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martedì 15 aprile 2014

Spodestando il Manzoni #BIT

Premesso che qualcuno potrebbe dire: e a me chemmeffrega, voglio raccontarvi oggi una cosa molto personale che ho scoperto soltanto ieri.

Vicino a casa mia non c'è più l'osteria Donna Prassede, è stata spodestata da un ristorante che si chiama Serranos. Il Manzoni perde il posto e arrivano gli spagnoli. Oltre il danno, la beffa. Povero Ale, si starà rivoltando nella tomba, il ristorante che portava il nome di un suo personaggio è stato spodestato da un ristorante dal nome spagnoleggiante. 
Però...pensavo: e se a breve si trasformasse in una versione torinese del Central Perk di Friends? Oppure del celebre MacLaren's Pub di How I Met Your Mother? Infondo è il sogno di tutti avere il punto di aggregazione sotto casa, dove entri e dici: "Il solito, Boe!". Dove il barista ovviamente deve chiamarsi Boe, come insegnano i Simpson, e se non si chiama Boe, si chiama Bob perché in qualsiasi caso è giusto dargli un nome corto e pratico, da associare alla frase: "Il solito...", così la vostra ordinazione arriva prima e potete ricordarvi il suo nome anche da ubriachi. Viste poi le lettere che lo compongono, potreste anche riuscire a pronunciarlo da ubriachi. 

Insomma, speriamo che l'invasione spagnola subita da Donna Prassede non sia un male, vediamo cosa accadrà prossimamente e speriamo diventi un punto di aggregazione migliore del bar spocchioso e pedante, pieno di artisti un po' poco artisti che occupa prepotentemente il marciapiede ogni sera con in mano il bicchiere della birra. Su Ale, fattene una ragione, tu hai già turbato i sogni di tutti gli studenti...non potevi anche monopolizzare il mondo della ristorazione! 

domenica 6 ottobre 2013

Romeo e Giulietta: ama e cambia il mondo...due parole!

Mi sento combattuta come se dovessi schierarmi a favore dei Montecchi o dei Capuleti, non saprei dire se questo musical mi sia piaciuto o meno. 
E' innegabile che sia un pacchetto mastodontico con scenografie ben studiate, costumi meravigliosi dai colori sgargianti, ma manca la sostanza del musical.
Mi spiego.
La sensazione che ho avuto durante lo spettacolo è che gli spettatori si sentissero in una vetrina, ogni scena era studiata per essere perfettamente rivolta al pubblico ma lasciando il pubblico fuori dal palco, lo spettatore restava fortemente ancorato alla poltroncina, non c'era la voglia di trascinarlo sul palco e nella storia.
La vicenda la conoscono tutti e su questo punto direi: per fortuna! La storia si perde in volgarità verbali e gestuali, ma non grossolanità, proprio volgarità: sesso e movimenti espliciti entrano nella storia di Romeo e Giulietta che io ho sempre immaginato un filino più casta o comunque sia caro il mio autore, puoi dirmi le stesse cose e mettermele in poesia: Cocciante docet! 
Un altro problema che ho riscontrato è tipicamente italiano: attori tutti bellocci che valgono di più per il loro aspetto che per la loro abilità di stare sul palco, poi guardarlo con le inquadrature Rai che tagliano l'80% dei movimenti per soffermarsi sui volti: oscenità!
Definire Romeo e Giulietta musical è un eufemismo. Per lo meno non lo è nell'ottica britannica del termine, sembra stiano recitando per una pubblicità di camomilla! Romeo è l'uomo mono-espressione sorride sempre con lo stile "faccia da schiaffi" e questa guerra tra Montecchi e Capuleti non fa paura nemmeno a un bambino!
Costumi e scenografie meravigliosi, è innegabile (scenografie tutte retroproiettate!), ma si sa che su questo noi italiani siamo forti. Anche se non ho amato molto la scelta dei colori rosso e blu per mettere a confronto le due famiglie, probabilmente è un bell'effetto a livello visivo, ma fa un po' Ferrarelle mista a Matrix, per non parlare della mamma di Giulietta che sembra Madre Natura di Batman. Ohi-Ohi!
Pecchiamo sulla narrazione, non riusciamo proprio a costruire qualcosa di brillante: che cavolo si sono fumati gli autori o l'autore che hanno scelto di usare i testi originali? Ma quanto sono pesanti!? Il musical è lo spettacolo delle masse, non deve far venire l'orticaria! 
Una nota tecnica che è sorta è la questione audio: la differita lo faceva sembrare in playback...pessima figura! Ma questo è un problema della Rai. E poi...diciamocelo: ma sti microfoni? Allora: Romeo e Giulietta doveva essere la "figata del secolo", ma spendiamo un po' di soldi e ci compriamo i microfoni di Broadway o della West End? Che almeno non si vedono e fanno meno Amici di Maria de Filippi?
A livello di voci anche qui ci sarebbe da aprire un libro: bravi, Romeo è in versione emo-neomelodica e vabbè siamo in Italia pure nella storia, ma sono tutte voci già sentite. Nessuna emerge per la sua particolarità, nessuna azzarda, si muovono su un terreno che conoscono perfettamente: ascoltate chi canta a Broadway e alla West End!! In Italia queste timbriche non le abbiamo!  
E quanti assoli!! Oh sti attori che ad un certo punto bloccano la narrazione e ci sparano un pippone di 3 minuti a cantarsela e a menarsela da soli...quanto siete pesanti? 
A parte che devo ancora capire quante canzoni portino effettivamente avanti la narrazione: siamo ai livelli di un recital! 
Parliamo poi del look degli attori: Romeo, oh Romeo, oh santa pazienza! I capelli! Ma caspita! Ma fategli qualcosa, spettinatelo, cotonatelo insomma...sembra un emo! Bellissimo eh, non c'è che dire, ragazzo stupendo, ma si intravede pure un tatuaggio ad un certo punto e non so se "a quei tempi" fosse normale che il fanciullo di una nobile famiglia si tatuasse come i galeotti. 
Shakespeare in tutto questo osservava l'arena dall'alto, seduto su una nuvola lanciava maledizioni contro il genio malefico che ha deciso di torturare a un tale livello la storia, saccheggiandola, reimpastandola, tagliando, cucendo, leggendo cose che non stanno nè in cielo nè in terra, concludendo: "Sono proprio italiani!".
Carino il backstage, mi ricorda molto quando facciamo noi gli spettacoli, solitamente siamo un filo più agitati, ma non abbiamo mamma Rai che ci riprende!

Sicuramente vederlo all'Arena sarebbe stata tutta un'altra cosa rispetto alla visione dal divano di casa, non ci sono dubbi, ma se una cosa è bella prende. Notre Dame de Paris di Cocciante (che ricordo essere Opera popolare e non musical) prendeva anche in tele, questo....nì. Alti e bassi, alcune canzoni sì, altre per niente, alcune coreografie moltissimo, altre..ma anche no!

In qualsiasi caso, come ho letto su Twitter, tra una risata e l'altra, questo è veramente il musical dei talent. Allora mi domando: ma tutti quei ragazzi che frequentano le scuole di musical in Italia? Non li considerano, è meglio piazzarci il fighetto, il volto noto, la giovane della tv piuttosto che prendere il ragazzo che si fa il mazzo dalla mattina alla sera, che sa cantare, ballare e recitare, è meglio investire sulla certezza: siamo in Italia. Cos'è la meritocrazia?

E comunque in mezzo a questo cast di talent mancava solo una persona per variare un po': Manuel Frattini, l'uomo del musical italiano! 

Morale della storia: ad un certo punto ho spento e sono andata a dormire, io che solitamente non abbandono mai il teatro o la sala cinematografica, ho lasciato lo spettacolo a metà.
Il musical il Italia è stato italianizzato. 
Come il western e lo abbiamo fatto diventare spaghetti western, peccato che però quello era fatto bene, perché manteneva le caratteristiche base del western, quelle "cose" che fanno parte del contratto che lo spettatore firma quando compra il biglietto. Quando si siede sulla sedia sa già cosa lo aspetterà, sta qui alla bravura del regista prendere gli stessi ingredienti e impastarli in modo diverso. 

David Zard dice di essere fiero di quello che è riuscito a fare, dice di aver fatto un bel musical. Caro David, io il biglietto per Romeo e Giulietta non lo compro, ma voglio investire quei soldi e anche di più per pagarti un volo per Londra e un biglietto per un musical che c'è nella West End. Nomi come Wicked, The Book of Mormon, Les Miserables, The Phantom of the Opera...sono ben lontani dal tuo Romeo e Giulietta, che è musical ma all'italiana, e cioè un recital. 

So già che molti di quelli che passeranno di qui diranno che non ho capito niente, che non capisco niente, che sono esagerata, beh...questa è la mia opinione e di musical (e dico musical) ne guardo e soprattutto non mi limito a guardarli. 
In qualsiasi caso: de gustibus!

Ah, un'ultima cosa!

Questi sono attori completi: l'80% dei tuoi, caro David, non lo è!





venerdì 5 luglio 2013

Premio Strega 2013: letteratura si o no?

Essendo nata il 3 luglio, in questi ultimi anni mi regalo o mi regalano sempre il libro del Premio Strega dell'anno. Dall'anno scorso poi mi piace seguirlo in tv, anche se la premiazione avviene dalla 23.30 in avanti e quindi prima dell'una non si è mai nel letto. Ieri sera ho seguito attentamente lo spoglio dei voti, facevo la diretta su twitter per ArtInTime e mi sono dilettata ad ascoltare le interviste agli scrittori in gara, nella famigerata cinquina, agli editori di questi scrittori e ad altri personaggi più o meno rilevanti presenti in sala. Come in ogni competizione c'era chi diceva che non avrebbe mai scommesso su questa cinquina, chi diceva di sapere i nomi dei cinque finalisti fin dall'inizio, chi difendeva a spada tratta libri rimasti fuori. Ad un certo punto mentre ero intenta a scrivere sento una frase che suonava più o meno così: "Il premio Strega era stato istituito in per rilanciare la cultura italiana."
Mi sono gelata.
La riflessione successiva che si è portati a fare è: "Anche oggi è così?". L'ho twittato. Nessuna risposta.
Crisi.
Non solo economica.
Siamo anche in crisi di cultura.
Ma non perché ci hanno tagliato i fondi. Perché oggi la definizione di cultura...è a dir poco complessa.
Il numero di scrittori e libri pubblicati cresce giorno dopo giorno, ho capito che in Italia tutti hanno un romanzo nel cassetto e sperano un giorno di pubblicarlo. Tutti poi si sentono Scrittori, sì con la S maiuscola, pronti a rivoluzionare la storia della letteratura. La storia della letteratura?
Al massimo gli ultimi libri pubblicati rivoluzionano la storia degli incassi, non di certo quella della letteratura!
Sono confusa.
Non riesco a chiarirmi le idee. Non so nemmeno se i cinque libri finalisti meritavano effettivamente di essere lì. Life is Hard, dicevo qualche ora fa con una mia amica. 
Ho solo domande, che magari qualche visitatore riuscirà a chiarirmi. 
Cos'è la letteratura oggi? 
E' vero che i grandi classici appena usciti avevano venduto pochissimo, hanno avuto un grande successo dopo la morte dello scrittore. Ma un domani nelle scuole si studieranno libri come "La solitudine dei numeri primi"?
Oggi i prof consigliano "La ragazza di Bube". E domani?
Cosa possiamo definire "culturale" tra le cose prodotte oggi?
I libri della cinquina diventeranno effettivamente dei "capolavori" un domani?
Libri di culto?
Quali sono i libri di culto realizzati dal 2000 in avanti? 
E poi soprattutto...l'attuale letteratura italiana come sta rilanciando il nostro paese? Come viene vista all'estero?

Rispondetemi! 

In qualsiasi caso ho già acquistato l'ebook del vincitore dello Strega, Walter Siti. Vediamo. 


venerdì 28 giugno 2013

Magris, chi è costui?

Tutto è cominciato una settimana fa con le tracce della maturità e l'uscita di Magris. Al liceo probabilmente di fronte a tale autore avrei esclamato con fare manzoniano, nello specifico donabbondiesco: "Magris, chi è costui?", fortunatamente la vita torinese al Collegio Einaudi mi ha fatto conoscere Magris. Ho assistito a una sua conferenza presso il Collegio, nel luogo dove lui aveva studiato, dove si era confrontato, dove sono nate le idee per la sua tesi di laurea che è stato il primo passo verso la scelta del percorso di studio all'interno del mondo universitario. Quando era stato in Collegio oltre ad aver raccontato la storia della sua vita, si era anche dilungato molto sulla questione Università e crediti. Mi è rimasta impressa una sua riflessione, ci suggeriva di non legarci ai crediti, di non trasformare ogni libro in crediti. E' necessario essere curiosi, aprire i nostri interessi, interdisciplinarizzarsi, spaziare oltre le nostre materie di studio, o anche semplicemente restare negli argomenti allargando un po' il campo. Il sistema universitario con i crediti, non ha fatto altro che tramutare in forma matematica il materiale che studiamo; a un credito corrispondono 25 ore, quindi tutti i professori si sono dovuti munire di credito-convertitore per capire quanti libri, quante pagine (!) dare per gli esami. 
Sto per dire una cosa antipatica, ma credo sia alla base della scelta del percorso universitario. Non tutti devono per forza fare l'università, questa cosa non è ben chiara. Sono convinta che bisogna studiare se si è motivati e soprattutto bisogna scegliere una materia che interessa! Studiare per cinque anni qualcosa che non piace è pessimo! Non capisco poi tutti quei siti che si perdono a fare statistiche che dicono quale facoltà è meglio fare per avere lavoro. Ragazzi, premesso che in 5 anni le cose cambiano, mi dite che senso ha andare a fare ingegneria se non potete sopportare la fisica, la matematica e la geometria? Oppure andare a fare medicina perché tanto so che quando uscirò da lì avrò un lavoro ben retribuito. So che forse ho una visione utopistica della vita, ma se davvero uno riuscisse a capire cosa vuole fare, mettesse le sue passioni davanti ai soldi...non sarebbe meglio? Certo, una passione non riempie il conto in banca, ma ne siamo certi? Siamo in un periodo di crisi, è difficile per tutti, in questo momento vince chi osa, chi ha il coraggio. Il sistema economico mondiale non è più quello di una volta, i lavori stanno cambiando, cosa non cambia? La mentalità. Il figlio che studia cinema...oddio che disonore! La figlia che fa lettere...ma cosa può fare dopo? L'insegnante? 
Svecchiamo la mentalità e proviamo a reinventarci, solo così si sopravvive a una crisi e soprattutto molti dicono che la cultura potrebbe essere il petrolio dell'Italia. E poi il figlio letterato ci fa schifo. Questo mondo è una contraddizione unica. 
Roosevelt  con il New Deal aveva voluto rilanciare l'identità americana, certo gli Stati Uniti erano una terra di immigrazione e quindi era necessario riportare l'americano al centro, la cultura: letteratura, cinema, fotografia, il suo era un progetto per riportare in auge il sogno americano, per riscoprire una nazione che dopo il crollo di Wall Street era ridotta sul lastrico. 
Ora, non dico che noi siamo l'America, e non dico nemmeno di trapiantare il processo rooseveltiano qui, anni dopo. Non avrebbe senso. Ma se noi Italiani, se ognuno di noi provasse a rivalorizzare la cultura, si prendesse a cuore un libro, un film, divenisse ambasciatore di un'opera culturale, se si riscoprisse veramente la letteratura, non solo i contemporanei, ma quelli che hanno scritto la storia della letteratura... Ho letto di gente che denigrava i Promessi Sposi e proponeva di sostituirli con scrittori francesi (!), ma dove stiamo andando a finire? Balzac al posto di Manzoni? E allora già che ci siamo leggiamo Fitzgerald al posto di Moravia, bruciamo Dante e leggiamo Milton. "Che ce frega della nostra letteratura?". 
Non siamo molto patriottici noi italiani. Non lo siamo proprio. 
Scusate il mio concitato pensiero, l'ho scritto di getto, erano parole che mi portavo dentro da un po'. Ci sto riflettendo da molto e non so cosa rispondermi. Ogni giorno al Tg sento storie di crisi, crisi, crisi! Ma noi cosa possiamo fare di concreto? A Roma fanno un po' pena in quanto a soluzioni...rimbocchiamoci le maniche, ci sarà da lavorare per un bel po'.

P.S. Ah, di Magris ho acquistato proprio ieri L'infinito viaggiare. So poco su questo autore, non ho mai letto nulla. Ma non condivido post idioti su facebook dove volgarmente mi domando chi è. Ciò che non conosciamo deve stimolarci in positivo, non deve inebetirci. 


mercoledì 13 febbraio 2013

Vidi: Il canto del cielo di Sebastian Faulks


Durante una delle mie peregrinazioni librose, mi sono imbattuta in Il canto del cielo di Sebastian Faulks edizioni Beat, un interessante libro ambientato praticamente tra gli anni 10 e gli anni 70.
Un periodo storico molto ampio, durante il quale si è svolta la maggior parte degli eventi del 900. Un libro sicuramente molto ambizioso, che mi incuriosisce in primo luogo perché scritto da uno scrittore inglese, in secondo luogo perché è già stato fatto uno sceneggiato dalla BBC e prima di vederlo vorrei leggerlo.
Voi lo conoscete?
Cosa ne pensate?


TRAMA
Stephen Wraysford è un ventenne inglese, orfano e senza più legami, trasferitosi in Francia per lavorare in un’industria tessile. Isabelle è una ragazza irreprensibile, che rispetta, con rassegnazione, i doveri coniugali di un matrimonio combinato. Quando si incontrano, ad Amiens, nel 1910, i due vengono travolti da una passione bruciante che non possono ignorare. Ma quando Isabelle scopre di essere incinta, la loro relazione s’interrompe bruscamente. Entrambi torneranno alla vita di tutti i giorni, ma la cicatrice di quell’amore
segnerà per sempre le loro esistenze. Pochi anni dopo, la Grande Guerra sconvolge il continente. Nel 1917 Stephen è di nuovo in Francia, a lottare per la vita nel corso dei conflitti in cui si ritroverà a combattere tra le fila dell’esercito inglese, nel mezzo delle carneficine a cui dovrà assistere. Sopravvissuto, e di nuovo sui luoghi della passione, ritroverà Isabelle, profondamente segnata, nel corpo e nello spirito, dalle atrocità del conflitto; ma, per l’indecifrabile alchimia dei sentimenti, ne sposerà la sorella, Jeanne. Londra, 1978. Elizabeth, nipote di Stephen Wraysford, decide di indagare la storia della sua famiglia. Sarà nelle pagine del diario di suo nonno che troverà le risposte a molte domande e la forza per cominciare una nuova vita. Il canto del cielo è un’indimenticabile narrazione storica. Una struggente storia d’amore, di passione, di abbandono e speranza. Un racconto che si snoda attraverso i decenni e le generazioni del Novecento, per restituire il dramma di un’intera epoca e ricostruire la tragedia, collettiva e individuale, di chi ha contemplato con i propri occhi l’orrore della guerra.


L'AUTORE

Sebastian Faulks, ha collaborato con il Daily Telegraph, il Sunday Mirror e l’Indipendent. Scrittore di conclamata fama e vincitore del British Book Award, è autore di biografie e di romanzi storici di successo. Vive a Londra con la moglie e i loro tre figli.





mercoledì 21 novembre 2012

Ebook gratis (o quasi!)

Ammettiamolo, gli ebook iniziano a piacere
Piacciono a chi deve viaggiare, a chi legge quantità industriali di libri, a chi vuole diventare un lettore ecologico. 
Piacciono a chi legge anche in lingua straniera e a chi ha fretta di avere tra le mani l'ultimo libro del suo scrittore preferito.
Piacciono a chi deve iniziare cinque libri prima di trovare quello adatto a lui e a chi vorrebbe possedere tutti i libri del mondo.
Non piacciono a chi rimane cronicamente legato alla carta e a chi non ha mai provato l'ebbrezza di viaggiare con i Pilastri della Terra in borsa.
Non piacciono a chi crede che l'ebook reader renda ciechi e a chi non ha tempo di documentarsi su internet per scoprire che l'ebook reader non è retroilluminato e quindi regala un piacere di lettura naturale.
Non piacciono a chi vorrebbe leggerli ma si trova disarmato davanti ai prezzi degli ebook. E questo è proprio il punto di partenza di oggi: diciamolo chiaramente, alcuni ebook costano ancora troppo! Lo dicevo l'altro giorno chiacchierando su face con un'amica-cibernetica, per chi legge molti libri (come noi blogger) gli ebook potrebbero essere una soluzione economica e che non occupa spazio, ma che prezzi, che prezzi!

Eppure, un modo c'è per risparmiare!
Se qualcuno pensa che io stia per scrivere un manifesto pro pirateria, si sbaglia di grosso! 
Esistono molti siti che propongono quotidianamente sconti sugli ebook, basta iscriversi e il gioco è fatto. Personalmente da qualche settimana tengo sotto controllo questi due siti: 
http://www.ebookgratis.it/ --> potete seguirlo su twitter per restare sempre aggiornati.
http://www.bookrepublic.it/ --> se vi iscrivete alla newsletter verrete aggiornati ogni giorno con le novità editoriali.
Spesso si trovano anche gli ebook gratuiti, altre volte si tratta di libri scontati, ma che pagate 0,99€, o 1,99€ o 2,99€, non sono mai prezzi eccessivi tipo 11,99€ che onestamente ritengo assurdo come prezzo per un ebook (quando il libro cartaceo costa pochi euro di più!).
So che questo discorso potrebbe non piacere agli editori, ma il lo dico principalmente agli studenti: l'ebook reader serve e potete anche risparmiare. Non voglio sembrare il Beppe Grillo della situazione, ma penso che in tempi di crisi bisogna farsi due calcoli. Qualche benpensante ora dirà: "Sì ma il lettore di ebook costa minimo 79 €!" verissimo, ma lo ammortizzate, fidatevi! Di sicuro più di due anni vi resiste, se non ci credete fatevi un giro su internet, oppure chiedete a chi lo usa in modo intensivo, ho sentito davvero pochissime lamentele in merito. Sono tantissime le persone che lo possiedono e che lo usano quotidianamente, fatevi un giro sulla metro londinese, ma anche in quelle italiane iniziano a farsi vedere.
Per ora io leggo da iPad e vi assicuro che a lungo andare può dare fastidio...quindi spero prossimamente di riuscire a prendere il Kindle. Per ora acquisto i libri sul Kindle store in modo da metterli nel cloud, così li avrò anche sull'ebook reader, però so che Kindle è uno degli ebook reader, ce ne sono molti altri. Quale sia il migliore? Dipende dalle vostre esigenze.

Un'ultima battuta, il libro a me piace sempre cartaceo...però se è un modo per risparmiare...ci faccio un pensierino!


mercoledì 10 ottobre 2012

Romanzo rosa di Stefania Bertola: recensione!

Avevo adocchiato questo libro tempo fa sul sito di Einaudi, la mia amica Alessandra (nota consigliera di libri, che scrive per ArtInTime) mi ha sempre parlato molto bene di Stefania Bertola, scrittrice torinese, ma non mi era mai capitato prima d'ora di leggere qualcosa di suo. 
Quando su libraccio.it ho trovato questo libro in offerta mi sono detta: devo leggerlo! È un segno! Okay, si forse proprio in segno no, ma siccome sto sempre molto attenta sugli acquisti di libri, trovarlo scontato su libraccio mi sembrava un ottimo affare e soprattutto un'occasione imperdibile. Non starò qui a dilungarmi nuovamente sulla questione libraccio e libri usati, perché ne ho già parlato più volte. Passiamo subito al libro.

La trama forse ad un primo impatto può sembrare banale, scrivere un romanzo rosa in sette giorni, che storiella sciocca e tremendamente da donne. Altolà caro lettore, getta i tuoi pregiudizi: è edito da Einaudi e già questo è un buon motivo per avvicinarsi a questo libro, inoltre Stefania Bertola non scrive Melody, quindi abbi pazienza, vai oltre la trama e ammira la genialità di questo romanzo.
Ambientato principalmente nel circolo dei lettori di Torino, Romanzo Rosa ci racconta la storia di Olimpia e del suo corso di scrittura che le permetterà in una settimana di realizzare un romanzo Melody, un capitolo al giorno per sette giorni. Guidati dalla misteriosa Leonora Forneris gli iscritti al corso capiranno quali sono gli ingredienti base per costruire un Melody credibile, perché anche questi romanzetti da ombrellone richiedono a loro modo le giuste accortezze stilistiche e narrative.
Stefania Bertola ci regala un prodotto accattivante, strutturato in sette capitolo che scandiscono la settimana, attraverso lezioni al circolo, appunti della Forneris e sedute di scrittura a casa. Un romanzo breve che si focalizza principalmente sul come arrivare a realizzare questo prodotto e che non dedica ampie divagazioni sulle vicende dei personaggi, solo il giusto per connotarli e caratterizzarli. Un libro sfizioso e delizioso, una lettura fresca che vi farà sorridere e a volte proprio ridere.

Consigliato solo alle donne? Ma anche no! Al corso di scrittura sono iscritti anche molti uomini, quindi potrebbe essere una lettura interessante anche per loro.

giovedì 13 settembre 2012

Tra donne sole di Cesare Pavese: recensione!

Tra donne sole di Cesare Pavese è uno dei libri del comodino 2012, anche questo letto per un esame. 

Clelia è una donna in carriera, di origine torinese, abita ormai da qualche anno a Roma dove lavora in una boutique. Ritorna a Torino per aprire un negozio di sartoria, inviata da Madame, il suo capo. Tornare a Torino per Clelia significa ritornare in quei luoghi dove è cresciuta ed è vissuta da povera, da cui è andata via e ai quali ora torna con una pelliccia, ritorna da gran signora. 

Tra donne sole è un libro di denuncia della borghesia del dopoguerra, una borghesia che tende a divertirsi, a vivere nell'ozio, a pensare alle cose frivole, una borghesia che sembra costituita da eterni Peter Pan incapaci di prendere in mano la propria vita e di decidere cosa fare di essa. Le donne sono anime perdute, incapaci di manifestare sentimenti veri. 
Clelia sembra essere diventata una di loro, ma riesce ancora ad essere critica nei loro confronti, riesce ancora a vedere cosa esiste oltre quei quartieri ricchi in cui si ritrova e dove abitano i suoi nuovi amici. Riesce a interagire con Rosetta, la ragazza che all'inizio del libro tenta il suicidio e cerca di capire il perché del suo gesto, sembra essere l'unica ad essere in grado di andare oltre alle apparenze, a capire che oltre al divertimento nella vita c'è anche altro. Tra le donne è anche l'unica a lavorare, l'unica che sembra mantenersi in modo onesto da sola. 
Tra donne sole è un romanzo breve che si legge molto velocemente, raccontato con i toni tipici di Pavese, scrittore che non molti amano, ma che io apprezzo molto. Consigliatissimi tra i suoi libri sono La casa in collina e La luna e i falò
Da questo libro è stato tratto il film Le amiche di Antonioni.

VOTO



I Malavoglia di Giovanni Verga: recensione!

Nel comodino 2012 avevo inserito la lettura di questo libro che per me è stata parzialmente obbligata a "causa" dell'ultimo esame della magistrale. Vi dico la sincera verità, sono contenta che mi sia stato imposto di leggere questo libro perché altrimenti so già che non l'avrei mai letto di mia iniziativa.

I Malavoglia è uno dei testi più noti del romanziere Verga e narra la storia della famiglia Toscano, detti anche Malavoglia, residenti ad Aci Trezza nei pressi di Catania. Esso appartiene insieme a Mastro don Gesualdo e La duchessa di Leyra al ciclo dei vinti.
Verga, come voi tutti ben saprete, appartiene alla corrente del Verismo, quindi egli narrava i fatti attraverso un sistema perfettamente obiettivo e distaccato, non troviamo un narratore onnisciente nelle sue opere, ma il lettore scopre pian piano i personaggi attraverso le loro scelte. Non è un romanzetto leggero, è del 1881 e la narrazione, che se non erro ricopre un arco di quindici anni, procede in modo molto rallentato e la continua variazione del nome dei personaggi suscita nel lettore un senso di smarrimento. A parte questo qual è il succo del discorso di questo libro? I Malavoglia è la storia di un decadimento, un impoverimento della famiglia Toscano che dal possedere una casa, nello specifico la casa del nespolo, e una barca, chiamata Provvidenza, si ritrovano a dover pagare affitto, senza imbarcazione, costretti ad andare a giornata per sopravvivere. Oltre a questo filone principale, ogni personaggio ha una sua storia e un suo percorso. Padron 'Ntoni, dopo la morte del figlio Bastianazzo, cerca di inculcare nella testa dei nipoti gli ideali che hanno sempre coltivato in casa Toscano, ma 'Ntoni, il nipote, non vuole vivere come hanno vissuto i suoi genitori, egli vuole fare i soldi e vivere di rendita. Egli quindi è colui che rompe la tradizione e decide di andarsene di casa. Contrapposto lui e quindi continuatore della tradizione, è Alessi, il fratello minore, ma sarà lui alla fine del romanzo a riprendersi la casa del nespolo e a ricostruire la famiglia.
Molto interessanti sono anche le figure femminili, i loro destini e le loro scelte, che mostrano anche quale fosse la condizione della donna non ricca che viveva in un paesino di pescatori. 
Un libro, ripeto, non semplice, ma che sicuramente deve essere conosciuto, perché rappresenta una parte di storia della nostra Italia.

Da questo libro è stato tratto il film La terra trema con la regia di Luchino Visconti, due opere differenti che meritano entrambe di essere conosciute. 

VOTO
(N.B. Essendo un classico..si deve leggere)


martedì 4 settembre 2012

Vidi: La libreria del buon romanzo di Cossé Laurence

Ieri sera, durante una cibernetica chiacchierata notturna con un'amica, abbiamo iniziato a parlare di libri, di quelli letti, di quelli in uscita e di quelli che sono lì su quel comodino ormai stracolmo, che invece di svuotarsi giorno dopo giorno, si riempie sempre più di volumi, carte e quant'altro. 
La mia amica, Alessandra (che tra parentesi è l'addetta alle recensioni dei libri su ArtInTime) mi ha consigliato di leggere La libreria del buon romanzo di Cossé Laurence.
Onestamente non avevo mai sentito questo libro, nè tantomeno lo scrittore. Forse ho appena fatto una figuraccia madornale, perché magari è l'autore francese più noto nel mondo...ma davvero io non lo conosco.
Così sono andata subito a curiosare la trama e ho subito capito che poteva essere davvero una lettura interessante!

LA TRAMA
Un misantropo appassionato di Stendhal, nascosto in un villaggio della Savoia, viene misteriosamente rapito e abbandonato in una foresta. Una bella signora bionda, esperta guidatrice, perde il controllo dell'auto e finisce fuori strada. Intanto in Bretagna un uomo che ogni giorno faceva la sua passeggiata in riva al mare incontra due sconosciuti che lo terrorizzano. Ma il lettore capisce presto che questo non è un classico romanzo poliziesco. Gli aggressori non sono né agenti segreti né trafficanti. Non aggrediscono dei duri ma delle persone miti. Ce l'hanno in particolare con un libraio ribelle, con una malinconica ereditiera e con la libreria che i due hanno creato senza mai pensare che potesse suscitare tanto odio. Chi, tra gli appassionati della letteratura, non ha mai sognato di aprire una libreria ideale dove si vendessero solo i libri più amati? Lanciandosi nell'avventura, Francesca e Ivan, i due librai, sapevano che non sarebbe stato facile. Come scegliere i libri? Come far quadrare i conti? Ma ciò che non avevano previsto era il successo. Un successo che però scatena una sorprendente sfilza di invidie e aggressioni.

Facendo due calcoli, uscirò da questo libro con il comodino ancora più ricolmo di libri...pazienza, vorrà dire che non mi vedrete mai scrivere su facebook: non so cosa leggere!!! Anche se conoscendomi...potrebbe anche succedere!



domenica 2 settembre 2012

La ragazza di Charlotte Street: Recensione!

Quando ho visto che sarebbe uscito in libreria questo libro mi sono detta: devo assolutamente leggerlo! Avevo moltissime aspettative nei confronti di La ragazza di Charlotte Street:
- è ambientato a Londra
- dicono che Danny Wallace ricordi lo stile di David Nicholls
- Danny Wallace ha scritto la sceneggiatura di Yes Man, che per quanto non sia il film più figo degli ultimi anni è sicuramente un buon prodotto
- Danny Wallace lavora in tv
- è un esordio letterario
- la storia parlava di foto
- avevo voglia di una storia che facesse sorridere, una buona storia
Ho avuto la fortuna di trovarlo ad un prezzo super scontato su libraccio.it, come vi avevo raccontato QUI, e dopo aver terminato di leggere La Zona Morta di Stephen King, mi sono subito fiondata a divorarlo.
Che dire: mi è davvero piaciuto molto!
Insomma, la storia all'inizio può sembrare banale: ci troviamo di fronte al solito personaggio che viene lasciato dalla ragazza che ovviamente ha già trovato un ottimo sostituto, migliore del nostro protagonista che, oltre ad essere tornato single, ha avuto addirittura la brillante idea di abbandonare l'insegnamento per dedicarsi al giornalismo. Fino a qui gli ingredienti sono i soliti, ottimamente gestiti da Danny Wallace che riesce ad inserire quel quid in mezzo a tutto questo che costringe il lettore ad incollarsi al libro. Il nostro protagonista, che è bene direi chiamare con il suo nome: Jason, una sera su Charlotte Street aiuta una signorina sconosciuta a salire sul taxi. La ragazza è stracarica di sacchetti e durante l'operazione dimentica una macchina fotografica usa e getta nelle mani di Jason. Grazie a questo espediente inizia la vera storia di Jason che da ex in tutte le cose che ha fatto fino ad ora, ricomincia a prendere in mano la sua vita alla ricerca della ragazza di Charlotte Street. Incoraggiato dall'amico coinquilino Dev inizierà a sviluppare le foto della macchina fotografica così tremendamente demodè e deciderà di dare un nome a questa giovane e affascinante donna, soprattutto perché nelle varie foto compare anche Jason, sullo sfondo certo, ma c'è anche lui e...quanto è strano trovarsi nelle foto di altre persone completamente sconosciute? 

La storia poi, è quasi scontato, ma lo dico, evolve in mille sfumature (grazie al cielo non di grigio, come va di moda di questi tempi...), con ex partorienti e in procinto di sposarsi che ritornano, impegni più o meno legati al lavoro, gite fuori porta...il tutto servito in tavola con la giusta dose di humor e simpatia che rende il protagonista Jason ancora più reale e sicuramente adorabile agli occhi del lettore. Jason non è un play boy, tutt'altro! E' forse l'anti Mr Grey, Jason è un moderno pasticcione, insicuro, un po' sognatore, con la sua buona dose di rimpianti e particolarmente incline a fare figuracce, insomma una persona normale, ma mai banale. 
Che dire, un libro affascinante, da leggere assolutamente, da regalare alle amiche, agli amici, a chi magari ha bisogno di leggere una storia carina, divertente, piacevole. Un libro che segue effettivamente la falsa riga di David Nicholls, proprio per questo motivo mi auguro di leggere presto un nuovo libro di Danny Wallace.




VOTO



mercoledì 13 giugno 2012

A Midsummer Nights Read

Eccovi, come promesso da facebook, il post sui libri consigliati per l'estate 2012!
Dopo un po' di tempo tornano sul mio blog le LISTE!
Iniziamo attingendo un po' alle letture degli ultimi mesi...e a quello che ho parcheggiato sul comodino virtuale e che quindi vi consiglio a scatola chiusa, se permettete. Se ho già letto oppure ho parlato del libro, trovate i link di lato al titolo. 
Vi avviso che la pagina sarà in continuo aggiornamento, la lista qui sotto è parziale e molto probabilmente verrà estesa nei prossimi giorni! Scegliere che libri consigliarvi implica sempre uno scarto di alcuni a favore di altri...

- Le domande di Brian di David Nicholls *TRAMA da Wikipedia*  *RECENSIONE*
- Il sostituto di David Nicolls *TRAMA*  *RECENSIONE*
- La trilogia delle Gemme di Kerstin Gier *TRAMA*  *RECENSIONE di Red*
- Un anello da Tiffany di Lauren Weisberger *TRAMA*
- Per l'amore basta un click di Rowell Rainbow *TRAMA*
- L'incontro di Michela Murgia *TRAMA*
- L'estate senza uomini di Siri Hustvedt *TRAMA*
- Romanzo rosa di Stefania Bertola *TRAMA da Einaudi Editore
- Dark Shadows di Lara Parker *TRAMA*
- Agosto ottobre di Andres Barba *TRAMA*
- Voglio scrivere per Vanity Fair di Emma Travet *RECENSIONE*
- Multiversum di Leonardo Patrignani *TRAMA dal sito dell'autore*
- Muses di Francesco Falconi *TRAMA*

Non posso poi non citare il libro cult-scandalo-più desiderato del momento: Cinquanta sfumature di grigio di E. L. James ed Mondadori, onestamente non so se lo leggerò. Per ora ho dato un occhio all'anteprima  che ho scaricato ieri sera dallo store dei libri di Apple, nei primi due capitoli e mezzo non succede nulla di piccante, quindi non ho abbastanza materiale per dirvi quanto sia o meno esplicito, dettagliato eccetera. Di fatto è un caso editoriale che mi ha fatto ripensare a Cento colpi di spazzola che io onestamente mi sono rifiutata di leggere, non tanto per i fatti narrati ma per l'eccessiva campagna mediatica che lo ha lanciato.
A parte i fatti narrati, che sicuramente potrebbero attribuire a questo libro l'etichetta Harmony, devo dire che la scrittrice ha una scrittura poco adatta al mondo letterario, ma si sa ormai pubblicano tutti. Niente di eccelso o che cambierà radicalmente la storia dello stile narrativo, è sicuramente un romanzo da ombrellone.


Romanzi più impegnati ma da leggere entro fine anno!
- Il giardino dei Finzi-contini di Giorgio Bassani
Quest'anno ricorrono i 50 anni dalla sua uscita, non è forse un libro semplice o di evasione. La Storia si intreccia con le storie dei giovani protagonisti, incidendo fortemente su amicizie, studi e poi sulla vita e la morte. Forse non è un libro propriamente estivo, nel senso che uno magari non va al mare a leggersi Il giardino dei Finzi-contini, ma personalmente amo moltissimo questa storia, adoro come Bassani ha costruito e reso il personaggio di Micol.

- Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald
Un classico senza tempo che quest'anno ritornerà sul grande schermo ad opera di Baz Luhrman, a dire il vero in Italia arriverà l'anno prossimo.
E' un libro stupendo, una storia d'amore indimenticabile e meravigliosa. Uno stile impeccabile e come dimenticare l'evocazione di Gatsby che è nominato da tutti, ma il protagonista non ha il piacere di conoscerlo fino a quasi metà libro.

Solitamente poi d'estate leggo sempre il vincitore del premio Strega o comunque sia uno dei libri della cinquina finale. Parentesi, non che io legga solo i primi cinque, ma solitamente attingo da quelli per le mie letture estive. Avevo parlato dei dodici finalisti di quest'anno QUI!

E voi cosa leggerete sotto l'ombrellone?
Avete già stilato la vostra lista personale?



giovedì 7 giugno 2012

Vidi: L'incontro di Michela Murgia

Questo mese esce presso Einaudi sarà il nuovo libro di Michela Murgia: L'incontro, un altro libro molto interessante scritto da un'autrice fortemente radicata e legata alla sua bellissima e esoterica terra: la Sardegna. Aveva annunciato proprio questa settimana tramite la sua pagina di facebook che sarebbe uscito...ed è arrivato! 


TRAMA
Il tetto della parrocchia, il fitto dello stagno, il misterioso canale che serpeggia sotto la grata: è questa l'estate per Maurizio e per i suoi amici, un inseguirsi di giorni e avventure, serate in strada e storie di fantasmi. Ma intanto il paese si spacca in due, perdendo la naturalezza del suo invincibile presente plurale. In un crescendo esilarante e irresistibile, verso un finale dove persino le statue dei santi potrebbero diventare oggetti contundenti.


Maurizio ha dieci anni e non vede l'ora che comincino le vacanze. Per lui l'estate significa stare dai nonni a Crabas: lí ogni anno ritrova Franco e Giulio, fratelli di biglie, di ginocchia sbucciate e caccia alle libellule, e domina con loro un piccolo universo retto da legami che sembrano destinati a durare per sempre. Ma nell'estate del 1986 qualcosa di imprevedibile incrinerà la loro infanzia e mostrerà a tutti, adulti e ragazzi, quanto possa essere fragile il granito delle identità collettive.
Basta un prete venuto da fuori a fondare una nuova parrocchia per portare una scintilla di fanatico antagonismo dove prima c'erano solo fratellanze. In quella crepa della comunità l'estraneo può assumere qualunque volto, persino i capelli rossi di un inseparabile compagno di giochi.
In questo racconto insieme comico e profondo, la penna inconfondibile di Michela Murgia ci regala un'appassionata storia di formazione in cui il protagonista scopre - insieme al lettore - cosa significa direnoi.


L'AUTRICE
Michela Murgia è nata a Cabras nel 1972. Nel 2006 ha pubblicato con Isbn Il mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti
Per Einaudi ha pubblicato nel 2008 Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede, nel 2009 il romanzo Accabadora, vincitore del Premio Campiello 2010, nel 2011 Ave Mary, nel 2012 Presente (con Andrea Bajani, Paolo Nori e Giorgio Vasta) e L'incontro.





Manhattan Transfer di John Dos Passos: recensione!

Finalmente arriva in Italia in versione integrale Manhattan Transfer di John Dos Passos, autore della celeberrima generazione perduta, noto per il suo spirito anarchico, era stato parzialmente censurato in Italia dalla cultura Fascista, strano eh?

Manhattan Transfer narra le storie di vite, vite che sono inserite nella grande metropoli New York, la metropoli dalla fine del secolo all'età del Jazz di cui era cantore il ben noto Fitzgerald, che torna in ogni pagina di Dos Passos, regalandoci scenari unici che lo stesso Hemingway aveva apprezzato dicendo che Dos Passos aveva descritto molto bene e con grande attenzione New York, tanto che anche gli Europei potevano capire come fosse questa città così tremendamente affascinante. 

La struttura di questo libro presenta lo stile della narrazione molteplice e, da quanto ho capito, dovrebbe essere uno dei primi tentativi della letteratura, che, legato logicamente allo stile dell'epoca, ci permette però di capire perfettamente come si svolgevano le vite delle persone nella grande e sterminata New York, in un periodo fatto di alcol, gangster, malavita e violenza. E' come se Dos Passos vi prendesse per mano e vi portasse in giro per la città a conoscere gente, luoghi, stili di vita, hobby dell'epoca, mantenendo però sempre fisso uno sguardo verso la storia con la S maiuscola, dai poveri ai ricchi, senza distinzioni, perché New York, una delle città più popolose della terra, accoglie tutti indifferentemente. 
Ogni capitolo è introdotto da un cappello introduttivo che racconta aspetti e luoghi della città, è completamente slegato dalla restante narrazione, ma ci regala dei quadri di ulteriori momenti di vita della città, come se fossero delle foto.
Indiscussa protagonista dell'intero romanzo in mezzo a questo valzer di vite rimane sempre lei: New York.
Il libro è molto corposo, un bel romanzo di 384 pagine, scritte molto fitte, ma che coinvolge facilmente il lettore grazie alla dinamicità dei dialoghi e delle vicende. Io a New York non ci sono mai stata né tantomeno l'ho conosciuta negli anni dell'età del Jazz, ma appoggio completamente l'affermazione di Hemingway perché trovo molti riscontri dei film dell'epoca. So che molti di voi diranno: "Ah capirai quanto può essere credibile e veritiero un film!" Beh, se non vi fidate, fate una full immersion nei film degli anni 30 e poi ne riparliamo. 

Spero abbiate notato che finalmente la città protagonista delle mie letture non è più Londra, per una volta, ma non preoccupatevi, non sono ancora diventata una fan di New York, è stato un caso che ho apprezzato molto e che vi consiglio. 

VOTO


lunedì 4 giugno 2012

I libri di Camilla Morgan-Davis

Dal facebook di Francesco Falconi, autore di Muses, ho scoperto questa giovane autrice (classe 1982) Camilla Morgan-Davis di Sanremo, paese noto per il suo Festival e per i fiori, ma evidentemente anche luogo di ispirazione di romanzi fantasy!

I libri in questione sono Il canto della Notte e Il canto delle Ombre.


TRAMA

È una giornata qualunque.
Il sole è alto nel cielo. Gli umani si svegliano, chi si prepara per andare a scuola o chi al lavoro e fra questi molti credono di essere i soli a dominare la terra. Non molto lontano da loro si muovono altre creature dall’aspetto umano, ma che sanno richiamare su di loro l’anima dei lupi: sono licantropi, muta forma.
In un paese pressoché sconosciuto del Piemonte risiede una comunità che apparentemente si occupa del recupero di ragazzi difficili e talvolta orfani. È così, ma i ragazzi, così come gli educatori, sono tutti uomini lupo.
Maila è una di loro, ha diciotto anni, si veste di nero, ordina scarpe e libri da Internet e fa esperimenti con erbe, fiori e piante. Non parla volentieri con gli alti, a differenza loro vive con conflitto la sua natura; spesso vorrebbe essere una ragazza normale, ma le è concesso tutto tranne questo. Anche per lei, come per gli umani, la giornata che sta avendo inizio sembra comune, ma non è così.
La quiete del paese è interrotta: due grossi lupi aggrediscono un uomo del posto. Da quel momento per Maila tutto cambierà: le apparirà uno strano segno sul petto, incontrerà un ragazzo dal nome misterioso e dovrà salvare la sua gente dall’attacco degli Artigli Rossi, un gruppo di licantropi assettati di odio e carne.
Ed eccola Maila, in viaggio fino agli Alti Tatra, accompagnata da Othar, un valoroso guerriero. Riuscirà a portare la testa del capo dei nemici nel regno sotterraneo di Ayta, il luogo di confine fra la vita e la morte, in cui i lupi accompagnano le anime dei defunti nell’aldilà?
Una cornice fantasy per tanti temi di bruciante attualità come l’inquietudine degli adolescenti, la necessità dell’integrazione, le regole del “branco”, la diffidenza e il pregiudizio nutrite nei confronti di chi non ci somiglia. Camilla Morgan-Davis, giovane promessa del fantasy, parla il linguaggio della sua età. Con il suo romanzo generazionale, tocca le corde dell’anima dei suoi coetanei con una riflessione sul mondo di oggi che supera la letteratura di genere tracimando in una disanima sociale.





TRAMA
Ad Amadriade, Maila, la ragazza con sangue di lupo, affida alla Luna il suo desiderio più intimo. Ritrovare Ren, il suo amore, il suo Othar. Solo una nuova visione, un nuovo sogno, potrebbe indicarle il luogo in cui lui è tenuto prigioniero o dove il suo corpo è stato abbandonato. 
I sogni di Maila sono però minacciati da alcuni Demoni, i Velatori, che vogliono impadronirsi della sua mente per accedere al regno della Luce e perdere la loro essenza di Ombre. Intanto, i Disincarnati, gli antichi nemici dei licantropi, hanno allestito una cellula segreta a Ochate. In questo paese del nord della Spagna, tengono prigionieri gli uomini lupo cercando l’Arma Celeste, un pericoloso veleno – custodito da secoli in un luogo misterioso – in grado di sterminare ogni lincantropo. Maila sarà chiamata ancora una volta a onorare il suo ruolo di Prescelta. Lascerà Amadriade per mettersi in viaggio verso la città spagnola di Ochate. Affronterà la minaccia dei Velatori e la furia dei Disincarnati che incombe sul destino del suo popolo. Forse la Luna veglierà sul suo amore per Ren.





Camilla Morgan-Davis (Sanremo, 1982) allo scoccare della mezzanotte inizia a scrivere seduta alla scrivania, chiusa in un appartamento ricavato da vecchio monastero abbandonato. Di giorno si occupa di scienze sociali e letteratura on line, utilizzando il suo vero nome. Il canto della notte è il suo debutto nella letteratura fantasy.

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