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mercoledì 19 agosto 2015

Viaggi ne abbiamo?

Okay Fra.
E' estate.
Hai ridato vita al blog.
Hai fatto una settimana di ferie...at home (più qualche parentesi montana - vedi foto - e outlet).
Hai quasi finito lo stage-profit
E prima di iniziare l'altro stage, quello nonprofit, devi trovare qualcosa da fare.

Palestra?
Piscina?
Shopping?
Libri da leggere?
Un viaggio?

Un viaggio.
Sì, ma dove?

Questa è la triste storia di come la qui presente sognò per 5 secondi di andare a Edimburgo a settembre e poi si è ripiegata su se stessa e ha deciso di non andarci causa: costo elevato dei biglietti aerei. Fine della storia. 
Meglio delle fiabe brevi di Scottecs. 

Edimburgo.
Avete presente che figata supersonica è quel posto?
No dico, i castelli, le rovine gotiche, gli spazi verdi della Scozia.
Figata.

E invece no. Per ora devo continuare a guardarmeli dalla pagina di Facebook su Edimburgo. 
Poco figata. 
Ma prima o poi ci vado eh!


Stazione di York

Insomma, in un 2015 durante il quale ho ingrassato Trenitalia e ho viaggiato un sacco con il Frecciarossa, un voletto da qualche parte ci starebbe anche. 
Magari un weekend.
Magari una gita a Londra.
Magari una gita a Parigi.
Magari...MAGARI!

Di posti da visitare ne avrei a bizzeffe. Devo solo scegliere quando e trovare dei buoni compagni di viaggio.

E una volta scelta la meta: guida turistica, bagagli da preparare e sorrisi a non finire.

Dovrei pure fare il Passaporto, che per quanto io viaggi sempre in paesi perfettamente raggiungibili con una banale carta d'Identità, la mia esperienza in Inghilterra mi ha insegnato che il Passaporto is better. Difficilmente falsificabile e ottimo per le foto su Instagram. 
Ovviamente sul secondo punto sto scherzando, ma ho visto gente postare la foto su Instagram in cui sfoggiava il Passaporto con all'interno i biglietti per un volo per Roma. 
Ah, partiva da Milano Malpensa.
Figo eh?

A parte questo, nella mia To do List di vita devo inserire il passaporto. 
E' demodè non averlo, quasi quanto non postare almeno una foto al giorno su Instagram. 


Manchester - Museum of science and industry (MOSI)

lunedì 17 agosto 2015

Alta fedeltà di Nick Hornby

Ogni anno all’inizio dell’anno è bello, per gli amanti della lettura, immaginare con quale autore si vuole scrivere il nuovo anno, quali libri decideremo di leggere, quali avventure letterarie segneranno questi nuovi 365 giorni.
A gennaio mi ero detto: sarà l’anno di Nick Hornby!
Poi l’anno è partito con un sacco di carne al fuoco, con un Nick Hornby sul comodino (Funny Girl), un trasloco da Torino verso casa, un colloquio per uno stage, un master da iniziare..insomma un sacco di cose che mi hanno fatto rallentare la lettura. Funny Girl l'ho terminato (come avrai notato da questo blog), ma ancora Hornby non mi aveva convinto. 

A metà anno poi arriva la cara e vecchia ESTATE che ti permette di recuperare quel tempo perduto, perché anche se lavori, i ritmi si rallentano con le ferie a farne da padrone.
Quindi Hornby è tornato a bussare prepotentemente alla mia porta e questa volta lo ha fatto con il suo primo libro: Alta fedeltà.
Emozioni e dipendenza.
Un libro che all’inizio non si capisce dove vuole andare a parare, poi lentamente ti cattura nelle sue righe e non puoi lasciare la vicenda di Rob e Laura fino a quando non vedrai comparire l’ultima pagina.
Per essere nel mood del protagonista, direi che potrei inserirlo nella classifica dei miei libri preferiti, i primi cinque, forse i primi dieci. È difficile scegliere. Ecco, forse non sono proprio nel mood del protagonista! 

Sicuramente leggendo Alta Fedeltà mi è capitata una cosa che non mi succedeva da tempo con un libro, è imbarazzante, ma forse l'ultimo è stato Harry Potter. Insomma: mi è venuta voglia di rileggerlo, per carpire (esatto carpire!) le riflessioni di Rob e le sue liste musicali e non.

Il libro inizia con una lista delle ex di Rob. Alla fine della sua relazione con Laura, Rob ripercorre le sue vicende amorose e la sua vita, si analizza a suo modo e tra un LP e l’altro, serate in compagnia dei colleghi e giornate nel suo negozio di dischi, diventa adulto.
Ci sono i dischi sbagliati, i cantanti sbagliati, le relazioni sbagliate, che però fanno tutti egualmente parte della vita, perché si sa che la vita non è fatta solo di scelte giuste e spesso bisogna fermarsi e guardarsi indietro, proprio come fa Rob, per rileggere quei segnali, riascoltare quei dischi che ti faranno capire come andare avanti a scrivere.

Un libro che ha anche una colonna sonora, che mi sono proposta di creare su Spotify, ma poi ho scoperto che…qualcuno l’aveva già fatta prima di me. Perché Hornby è un’istituzione, Fra, non dimenticarlo!

L’ambientazione è ovviamente londinese, siamo negli anni 90 e quindi si parla ancora di cassette e vinili, i cd rientrano ancora nel mondo della fantascienza. 

Puoi creare la tua compilation per la persona a cui vuoi bene, una selezione di canzoni che servono a educare all’ascolto, per scartare quei cantanti “imbarazzanti”, che Rob fucilerebbe volentieri se avvenisse la rivoluzione musicale: Simple Minds, Michel Bolton, U2, Bryan Adam, Genesis.
Devo ammettere che quest’affermazione mi ha sconcertato parecchio, sì perché Alta Fedeltà mi ha fatto capire, anzi ha semplicemente confermato quanto già sapevo: di musica non so proprio nulla! Mi chiedo se avrebbe ugualmente fucilato i Muse e cosa potrebbe pensare Rob di tutti questi talent come X Factor e The Voice e tutti i cantanti sgallettanti che partoriscono annualmente?

Un libro…mille riflessioni. Ecco perché voglio rileggerlo, perché sono certa che ne genererà altre duemila e sono convinta anche che questo sia uno di quei libri che: più li leggi e più li apprezzi e cogli delle sfumature che prima non avevi notato.

Certo, non è Kundera, ma Hornby ha il pregio degli scrittori inglesi (che io amo!): riesce a raccontare la vita senza paura, senza filtri, rende interessante la quotidianità e come il tanto citato (da queste parti) David Nichols, i suoi personaggi sono veri. Ho chiuso il libro e mi è venuta voglia di andare a Londra a cercare il negozio di dischi di Rob, per parlare con lui e farmi dare dei consigli musicali. Per capire cosa devo ascoltare e come posso migliorare i miei gusti in materia.


Adoro i libri che non si fermano sulla carta, quelli che di fatto non riesci mai a chiudere perché una parte di essi vivrà sempre con te. Grazie Nick

martedì 9 giugno 2015

Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini: recensione!


Il destino, questo sconosciuto, questo scrittore delle nostre vite che spesso ci ruba il ruolo di protagonista, che ci porta a compiere delle scelte, a metterci in discussione e spesso a tornare sui nostri passi. Il destino, questo sconosciuto, è quel sottile e forte filo rosso che percorre tutto il nuovo libro di Luca Bianchini, Dimmi che credi al destino, che racconta la storia di Ornella, libraia italiana ma che lavora in una libreria londinese.

Il nuovo libro di Luca Bianchini rappresenta un viaggio alla scoperta delle vite di Ornella e Diego e dei loro destini che tornano e li tormentano e che spesso li riportano con i piedi per terra e gli fanno mettere in discussione le loro vite.

Ornella ha una libreria a Londra e un'amica fantastica a Milano, la Patty, editor presso una casa editrice, è sempre pronta a saltare sul primo aereo per Londra per correre in soccorso all'amica. Le due donne hanno un legame molto forte tra loro, frutto di un passato comune che Bianchini non ci svela subito, ma che tiene lì, nascosto dietro l'angolo, pronto a sfoderarlo quando il lettore non se lo aspetta.

Luca Bianchini è riuscito a stupirmi quando ho scoperto il passato di queste donne, non avrei mai immaginato cosa aveva tormentato le loro vite quando erano più giovani e soprattutto quale storia si celava dietro la relazione di Ornella con il marito Axel. 

Diego, dall'altro lato della medaglia, è un uomo che deve fare i conti con la sua sessualità. Fuggito a Londra per scappare da Carmine, si ritrova nella City a fare il barbiere, mestiere tipicamente italiano, ma che non lo aiuta a cancellare quell'uomo dalla sua storia. Carmine è fidanzato, eppure ha dimostrato di essere interessato a lui...o forse era solo un gioco di una notte?

E poi c'è Clara, che lavora nella libreria di Ornella e sembra l'unica a capire realmente gli Inglesi, eppure nessuno sembra disposto a capire lei, un personaggio molto ambiguo che addirittura si inventa un gatto inesistente per avere sempre delle scuse nuove da snocciolare con amici e colleghi.

In Dimmi che credi al destino ognuno deve trovare la sua strada nella vita e per farlo deve fare i conti con i fantasmi del passato, che, fino a quando non sono definitivamente sconfitti, tornano e ti tormentano, siano essi un marito morente o uno pseudo amante.

A far cornice alle vite dei nostri protagonisti oltre alla bellissima città di Londra, dove ogni cosa, ogni angolo, ogni scorcio ti rapisce, c'è la libreria che rischia di chiudere. Un angolo di Italia che ha bisogno di essere rivitalizzato, di trovare anche lui il suo perché nel mondo.

Fondamentali poi per Ornella sono due figure maschili: Mr. George, l'amico della panchina, inglese fino al midollo, parla molto bene l'italiano ed è un amico fidato e consigliere di Ornella, accanto a lui c'è il vicino di casa di Ornella, un uomo che la osserva da tempo e che forse merita un po' più di considerazione. 

La storia che ci regala Luca Bianchini ha il pregio di lasciarti incollato al libro dalla prima all'ultima pagina, perché è impossibile non affezionarsi ai personaggi, così estremamente veri, dovuto anche al fatto che il libro parte da vicende vere, che l'autore ha un po' romanzato, ma solo un pochettino. 

La libreria londinese esiste veramente e rischia davvero di chiudere, perché lo stabile dove si trova rischia di essere abbattuto e salvare una libreria oggi è difficile, perché si sa, ormai nel mondo digitale: cosa ce ne facciamo dei libri di carta? 

Ce la farà Ornella a salvare la libreria? Nel libro una risposta c'è, nella vita reale ce lo auguriamo vivamente!

sabato 6 giugno 2015

Funny Girl di Nick Hornby



Nick, mio caro Nick, finalmente ho finito il tuo libro, che è stato per me il primo libro dei tuoi. Insomma, il mio battesimo-Hornby è avvenuto con Funny Girl... e che dire di questa esperienza?
Ho sempre sentito pareri molto discordanti su Hornby, in parole povere o lo si odia o lo si ama. Dopo aver letto uno dei suoi libri, non posso assolutamente schierami per una o l'altra posizione, posso però dire che il viaggio è stato parecchio complesso per vari motivi.
Ho iniziato a leggere questo libro a febbraio 2015 e ho raggiunto l'ultima pagina solo nel maggio 2015. Nel frattempo ho iniziato altro, ho terminato altri libri eppure:
- non ho perso il filo del discorso
- non ho mai sentito l'esigenza di dover terminare la lettura
- non ho sentito i personaggi di Nick come "miei amici"
Il discorso da fare su Funny Girl è complesso. Sicuramente la storia è molto interessante, ben scritta, scorrevole, ma manca di qualcosa, quel qualcosa che ti cattura, ti trascina nel libro e che ti fa sentire la necessità, il bisogno di leggerlo tutto d'un fiato.
La storia comincia con un concorso di bellezza al quale sta partecipando la protagonista, Barbara, concorso che lei sta per vincere se non che decide di "abdicare" e lasciare la corona alla seconda arrivata. Barbara non vuole fare la reginetta, come recita il retro copertina: lei vuole far ridere la gente. E Barbara ci riesce, diventando la regina della soap opera inglese, trasferendosi a Londra e coltivando il suo sogno, giorno dopo giorno. Il suo nome viene mutato in Sophie e diventa protagonista con Clive, un bell'imbusto del mondo televisivo, di "Barbara (e Jim)", la storia di una simpatica giovane coppia della middle class britannica.
Hornby attraverso la storia di Barbara-Sophie ripercorre quella che è la storia della televisione britannica negli anni 60, anni del boom economico e delle prime serie televisive. Anni di un Inghilterra bigotta che ritiene l'omossessualità reato, ma nella quale la libertà dei costumi non scandalizza nessuno.
Usi, costumi, modi di essere di un mondo che non esiste e sul quale Hornby si sofferma grazie a diversi personaggi, l'uno completamente diverso dall'altro, dalle mille sfaccettature. Ognuno di questi è descritto con grande attenzione, eppure ho fatto fatica a calarmi nei panni di uno solo di loro. Ho amato i loro dettagli, la sfacciataggine di Barbara-Sophie, la bravura degli sceneggiatori, la dedizione di David, la furbizia di Clive, la semplicità del papà di Barbara.
Ora che sono qui a scriverne, che tiro le redini di questi mesi di lettura più volte interrotti, posso forse azzardarmi a dire che l'intento di Nick non è portare il lettore ad amare un personaggio. Nick racconta la vita vera e nella realtà le persone sono come i suoi personaggi: umani. Ci ricorda che, anche se siamo in un romanzo, non è detto che in un ambiente troviamo qualcuno che ci vada "a genio", dobbiamo alle volte adattarci e cercare di convivere con quello che c'è di umano.
Mi piacerebbe molto poter mettere in relazione Funny Girl con altri libri di Nick Hornby, ma, come anticipato, mi è impossibile. Leggendo le recensioni su Amazon e altri siti mi rendo conto che i suoi fan lo reputano uno dei suoi migliori romanzi. Vi lascio la loro parola, per quanto mi riguarda posso dire di voler assaggiare nuovamente la sua scrittura. Sul comodino mi attende da tempo Non buttiamoci giù, vediamo se questo riuscirà a farmi innamorare dello scrittore inglese.
Per vedere il mondo a 360° vi ricordo che Funny Girl è anche un musical che è divenuto nel 1968 film con la regia di William Wyler, interessante no?

martedì 3 settembre 2013

Sabato di Ian McEwan: recensione!

Non ho ancora capito se mi sia piaciuto o meno Sabato di Ian McEwan.
Temo che lo capirò forse quando metterò l'ultimo punto a questo post. O forse no.
L'ho terminato ieri sera, a pochi minuti dalla mezzanotte. Ho chiuso il libro e mi sono detta: Ian, sei riuscito di nuovo a stupirmi, non capivo dove volevi andare a finire con questa storia.
Fondamentalmente Sabato racconta il sabato di una persona, un medico di nome Henry Perowne, un cognome a dir poco impronunciabile, per questo ringrazio di avere un blog e non un canale video. Sabato quindi parla del sabato di Perowne, da quando si sveglia nella notte a quando va a dormire la sera. Detta così la maggior parte di voi dirà: che libro noioso! E invece qui vi sbagliate.
Se lo scrivesse uno scrittore di scarsa qualità probabilmente si risolverebbe in una cosa: "Bob si alza, va in bagno, si lava i denti, fa colazione, si rilava i denti, bacia la moglie prima di uscire di casa, va a fare jogging, torna a casa, fa una doccia, mangia un'insalata a pranzo, esce a fare una passeggiata con la moglie che nella vita fa solo a maglia, torna a casa, prepara la cena, cenano, una cena iper salutista con protagonista un'insalata, si siedono sul divano, guardano un film, terminato il film vanno a dormire." Fidatevi, non è così!
Hitchcock diceva che il cinema è vita con le parti noiose tagliate, Sabato di McEwan è questo.
E' una cronaca di una giornata, ma non è una giornata come tutte le altre. Comincia infatti con Perowne che si sveglia nella notte, guarda fuori dalla finestra e vede un aereo che sta precipitando, inizia a domandarsi se per caso sia opera di qualche terrorista e si chiede in quale caos verteranno di lì a poco i Pronto Soccorso dei vari ospedali. Di lì a poco scoprirà essere un aereo russo che non ha niente a che vedere con il mondo arabo e islamico. Quello stesso giorno poi, durante la cena, ci sarà una riunione di famiglia, la figlia Daisy tornerà da Parigi, ci sarà anche il suocero Grammaticus, poeta di grande fama, questa sembra essere l'attesa più grande di Henry, il suo traguardo della giornata, ma prima di arrivarci ci sono molti e molti step.
Dalla partita a squash, la visita alla madre nel ricovero per anziani, il tour per acquistare il necessario per la cena, ogni momento però non è piatto e noioso, forse non è nemmeno eccessivamente brillante e pieno di azione, eppure sono tutte gocce, piccoli attimi che compongono la giornata di Henry e che ci portano gradualmente verso quella cena che rappresenta un po' la resa dei conti, il momento in cui tutti si mettono in gioco, in cui riemerge il senso della famiglia, della squadra.
Come al solito non scenderò troppo nei dettagli, per non rovinarvi la storia, ma credo davvero che McEwan sia riuscito nuovamente a dimostrare che è un grande narratore, un ottimo scrittore. Il personaggio i Henry è veramente costruito nel dettaglio, nel momento in cui è al lavoro nella sala operatoria, lo scrittore si sofferma a lungo a descrivere l'operazione, come se fosse egli stesso un medico, nei momenti di dibattito tra Perowne e la figlia riguardo la guerra in Iraq analizza molto attentamente le due voci dei personaggi, riesce a costruire uno scontro credibile e personalmente non sono riuscita a cogliere da che parte lo stesso Ian si sia schierato.
Un romanzo figlio del suo tempo, che risente molto l'influsso della guerra, del terrorismo, delle armi chimiche, un romanzo che mi ha fatto un po' effetto leggere proprio in questo periodo dove le parole guerra e armi chimiche sono all'ordine del giorno.
Sabato è sicuramente un libro che merita di essere letto e che mi invoglia a proseguire la mia avventura alla scoperta di McEwan. Credo che farò una pausa ora con Bianchini, Instant Love, per tornare a livelli più divertenti, ma presto mi ritufferò nel mondo dell'Inventore di Sogni, perché per me McEwan è questo, un sognatore che riesce a dare forma ai suoi sogni attraverso le parole, un visionario, un creativo, un demiurgo che riesce magistralmente a forgiare dalla terra i suoi personaggi, le sue storie. I suoi sono racconti di persone vere, di vite vere, alle quali sono state tolte le parti noiose, ma senza per questo essere lontani dal quotidiano.
Ecco, forse ho capito cosa penso di Sabato, mi è piaciuto, è palese. L'ho elogiato in tutti i modi. Mi resta solo una cosa da dire: leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate, se poi avete già avuto il piacere di gustarlo, lasciatemi un commento qui sotto.

VOTO:


martedì 27 agosto 2013

Miele di Ian McEwan: recensione!

Avevo in lista questo libro da mesi e a dire il vero l'ho già finito da qualche settimana, ho voluto farlo sedimentare perché volevo capire effettivamente se mi era piaciuto o meno.
Ho letto pareri molto discordanti su Miele di McEwan, c'è chi lo ha amato e chi lo ha odiato. E io dove mi colloco?
Abbiate pazienza, facciamo un salto nel passato, nel mio passato.
Quando è uscito Espiazione, non ho potuto fare a meno di gustarmelo, con piacere. Conoscevo vagamente l'autore del romanzo, avevo letto quando ero dodicenne: L'inventore dei sogni, mi aveva piacevolmente incuriosito e affascinato la fantasia di McEwan. Sapevo che era uno scrittore "forte". La mia prof delle medie un giorno, quando ormai ero universitaria, mi ha detto: "Prova a leggere i romanzi, vedrai come cambia.".
Avevo avuto l'esperienza-Pennac, ovvero avevo letto i libri per ragazzi e poi ero rimasta meravigliosamente sconvolta dal suo stile secco e allo stesso tempo concitato che utilizzava nei libri con il signor Malaussene. 
Pennac è un genio, riesce a scrivere con voci differenti a seconda delle persone alle quali è rivolto il romanzo. Speranzosa di ritrovare lo stesso genio in McEwan, dopo aver visto Espiazione, ho deciso che avrei dovuto leggere assolutamente il libro.
Disastro e non so nemmeno come sia avvenuto!
Ero letteralmente "presa bene" dallo stile di McEwan, avevo consigliato il libro a millemila persone prima ancora di finirlo e poi? Non so cosa sia successo. La definirei una sbandata, non so. Sta di fatto che ho abbandonato la lettura di Espiazione a metà libro. Vi prego di non farlo, perché questo romanzo non lo merita affatto! Non so cosa mi sia successo, soprattutto come sia possibile che non sia ancora riuscita a recuperarlo! Espiazione giace fermo sulla mia libreria da tempo, ma la cosa che più mi infastidisce è che non so spiegarmi il perché. E' passato molto tempo ormai dal giorno in cui ho riposto espiazione sulla libreria, quasi dimenticandolo, ma restando allo stesso tempo innamorata del film, tanto da vederlo, rivederlo e consigliarlo a tutti. 
Il tempo passa ed esce Miele. Incuriosita da questo nuovo romanzo mi sono trattenuta dal leggerlo. Avevo quasi paura di affrontare nuovamente questo scrittore. Temevo di non riuscire a leggerlo, di abbandonarlo nuovamente. Da quel momento è trascorso un anno circa e dopo una gita serale in libreria trovo un libro, "Come leggere uno scrittore". McEwan è tra quelli nominati, capisco che devo leggerlo assolutamente. Dalla sera alla mattina ho preso una decisione: devo leggere un libro di McEwan, quale? La risposta non tarda ad arrivare: Miele.
Mi tuffo letteralmente nella lettura obbligandomi a finirlo.
E....che tuffo!
Sono, come vi dicevo poco fa, rimasta estasiata, affascinata, impressionata da McEwan, mi sono innamorata del suo stile, del suo modo di costruire la trama. 
Serena è figlia di un vescovo, laureata in matematica, obbligata dalla madre ad approcciare una carriera scientifica a discapito dei suoi sogni che l'avrebbero indirizzata verso studi umanistici. E' una ragazza giovane, che fin da quando era piccola ama leggere i libri. L'Intelligence decide di arruolarla e di farla lavorare al progetto Miele, che le richiederà di avvicinare lo scrittore Tom Haley e di assoldarlo segretamente per farlo scrivere riguardo la causa dell'Occidente. 
Detta così la trama forse non ha niente di che, non sembra essere quella gran genialata o quella trovata pazzesca degna di un nobel. Eppure le emozioni che McEwan regala durante la lettura sono uniche. Il personaggio di Serena è costruito magistralmente, è apatica, non la si ama nè la si odia, sembra una specie di rapporto oggettivo, un report di un'attività, una donna quasi monotona e anche i suoi colpi di testa sembrano rientrare all'interno di un calcolo matematico, quella stessa matematica che lei rifugge ma che in realtà è parte integrante della sua vita. Una donna incapace di amare, incapace di vivere, brava a divorare libri ma nemmeno di grande qualità, romanzucoli acquistati per pochi soldi nelle librerie.
Accanto a lei poi ruotano altri personaggi che noi conosciamo dalla sua voce narrante, il libro infatti è scritto in prima persona e tutta la storia viene filtrata dagli occhi di Serena.
Tom Haley poi...vi stupirà, un personaggio davvero interessante, con una personalità che non riuscirete bene a inquadrare fino alla fine.
Da un certo punto del romanzo in poi comincia quella che io definirei la corsa finale, quelle cinquanta pagine nelle quali si scoprono molte delle verità del libro, vengono rivelati aspetti che prima non avevamo nemmeno lontanamente immaginato. 
Una corsa finale che ha il sapore dei 400 colpi, della libertà, della purificazione, una corsa che porta alla confessione delle verità nascoste che molti personaggi portavano con sè.
Fondamentalmente non si sa mai dove McEwan voglia andare a parare, non si può immaginare cosa accadrà dopo. Mc Ewan non delude, bisogna solo stare al gioco e attendere con calma.
Spero di riuscire presto a riprendere in mano Espiazione, credo che sia arrivato il momento giusto.


lunedì 22 luglio 2013

The Royal Baby is Born

Tra i "non me ne frega un cavolo" e i vari: "ho altro a cui pensare", c'è qualcuno che è veramente curioso di sapere più cose sul Royal Baby e il mio blog non poteva non dire la sua in questo momento. Abbiamo seguito Kate e William il giorno del suo matrimonio, ho sempre avuto un particolare interesse per il fascino aristocratico-britannico...e quindi questa sera devo iniziare a chiacchierare un po', tipo salotto sul Royal Baby.
E' nato, è un maschio, pesa 3,7 kg e..sia il piccolo che la mamma stanno bene. Anche il Principe Carlo sta bene, lui fino a questa mattina non ne sapeva nulla, era intento a guardare una mostra di trenini a 350 km da Londra. Il nonno più tranquillo del mondo.
Il pargolo è nato e fuori da Buckingham Palace è già stato esposto er cartellone che conferma la nascita del pargolo più atteso dell'anno. Mentre a Rio il Papa faceva il suo tour in mezzo alla folla dopo essere arrivato all'aeroporto, i giornalisti italiani finalmente si decidevano a pubblicare un articolo in italiano che confermasse la nascita del Royal Baby. 
La prima cosa che tutti si domandano, una volta conosciuto il sesso è: come si chiamerà la creatura?
Scartati Elisabeth e Diana, per ovvie ragioni, quali sono i nomi più accreditati? Onestamente non ho idea. Ero convinta fosse femmina. Il fatto che sia maschio ha rimesso in discussione tutto. 
Spero non lo chiamino Charles, o che inseriscano questo nome tra i diecimila che gli rifileranno. Edward? Philip? Boooh! 
Beh, noi attendiamo. Per Carlo ai tempi avevano atteso un mese per sapere il nome, per William il giorno del battesimo. Noi speriamo di scoprirlo...domani! Eddai!

Intanto auguriamo ogni bene alla nuova Royal Family!

Curiosità: tutti i bambini nati in questo giorno nel Regno Unito riceveranno in regalo un penny d'argento, simbolo di buon auspicio per il popolo britannico. Sono state coniate più di 2000 monete, un regalo carino...no?

Foto di Repubblica

mercoledì 12 giugno 2013

Fegato e Cuore di Alessandro Marchi: recensione!

Ho intravisto questo libro presso lo stand di Book Salad durante il Salone del Libro e la copertina mi ha colpita da subito, per non parlare poi del titolo. Fegato e cuore, di cosa mai può parlare un romanzo con questo titolo?
Presa dall'impeto, ho comprato l'ebook (solo 3,99 € una spesa più che ottima per un libro elettronico) e mi sono subito immersa nella lettura. 
Fegato e cuore di Alessandro Marchi racconta la strana amicizia tra Steve Campbell, ex giocatore del West Ham, ora alcolista e Vincenzo Caligiuri, giovane italiano andato a Londra in cerca di fortuna. 
Fin dalle prime pagine è interessante notare quanto i due siano una strana coppia, due personaggi apparentemente agli antipodi, Steve beve come una spugna, Vincenzo invece non può bere alcolici, anche se vorrebbe, ma il suo fegato è malato e quindi il dottore non glielo permette. 
Steve vive senza regole, mentre Vincenzo si pone molti paletti nella sua vita, è rispettoso degli orari lavorativi e delle regole, sarà proprio l'incontro con Steve a rompere questa sua monotonia a insegnargli a rischiare e a trasgredire. Tutto infatti comincia con una birra servita proprio a Steve oltre l'orario concesso dal proprietario del fast food, Vincenzo guadagna così una sospensione per trasgressione del regolamento. 
Vincenzo in cerca di un lavoro e di una casa con Craig finisce ad abitare da Steve e la sua vita viene ulteriormente sconvolta, nel giro di poco tempo da antisportivo diviene un calciatore ed entra a far parte del Bari FC, una squadra multietnica di quartiere e, nonostante i primi tempi sia destinato a guardare le partite dalla panchina, gradualmente viene coinvolto e diventa, a suo modo, un calciatore. 
Steve però ha un'ulteriore particolarità: ha due cuori. Uno, il suo originale, è conservato sotto formaldeide ed è una specie di trofeo, è stato proprio a causa di quel cuore che ha smesso di fare il calciatore, ora ha un muscolo cardiaco nuovo, di origini sconosciute, quell'organo gli ha dato una seconda possibilità, una seconda vita. Steve è convinto di questo, ma le vicissitudini non lo fanno concentrare a fondo su questo concetto, spesso lo perde di vista, a causa anche del suo brutto carattere e di alcune questioni irrisolte con il padre e con il figlio appena maggiorenne. 
Fegato e cuore è un libro divertente, ironico, coinvolgente, ma che fa anche riflettere molto, tra partite di calcio, birre, tazze di tè, scarpe da calcio troppo appariscenti e turni massacranti al fast food, la storia corre veloce, ricca di colpi di scena. 
Lo stile di Alessandro è davvero piacevole, giovane e frizzante, riesce a rendere il personaggio di Vincenzo piacevole, grazie appunto all'incontro con Steve. Sinceramente se prendiamo Vincenzo da solo, è difficile dire che sia una persona interessante, è piuttosto monotono e ripetitivo, una persona quasi triste, uno di quei personaggi che sono destinati a vita ad essere amici del protagonista. L'incontro con Steve gli ridona vita, è la sua seconda possibilità o, se non proprio così forte, è la sua seconda vita. Vincenzo ricomincia a prendere in mano la sua vita grazie a Steve, viene coinvolto nelle esperienze più assurde nelle quali forse non sarebbe mai incappato. Vincenzo e Steve sono personaggi agli antipodi, si completano e si attraggono a vicenda, l'amicizia che nasce tra loro diventa una vera e propria dipendenza, ci fa comprendere che l'uno non può vivere senza l'altro. Il rigore di Vincenzo necessita della follia di Steve e viceversa. 
Un romanzo forse un po' maschile, dove l'unica donna che compare è la ex moglie di Steve e non fa per niente una bella figura, l'altra è una fantomatica fidanzata di un loro amico, ma non entra mai in scena, viene solo raccontata.
Consiglio caldamente di leggere Fegato e cuore, è stata davvero una piacevole scoperta post Salone del Libro 2013. 

VOTO:



mercoledì 13 febbraio 2013

Vidi: Il canto del cielo di Sebastian Faulks


Durante una delle mie peregrinazioni librose, mi sono imbattuta in Il canto del cielo di Sebastian Faulks edizioni Beat, un interessante libro ambientato praticamente tra gli anni 10 e gli anni 70.
Un periodo storico molto ampio, durante il quale si è svolta la maggior parte degli eventi del 900. Un libro sicuramente molto ambizioso, che mi incuriosisce in primo luogo perché scritto da uno scrittore inglese, in secondo luogo perché è già stato fatto uno sceneggiato dalla BBC e prima di vederlo vorrei leggerlo.
Voi lo conoscete?
Cosa ne pensate?


TRAMA
Stephen Wraysford è un ventenne inglese, orfano e senza più legami, trasferitosi in Francia per lavorare in un’industria tessile. Isabelle è una ragazza irreprensibile, che rispetta, con rassegnazione, i doveri coniugali di un matrimonio combinato. Quando si incontrano, ad Amiens, nel 1910, i due vengono travolti da una passione bruciante che non possono ignorare. Ma quando Isabelle scopre di essere incinta, la loro relazione s’interrompe bruscamente. Entrambi torneranno alla vita di tutti i giorni, ma la cicatrice di quell’amore
segnerà per sempre le loro esistenze. Pochi anni dopo, la Grande Guerra sconvolge il continente. Nel 1917 Stephen è di nuovo in Francia, a lottare per la vita nel corso dei conflitti in cui si ritroverà a combattere tra le fila dell’esercito inglese, nel mezzo delle carneficine a cui dovrà assistere. Sopravvissuto, e di nuovo sui luoghi della passione, ritroverà Isabelle, profondamente segnata, nel corpo e nello spirito, dalle atrocità del conflitto; ma, per l’indecifrabile alchimia dei sentimenti, ne sposerà la sorella, Jeanne. Londra, 1978. Elizabeth, nipote di Stephen Wraysford, decide di indagare la storia della sua famiglia. Sarà nelle pagine del diario di suo nonno che troverà le risposte a molte domande e la forza per cominciare una nuova vita. Il canto del cielo è un’indimenticabile narrazione storica. Una struggente storia d’amore, di passione, di abbandono e speranza. Un racconto che si snoda attraverso i decenni e le generazioni del Novecento, per restituire il dramma di un’intera epoca e ricostruire la tragedia, collettiva e individuale, di chi ha contemplato con i propri occhi l’orrore della guerra.


L'AUTORE

Sebastian Faulks, ha collaborato con il Daily Telegraph, il Sunday Mirror e l’Indipendent. Scrittore di conclamata fama e vincitore del British Book Award, è autore di biografie e di romanzi storici di successo. Vive a Londra con la moglie e i loro tre figli.





sabato 17 novembre 2012

Vidi: Mokita di Federica Frezza

Ieri, venerdì 16 novembre 2012, è uscito il nuovo libro di Federica Frezza che vi avevo preannunciato sulla fanpage, titolo: Mokita! (Il punto esclamativo non fa parte del titolo)
Ammetto che attendevo da tempo questo nuovo libro di Fede, dopo aver letto Squeegee Boogie sono stata contagiata dalla sua scrittura, quindi non ho potuto fare a meno di acquistarlo subito sul Kindle Store di Amazon. (Ma come direbbe Fede, se vuoi la versione cartacea la trovi QUI)
Eccovi la sua scheda e dopo qualche commento on the road! 

TRAMA

Un’investigatrice privata, nell’immaginario comune, tutto fa fuorché annoiarsi. Ma R. non è solo un’investigatrice: è soprattutto una giovane donna che lotta con se stessa per affermarsi, capirsi, definirsi, scindersi (nell’alter ego elettronico e la personalità reale, tangibile, ad esempio). Una giovane donna che, dall’atmosfera apparentemente “leggera” dell’inizio, ci trascina in un incubo inaspettato, coinvolgendoci emotivamente, ma soprattutto impedendoci di staccare gli occhi dalle pagine che ne raccontano le avventure.


L'AUTRICE
Non trovando una biografia ufficiale di Federica, vi rimando al suo SITO dove troverete tutto quello che che c'è da sapere su di lei. Potete seguirla su Facebook, Twitter, Tumblr, Youtube (e qui davvero MERITA!)

Trovo sia un personaggio molto interessante, eclettico e geniale, mai scontata, grande lettrice, molto critica (nel senso positivo), amante dei gatti. L'ho conosciuta grazie ai suoi meravigliosi video di make up che da più di un anno non fa più, ma l'avevo conosciuta anche per le recensioni di film e libri, che continua a fare tutt'ora. E' sempre una voce interessante, brillante e innovativa
Vive a Londra, è bilingue, fattore che le permette di conoscere due culture, quella italiana e quella inglese, cosa a mio parere meravigliosa per uno che vuole fare lo scrittore.
Seguitela, non ve ne pentirete.

Riguardo a Mokita, che dire, so che c'entra il poker in qualche modo, lo so perché avevo visto un vecchio video di Federica in cui parlava della sua attività di scrittrice. Aveva spiegato di essersi "studiata" il poker proprio per Mokita.
Ieri ho iniziato il libro ma non ho ancora abbastanza materiale per darvi un giudizio, anzi, credo che mi sbilancerò completamente a libro concluso. Per ora sono all'inizio e posso dire, alla milanese, che "La Fede è sempre la Fede" e fin dalle prime pagine mi sembra di sentire la sua voce quando lo leggo.

E voi conoscete Federica Frezza? Attendevate Mokita?

La prefazione del libro è stata scritta da Chiara Poli, chi è? Eccovi il suo BLOG! Trovo sia scritta in modo dolcissimo ricca di parole stupende che rispecchiano perfettamente il mio pensiero su Federica e sulla sua bravura! Dopo averla letta divorerete Mokita ancora più in fretta!

P.S. per Federica Frezza--> Scusa se ti chiamo "Fede", so che non ci conosciamo, ma spero non ti dispiaccia!


lunedì 3 settembre 2012

Vidi: Sweet Tooth di Ian McEwan

Alzi la mano chi non ha mai letto nulla di McEwan.
Alzi la mano chi ancora non conosce McEwan.
Alzi la mano chi non ha urlato: GENIALE! dopo aver visto Espiazione.

Adoro McEwan! Scrittore geniale, abile tessitore di trame, arguto, sottile, dotato di una grande abilità creativa. Notizia di questi giorni è l'uscita in Italia del suo nuovo libro Sweet Tooth presso Einaudi. Sul subito mi sono detta: devo prenderlo! Poi ho pensato ai prezzi di Einaudi...e la mia voglia di acquisto si è un po'...spenta. Prezzi a parte, presentiamo l'opera!

TRAMA
Siamo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta. La Guerra Fredda è terribilmente calda e la rivoluzione sessuale con la sua invasione di minigonne non contribuisce ad abbassare la temperatura. In una Cambridge agitata dai primi fermenti della contestazione, Serena studia matematica ma riversa le sue ambizioni letterarie in un giornale studentesco dove cura una rubrica editoriale. Scrivendo di libri scopre di essere diversa dalla massa dei suoi coetanei, generalmente orientati a sinistra: recensisce entusiasta Solzenicyn, Milosz, Koestler e tutti gli altri autori che, direttamente o indirettamente, criticano o soffrono la censura del blocco sovietico. Nel frattempo intreccia una relazione con un professore di storia, Tony Canning, cinquantenne, sposato, che fin dai tempi della guerra aveva collaborato con i Servizi inglesi. Insomma: una spia. Sarà lui a introdurre Serena all'interno dell'MI5, il controspionaggio inglese. E cosa c'è di più eccitante per una ragazza romantica, sognatrice e un po' ingenua che giocare alla spia? Alcuni mesi dopo, a Serena viene affidato un incarico: gestire il finanziamento da parte dei Servizi, attraverso una Fondazione di facciata, di alcuni scrittori, giornalisti, intellettuali "non allineati" all'ideologia egemone ­ socialista, filocomunista o filosovietica ­ dell'intellettualità britannica. Non si tratta di intervenire su ciò che scrivono ma di "facilitargli la vita", sovvenzionandoli, di modo che possano scrivere e pubblicare i loro testi. 

Mi dispiace che ancora non sia possibile vedere un'anteprima della copertina italiana del libro, per ora ci accontentiamo di quella inglese, ma restate sintonizzati! Appena verrà ufficializzata, cercherò di pubblicarla.

domenica 2 settembre 2012

La ragazza di Charlotte Street: Recensione!

Quando ho visto che sarebbe uscito in libreria questo libro mi sono detta: devo assolutamente leggerlo! Avevo moltissime aspettative nei confronti di La ragazza di Charlotte Street:
- è ambientato a Londra
- dicono che Danny Wallace ricordi lo stile di David Nicholls
- Danny Wallace ha scritto la sceneggiatura di Yes Man, che per quanto non sia il film più figo degli ultimi anni è sicuramente un buon prodotto
- Danny Wallace lavora in tv
- è un esordio letterario
- la storia parlava di foto
- avevo voglia di una storia che facesse sorridere, una buona storia
Ho avuto la fortuna di trovarlo ad un prezzo super scontato su libraccio.it, come vi avevo raccontato QUI, e dopo aver terminato di leggere La Zona Morta di Stephen King, mi sono subito fiondata a divorarlo.
Che dire: mi è davvero piaciuto molto!
Insomma, la storia all'inizio può sembrare banale: ci troviamo di fronte al solito personaggio che viene lasciato dalla ragazza che ovviamente ha già trovato un ottimo sostituto, migliore del nostro protagonista che, oltre ad essere tornato single, ha avuto addirittura la brillante idea di abbandonare l'insegnamento per dedicarsi al giornalismo. Fino a qui gli ingredienti sono i soliti, ottimamente gestiti da Danny Wallace che riesce ad inserire quel quid in mezzo a tutto questo che costringe il lettore ad incollarsi al libro. Il nostro protagonista, che è bene direi chiamare con il suo nome: Jason, una sera su Charlotte Street aiuta una signorina sconosciuta a salire sul taxi. La ragazza è stracarica di sacchetti e durante l'operazione dimentica una macchina fotografica usa e getta nelle mani di Jason. Grazie a questo espediente inizia la vera storia di Jason che da ex in tutte le cose che ha fatto fino ad ora, ricomincia a prendere in mano la sua vita alla ricerca della ragazza di Charlotte Street. Incoraggiato dall'amico coinquilino Dev inizierà a sviluppare le foto della macchina fotografica così tremendamente demodè e deciderà di dare un nome a questa giovane e affascinante donna, soprattutto perché nelle varie foto compare anche Jason, sullo sfondo certo, ma c'è anche lui e...quanto è strano trovarsi nelle foto di altre persone completamente sconosciute? 

La storia poi, è quasi scontato, ma lo dico, evolve in mille sfumature (grazie al cielo non di grigio, come va di moda di questi tempi...), con ex partorienti e in procinto di sposarsi che ritornano, impegni più o meno legati al lavoro, gite fuori porta...il tutto servito in tavola con la giusta dose di humor e simpatia che rende il protagonista Jason ancora più reale e sicuramente adorabile agli occhi del lettore. Jason non è un play boy, tutt'altro! E' forse l'anti Mr Grey, Jason è un moderno pasticcione, insicuro, un po' sognatore, con la sua buona dose di rimpianti e particolarmente incline a fare figuracce, insomma una persona normale, ma mai banale. 
Che dire, un libro affascinante, da leggere assolutamente, da regalare alle amiche, agli amici, a chi magari ha bisogno di leggere una storia carina, divertente, piacevole. Un libro che segue effettivamente la falsa riga di David Nicholls, proprio per questo motivo mi auguro di leggere presto un nuovo libro di Danny Wallace.




VOTO



Gli eroi delle Paralimpiadi

Qualche settimana fa eravamo tutti in preda al fascino Olimpico, contavamo gli ori, controllavamo il medagliere ogni sera per vedere quale nazione si era aggiudicata più medaglie, ascoltavamo i gossip, le interviste post gara degli atleti, le sciocchezze di certe prime donne. Da qualche giorno sono cominciate le Paralimpiadi e tutto tace. Nessuna televisione dedica spazio alle gare, nessuno si ricorda di questi atleti e della loro doppia fatica nel raggiungere quel traguardo. Per loro più che mai essere all'olimpiade, rappresentare il proprio paese è un traguardo, ogni giorno per loro è una sfida, vederli gareggiare fa venire la pelle d'oca perché loro credono pienamente in quello che stanno facendo, non generano pettegolezzi, voci di corridoio, loro vivono per lo sport, quello vero! Scendono in pista, in piscina, sul campo e gareggiano nonostante tutto, nonostante tutti.
Paolo Villaggio ha dichiarato che le Paralimpiadi sono uno spettacolo triste. Mi dispiace dirlo, ma di triste c'è solo la sua affermazione. Deve ringraziare il cielo ogni giorno di non essersi mai trovato a dover convivere con qualche handicap fisico! 
Credo che nessuno possa sapere quello che si provi fino a quando non si entra in contatto con queste cose. Ho conosciuto nella mia vita diverse persone disabili, la cosa che mi ha stupito maggiormente, e che rivedo in questi atleti, è il loro sorriso. 
Loro sorridono. 
Noi siamo dei musoni, non riusciamo a vedere il bello delle cose, non ci rendiamo conto di quanto sia meraviglioso poter vedere le cose illuminate dalla luce del sole, poter vedere il cielo che si fa nuvoloso prima di piovere, poter scendere dal letto con le nostre gambe, poter far da solo ogni cosa. Loro hanno bisogno di qualcuno che sia per loro occhi, gambe, braccia, orecchie....
Penso che le Paralimpiadi ci debbano sensibilizzare, debbano aiutarci a guardare con il cuore, a capire la forza, il coraggio di queste persone e di ugelli che gli stanno accanto, perché i disabili non sono qualcosa di cui aver paura o da nascondere, sono maestri di vita! Loro hanno il coraggio di sorridere nonostante tutto e nonostante tutti. Penso che rideranno alle affermazioni di Paolo Villaggio, parole al vento, che lasciano il tempo che trovano ma che ahimè rispecchiano il pensiero di molti. Non credo di per cambiare il pensiero di queste persone, ma chiedo a loro solo un istante di provare a immedesimarsi in uno di questi ragazzi, provare ad immaginare, anche se so che è impossibile, almeno un briciolo di quello che vivono nel quotidiano...e poi ditemi seriamente se questi non sono EROI.

lunedì 27 agosto 2012

Scene Olimpiche

Di quest'Olimpiade non voglio dimenticare:

Kenneth Branagh che recita Shakespeare
La Rowling che legge Peter Pan
James Bond che va a prendere la Regina Elisabetta, quella vera!
La Vezzali che lotta fino all'ultimo per il suo bronzo
Il podio azzurro della scherma
La nostra squadra maschile di tiro con l'arco che confrontata agli Americani palestrati e abbronzati sembrava scappata dal circolo della bocciofila
La nuotatrice cinese che negli ultimi 50m nuota più veloce dei colleghi maschi
La Pellegrini che si ritira che poi non si ritira che poi si qualifica che poi...non vince
Michelle Obama che sostiene la squadra di basket
I Giapponesi che fanno ricorso per la loro squadra di ginnastica e soffiano l'argento alla Gran Bretagna
L'intervista di Magnini dopo aver perso i 100m
Le lacrime della ginnasta russa
Le lacrime di gioia delle ginnaste americane
La tutina del Coreano che nella finale per il bronzo contro Baldini non faceva contatto
Phelps e le sue innumerevoli e meritatissime medaglie
Il tifo del pubblico inglese durante il canottaggio
L'oro dello slalom su canoa
Il bronzo di canottaggio a due
I make-up delle ginnaste
Le unghie con la bandiera italiana delle ragazze del Beach Volley
Valentina Vezzali che bacia la pedana dopo aver vinto l'oro nel fioretto femminile a squadre
L'oro delle italiane del fioretto femminile a squadre
Il badminton che io ho sempre chiamato tennis con il piumino, ma che ora chiamerò sempre badminton non solo perché è il suo nome, ma perché fa molto stile!!
L'oro degli italiani del fioretto maschile a squadre
Il bronzo della spada
Iosefa Idem che nonostante non sia più ventenne si qualifica e arriva quinta.
Usain Bolt, il nuovo superman!
Il dressage e gli elegantissimi fantini
Le gare di atletica
Le esclusioni per doping
Le lacrime di gioia o di dolore sui volti degli atleti
La bellezza di Londra
...e molto altro ancora.

Credo che l'Olimpiade Londinese abbia avuto un grandissimo successo. Gli Inglesi hanno dimostrato di saperci fare e di essere dei bravi organizzatori. Ora il testimone passa a Rio, in bocca al lupo! 

martedì 31 luglio 2012

Storia del fuoco sacro di Olimpia e del braciere deambulante


Ieri, lunedì 30 luglio, è sorta la polemica del braciere, collocato al centro dello stadio è stato spento e spostato all'esterno. Subito tutti i benpensanti si sono alzati e hanno additato la scelta londinese come scandalosa e non conforme alle regole olimpiche.
Ora, gente del mondo intero, non avete pensato che magari il comitato olimpico sia stato consultato da Boyle riguardo la collocazione e lo spostamento del braciere? Non avete pensato che il Sacro fuoco di Olimpia sia stato prelevato e poi ricollocato sul braciere?
Credo che lanciare accuse senza riflettere minimamente sui fatti sia da veri imbeccilli! Ieri sulla fanpage di Repubblica numerose persone insultavano Boyle e gli inglesi per questa scelta. Per non parlare poi di quanti definiscano una spesa inutile i giochi olimpici soprattutto visto il periodo economico che stiamo attraversando. L'Olimpiade si è fermata solo in caso di Guerre Mondiali, lo stadio Olimpico di Roma è uno degli avanzi della mancata Olimpiade del 1940 ad esempio, diciamo che solitamente nell'antichità erano le guerre a fermarsi per l'Olimpiade. A parte questo, credo che a livello economico, è triste pensarlo, ma per certa gente è il caso di farlo notare, le Olimpiadi siano sì un investimento, ma allo stesso tempo c'è un grande guadagno economico per la nazione e anche di strutture, ricordiamo che a Londra è stato rivalutato un intero quartiere che era praticamente il bronx londinese, scusate se è poco! Ricordiamo, già che ci siamo, la grande fortuna che è stata Torino 2006 per la città di Torino.
Certo che se nel mondo mettiamo ogni cosa sul lato economico, allora cominciando dalle piccole cose per esempio io non dovrei minimamente scrivere questo blog che ad oggi [31 luglio 2012] non è per me fonte di guadagno, molti dovrebbero smettere di fare volontariato perché alla fine non viene in tasca nulla se non "i sorrisi delle persone aiutate". Ci lamentiamo di sentir solo parlare di titoli, borsa e altro...e poi siamo i primi ad attaccarci all'economia in momenti in cui la cara e vecchia signora può, grazie al cielo, passare in secondo piano. 
So che i soldi fanno la differenza, ma so anche che a volte per guadagnare bisogna prima di tutto spendere. Legge dell'economia pure questa, se non lo sapevate!
Tornando al nostro braciere, credo sia bellissima e geniale l'idea di Boyle di crearlo con dei petali portati da ogni nazione, perché quel braciere arde per tutte le nazioni, quello è il Sacro Fuoco di Olimpia dea delle Olimpiadi, quindi ripeto, e ne sono convinta, che Boyle avrà preso tutte le precauzioni del caso di comune accordo con il comitato olimpico. Non stiamo parlando dell'organizzazione del compleanno di un bambino di tre anni, sono le Olimpiadi! 


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