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sabato 5 settembre 2015

A Torino a girovagare

Sono tornata a Torino, nella mia splendida Torino per ritrovare gli amici che avevo salutato sei mesi fa, amici ai quali avevo detto un "arrivederci, a presto!" che stava tardando ad arrivare.
Ma alla fine ce l'ho fatta.
Sono riuscita a tornare a respirare quell'aria sabauda che tanto mancava.

Torino è bella proprio perché ha un'eleganza sua, ha charme, ha un suo stile che la rende unica e estremamente diversa da Milano.
Non tutti la amano perché ritenuta troppo provinciale, forse a me piace per questo perché nella sua grandezza è piccola e nella sua piccolezza è grande!

Ho girovagato per quelle vie che vedevo ogni giorno, tra agende da cercare, centrifugati di frutta e mercatini delle pulci.
Ho fatto poi una puntatina in un luogo meraviglioso, il Sermig che si trova a Porta Palazzo presso l'Arsenale della Pace.

Poi microgite fuori porta a Venaria prima e Rivoli, splendide città che fanno corona alla mia Torino.

Non ho comprato libri, questa volta. Perché ne avevo presi un paio a Milano qualche giorno fa.

Solo un'agendina e dei Post It da Tiger, una splendida penna Legami alla Mondadori e gli elastici da Melissa Erboristeria.

E poi ho fatto una scorpacciata di BELLE PERSONE, che forse è la cosa più importante.

Ecco qui qualche scatto dal Sermig:





E domenica per concludere...gita a Orta San Giulio, sul Lago d'Orta! 





Se poi volete seguirmi a livello "fotografico", cercatemi su Instagram fra_unaerredueti

venerdì 21 settembre 2012

Crisi d'altri tempi

Crisi che vanno crisi che vengono, oggi nessun post libroso, filmoso o altro, solo una foto creata da me...una critica? Una riflessione? Un momento per fermarsi?
Scegliete voi!
Mi piacciono i prodotti Apple, ma mettersi in coda per acquistarli è un po' esagerato, soprattutto in un periodo come questo. La gente in coda mi ha fatto subito pensare ad altre persone che durante la crisi del 1929 stavano in coda, i disoccupati, i poveri, i senza tetto. Gente comune, come noi, in cerca di un pasto caldo per sopravvivere.



martedì 3 luglio 2012

Intervista a Cristina Giuliano (Kristina Gi)


Oggi si fa un salto a Torino e si parla di una giovane fotografa, Cristina Giuliano che ho conosciuto grazie a Erica Vagliengo, autrice di Voglio scrivere per Vanity Fair. Ci siamo viste al Circolo dei lettori questa primavera durante la presentazione del libro di Erica, in quell'occasione mi aveva chiesto se volevo una foto con l'autrice ma tra vergogna e qualche brufoletto di troppo (facilmente removibili con Photoshop, mi ha assicurato Cristina) non avevo accettato. Dopo mesi ecco che decido di dedicarle un post-intervista su Life in Technicolor. Che dire, è stato divertente perché ci siamo sentite solo ciberneticamente, abbiamo scoperto che siamo due fanatiche Apple, ma lei mi batte, abbiamo molte serie tv in comune e soprattutto siamo entrambe del 1987, grande annata! La ringrazio per la disponibilità e la velocità nel rispondere alle domande! 

Se siete interessati potete trovare Cristina e le sue foto (che meritano di essere viste) qui:
Blog su Style.it: kristinagi.style.it



Ciao Cristina! Raccontaci un po' di te!
Voilà, eccomi qui ! Sono Cristina, in arte Kristina Gi. Studentessa di Psicologia, laureanda al corso magistrale di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione di Torino, ho una grande passione per la fotografia che sto cercando di ampliare sempre più… tanta esperienza e voglia di migliorarsi, sempre!

Come nasce la tua passione per la fotografia?
La mia passione per la fotografia è presente fin da quando ero piccola; ovviamente in modalità ed espressione artistica diverse rispetto ad oggi.
Ricordo che alle elementari, durante le gite scolastiche, ogni occasione era buona per scattare qualche foto... usavo ai tempi una macchina fotografica usa e getta, era la cosa migliore e con meno rischi in merito a perdite e furti!! Le foto venivano bene, e riguardandole oggi, oltre ai bellissimi ricordi, mi rendo conto che erano proprio carine! La passione la devo alla mia mamma, grande amante della fotografia, nonché mia super fan che mi stimola sempre con idee e consigli utili…! Col tempo, ho inziato comunque ad appassionarmi ancora e ancora… ho intrapreso un corso di fotografia qui a Torino e poi ho seguito dei workshop pratici. Bisogna finanziare i proprio interessi!! Piano piano, con esperienza e tante modelle, riesco ad ottenere ciò che desidero… positività!!
 

Cosa pensi quando fotografi? 
Solitamente cerco di lasciarmi ispirare dal momento… dalla location, la luce, la modella, ecc… ma in alcuni set più contestualizzati, cerco di realizzare la fotografia che mi ero prefissata!! Ti immagini uno scatto e provi a realizzarlo… fantasia e creatività, insieme!

La tua prima macchina fotografica? 
La vecchia Yashica a pellicola di mia mamma… ma ti parlo di più di 10 anni fa!!

Ti ispiri a un fotografo in particolare?
Ammirazione per Avedon, Bresson e naturalmente David La Chapelle.

In base a cosa scegli i tuoi soggetti?
Bella domanda… diciamo che di norma, mi faccio ispirare dal progetto che voglio realizzare. Cerco di contestualizzare sempre tutto, al meglio!!

Al centro Erica Vagliengo e alla vostra destra Cristina
Preferisci fotografare persone oppure cose, città?
Amo i ritratti, scatterei sempre e solo alle persone!! I paesaggi/città rientrano comunque nelle mie preferenze, meno invece gli oggetti!!

Il tuo servizio fotografico dei sogni?
Lavorare per un grande stilista…Armani e Dolce & Gabbana in primis…chi lo sa!! 

Come nasce la tua collaborazione con Emma Travet ovvero Erica Vagliengo?
La mia collaborazione con Emma Travet è qualcosa di entusiasmante e mai banale! Ogni volta ci si diverte sul set, riuscendo ad ottenere sempre ottimi risultati. Ne ho da poco parlato nel mio blog su Style.it, in maniera dettagliata e toccando tutte le tappe fino ad ora percorse con la super precaria, ma con stile… Ecco il link: http://kristinagi.style.it/2012/06/20/emmatravet/

Life in Technicolor solitamente parla di libri, film, musical...qual è il tuo libro preferito?
Da sempre, “Il ritratto di Dorian Gray” del mitico Oscar Wilde … un mito !

E il tuo film preferito?
Ne avessi solo uno… sono un’amante dei film di Carlo Verdone, special modo quando era ancora giovane ed ingenuo… sicuramente, un pezzo di storia della filmografia italiana… almeno, per mia opinione personale !

Ho letto dalla tua presentazione sul sito che sei appassionata di serie tv! Quante e quali segui
Tantissime… è una passione che si protrae da anni !
“Dawson’s Creek” in età adolescenziale mi ha fatto parecchia compagnia, per poi passare alle ragazze Gilmore di “Una mamma per amica”… poi ancora “Desperate Housewives”, “Prison Break”, “Buffy” e “Angel”… “Ugly Betty” e le sue avventure a Mode sono sempre nel mio cuore, così come “Gossip Girl” e i vari scoop che racconta… ce ne sono ancora tantissime, ma queste sono quelle che ho guardato/guardo con più interesse!

Completa questa frase: fotografare è....?
… scrivere con la luce!

Progetti, speranze, sogni per il futuro?
Migliorarmi sempre di più e cercare di ampliare la mia passione per la fotografia... ed ovviamente, laurearmi in tempo utile!!


lunedì 25 giugno 2012

Henri Cartier Bresson: Photographe

Da qualche mese è a Torino presso Palazzo Reale la mostra su Henri Cartier Bresson intitolata Photographe organizzata da Silvana Editoriale in collaborazione con la fondazione Henri Cartier Bresson e con la Magnum Photos. Doveva terminare il 24 giugno, ma hanno deciso di prorogarla fino al 9 settembre, quindi mi sono detta: perché non consigliarla ai miei follower e a tutti quelli che passeranno di qui?
Quindi venerdì mi sono avventurata nello splendido Palazzo Reale, in Piazza Castello a Torino. Dopo aver fatto il biglietto sono salita al primo piano e sono arrivata alla mostra. 
Prima di concentrarsi su Cartier Bresson vorrei spendere due parole a proposito di Palazzo Reale...STUPENDO! Si, credo ne basti una. Come tutte le residenze reali sparse per Torino merita di essere visitato, è meraviglioso, decorato con stucchi, affreschi meravigliosi. Mentre mi avvicinavo attraverso la piazzetta reale cercavo di immaginarmi quante carrozze avessero percorso quel viale, quanti piedi illustri avessero calpestato i lastroni, poi i gradini e quanti occhi avessero visto quelle stanze. 
Forse è assurdo immaginarsi queste cose, però mi capita spesso di fare questi "giochi di immaginazione" quando visito qualche palazzo storico, ma anche solo camminando per strada, sedendosi a bere una cioccolata da Fiorio...
Tornando alla mostra, che dire: Henri Cartier Bresson è stato definito il fotografo di un'epoca. Ha girato il mondo immortalando volti, corpi, momenti storici, luoghi, momenti di vita quotidiana. Egli era uno dei tanti fotografi della Magnum Photos e fondatore della stessa insieme a Robert Capa e David Seymour. Non è la prima mostra che visito fatta da fotografi di questo gruppo, a settembre infatti sempre a Torino, ma questa volta presso la mole antonelliana, ho visitato la mostra dei fotografi Magnum sul set, costituita da foto scattate nei dietro le quinte o sulle scene dei set di alcuni tra i più importanti film della storia del cinema. 
La struttura della mostra di Cartier Bresson non mi è piaciuta moltissimo, dopo i pannelli illustrativi all'ingresso che spiegavano velocemente chi fosse il fotografo, cosa fosse la Magnum Photos, chi fossero gli sponsor eccetera, le foto erano collocate su entrambe i lati di tre stanze-corridoio. Non hanno un ordine cronologico e nemmeno tematico, onestamente avrei preferito un ordine del primo tipo in modo da vedere appunto l'evoluzione delle persone. Infondo è un fotografo che ha immortalato momenti indimenticabili, quindi dare un'impostazione cronologica non sarebbe stato sbagliato. Sono 130 in tutto le foto esposte, tutte in bianco e nero, sotto vetro che a me non piace molto perché tende a riflettere...
Dopo aver terminato il giro di ogni stanza passeggiavo avanti e indietro cercando di ricordare cos'avessi visto, per fissare ancora di più nella memoria gli istanti raccolti da Henri Cartier Bresson, e prima di uscire ho deciso di "portare con me" questi che vi voglio incollare qui sotto. 

L'Aquila 1952
Ho scelto questa foto perché prima di tutto è stata scattata in Italia, in secondo luogo mi sono domandata cosa esiste ancora di questo scatto di Henri Cartier Bresson dopo il terremoto.

Matisse 1944
Vi siete mai chiesti come vive un pittore? Beh, questa foto sembra un backstage della vita di Henri Matisse. 

Children Playing in the Ruins Seville,1933
Sembra uno scatto rubato questo che ritrae questi bambini che giocano tra le materie: il furto e il dramma. 

Behind the Gare Saint-Lazar Paris 1932
Foto emblema della mostra, il personaggio che corre sull'acqua è stato riprodotto sulle borse. Credi sia un gioco di luci, ombre e riflessi meraviglioso e magico. Sembra quasi che il tempo si ferma e il nostro personaggio-ombra rimanga sospeso correndo sull'acqua.

William Faulkner, Oxford, Mississipi, 1947
Un nome un uomo, una foto quasi casuale, presa nella quotidianità dello scrittore insieme ai suoi cagnolini, colti oserei dire di sorpresa dalla macchina fotografica.

Coronation of King George VI, London 1937
Non potevo non restare impressionata da una foto di Londra, anche se qui la City non si vede, ma si vedono i Londinesi che guardano l'incoronazione di re Giorgio, padre della regina Elisabetta II.
Colpisce molto a mio parere l'uomo che è caduto dalla folla e sembra giaccia morto sui giornali. Non capiamo se fosse già lì prima o se sia un barbone che dorme sui giornali. Uno scatto semplice, ma pieno di interrogativi. 



martedì 6 marzo 2012

The other side of Neville

Donne, vi ricordate quel pasticcione impacciatissimo di Neville Paciock? Ragazzo poco attraente che ha popolato le pagine dei libri di Harry Potter e non riuscendo a catturare il cuore di nessuna fanciulla? Beh, probabilmente nella vita non magica qualche strage di cuori l'ha fatta. Guardate la foto qui sotto...da non credere!!!


Il suo nome è Matthew Lewis ed è quello alla vostra estrema destra...beh, mica male come pasticcione impacciato...

venerdì 27 gennaio 2012

27 gennaio: RICORDARE!

Nessuna parola può descrivere quello che è stato, ma per questo non deve essere dimenticato.

Ricordate e raccontate per ricordare!









Oltre ai contributi fotografici, ecco un documentario Nuit e bruillard di Alain Resnais.






martedì 22 novembre 2011

Racconti Torinesi

Sapevo che avrei fatto fatica a tenere vivo e attivo il mio blog...mannaggia!
Quindi per riassumere i buchi che causerò da qui in avanti...ho pensato di aprire un blog fotografico con scatti fatti con il mio LG o la mia macchina fotografica!
Buona visione!

Ecco la mia scrivania in fase: sto iniziando a preparare la tesi. A dire il vero vedere il mio libro di inglese... e fb inequivocabilmente aperto. Sullo sfondo il pavimento spugna che questa settimana mi ha inghiottito una finta perla...addio caro e adorato orecchino!


Questa invece ricorda la "gita" di martedì. Essendo in fase tesi, mi sono recata presso la Bibliomediateca Mario Gromo, che è la biblioteca di cinema.


Altro scatto  che forse sembra ripetitivo sul mio blog è tratto da Casablanca, film che ho rivisto interamente a lezione questa settimana e film da vedere assolutamente almeno una volta nella vita! Sempre che riusciate a vederlo solo una volta! Pensate che questo capolavoro quest'anno compie 70 anni!!!!



Concludo la still-week con un video da yt. Parodia di Casablanca è....CARROTBLANCA! Buona visione! 


mercoledì 1 giugno 2011

THE TREE OF LIFE

Volevo fare un post sul film vincitore della palma d'oro a Cannes, The Tree of Life di Malick, visto che è da una settimana ormai che l'ho visto, ma dopo aver letto le recensioni dal sito GLI SPIETATI mi è venuto un attacco di "oh cielo non sono in grado di dire cose così spettacolari su questo film" e quindi ho chiuso blogger.
Successivamente ho chiuso il sito degli Spietati e ho fatto un attimo mente locale sul film e ho deciso di scrivere ugualmente un post che preannuncio sarà noioso, sciocco, pieno di luoghi comuni e praticamente inutile. Lo scrivo solo per mettere un nuovo post sul blog in modo che la gente passi a trovarmi.... ceeeeerto!
Scherzi a parte, tornando al film in questione e rimuovendo momentaneamente quello che ho letto su di esso, devo dire che la prima sensazione quando sono uscita dalla sala è stata piuttosto...ZEN. 
Probabilmente ero l'unica a pensarla così visto che dopo mezz'ora di film due persone si sono alzate e al termine, quando ancora scorrevano i titoli di testa, i miei vicini hanno iniziato a sbuffare e qualcuno nelle file posteriori classificava il film come un'immensa cagata (piccoli sosia di Fantozzi che recensiscono i lontani parenti della Corazzata Potemkin!). Ora, visto che mi trovavo al Cinema Massimo di Torino, speravo che il pubblico presente in sala fosse cosciente che: non è un cinema qualsiasi che ospita pellicole qualsiasi, ma forse non lo sapevano.
Certo, non è un film per tutti, è un film che fa riflettere, mette dubbi, scruta nel profondo, mette in gioco fede e ragione, famiglia, affetti, rispetto, sentimenti, crescita, creazione, mondo, città, periferia, grattacieli, foresta... è un film costruito su contrapposizioni, modi di essere, modi di vivere, modi di credere, modi di agire.
E' un film che vuole farsi guardare, vuole parlare attraverso le immagini. E' un film che torna all'essenza del cinema e prova a raccontare stati d'animo, pensieri e sensazioni attraverso le inquadrature, attraverso i luoghi, attraverso immagini sensazionali che ci raccontano la creazione del mondo.Visto che non è del tutto sensato raccontare la storia del film, provo a rendervi l'idea attraverso l'alfabeto e chiedo scusa se sparerò delle boiate, ma questo è quanto ho percepito dopo la prima visione.

ACQUA: sono moltissimi i momenti in cui questo elemento viene raccontato ed utilizzato nel film. Esso rappresenta l'origine di tutto: della vita, nel momento della creazione e anche nel momento della nascita, ma è anche elemento di morte, quando muore l'amico dei tre ragazzi. Esso sembra quasi un elemento da cui tutto nasce a cui tutto torna. Pensiamo anche all'immagine finale del film, dove i nostri attori camminano sulla spiaggia, bagnata da questo mare infinito.

BAMBINI: sono tre i protagonisti di questo film, figli dei coniugi O'Brien, sono la gioia della mamma e l''orgoglio del papà. 

CASA: essa ci racconta molto della famiglia, è un luogo sicuro, un punto a cui tornare, un luogo anche da curare, da pulire. Un punto di ritrovo segno di unione della famiglia.

DIO: spesso viene chiamato in causa, non solo con le parole, ma anche con le inquadrature. Sono numerosi i momenti di controluce, incentrati principalmente quando al centro dell'inquadratura troviamo la mamma: alle sue spalle vediamo spesso, soprattutto quando si tratta di esterne, il sole che ci rimanda fortemente a Dio. Dio è anche l'essere che abita in cielo, quante volte la mdp scruta il cielo azzurro arrampicandosi lungo gli alberi o lungo le superfici riflettenti dei grattacieli.

EDUCAZIONE: il papà tiene molto all'educazione dei suoi tre figli, tanto da imporre in casa un clima quasi da caserma, dove nessuno può parlare se non è interpellato da lui. Il mondo è crudele e quest'educazione insegnerà ai figli come si sta al mondo e come ci si fa rispettare.

FAMIGLIA: il film fondamentalmente è la storia di una famiglia, con i suoi alti e bassi, con le sue sconfitte e le sue vittorie. E' una storia di amore ed odio di un figlio nei confronti del padre.

GRATTACIELI: hanno fortemente preso il posto delle piante su cui si arrampicavano a mani nude da piccoli, come se volessero quasi raggiungere il cielo, quel cielo dove abita Dio. Ora il più grande dei fratelli si "arrampica" sui grattacieli grazie a degli ascensori. "Fammi vedere quello che tu vedi" dice Jack, Sean Penn. Forse quell'arrampicarsi, quel salire in alto, ti porta a vivere il mondo da un'altra prospettiva, che ricorda un po' quella di Dio, che vede dall'alto.

HOUSTON: è la città dove il figlio grande lavora e vive. Gli alberi alti che circondavano la sua casa ora sono i grattacieli che

INSIEME: è questo il concetto del film, il ritrovarsi ancora insieme alla fine. Alla fine di tutto, nonostante tutto. 

LAVORO: è la causa della prima sconfitta subita dal padre. Egli lungo tutto il film ci sembra una roccia, il self made man capace di resistere a qualsiasi intemperia, la pianta ben radicata che non si fa abbattere da nulla. Eppure anche lui ad un certo punto viene colpito e a causa del suo lavoro la famiglia è costretta ad abbandonare la casa per trasferirsi da un'altra parte. 

MORTE: come la vita è molto presente nel film, uno dei fratelli muore dopo poco e la sua morte è al centro dei pochi dialoghi dei personaggi. Muore un amico dei ragazzi, vediamo che c'è stato un funerale. E' difficile da accettare, ma è anche un passaggio fondamentale che permetterà a tutta la famiglia di riunirsi e di tornare insieme.

NIENTE: niente, nemmeno la morte riuscirà mai a dividere questa famiglia.

ODIO: è il sentimento che i figli provano nei confronti di questo padre severo e molto cattivo che anche quando manifesta i suoi sentimenti di amore verso i figli lo fa manifestando una certa violenza fisica di abbracci eccessivamente veementi e ricchi di forza brutale.

PIANTE: sono numerosissime quelle che si vedono in questo film, una pianta viene anche piantata dal padre e dal primogenito dopo la nascita del secondo figlio. Le piante sono radicate al terreno, quella terra che per loro è madre, è vita, è casa. Uomini come piante sembra quasi suggerire il film.

QUALSIASI: qualsiasi cosa accada, in qualsiasi luogo tu ti trovi, è impossibile dimenticare quelle radici che ti tengono fortemente legato alla tua famiglia.

RELIGIONE: il tema religioso è fortemente presente nel film, a parte le scene di messa, preghiera o visite alla chiesa, Dio, come ho già detto, viene citato spesso e con lui anche tutti i dogmi e gli insegnamenti che la signora O'Brien, la madre, ha ricevuto da bambina dalle suore.

SILENZIO: non è un film molto parlato. Le battute di dialogo sono poche e concise. Il silenzio ci accompagna per buona parte del film, non un silenzio totale, ma accompagnato da musiche che trasportano lo spettatore in una fase riflessiva che lo porta a domandarsi il significato di quello che sta vedendo.

TERRA: madre generatrice, come l'acqua.

UNIONE: è fortissimo il legame che nonostante tutto esiste tra i membri di questa famiglia.

VITA: è lei la grande protagonista di questo film, vita del mondo, vita del singolo. Già la locandina (che ho inserito sopra) ci lancia un messaggio di vita: Brad Pitt, il signor O'Brien, è incantato nel vedere il piede del suo bimbo appena nato, il suo primogenito. La vita poi è anche citata nel titolo stesso del film.

ZEN: (utilizzo impropriamente questa parola solo perchè le parole con la Z sono difficili da trovare) è un po' questo quello che mi ha trasmesso il film. Spiego: quando sono uscita dalla sala non sono stata subito in grado di esprimere al completo un'opinione quello che avevo appena visto. Una signora dietro di me si è messa a sparare di tutto e di più sul regista, smontando ogni inquadratura. Io ho ascoltato e nel tragitto cinema-collegio ho chiacchierato un po' con la mia amica che era al cinema con me e sono giunta a queste conclusioni: secondo me un buon modo per guardare questo film è lasciarsi trasportare e soprattutto non aver paura di riflettere e di cercare significati in quello che si vede. Non è tutto dato in modo superficiale, anzi, il regista chiede molto a noi, chiede uno sforzo allo spettatore, chiede molta pazienza, ci chiede quasi di scavare per raggiungere le origini delle radici di questo film.
Apprezzo i film di questo genere perchè sono quelle pellicole che non si fermano alla sala cinematografica, ma ti accompagnano e dopo giorni ti rilasciano ancora delle piccole sensazioni.
Non me la sento di dare un voto da 1 a 10 a questo film, ma di certo vi consiglio di vederlo e rivederlo. Secondo me ad una seconda visione trasmette ancora di più!

Se volete opinioni più serie riguardo la pellicola, vi consiglio il sito de "Gli Spietati", ma vi invito anche a lasciare qui sotto i vostri commenti, i vostri insulti ecc. Grazie!


VOTO




domenica 29 maggio 2011

Ricordar fotografando...

Da qualche tempo sto riflettendo sull'importanza del ricordo visivo, della testimonianza visiva. A "causa" dei miei  studi universitari abito per 5 giorni alla settimana nel capoluogo di regione Piemontese, ovvero la magica Torino. Spesso, soprattutto nei pomeriggi primaverili quando ancora la temperatura esterna ti permette di passeggiare tranquillamente per le vie del centro senza boccheggiare, resto affascinata dallo splendore e dall'eleganza di questa città. Nella mia vita non ho viaggiato moltissimo, nonostante questo ho visto un discreto numero di città e questa è una delle poche, a parte Londra, che mi porta anche a dire: "Se mi dovessi trasferire per sempre in questa città potrei anche trovarmi bene!". Torino è così, dicono che o la si ama, o la si odia. A me piace molto, ogni via, ogni portone, ogni cortile, ogni portico è qualcosa di unico, raro e meraviglioso. Forse per chi ci vive da sempre, passare sotto la Mole ormai non fa più effetto, ma per chi la vede raramente essere là sotto, alzare la testa fino ad incontrare con lo sguardo quella stella che svetta lassù sulla punta, è qualcosa che mette sempre i brividi.
Arrivare davanti a Palazzo Carignano e perdersi con lo sguardo nelle sue innumerevoli "onde", attraversarlo a piedi per sbucare nella piazza dove c'è la Biblioteca Nazionale e pensare: "Questa è la sede del primo Parlamento Italiano" ti fa sentire...wow!
Insomma, questi momenti, come direbbe la Kodak, sono da ricordare, da immortalare. Ecco perchè da un po' di tempo sto pensando all'importanza della foto ricordo, non solo per i momenti di festa o di sballo con gli amici, come Facebook ci ha tristemente insegnato in questi ultimi anni, ma proprio per portare sempre con sè certe cose che abbiamo visto e che ci hanno affascinato. Insomma, un diario fotografico, una sorta di archivio di visioni. Non sono di certo io la prima a proporre un'idea del genere, è qualcosa che da anni ed anni la gente propone, la gente crea. L'immagine come testimonianza, come ricordo è qualcosa che è nato quando è nata l'immagine stessa. Sono moltissimi gli studiosi che si sono occupati di questo e hanno anche scritto molte teorie a proposito dell'immagine come mezzo di comunicazione.
Detto questo credo che inizierò a girare con una fotocamera in borsa, la mia mitica Nikon 3000 mi accompagnerà sempre! E' una macchina fotografica compatta, sapete, girare con una reflex non è molto comodo, anche perchè le reflex costano un po' di più....
Però con la mia cara Nikon si riescono a fare degli scatti decenti, ovvio, non bisogna avere grandi pretese, però non sono niente male! Un consiglio per scegliere una buona macchina fotografica? Non fatevi abbindolare dal numero dei pixel, che vi interessa solo nel caso in cui vogliate fare foto con formati da POSTER, controllate le ottiche, gli ISO, ovvero la sensibilità del sensore! Quello fa veramente la differenza, credetemi! 
Per info sugli ISO--> CLICK HERE!
Faccio questa piccola parentesi perchè sento sempre più gente che dice: "Ho una macchina fotografica con 2000000000 di megapixel!!!" UAU! Bene, poi vai a vedere le ottiche, gli iso e cose più utili...e fa cagare!
Quindi, meglio qualche pixel in meno e gli ISO più seri!!
Tornando al proposito del post, anche per concludere, vediamo quanto regge questa mia idea di diario fotografico, soprattutto perchè un diario cartaceo durava 3 giorni e poi lo dimenticavo nel cassetto...vediamo se con la fotografia posso fare di meglio!!


N.B. La foto di Torino in alto non l'ho scattata io!

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