaz è imperdonabile, vediamo scene sconvolgenti con picchi di atrocità che rasentano la follia umana, non vi nego che in alcuni punti mi sono domandata se fossero SS o cosa questi caschi blu. Corpi umani trattati come bestie, ammassati, trucidati, torturati, addirittura uno prende taglia un rasta a una ragazza come se fosse il trofeo di guerra, lo scalpo, roba da Far West, da Sentieri Selvaggi, altro che Genova centro!
E' evidente però che il problema dei Black Block è pienamente percepito dai giovani genovesi che gestiscono l'evento e si occupano di smistare i ragazzi tra le varie scuole, questi sono un pericolo per chi vuole manifestare in modo pacifico ed effettivamente la loro presenza sarà proprio una delle cause primarie dell'assalto alla Diaz. 
Il problema è che per cercare i Black Block sono state massacrate un sacco di persone, è stato versato molto sangue inutile, alla Diaz c'erano pacifisti, giornalisti, persone perbene che mai avrebbero lanciato molotov contro la polizia, eppure si è scelto di fare piazza pulita senza pensarci due troppo. Non ci si scaglia in questo modo contro le persone! Non sono bestie! Dov'è il rispetto? Dov'è la democrazia? Dov'è la civiltà?
Credo che le parole giuste per descrivere quanto visto siano quelle pronunciate da Anselmo: "Avete fatto una cazzata!".

So già che qualche ben pensante alzerà la manina gioioso e dirà: "E' pur sempre un film, quindi avranno caricato le scene violente." Beh, carissimo ben pensante, prova a cercare qualche reportage sulla scuola Diaz, ne trovi molti su internet e guarda quelle foto... parlano! Eccome se parlano!

Vi lascio con queste parole di Amnesty International, sperando che fatti come questi non accadano più.

"La più grave sospensione 
dei diritti democratici in un paese occidentale 
dopo la Seconda guerra mondiale."



lunedì 24 settembre 2012

Cineforum di Borgomanero



So che questo sarà un post per pochi, ma per i Borgomaneresi che passeranno di qua: ecco l'elenco dei film del cineforum 2012/2013


09/10/2012 “Cena tra amici” di Alexandre de La Patellière

16/10/2012 “Diaz – Non pulire questo sangue” di Daniele Vicari
23/10/2012 “E ora dove andiamo?” di Nadine Labaki
30/10/2012 “Le idi di marzo” di George Clooney
06/11/2012 “Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani
13/11/2012 “This must be the place” di Paolo Sorrentino
20/11/2012 “Hunger” di Steve McQueen
27/11/2012 “Un poliziotto da happy hour” di John Michael McDonagh
04/12/2012 “Il primo uomo” di Gianni Amelio 
11/12/2012 “Miracolo a Le Havre” di Aki Kaurismäki
18/12/2012 “Sette opere di misericordia” di Gianluca e Massimiliano De Serio
08/01/2013 “Il mundial dimenticato” di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni
15/01/2013 “Drive” di Nicolas Winding Refn
22/01/2013 “Sister” di Ursula Meier
29/01/2013 “L’amore che resta” di Gus Van Sant
05/02/2013 “Detachment. Il distacco” di Tony Kaye
12/02/2013 “Scialla!” di Francesco Bruni
19/02/2013 “Il cammino per Santiago” di Emilio Estevez
26/02/2013 “Hysteria” di Tanya Wexler
05/03/2013 “The Lady” di Luc Besson
12/03/2013 “Una separazione” di Asghar Farhadi
19/03/2013 “17 ragazze” di Delphine Coulin
26/03/2013 “La guerra è dichiarata” di Valérie Donzelli
09/04/2013 “La kriptonite nella borsa” di Ivan Cotroneo
16/04/2013 “Là-bas” di Guido Lombardi
23/04/2013 “L’arte di vincere” di Bennett Miller
07/05/2013 …Film a sorpresa!... 



PREZZO TESSERA COMPRENSIVA DI TUTTI I FILM 50 €

PREZZO SINGOLO FILM: 5 €



Calcolando che i film sono 27 con la tessera...sarebbero meno di 2 euro a film!!!!! 



Per info: 
http://blog.libero.it/CineforumBorgo/ 

giovedì 13 settembre 2012

I Malavoglia di Giovanni Verga: recensione!

Nel comodino 2012 avevo inserito la lettura di questo libro che per me è stata parzialmente obbligata a "causa" dell'ultimo esame della magistrale. Vi dico la sincera verità, sono contenta che mi sia stato imposto di leggere questo libro perché altrimenti so già che non l'avrei mai letto di mia iniziativa.

I Malavoglia è uno dei testi più noti del romanziere Verga e narra la storia della famiglia Toscano, detti anche Malavoglia, residenti ad Aci Trezza nei pressi di Catania. Esso appartiene insieme a Mastro don Gesualdo e La duchessa di Leyra al ciclo dei vinti.
Verga, come voi tutti ben saprete, appartiene alla corrente del Verismo, quindi egli narrava i fatti attraverso un sistema perfettamente obiettivo e distaccato, non troviamo un narratore onnisciente nelle sue opere, ma il lettore scopre pian piano i personaggi attraverso le loro scelte. Non è un romanzetto leggero, è del 1881 e la narrazione, che se non erro ricopre un arco di quindici anni, procede in modo molto rallentato e la continua variazione del nome dei personaggi suscita nel lettore un senso di smarrimento. A parte questo qual è il succo del discorso di questo libro? I Malavoglia è la storia di un decadimento, un impoverimento della famiglia Toscano che dal possedere una casa, nello specifico la casa del nespolo, e una barca, chiamata Provvidenza, si ritrovano a dover pagare affitto, senza imbarcazione, costretti ad andare a giornata per sopravvivere. Oltre a questo filone principale, ogni personaggio ha una sua storia e un suo percorso. Padron 'Ntoni, dopo la morte del figlio Bastianazzo, cerca di inculcare nella testa dei nipoti gli ideali che hanno sempre coltivato in casa Toscano, ma 'Ntoni, il nipote, non vuole vivere come hanno vissuto i suoi genitori, egli vuole fare i soldi e vivere di rendita. Egli quindi è colui che rompe la tradizione e decide di andarsene di casa. Contrapposto lui e quindi continuatore della tradizione, è Alessi, il fratello minore, ma sarà lui alla fine del romanzo a riprendersi la casa del nespolo e a ricostruire la famiglia.
Molto interessanti sono anche le figure femminili, i loro destini e le loro scelte, che mostrano anche quale fosse la condizione della donna non ricca che viveva in un paesino di pescatori. 
Un libro, ripeto, non semplice, ma che sicuramente deve essere conosciuto, perché rappresenta una parte di storia della nostra Italia.

Da questo libro è stato tratto il film La terra trema con la regia di Luchino Visconti, due opere differenti che meritano entrambe di essere conosciute. 

VOTO
(N.B. Essendo un classico..si deve leggere)


martedì 24 luglio 2012

Rivalutare la provincia

Quando si nomina la parola cultura in Italia succede di tutto: c'è chi nomina le ultime letture fatte, chi parla degli ultimi film visti, chi dice di essere stato a teatro, c'è chi erige monumenti ad autori più o meno degni di essere chiamati tali e chi si scanna per dire che infondo i Vanzina raccontano poi le storie del nostro tempo: cosa fanno di male?
Siamo il paese di Michelangelo, Leonardo, Dante, Manzoni, Carducci, Montale, Goldoni, Verga, Verdi, Rossini...eppure c'è qualcosa che non va!
Mettetevi comodi, vi racconto una storia.



A Borgomanero, dove abito io, c'erano una volta, quando ero bambina due cinema: il Cinema Moderno in centro città e il Cinema Teatro Nuovo in "periferia". Solitamente io frequentavo il secondo perché ospitava una programmazione più adatta alla famiglia, non che l'altro fosse un cinema a luci rosse, ma i film che aveva in cartellone erano più impegnativi, sotto Natale, ahimè, avevano il posto fisso i Vanzina, ma avevano proiettato anche Titanic là dentro.

Quando sono cresciuta e facevo le medie sono finalmente riuscita ad andare là al cinema: ho visto "Amici   ahrarara" dei Fichi D'India, film 'monnezza per qualcuno, ma esperienze che prima o poi ci sono nella vita di ogni spettatore. Sono entrata e mi sono sentita grande, perché finalmente andavo nel cinema dei grandi,  era come vedere finalmente al cinema un film con attori in carne e ossa, altra esperienza che mi ha segnato infatti ricordo che la transizione del cartoon al film vero è avvenuta con Stewart Little, un ottimo compromesso direi.

Qualche anno fa il cinema ha chiuso e ora è lì a pochi metri di distanza da uno dei quattro corsi principali, dimenticato da tutto e da tutti. Le vetrine delle locandine giacciono vuote da tempo, tutto si è fermato là dentro. Mi ricordo che era strutturato in platea e galleria, io mi ero avventurata al secondo piano in occasione della mia unica visione del film e mi ricordo che c'era una vera e propria balconata con la ringhiera. Era già decadente ai tempi, 11 anni fa...non oso immaginare come sia diventato ora.

Eppure dispiace. 
Questa mattina ci sono passata davanti e...l'edificio si presentava vuoto. Mi dispiace non essere riuscita a fotografare il timpano che si erge sulla cima dello stabile. Incuriosita dalla struttura sono andata a curiosare qua e là per vedere il perché di questa architettura insolita per il centro di Borgomanero ed ecco la risposta QUI su questo blog. 
Sapete, sarebbe bello ristrutturarlo, riportarlo al suo splendore di un tempo, ma come trovare i fondi? E soprattutto riaprirlo per cosa? Conosco la realtà sorta da pochi anni al Teatro Rosmini e mi dicevano che non è semplice interessare i Borgomaneresi al Teatro. Li capisco! C'è gente che reputa complessi i Musical inglesi e badate bene, non in inglese, ma di origine inglese e quindi tradotti in Italiano. Si fa fatica a riempire il Teatro Nazionale di Milano. Noi Italiani ci lagniamo tanto della tivù di stato, ma spendere 10 euro per andare a vedere uno spettacolo è qualcosa di fantascientifico! Ho sentito gente che si lamentava e diceva che i biglietti del teatro costano, andare al cinema costa meno. 
Certo, si fa anche più in fretta a farsi un panino che a preparare un piatto di pasta, ma stiamo parlando di due cose differenti. Avete idea di che distribuzione abbia uno spettacolo teatrale e quale sia quella di uno cinematografico? Sono paragoni che non hanno senso!
Abbiamo luoghi bellissimi in Italia eppure conosciamo a memoria Londra, Parigi, New York...ma non siamo mai stati a Venezia, Firenze.
Mangiamo al Mc Donald ma non sappiamo quale sia il vero sapore del pane di Altamura.
Guardiamo tutti i film di Woody Allen, ma non sappiamo chi sia Dino Risi.
Abbiamo letto i libri di Stephen King, ma mai niente di Calvino.
Abbiamo centinaia di teatri, ma il divano di casa è sempre più comodo.
Siamo bravi a lamentarci, ma noi nel nostro piccolo non siamo disposti a cambiare.
L'identità di una nazione riparte anche da qui, dalla sua cultura, dalle sue radici: i Finlandesi pagherebbero oro per avere quello che abbiamo noi e noi lo gettiamo via come un ferro vecchio, una scarpa bucata, un oggetto inutile.

In periferia non c'è vita, ma spesso non siamo nemmeno disposti a crearcela. 
Se non siamo noi ragazzi, noi giovani i primi a voler rivalutare le nostre zone, i primi a volerle rilanciare, i primi a viverle...per la nostra Italia non c'è futuro e la provincia sarà sempre e più provincia!
Prima di salutarvi vi lascio un altro link, sempre al blog di cui vi accennavo sopra: CLICCA!
Dimenticavo, io parlo dei giovani..ma credo che anche gli adulti potrebbero fare la loro parte!

venerdì 25 maggio 2012

Rumours from Cannes

In questi giorni è in scena il festival di Cannes, la croisette è stata riaperta, rivestita con il red carpet, i fotografi sono in fibrillazione per catturare i momenti più importanti del festival e per scattare la foto che rivelerà amori sbocciati o amori sfioriti.
I film presentati, sia quelli in concorso che quelli solo "lanciati" a Cannes, sono sempre moltissimi, alcuni incuriosiscono di più, altri di meno, come sempre del resto!
Di certo la batteria di registi sfoggiata quest'anno è davvero interessante e sembrano avere opere degne di essere viste. 


I film in concorso:

Moonrise Kingdom di Wes Anderson (USA) - Film di apertura
Vous n’avez encore rien vu di Alain Resnais (Francia)
The Paperboy di Lee Daniels (USA)
Rust and Bone di Jacques Audiard (Francia / Belgio)
Holy Motors di Leos Carax (Francia)
Cosmopolis di David Cronenberg (Canada / Francia / Portogallo / Italia)
Killing Them Softly di Andrew Dominik (USA)
Reality di Matteo Garrone (Italia)
Amour di Michael Haneke (Francia / Austria / Germania)
Lawless di John Hillcoat (USA)
In Another Country di Hong Sang-soo (Corea del Sud)
Taste of Money di Im Sang-soo (Corea del Sud)
Like Someone in Love di Abbas Kiarostami (Iran / Francia / Giappone)
The Angels’ Share di Ken Loach (Gran Bretagna / Francia)
Beyond the Hills di Cristian Mungiu (Romania)
After The Battle di Yousry Nasrallah (Egitto / Francia)
Mud di Jeff Nichols (USA)
Post Tenebras Lux di Carlos Reygadas (Messico / Francia / Olanda)
On the Road di Walter Salles (USA / Gran Bretagna / Francia)
Paradise: Love di Ulrich Seidl (Germania / Francia / Austria)
The Hunt di Thomas Vinterberg (Danimarca)
In the Fog di Sergei Loznitsa (Germania / Olanda / Russia)

E ricordiamo anche i film italiani presentati fuori concorso:
Io e te di Bernardo Bertolucci 
Dracula 3D di Dario Argento 

mercoledì 11 gennaio 2012

Benvenuti al Sud

So di essere in ritardo sui tempi, ma finalmente ieri sera, tra un film anni 30 e l'altro, sono riuscita a vedere un film Italiano. Chi mi conosce bene sa che non sono propriamente un'amante dei film made in Italy, però devo dire che quello di ieri sera mi è piaciuto. 
Il prodotto in questione è Benvenuti al Sud. Probabilmente molti di voi diranno: certo che ti è piaciuto, di fatto è francese. E' vero, è una specie di remake o reimpastamento di un prodotto francese, ma è decisamente carico di connotazioni nazionali e clichè della nostra piccola penisola.
All'apparenza può sembrare un film pieno di battute su terroni e polentoni, mozzarelle vs gorgonzola e tutto il resto, ma infondo, se ci pensiamo bene, noi italiani siamo un po' così, sia al nord che al sud. Siamo falsi e cortesi in piemonte e pieni di sole e allegria a Napoli, come dice Mattia nel film: "Un forestiero quando viene al sud piange due volte: quando arriva e quando se ne va!".
A livello registico riconosco che non è niente di che, ma le scelte dei luoghi sono favolose e anche la storia è divertente e l'attenzione non cala mai. Non rivoluzionerà la storia del cinema, ma almeno fa ridere senza essere volgare e senza mostrare donnine mezze nude come fanno di solito i mitici Vanzina e i loro amici di merende.
Un prodotto simpatico e competitivo. Quest'anno arriverà anche Benvenuti al Nord, vediamo cosa succederà ai nostri amici!

domenica 8 gennaio 2012

Un invito...

INVITO!!!
Giovedì 19 gennaio alle ore 17 ci saranno i fratelli De Serio al Dams di Torino per raccontare il backstage, all'italiana è chiamato dietro le quinte, del loro primo film: Sette Opere di Misericordia nelle sale a partire dal 20 gennaio.
Per info: guardate l'immagine qui sotto!!!! 
 

lunedì 28 novembre 2011

Lo straniero - Albert Camus

Mentre attendo l'inizio dello show di Fiorello, vi lascio un consiglio per la lettura: "Lo Straniero" di Albert Camus. Un libro unico, inimitabile, in grado di raccontarvi e farvi percepire chiaramente quello che sta provando il protagonista. Una storia densa, che vi lascerà perplessi ma che vi farà anche riflettere moltissimo, un libro da leggere assolutamente e da amare.
Una scrittura semplice, essenziale in grado di dirvi in maniera diretta quello che passa nella mente del protagonista, senza mezze misure e giri di parole inutili. Essenziale.
Vi assicuro che è un libro che può essere letto tranquillamente tutto d'un fiato, è difficile staccarsene eppure resta in voi e quando lo richiuderete penserete alle parole, alla loro efficacia, alle scelte fatte. Immagino che leggerlo in lingua originale sia doppiamente importante, non solo per non snaturare la sua natura, ma anche per vedere proprio come e cosa Camus ha scelto a livello lessicale per costruire la vicenda.
Sinceramente non mi sarei mai aspettata una simile storia e un simile stile. Il personaggio è costruito divinamente, il lettore è in grado di seguire quello che accade nella sua mente, è in grado di percepire la sua apatia e ne resta a tratti disarmato per quanto essa sia toccante e raccontata in maniera così veritiera.
Esiste anche il film tratto dal libro realizzato da Visconti. Ancora non l'ho visto, ma appena riuscirò vi dirò qualcosa! Sono un po' scettica sull'eventuale trasposizione cinematografica, credo che il passaggio da un medium all'altro sia normalmente difficoltoso, ma in questo caso lo è ancora di più. Unica nota positiva è che la transmediazione è stata seguita da Visconti, un uomo che non lasciava niente al caso.
Detto questo se avete letto o leggerete questo libro, fatemi sapere cosa ne pensate, anche se avete visto il film mi piacerebbe sapere una vostra opinione.
Scusate il post rapidissimo, ma inizia lo show!! A presto!

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