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venerdì 28 giugno 2013

Magris, chi è costui?

Tutto è cominciato una settimana fa con le tracce della maturità e l'uscita di Magris. Al liceo probabilmente di fronte a tale autore avrei esclamato con fare manzoniano, nello specifico donabbondiesco: "Magris, chi è costui?", fortunatamente la vita torinese al Collegio Einaudi mi ha fatto conoscere Magris. Ho assistito a una sua conferenza presso il Collegio, nel luogo dove lui aveva studiato, dove si era confrontato, dove sono nate le idee per la sua tesi di laurea che è stato il primo passo verso la scelta del percorso di studio all'interno del mondo universitario. Quando era stato in Collegio oltre ad aver raccontato la storia della sua vita, si era anche dilungato molto sulla questione Università e crediti. Mi è rimasta impressa una sua riflessione, ci suggeriva di non legarci ai crediti, di non trasformare ogni libro in crediti. E' necessario essere curiosi, aprire i nostri interessi, interdisciplinarizzarsi, spaziare oltre le nostre materie di studio, o anche semplicemente restare negli argomenti allargando un po' il campo. Il sistema universitario con i crediti, non ha fatto altro che tramutare in forma matematica il materiale che studiamo; a un credito corrispondono 25 ore, quindi tutti i professori si sono dovuti munire di credito-convertitore per capire quanti libri, quante pagine (!) dare per gli esami. 
Sto per dire una cosa antipatica, ma credo sia alla base della scelta del percorso universitario. Non tutti devono per forza fare l'università, questa cosa non è ben chiara. Sono convinta che bisogna studiare se si è motivati e soprattutto bisogna scegliere una materia che interessa! Studiare per cinque anni qualcosa che non piace è pessimo! Non capisco poi tutti quei siti che si perdono a fare statistiche che dicono quale facoltà è meglio fare per avere lavoro. Ragazzi, premesso che in 5 anni le cose cambiano, mi dite che senso ha andare a fare ingegneria se non potete sopportare la fisica, la matematica e la geometria? Oppure andare a fare medicina perché tanto so che quando uscirò da lì avrò un lavoro ben retribuito. So che forse ho una visione utopistica della vita, ma se davvero uno riuscisse a capire cosa vuole fare, mettesse le sue passioni davanti ai soldi...non sarebbe meglio? Certo, una passione non riempie il conto in banca, ma ne siamo certi? Siamo in un periodo di crisi, è difficile per tutti, in questo momento vince chi osa, chi ha il coraggio. Il sistema economico mondiale non è più quello di una volta, i lavori stanno cambiando, cosa non cambia? La mentalità. Il figlio che studia cinema...oddio che disonore! La figlia che fa lettere...ma cosa può fare dopo? L'insegnante? 
Svecchiamo la mentalità e proviamo a reinventarci, solo così si sopravvive a una crisi e soprattutto molti dicono che la cultura potrebbe essere il petrolio dell'Italia. E poi il figlio letterato ci fa schifo. Questo mondo è una contraddizione unica. 
Roosevelt  con il New Deal aveva voluto rilanciare l'identità americana, certo gli Stati Uniti erano una terra di immigrazione e quindi era necessario riportare l'americano al centro, la cultura: letteratura, cinema, fotografia, il suo era un progetto per riportare in auge il sogno americano, per riscoprire una nazione che dopo il crollo di Wall Street era ridotta sul lastrico. 
Ora, non dico che noi siamo l'America, e non dico nemmeno di trapiantare il processo rooseveltiano qui, anni dopo. Non avrebbe senso. Ma se noi Italiani, se ognuno di noi provasse a rivalorizzare la cultura, si prendesse a cuore un libro, un film, divenisse ambasciatore di un'opera culturale, se si riscoprisse veramente la letteratura, non solo i contemporanei, ma quelli che hanno scritto la storia della letteratura... Ho letto di gente che denigrava i Promessi Sposi e proponeva di sostituirli con scrittori francesi (!), ma dove stiamo andando a finire? Balzac al posto di Manzoni? E allora già che ci siamo leggiamo Fitzgerald al posto di Moravia, bruciamo Dante e leggiamo Milton. "Che ce frega della nostra letteratura?". 
Non siamo molto patriottici noi italiani. Non lo siamo proprio. 
Scusate il mio concitato pensiero, l'ho scritto di getto, erano parole che mi portavo dentro da un po'. Ci sto riflettendo da molto e non so cosa rispondermi. Ogni giorno al Tg sento storie di crisi, crisi, crisi! Ma noi cosa possiamo fare di concreto? A Roma fanno un po' pena in quanto a soluzioni...rimbocchiamoci le maniche, ci sarà da lavorare per un bel po'.

P.S. Ah, di Magris ho acquistato proprio ieri L'infinito viaggiare. So poco su questo autore, non ho mai letto nulla. Ma non condivido post idioti su facebook dove volgarmente mi domando chi è. Ciò che non conosciamo deve stimolarci in positivo, non deve inebetirci. 


sabato 15 giugno 2013

Rêves: il quaderno dei sogni


Ieri nella mia cassetta della posta ho trovato ad aspettarmi una cosa troppo carina! 
Ma non vi dico ancora cos'è, un passo alla volta.
Facciamo un salto indietro nel tempo (tranquilli, non ci sono né Piero né Alberto Angela...e nemmeno Giacobbo, sia mai!). Martedì della settimana scorsa, per essere precisi correva il giorno 4 giugno, sono stata al laboratorio Quazza, nel seminterrato di Palazzo Nuovo alla presentazione del Piemonte Documenteur Film Festival (sito PDFF). C'erano molte persone presenti in sala, dai prof di scienze della comunicazione, a produttori di web series, poi c'erano collegamenti con gli sceneggiatori di Inside Batman (leggi su ArtInTime di giugno l'intervista ad Antonio Micali CLICCA!), poi c'era un simpatico personaggio. Sì, voglio proprio chiamarlo personaggio perché lo è! Sto parlando di Emanuele, l'ideatore di Rêves: il quaderno dei sogni  che ha presentato...il quaderno dei sogni.

Faccio una parentesi. Ammetto la mia totale ignoranza in materia, pensavo che i quaderni pro-classificazione delle cose fossero un monopolio di Moleskine, evidentemente mi sbagliavo! Anche se di fatto non ne hanno uno dedicato ai sogni....ahi, ahi!
Ma il quaderno dei sogni di Emanuele è differente.
Il quaderno dei sogni di Emanuele è la risposta cartacea alle applicazioni mondane, è la magia fatta carta, che acquista fascino proprio perché stampata su carta. Il quaderno dei sogni è geniale!

Altro appunto prima di proseguire, saltiamo nuovamente alla presentazione. Scusate se oggi vi faccio fare i salti mortali, ma ho un sacco di cose da spiegarvi

Alla presentazione Emanuele ci ha presentato il progetto, ci ha raccontato come è nato, come funziona, ci ha fatto fare una bella risata, ci ha detto che aveva ai piedi un paio di Geox e che quindi i suoi piedi respiravano e poi ha aggiunto che avrebbe regalato ai presenti una copia del quaderno, previo invio di una mail al suo indirizzo con un oggetto molto particolare, che io non vi dico per ovvie ragioni. 

Siccome sono rimasta affascinata dal Quaderno dei sogni, siccome stavo già chiedendo: "Ma dove lo trovo?", non ho resistito e dopo essermi complimentata con lui per la bellissima iniziativa (che a breve devo illustrarvi un po' perché comprende anche altre cose geniali), appena tornata a casa ho mandato la mail e ieri è arrivato.

Eccolo, in tutto il suo splendore.




Una cosa che ho capito subito alla presentazione e che ha avuto una conferma quando l'ho preso in mano e ho iniziato a spulciarlo e a fare "Oooooh" ogni volta che vedevo una nuova pagina...beh, il Quaderno è...liquido. Cioè è fatto di carta, come dicevo sopra, ma è liquido perché permette di vivere e di trattare i sogni in modi diversi. Uno può scrivere sopra i suoi sogni, può partecipare a degli incontri, può trovare un nome di uno scrittore nascosto nel titolo...insomma Il quaderno dei sogni è senza ombra di dubbio un'applicazione con i fiocchi, un ipertesto, un'idea liquida...

Come funziona questo quaderno?

Tutto comincia con "Una notte sognerai..." stampato sulla scatola che lo contiene. In fondo alla pagina c'è disegnata una chiave antica. Aprite la scatoletta ed ecco il quaderno con tanto di matitina con gomma per appuntarvi i vostri sogni.
E poi...ecco che comincia il viaggio (c'è anche un biglietto), tante pagine pronte per essere scritte e tanti consigli per come rapportarvi ai vostri sogni, come capirli, come interpretarli.
Ora so già che i razionalisti diranno: a me non serve. Okay, ci sta questa affermazione.
Ma tutti sogniamo, Cenerentola diceva che "I sogni sono desideri chiusi infondo al cuor...", sui sogni esistono molti film: Inception, Vanilla Sky, Shutter Island, il cinema ha inserito i sogni nella narrazione, pensiamo ai film noir degli anni 40 oppure a tutti quei film in cui la distanza tra sogno e realtà è impercettibile, pensate al Gabinetto del dott Caligari. 
I sogni poi sono il sale della vita, sono quelli che ci spingono ad andare avanti, sono i nostri desideri, la nostra voglia di fare qualcosa, di grande, sono quelli che ci danno la carica, che ci fanno fare cose che magari credevamo di non saper fare. 
Penso che lo stesso Emanuele abbia sognato di fare un quaderno dei sogni, era il suo sogno oppure uno dei suoi sogni...ed è riuscito a realizzarlo.
Non bisogna avere paura dei sogni, nè di quelli che si fanno di notte e, aggiungerei, nemmeno quelli che si fanno ad occhi aperti.
I miei sogni, intendo quelli che faccio di notte, a volte meritano davvero di essere scritti, ho visto questo quaderno come un messaggio, una di quelle cose che capita nel posto giusto al momento giusto. Molti scrittori sfruttano i propri sogni per scrivere dei romanzi, altri sogni diventano film, come ho già detto... Magari iniziare ad appuntarli per ricordarli potrebbe diventare un modo per...creare qualcosa, qualsiasi cosa.

Buoni sogni a tutti!!

Per info: www.ilquadernodeisogni.it

lunedì 13 maggio 2013

ArtInTime presents ArtInTime!




ArtInTime presents… ArtInTime!

Dall’università al mondo del lavoro: le idee, il progetto, l’entusiasmo e i primi incoraggianti risultati. Ecco come nasce una piccola giovane impresa che scommette su giornalismo e cultura. Un’utopia? Forse no.

Torino, 13 maggio 2013.

Un’idea che unisce in un sol colpo giornalismo e cultura, un progetto di giovani che dà spazio ai giovani, il frutto di percorsi di studio differenti che guardano con passione ma al contempo concretezza al mondo del lavoro: un sogno? A giudicare dai risultati si direbbe proprio di no. Il progetto è un web magazine sfogliabile e, nel mese di giugno, compierà il suo primo anno di vita; ArtInTime, questo il suo nome giovane e frizzante, è interamente inventato, pensato e realizzato da un gruppo di laureate dell’Università di Torino che giovedì 30 maggio alle ore 15.00 lo presenteranno ufficialmente per la prima volta al Laboratorio Guido Quazza di Palazzo Nuovo.

“ArtInTime è un sito, un magazine online, ma soprattutto un progetto nato dall’idea di quattro amiche davanti a una tazza di gianduia, in una gelida sera del dicembre 2011 – spiegano le fondatrici -  Unire le abilità e le passioni di ciascuna per ottenere qualcosa di finito, ricco nei contenuti, bello da vedere e ovviamente anche utile è stata la molla che ha portato a pensare al progetto”. Arte nel tempo, questo il significato del titolo: uno spazio per le forme d’arte che popolano il contemporaneo. Uno spazio che fin dall’inizio si modella sugli interessi delle creatrici, a partire dalla grafica e design, passando per il cinema, per la musica, planando sulle pagine dei libri e accogliendo via via teatro, eventi, televisione, notizie da Londra.

L’intento di base di ArtInTime è quello di farsi voce di giovani e artisti emergenti per proporre qualcosa di nuovo, fresco, ancora non visto. Ma c’è anche la voglia di sfruttare al meglio uno spazio creato e gestito dagli stessi giovani di cui si parla: è per questo che spesso alle proposte si affiancano analisi e commenti critici di opere celebrate dai mezzi di comunicazione, con il fondamentale scopo di fornire al letture una visione nuova e critica dei fenomeni mediatici che affollano il quotidiano. “L’università che ci ospita per questo evento è il luogo da cui proveniamo, in cui ci siamo formate – sottolineano le ideatrici – ArtInTime è diventato la piattaforma dove i nostri diversi percorsi di studio possono incontrarsi e dialogare, lo spazio sul quale mettere alla prova le abilità critiche acquisiste, senza per questo abbandonare le rispettive passioni, gli interessi personali di ciascuna”.

La provenienza dall’ambito accademico è ciò che caratterizza la natura di ArtInTime: la passione per le arti, per il mondo dei media e della comunicazione, come: “il progetto si origina dall’interesse che ogni redattrice ha sviluppato per la materia della rubrica che tratta. L’attenzione ai dettagli è volutamente elevata: siamo convinte che l’unico modo per differenziarsi, con un prodotto del genere, sia quello di mantenere saldo il principio della qualità, che deve essere elevata, per quanto possibile a un gruppo di non professioniste”.

Non solo contenuti, però: ArtInTime è attento all’evolvere del panorama giornalistico. Non ancora testata registrata, il magazine si muove agilmente sul web: è presente online con una versione sfogliabile e un sito (www.artintime.it), ha una pagina Facebook, un profilo Twitter ed è registrato su Linkedin, ma non si fermerà certo qui, come fanno intendere le ideatrici, attente al mondo delle app e del mobile e alla loro evoluzione.

Utopia o impresa possibile dunque? Venitelo a scoprire, a discuterne e a proporre nuove idee giovedì 30 maggio insieme alla redazione ad ArtInTime presents… ArtInTime!  Con l’occasione saranno presentati in anteprima i contenuti del numero di giugno in preparazione, che celebrerà il primo compleanno del magazine: artisti esordienti, tante novità e uno speciale tutto dedicato al  prossimo Salone del Libro di Torino!

L’evento è realizzato in collaborazione con il Laboratorio Multimediale Guido Quazza e il Dams di Torino. Si ringraziano per la disponibilità e la collaborazione la professoressa Giulia Carluccio e Nello Rassu, direttore del Laboratorio. 

lunedì 4 febbraio 2013

My G-Day!

Il 25 settembre 2006, in una uggiosa mattinata settembrina, sono salita su un pullman alle ore 5.49 alla volta di Santhià per prendere il Milano-Torino che mi avrebbe portato per la prima volta a Torino.
Ero stata ammessa al DAMS, avevo passato il test d'ingresso e quel giorno stava per iniziare la mia carriera universitaria. Avevo deciso di fare la pendolare. Una pazza, direte, effettivamente farsi un'ora e mezza di treno all'andata più un'altra ora e mezza al ritorno, non era proprio un divertimento. Il primo anno è volato, tra amici nuovi conosciuti per caso in fondo a un'aula, oppure nella pausa pranzo, persone con le quali condividere intense lezioni dalle 12 alle 14, con le quali correre a prendere il treno, con le quali versi il caffè-disgustoso delle macchinette. Con le quali realizzare il "paper" per l'esame di Inglese del professor Bajma Griga, che è scomparso da un anno circa.
Il primo anno è volato e il mio umore, nonostante il pendolarismo, era migliorato moltissimo rispetto agli anni del liceo, durante i quali il greco e il latino erano stati per me come Scilla e Cariddi.
Ho iniziato così il secondo anno, pendolare di nuovo. Questa volta però me la cavavo prendendo il treno delle 7.10 e finalmente avevo scelto il mio percorso: volevo studiare cinema, avevo avuto un iniziale svarionamento e volevo puntare tutto sull'arte, ma dopo aver sentito i racconti di ragazzi che erano più avanti di me negli studi, ho capito che non poteva essere la mia strada.
Nel cinema ho trovato...un mondo, che non immaginavo minimamente. Non ero una grande esperta, lo ammetto, come non lo sono tutt'ora. Mi erano quasi sconosciuti Orson Welles e Griffith, ma ricordo benissimo che appena ho visto le loro pellicole non ho potuto fare a meno di innamorarmi di loro.
Tra un film e l'altro, conversazioni di messenger intrecciate, ennesime pause pranzo e primi folli progetti....ho conosciuto molti altri amici, con i quali ho stretto anche grandi amicizie.
Anche il secondo anno è volato senza quasi che me ne rendessi conto, ma già ventilavo qualcosa di nuovo per la mia vita torinese: trasferirmi finalmente a Torino. Dovevo iniziare il terzo anno, che prevedeva corsi dal 8 del mattino, dovevo fare la tesi...quindi, di comune accordo con mamma e papà, ho inviato la mia richiesta per abitare presso il Collegio Einaudi e quello, me ne sono resa conto dopo, era un piccolo passo per l'uomo, ma un grande passo per la mia vita torinese.
Sono entrata in collegio in una soleggiata mattina di settembre. Ricordo ancora che ero stanchissima perché la sera prima ero in piazza ad ascoltare i Cluster, e quella mattina ero asociale, parlavo pochissimo...e i miei co-collegiali mi avranno presa per pazza.
Ho iniziato quindi la mia vita torinese: durante il primo semestre mi ero caricata ogni corso possibile e immaginabile, otto ore di lezione per tre giorni...dalle 8 alle 16.. Pazza!
Tra un corso e l'altro avevo poi trovato una proposta di tirocinio molto interessante: una settimana al festival del cinema di Courmayeur. Wow! Presa al volo. Esperienza bellissima! Che mi ha fatto conoscere un sacco di gente e di compagni di corso.
E poi....è arrivato il momento di chiedere la tesi...e mi sono lanciata su una tesi che trattava di cinema muto. Ricercavo libri per la tesi, pensavo alla specialistica....e continuavo a dare esami. A settembre 2009 mi mancava l'ultimo, tutto incastrato per laurearmi a gennaio 2010, ma le cose non sono andate come speravo. Purtroppo questo fatidico esame mi ha ritardato la laurea facendomi andare un anno fuori corso, nonostante stessi già frequentando la specialistica.
Mi sono laureata così durante un'afosa mattina di luglio del 2010.
Ovviamente a settembre ho iniziato la specialistica, carica come non mai!
Due anni intensi, che però mi sono serviti per approfondire ulteriormente le mie conoscenze e anche per ampliarle, perché c'è sempre qualcosa da sapere.
E il 31 gennaio...ho concluso il percorso, laureandomi di magistrale. Finalmente o purtroppo sono arrivata alla fine del percorso.
Sono felice, ma allo stesso tempo un po' dispiaciuta. Credo di aver capito in questi anni che questa è davvero la mia strada, che poi si è intrecciata con altre strade. Mi è sempre piaciuto il cinema, la narrazione, il racconto, le storie, la Storia, i libri. Ho sempre adorato queste cose e sono felice della scelta che ho fatto. Ho inseguito un sogno, lo inseguo tutt'ora e continuerò. Ho 25 anni e sono autorizzata a sognare. Ne sono convinta.
Non so ancora con certezza cosa farò da grande, ma pian piano lo scoprirò.

martedì 31 luglio 2012

Ordine da libraccio.it

E' arrivato!
Chi?
Ma l'ordine che ho fatto il 15 luglio libraccio.it e aggiungerei FINALMENTE!
Ci ha messo molto, è vero, e non so il perché, ma visto che i libri non erano urgenti, non è che io abbia sofferto poi molto. 
Sul sito me li davano disponibili in 3 giorni, anche su IBS quando la disponibilità è oltre i 2 giorni diventa difficile recuperare entro i tempi la merce, oltretutto io ho fatto un casotto con il pagamento perché all'inizio avevo ordinato due libri poi ho visto il terzo ma ormai avevo confermato l'ordine. Così ho dovuto fare un secondo ordine e poi unirli. Il problema è che ho scelto due opzioni di pagamento diverse: furba eh!! Quindi mi dicevano di contattare il Libraccio. Ho inviato una mail tramite il loro form del sito e mi hanno subito risposto, questo ieri mattina e oggi alle 13 il pacco era nelle mie mani: velocissimi nella spedizione!
Siccome so che molti erano incuriositi da questo sito, ho voluto fotografare i libri in ogni loro lato in modo da offrirvi una panoramica dell'oggetto. Sono libri usati e quindi non sono perfetti.
Ho preso due libri da leggere (La ragazza di Charlotte Street e Romanzo Rosa) e uno per l'università (La grande Hollywood), inserendo un libro della categoria scolastica ho dovuto aggiungere 1 euro alla spedizione. Se spendete più di 29 euro è gratis, altrimenti sono 2,90 euro. Io in tutto ho speso 3,90 euro e spediscono con corriere. Credo ci sia anche il contrassegno come opzione. La cifra è giusta, calcolando che ho speso di libri solo 28 euro invece che 56 euro (13 + 17 + 26), insomma: mega risparmio. Qui i più scettici diranno: si ma che libri hai preso? Saranno rovinati!
Ebbene, vi spiego.
La politica del Libraccio prevede che i libri non siano rovinati, che siano completamente integri, si riservano di vendere libri sottolineati o comunque scritti nel caso si tratti di libri scolastici, come nel caso del mio La grande Hollywood. 
Andiamo con ordine e spazio alle foto!


Questi sono i tre libri come mi sono arrivati: direi che l'immagine parla chiaro, ma guardiamoli nel dettaglio, a scanso di equivoci. 

Iniziamo dal libro La grande Hollywood che ricordo a prezzo pieno costa 26 euro, mentre io ho speso solo 12 euro, come indica il cartellino sul retro della copertina.

 

Il libro è leggermente sporco a causa della sua copertina bianca e tra i tre è quello in cui si vede maggiormente l'usura. All'interno le pagine sono sottolineate, come vedrete nella prossima foto, ma è come quando acquistate un libro di seconda mano nelle librerie attorno all'università. In qualsiasi caso è raro trovarli al 50% come in questo caso.


Alcune pagine sono anche più scritte e sottolineate, ma niente di indecente. Ci sta.
Passando ora ai due romanzi, ho scelto due libri del 2012, quindi recenti, che è rarissimo trovare usati e che onestamente stavo per acquistare a prezzo pieno.
Invece, li ho trovati a metà prezzo in uno stato favoloso!
Guardate e giudicate voi!




Questo è il libro di Stefania Bertola che a prezzo pieno costa 13 euro, l'ho pagato esattamente la metà ed è nuovo, unica pecca, se proprio vogliamo essere pignoli e una piccolissima grinza sull'angolo sinistro in alto sul retro, ma è impercettibile e sono cose che possono avere anche i libri nuovi che trovate in libreria. Solitamente quando trovo libri così in libreria evito di acquistarli, soprattutto se costano 13 euro...in quel caso esigo la perfezione. Sono noiosa, lo so, ma sono comunque soldi...no?
L'altro libro che ho preso è La ragazza di Charlotte Street, ambientato a Londra (ma dai!) scritto da Danny Wallace, costo a prezzo pieno 17 euro, pagato 8,50 euro.


Come potrete notare su questo libro c'è addirittura un bollino che dichiara "Usato mai sfogliato 50%", il libro è meravigliosamente nuovo, intonso ed è davvero MAI sfogliato perché la costa laterale è intatta, come del resto anche quella del libro della Bertola.
Anche qui l'angolo sinistro è bollato, ma ci sta, ci sta.
Eccovi per concludere poi le foto laterali dei libri. Come vedrete La grande Hollywood è quello più usurato perché possiamo dire che è stato veramente usato, gli altri due...non so.


Mi sento un po' come le ragazze che fanno le review dei cosmetici in questo post (wooow) ma spero sia utile soprattutto nel caso in cui vogliate fare un ordine da libraccio.it. Se siete contro l'acquisto di libri su internet, in molte città esiste il negozio del Libraccio, se controllate sul loro sito trovate tutti gli indirizzi. Io avevo parlato di quello di Torino QUI .
A presto!

venerdì 29 giugno 2012

Google Play

Arrivo anche io, ovviamente in ritardo, per parlare di Google Play, un nuovo prodotto di google. Di cosa si tratta? Vi spiego.
Ieri sera mentre ricercavo dei libri per la tesi ne ho trovato uno per me un po' fuori mano, presente solo in una biblioteca di Bologna, allora ho provato a vedere il costo su Amazon, ho provato a cercare l'ebook, ho controllato quanto fosse consultabile da Google Libri e proprio da quest'ultimo ho scoperto che esisteva l'ebook. Ho cliccato sull'icona e mi sono ritrovata in Google Play, l'iTunes Store di Google che vende applicazioni, giochi e libri (in Italia, la foto che vedete sotto parla anche di Musica, ma io no non la trovo...) So che probabilmente per molti di voi ho solo scoperto l'acqua calda, ma sta di fatto che sono riuscita a recuperare il libro in formato ebook senza deambulare fino a Bologna. Ho speso un botto, cosa che non farò MAI più per un ebook, ma vista l'esigenza, ho deciso di investire. 
Prima però ho voluto verificare che esistesse l'app per il mio FrancyPad (il mio iPad) e dopo averla scaricata, dopo essere entrata con le mie credenziali di Google, ho scaricato da PC il libro. Sottolineo di averlo scaricato da PC perché l'applicazione è come Kindle, non permette di acquistare, onestamente spero che Google sistemi presto questo gap. Il download è avvenuto in pochi istanti, giusto il tempo di pagare ed ecco che il libro è arrivato sul mio pc e in contemporanea sul FrancyPad: ebbene sì è pure un cloud, della serie: noi di Google abbiamo idee originali.
Ho aperto l'ebook e...si consulta bene, a parte qualche problema di lettura, l'app crasha un po', ma spero vivamente che venga migliorata prossimamente. A livello di grafica non ha niente da invidiare ad iBooks che è di gran lunga superiore e nettamente più veloce, questa spesso si ingrippa sullo scorrimento delle pagine, probabilmente la versione per Android è più funzionale e meglio studiata mentre quella per iPad è ancora work in progress, non so. (Anzi, se qualcuno di quelli che sta leggendo ha Android e usa questa applicazione, può dirmi come funziona? Grazie!!)
Spero che questo post vi sia stato d'aiuto, volevo dirvi che non sono un'informatica e non mi reputo assolutamente esperta di pc, tablet, app o altro, semplicemente ho voluto dire la mia su una cosa che ho scoperto ieri e che magari può interessare a qualcuno. 
Un'ultima nota: i prezzi degli ebook sono identici a quelli dell'iBook store quindi non c'è alcun risparmio. 

Vi lascio qualche foto e per farvi vedere un po' come funziona e come si presenta la grafica. 

Ecco le mie app-ebook reader, Google Play è quella a Destra
Una volta aperta si presenta così. Il libro arriva sul vostro dispositivo e deve essere scaricato. Vi apparirà un'iconcina con scritto "scarica" come potete vedere sotto agli altri tre libri. 
Questa è la vista con lo schermo completamente pulito. Impaginazione zero, il testo non è minimamente giustificato.
Questa è come si presenta quando clicchiamo sul testo per vedere il menù. Potete inserire note e segnalibri cliccando sull'icona con l'elenco a punti. 


lunedì 25 giugno 2012

Liber, libris et segnalibris!

Passatemi il titolo in latinorum maccheronico, ma oggi mi è arrivata una mail su facebook da parte di un follower che mi domandava diverse cose che vi elenco qui sotto:
- usi segnalibri?
- sottolinei i libri?
- come li tratti in generale?
Devo dire che queste domande mi fanno sorridere perché capitano proprio nelle mani di una che addirittura fodera i libri e che li tratta come reliquie, che si segna i nomi delle persone a cui li presta e che li sigla tutti con nome e cognome. Sono malata, lo so, ma i libri sono tanti piccoli mondi e mi dispiace quando presto un libro e torna a casa traumatizzato! Per carità non ho mai ucciso nessuno, ma credo che prevenire, sia meglio che curare.
Procediamo con ordine e vediamo di rispondere alle domande.

- usi segnalibri?
Allora, io non solo li uso! Fino a qualche anno fa li collezionavo, la libreria che c'è dove abito io ne regalava uno per ogni libro acquistato e quindi avevo una collezione, tutti ordinati in un porta penne senza penne. Poi è arrivato il segnalibro di Harry Potter che mi ha accompagnato in numerose letture e che ora ho tristemente smarrito, temo....in contemporanea ho avuto il segnalibro di Fabriano del museo della Carta con tanto di iniziale del mio nome e anche costui non so in quale libro sia finito.
Già perché a volte, quando inizio una lettura che magari non mi prende, lascio sempre il segnalibro per indicare il punto in cui sono arrivata, sia mai che di lì a poco non mi venga voglia di riprenderlo, con questa tecnica smarrisco diversi segnalibri perché, ahimè, ho anche molti libri e sulla percentuale diversi sono fermi da tempo... Un'altra causa dello smarrimento è il disordine, spesso li appoggio sui libri e si infilano inevitabilmente dietro sul fondo della libreria o in mezzo agli stessi, insomma, quando faccio pulizia è un piacere, ritrovo cose date per disperse da tempo!

- sottolinei i libri?
Dunque, sottolineo i libri che studio, quindi quelli dell'università, veri e propri campi di battaglia, o di patate, esempi di arte astratta che tende dal color grafite al giallo evidenziatore, passando per le declinazioni dei pastelli: insomma, sono incivile con i libri su cui studio! Oltretutto appiccico post it ovunque, devo dire che l'industria dei post it dovrebbe ringraziarmi per averla mantenuta nel corso degli anni universitari!!!!! 
I libri che leggo sono rigorosamente INTONSI! Ne avrò tre sottolineati, ma tre di numero, davvero! Forse è dovuto alla mia memoria fotografica che mi permette di ricordare più o meno dove si trovano le scene che preferisco oppure i momenti chiave, ma c'è anche da dire che raramente riprendo il libro per rileggere un pezzo, solitamente lo rileggo tutto! 

- come li tratti in generale?
Credo di averlo già detto, aggiungo solo che raramente ci faccio orecchie (solo se non trovo un segnalibro), li lancio o li butto a terra, ultimamente mi è presa la fissa di togliere la sovracopertina per non graffiarla...sono folle! Inoltre aggiungo che li ho catalogati tutti in un quadernetto, a parte gli ultimi a dire il vero, ma provvederò quest'estate, in realtà registro solo il titolo per tenere il conto dei volumi accumulati in camera: attualmente sono in crisi perché non ho più spazio! Aiuto!

Sperando di aver risposto a questi simpatici quesiti, ora giro A VOI le domande, che ne dite di rispondere qui sotto? 
Attendo i vostri commenti!


Aggiungo in coda una domanda di Chiara Guadagnini: 
- ti è mai capitato di venedere-rivendere uno dei tuoi libri? se sì qual era e perchè!
Non mi è mai capitato di vendere-rivendere uno dei miei libri, ma ammetto di avere una lista di possibili libri da vendere:
Tre metri sopra al cielo (e qui i perché si sprecano...)
La bussola d'Oro (che non mi è piaciuto, ma mi sa che cercherò di rileggerlo)
Twilight (mai terminato, non mi piace proprio...)
ma di fatto...non so se li venderò!! 




venerdì 1 giugno 2012

Un nuovo progetto: ArtInTime!

Carissimi lettori, finalmente posso raccontarvi cos'ho combinato in questi ultimi mesi. Cioè a dire il vero sapete cos'ho combinato negli ultimi mesi, più o meno...meno che più...

Allora: non voglio raccontarvi qui quante volte sono andata dal parrucchiere, se ho fatto la ceretta o se ho appena realizzato la nail art più bella del secolo, perché fondamentalmente non vi interessa e non ha senso parlarne su Life in Technicolor... 
Insomma, torniamo indietro di qualche mese...faceva freddo, l'anno 2011 stava finendo. Da un po' di tempo  Alessandra e io meditavamo, allo stesso tempo lo meditavano pure Angelica e Ilaria, di aprire un sito in cui parlare di libri, film, musica, tutte quelle cose che ci avevano fatte incontrare in Unito, tutte quelle cose che ci avevano spinto a  iscriversi a Scienze della Comunicazione, al Dams o al MultiDams. Il 13 dicembre 2011 le tre sopra citate, sottoscritta inclusa, così siamo a quattro, ci siamo trovate per fare una bella apericena al Blah Blah. Dopo aver dibattutto su "come, cosa, dove, quando", tra un gossip "ma noooo, non ci credo!" e l'altro: "che gran pezzo di m****" stava nascendo il nostro piccolo grande progetto.
Terminata la cena era giusto coronare la serata con il dolce e se sei a Torino, è dicembre e fa un freddo cane: o vai da Grom e poi rantoli per strada sorseggiando una cioccolata, oppure fai il figo e vai da Fiorio a respirare aria di nobiltà Torinese, classicità, porcellane antiche, legno scricchiolante, tavolini di marmo, specchi e...cioccolata al gianduia. Ebbene sì, di fronte a quattro cioccolate è definitivamente nato ArtInTime.
Dopo qualche mese poi ci ha raggiunto anche un'altra MultiDamsica-donna: Anna.
Che cos'è?
E' uno spazio dedicato all'arte, a tutto ciò che è arte, quindi anche quelle di "ultima generazione", uno spazio giovane, gestito da giovani, che tra le varie cose vuole anche dare spazio ai giovani esordienti. 
Da oggi siamo ufficialmente on line con un fantastico book sfogliabile (non voglio chiamarlo rivista in quanto rivista non est secondo la legge italiana dell'editoria e vari blah blah) che potete trovare a questo sito: ArtInTime.
Poi se volete seguirci su Facebook: la nostra pagina si chiama (guarda caso) ArtInTime.
Qui sopra vedete la pagina del primo numero.
Insomma, vi aspettiamo e buona lettura!


martedì 28 febbraio 2012

ADHD ovvero... cioccolata per merenda

Essendo in fase: "Tesi di laurea magistrale" girovagare per biblioteche ormai è diventato un must settimanale. Sulla mia scrivania sono impilati numerosissimi libri che spaziano dalla storia, all'economia, alla storia del cinema e in questo momento, in cui li sto snobbando per scrivere questo post, mi stanno fissando con aria minacciosa, ancora di più mi osservano i cedolini della biblioteca appesi in bacheca per evitare di dimenticarmi la scadenza del prestito. 
E' bello girare per biblioteche, è bello frequentarle, è bello quando sono accoglienti, a scaffale aperto e i bibliotecari sono esseri meravigliosi che ti sanno consigliare o si prendono a cuore la tua ricerca. Ogni tanto poi, soprattutto in quelle prettamente universitarie a scaffale chiuso, mentre attendo l'arrivo dei libri, spulcio tra le varie locandine degli eventi che vengono lasciati in giro. A tal proposito ieri mi sono imbattuta in un volantino molto interessante.
Mi trovavo nella biblioteca di Economia, terzo piano di Palazzo Nuovo a Torino, e mentre attendevo che la bibliotecaria mi registrasse per il prestito, è entrato un signore e ha chiesto di lasciare delle cartoline di uno spettacolo. Quando ho sentito la parola spettacolo mi si sono illuminati gli occhi e ho guardato di cosa si trattava. Il titolo mi ha incuriosito: ADHD ovvero...cioccolata per merenda. 
Il signore, gentilissimo, ha visto che stavo sbirciando e mi ha detto: "E' uno spettacolo che parla dell'ADHD...sai cos'è?" 
Sinceramente sono un po' caduta dalle nuvole perchè quella sigla non mi diceva proprio niente... Il gentilissimo signore mi ha spiegato che si tratta della Sindrome da Deficit dell'attenzione e Iperattività, una malattia inventata dalle case farmaceutiche che propongono un farmaco ammazza-vivacità per i bambini troppo vivaci. Avevo letto qualcosa del genere, ma non ricordo dove. 
Tornata a casa, sconvolta da questa triste verità, ho fatto qualche rapida ricerca. In America è molto diffusa l'usanza di prescrivere questi, chiamiamoli, tranquillanti ai bambini. 
E' vero, a volte i bimbi sono vivaci, ma uccidere la loro gioia di vivere perchè i genitori non hanno pazienza...mi sembra alquanto assurdo. Non solo le case farmaceutiche, ma anche i medici che li prescrivono dovrebbero essere radiati dall'albo. 
Sfortunatamente non riuscirò ad andare a vedere questo spettacolo, se siete interessati sarà il 2 marzo alle ore 21.30 presso il Teatro Giulia di Barolo in P.za S. Giulia 2bis a Torino. Ingresso 8 euro. Verrà messo in scena dalla Compagnia della Ruspa. Dal flyer di presentazione leggiamo: "Uno spettacolo per riflettere su un tema di forte attualità: AHDH (Sindrome da Deficit dell'Attenzione e Iperattività). La visione non è adatta ai bambini anche se è di loro che si parla. 
A fine spettacolo ci sarà un dibattito su: "Il declino della forza vitale dei bambini porterà sicuramente al declino dell'intera società." (D. Ideka) con l'intervento di Luca Poma portavoce di "Giù le mani dai bambini". 
Testo di Marco Ghirlandi e Anella Todeschini - con Marco Ghirlandi e Claudia Negrin - regia di Anella Todeschini.
Speriamo che questo spettacolo riesca a dar voce a questo assurda sindrome!!

N.B. Il signore gentilissimo credo sia Marco Ghirlandi, dalle foto dello spettacolo sembra proprio lui.

Incollo qui sotto un video sullo spettacolo e uno che riassume brevemente cosa sono questi farmaci che vengono dati ai bambini. 


martedì 12 luglio 2011

Inscatolare un anno accademico

Finalmente, dopo l'ultimo esame della sessione estiva, è tempo di vacanza e nel mio collegio è tempo di "fare i pacchi". Inscatolare una parte della propria vita porta ogni persona a ripercorrere i momenti vissuti, le vittorie e anche le sconfitte, ci si ritrova a tirare le somme. Sinceramente questo è il lato positivo del "fare i pacchi", quello negativo è il fare i conti con tutto quello che ho collezionato durante l'anno, risistemare tutto prima della consegna delle chiavi...insomma, qualcosa di simile ad un trasloco!
Prevedo che ritroverò cose che credevo di aver perduto da mesi, cose che mi ero portata da casa e che avevo dimenticato di avere...eh, la bellezza dei traslochi! 
Staccando i flyer dalla bacheca ho ripercorso tutti i film visti quest'anno, le serate collegiali, il test di Warteg, i libri letti in biblioteca, le ricette dei dolci, le lauree degli amici, le cene con gli amici, i gadget della Vodafone (ho staccato un fiocco di neve in feltro per l'albero di Natale!), il biglietto dei mezzi pubblici in versione 150 anni d'Italia, una figurina di Minnie, vari biglietti di cose "da fare", "da ricordare"... Concentrando poi l'attenzione sulla libreria mi è venuto un colpo, a parte il numero immane di libri collezionati e studiati, ci sono le riviste: Velvet (di cui ho solo 2 numeri, ma da soli occupano una parte notevole del ripiano), Il cinematografo, Duellanti, Ciak, Vanity Fair, Cineforum, i vari giorniali sul cinema del Cinema Massimo, i dodicimila Sistema Musica che prendo dalla portineria del Collegio solo perchè mi piacciono le copertine...

"Fare i pacchi" è come rileggere un diario, ogni giorno avete scritto una pagina collezionando o acquistando oggetti, flyer, foglietti, riviste, risistemarli è compiere un percorso a ritroso, ricordare ogni momento in cui avete fatto quell'acquisto, dove avete preso quella pubblicità, dove avete mangiato la pizza, dove avete fatto la cena di corso...
Se siete come me, nella maggior parte dei casi vi odierete un po' e vi domanderete perchè mai ogni volta dovete riempirvi tasche e borse con ogni sorta di pubblicità! Solitamente ne vengo attratta perchè sono carine, lanciano messaggi immediati, sono ottime da attaccare al muro come decorazione, il problema è che su 100 volantini, al massimo ne appenderò 5 e i restanti 95 finiscono (a luglio!) nel cestino della carta. E' impressionante vedere quante cose una persona è capace di collezionare, di accumulare in un anno! Forse però sono un caso umano... Devo imparare a non raccogliere ogni cosa che trovo...questo potrebbe essere l'impegno per il nuovo anno accademico. 
E domani si torna a casa...sperando di non fare la fine del pullman qui sotto!!!



martedì 28 giugno 2011

E-STATE in lettura!!

Giugno sta finendo, presto inizierà luglio, ultima sessione di esami per gli universitari e poi...ESTATE nel senso di relax totale! Gettonatissimi in questi giorni di preparazione al relax sono i siti o i video in cui vengono consigliati i libri da leggere durante l'estate, a libri più frivoli si alternano proposte di grande spessore letterario, insomma, libri per tutti i gusti e per tutti i luoghi.
Il problema principale è: quali sono i libri da leggere sotto l'ombrellone? Cioè, perchè un libro viene definito tale? Sulla base di cosa?
Per quanto mi riguarda ho sempre pensato che "i libri da ombrellone" fossero quei libri non tanto "corti" per via del numero di pagine, ma libri semplici e soprattutto scorrevoli. Detto questo, non ho ancora risolto l'affermazione, poichè io prediligo gli scrittori "scorrevoli" e schivo quelli più ostici ed intricati nella scrittura, poco chiari e che sfoggiano vocabolari degni dell'epoca medievale.
Secondo questa affermazione allora io leggo solo libri da ombrellone, il che per qualcuno potrebbe essere anche vero, ma diciamo che io purtroppo ho un approccio di questo tipo alla lettura, ho, diciamo, il mio algoritmo personale.
La lettura per me è in primo luogo un momento di evasione, se il libro è ben fatto riesco a dimenticare dove sono e mi ritrovo completamente immersa nella storia, sia esso un fantasy, un romanzo storico, uno ambientato ai nostri giorni...ecc. 
Quindi se alla domanda: IL LIBRO CHE STAI LEGGENDO TI PERMETTE DI EVADERE? La risposta è SI, allora nel 99,9% dei casi lo finisco.
Se la risposta è NO, magari lo finisco anche, ma la lettura diventa lenta e me lo trascino ovunque per mesi facendogli fare il tragitto casa-Torino, Torino-casa almeno un centinaio di volte, così che alla fine la copertina risulterà tutta butterata a causa del caos presente nella mia borsa, luogo dove vengono riposti i libri durante i viaggi.
A questo punto forse vi domanderete: perchè tutta questa ricerca di evasione nei libri?
Beh, diciamo che siccome nessuno di noi vive come Pippi Calze Lunghe, allora un po' di sale nella vita ci deve arrivare anche dalla letteratura, soprattutto se si è in fase preparazione esami si cerca un ALTRO LUOGO che, oltre alle uscite con gli amici o alle puntatine in discoteca, che sono sicuramente momenti di svago, è anche ritrovabile nei libri. Vi faccio un esempio: preparando un esame due anni fa mi sono letta in pochi mesi l'intera collana di I Love Shopping. Ora, so che la Kinsella non è la GURU della letteratura, ma sicuramente sono una lettura divertente che fa sorridere e fa appunto EVADERE un attimino; questi libri hanno quella giusta percentuale di leggerezza e frivolezza che ci aiutano a tollerare quel senso di pesantezza che a volte ci causano alcuni esami.
Detto questo, adoro anche Pavese come scrittore, che da molti viene reputato particolarmente PESANTE, ma ogni tanto succede che nel solleone estivo e nella frivolezza e leggerezza 2.0 che ci circonda durante l'estate, ci serve un'ancora di salvezza. Qualche estate fa la mia ancora, originariamente ricercata nel libro Cuore di Pietra di Vassalli, l'ho trovata in "La luna e i falò" di Cesare Pavese.
Spesso poi la mia sete di lettura è causata da un'ubriachezza nata in seguito alla visione di un film tratto da un romanzo. Ecco perchè nella mia libreria ci sono libri come: Via col vento, Cristo si è fermato ad Eboli, Espiazione, Cuore di tenebre, Orgoglio e Pregiudizio, Notre Dame de Paris, Rapporto Pelikan, Eragon (che sinceramente non ho apprezzato moltissimo), L'amico ritrovato...e molti, molti, molti altri!
Tornando a noi e soprattutto cercando di tirare le fila del discorso intavolato all'inizio: quali sono queste letture da ombrellone?
Sinceramente non saprei, io sono convinta che ogni libro ha un suo tempo e un suo perchè che dipendono strettamente da noi e dal nostro vissuto. Certo, i consigli hanno sempre un loro senso e possono essere utili, ma a volte quei libri proposti non sono adatti al periodo che stiamo vivendo. Quando mi capita un libro di questo genere torna nella libreria con il segnalibro fermo nel punto in cui sono bloccata e magari lo riprendo in mano dopo qualche anno. 
Ogni cosa ha il suo tempo e c'è un luogo e un tempo per ogni cosa. Anche nella lettura, come nella vita si può andare a tentativi...provateci e vedrete i risultati!



Volete sapere cosa leggerò io quest'estate? Bella domanda! Magari risponderò strada facendo eh! 



N.B. E' on line la nuova pagina SOTTO L'OMBRELLONE, ecco cosa leggerò (si spera!) quest'estate!

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