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martedì 23 giugno 2015

Il diavolo veste Zara di Mia Valenti


Se per ricaricare le energie ti bastano un divano e il dvd (o blu ray) de Il diavolo veste Prada, questo è il post che fa per te. Se invece preferisci un barattolo di Nutella nel quale affogare i tuoi dispiaceri, beh questo post fa ugualmente al caso tuo! Se sei una persona che vorrebbe dare spazio ai tuoi sogni, senza sentirsi dire da tutti: "In quel campo non avrai mai un futuro!", sei nel posto giusto.

Andiamo per gradi.

Il primo libro che ho letto di Sara Lorenzini era 45mq la misura di un sogno. Un libro piacevole, divertente, brillante che a suo tempo avevo gradito, che ben raccontava la storia dei "trentenni fuorisede che fanno i conti con i mq dell'appartamento" ma anche un po' di più.
Qualche mese fa è uscito il secondo libro di Sara Lorenzini, scritto sotto lo pseudonimo Mia Valenti, intitolato Il diavolo veste Zara, che ho scaricato immediatamente dallo store di Amazon.

E' inevitabile domandarsi subito: ma è la brutta copia italiana del ben più celebre libro della Weisberger, Il diavolo veste Prada? Un momento.

Il mondo di Andy de Il diavolo veste Prada è sicuramente presente nel libro della Lorenzini, viene più volte nominato, anche se la protagonista Mia, non apprezza la scelta finale di Andy che decide di abbandonare il posto di assistente di Miranda. Mia ama la moda, crede nel suo sogno e vuole realizzarlo. 

Il libro di Sara vuole raccontarci una storia a lieto fine, la storia di una ragazza di 27 anni che riesce a realizzare il suo sogno, lo insegue con la giusta dose di paura che tutti hanno quando si tratta di fare i grandi salti della vita.

Mia è molto motivata, sa di valere qualcosa e grazie all'aiuto del suo nuovo ragazzo, Francesco, capirà che l'uomo è artefice del proprio destino, Homo faber ipsius fortunae, e fa quasi sorridere il fatto che questa storia è ambientata a Firenze, culla di uomini che hanno cambiato il proprio destino e quello dell'Italia grazie alle proprie abilità artistiche e letterarie.

Il diavolo veste Zara vuole essere una parabola ottimista, una specie di augurio di buon anno (è infatti uscito a gennaio!) per quanti sono in cerca del proprio destino, per quanti sono in cammino verso quella meta che sembra sempre più distante e difficile da raggiungere: la propria felicità.

In un mondo del lavoro dove l'ultimo arrivato, il giovincello sono carne fresca da macello, da sfruttare e spremere fino all'osso, Sara Lorenzini vuole farci capire che cambiare si può, basta crederci. Certo, dall'altra parte servono dei "piani alti" capaci di ascoltare, amministratori delegati come quello della Luci.di, che sanno che l'azienda deve essere svecchiata, perché solo così si potrà andare avanti.

In Italia servono persone Luci.dE, che sappiano togliersi le fette di prosciutto davanti agli occhi, che sappiano guardare al futuro tenendo ben presente anche il passato, che sappiano valorizzare i giovani, senza paura che siano pronti a rubare il posto. 

Mia sostituirà Veronique, ma il suo non è un colpo di stato basato sull'antipatia, Mia ama il settore della moda, ama la maison Luci.di, ma si rende conto che Veronique non è capace di leggere le esigenze dei giovani, la ammira per quello che ha fatto ma crede sia tempo di lasciare spazio ai giovani. 
Quegli stessi giovani 2.0, appiccicati ai cellulari, fanatici delle app e dei grandi magazini, delle marche low cost e della moda per tutto.

Sara Lorenzini riesce con Il diavolo veste Zara a raccontare uno spaccato della nostra Italia molto chiaro e realistico. Questa scrittrice riesce davvero a dar voce ai giovani, perché è giovane anche lei, non è la cinquantenne che racconta dei ventenni. Il suo sguardo ha ben chiaro la situazione di precarietà in cui molti ragazzi vivono e alla quale devono adeguarsi. Poi c'è sempre l'estero ad attenderci, ma questo è un altro discorso.

Non saprei se augurarmi un seguito di questo libro, sarebbe bello seguire le avventure di Mia, ma secondo il mio modestissimo parere, Il diavolo veste Zara è bello perché un augurio, un pensiero positivo che personalmente vorrei regalare a tutte le mie amiche in questo momento, perché la speranza non si spenga mai! 
Un ottimo regalo per augurare buon anno alle persone alle quali volete bene!


martedì 9 giugno 2015

Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini: recensione!


Il destino, questo sconosciuto, questo scrittore delle nostre vite che spesso ci ruba il ruolo di protagonista, che ci porta a compiere delle scelte, a metterci in discussione e spesso a tornare sui nostri passi. Il destino, questo sconosciuto, è quel sottile e forte filo rosso che percorre tutto il nuovo libro di Luca Bianchini, Dimmi che credi al destino, che racconta la storia di Ornella, libraia italiana ma che lavora in una libreria londinese.

Il nuovo libro di Luca Bianchini rappresenta un viaggio alla scoperta delle vite di Ornella e Diego e dei loro destini che tornano e li tormentano e che spesso li riportano con i piedi per terra e gli fanno mettere in discussione le loro vite.

Ornella ha una libreria a Londra e un'amica fantastica a Milano, la Patty, editor presso una casa editrice, è sempre pronta a saltare sul primo aereo per Londra per correre in soccorso all'amica. Le due donne hanno un legame molto forte tra loro, frutto di un passato comune che Bianchini non ci svela subito, ma che tiene lì, nascosto dietro l'angolo, pronto a sfoderarlo quando il lettore non se lo aspetta.

Luca Bianchini è riuscito a stupirmi quando ho scoperto il passato di queste donne, non avrei mai immaginato cosa aveva tormentato le loro vite quando erano più giovani e soprattutto quale storia si celava dietro la relazione di Ornella con il marito Axel. 

Diego, dall'altro lato della medaglia, è un uomo che deve fare i conti con la sua sessualità. Fuggito a Londra per scappare da Carmine, si ritrova nella City a fare il barbiere, mestiere tipicamente italiano, ma che non lo aiuta a cancellare quell'uomo dalla sua storia. Carmine è fidanzato, eppure ha dimostrato di essere interessato a lui...o forse era solo un gioco di una notte?

E poi c'è Clara, che lavora nella libreria di Ornella e sembra l'unica a capire realmente gli Inglesi, eppure nessuno sembra disposto a capire lei, un personaggio molto ambiguo che addirittura si inventa un gatto inesistente per avere sempre delle scuse nuove da snocciolare con amici e colleghi.

In Dimmi che credi al destino ognuno deve trovare la sua strada nella vita e per farlo deve fare i conti con i fantasmi del passato, che, fino a quando non sono definitivamente sconfitti, tornano e ti tormentano, siano essi un marito morente o uno pseudo amante.

A far cornice alle vite dei nostri protagonisti oltre alla bellissima città di Londra, dove ogni cosa, ogni angolo, ogni scorcio ti rapisce, c'è la libreria che rischia di chiudere. Un angolo di Italia che ha bisogno di essere rivitalizzato, di trovare anche lui il suo perché nel mondo.

Fondamentali poi per Ornella sono due figure maschili: Mr. George, l'amico della panchina, inglese fino al midollo, parla molto bene l'italiano ed è un amico fidato e consigliere di Ornella, accanto a lui c'è il vicino di casa di Ornella, un uomo che la osserva da tempo e che forse merita un po' più di considerazione. 

La storia che ci regala Luca Bianchini ha il pregio di lasciarti incollato al libro dalla prima all'ultima pagina, perché è impossibile non affezionarsi ai personaggi, così estremamente veri, dovuto anche al fatto che il libro parte da vicende vere, che l'autore ha un po' romanzato, ma solo un pochettino. 

La libreria londinese esiste veramente e rischia davvero di chiudere, perché lo stabile dove si trova rischia di essere abbattuto e salvare una libreria oggi è difficile, perché si sa, ormai nel mondo digitale: cosa ce ne facciamo dei libri di carta? 

Ce la farà Ornella a salvare la libreria? Nel libro una risposta c'è, nella vita reale ce lo auguriamo vivamente!

lunedì 21 aprile 2014

La teenager che c'è in me!

Please, tell me why!
Questa è la domanda che mi sta assillando da un po', mi sta assillando perché da un po' di tempo sono affetta da "Sindrome di teenagerismo di ritorno". Di che si tratta?
Vi spiego.
Premesso che sono sempre stata un'amante di Harry Potter e chi legge questo blog da un po' dovrebbe averlo capito, ultimamente ho rimpolpato la mia lista di libri che vorrei leggere aggiungendo solo titoli di libri che il mondo classifica scritti per young adult.
Ho cominciato con la saga Multiversum di Leonardo Patrignani, stupendi, da leggere.
Ho continuato con Muses di Francesco Falconi che non mi ha creato troppa dipendenza.
Ho scoperto gli Hunger Games: contagio 2.0.
Ho visto il trailer di Divergent: e mi sono messa a leggere Divergent, anche se non mi sta piacendo troppo, non sono ancora entrata nel vivo della storia e faccio un po' fatica.
Ho scoperto l'esistenza della serie di Sally Lockhard di Philip Pullman e mi sono detta: devo leggerli.
Ho scoperto l'esistenza della scrittrice (del 1991!!!) Samantha Shannon autrice della saga La stagione della falce, saga di 7 libri. In Italia è edita da Salani e per ora possiamo leggere solo il primo volume. Negli USA è già stata definita: la nuova Rowling. Parliamone.
Insomma, sto facendo letture da teenager, spero vivamente di evitarmi l'ascolto degli One Direction.
Eppure non sono l'unica, sapete?!
Molti adulti leggono questi generi, perché sono ben scritti, non sono completamente rivolti a un pubblico giovane. Pensate agli Harry Potter: diamine, forse i primi tre sono più da ragazzini, ma man mano che la storia procede, i toni si fanno piuttosto oscuri e sicuramente adatti ad un pubblico più grandicello. 
Quindi tutto questo per dire: avrò pure la "Sindrome di teenagerismo di ritorno", ma alcuni libri young adult meritano davvero. Per esempio spero di poter stringere la mano Leonardo Patrignani al prossimo Salone del Libro. Ammetto che lo scorso anno 2013, mi è passato di lato e non ho avuto il coraggio di fermarlo e di chiedergli l'autografo. Oltretutto...sapete che è altissimo? E sapete che il suo libro è stato tradotto in un sacco di lingue tra cui anche l'Inglese? Quando l'ho scoperto mi sono sentita orgogliosa di essere italiana. Non so se riesco a spiegarvi questo sentimento, ma quando un libro italiano riesce a passare le frontiere...secondo me è una cosa stupenda, è un momento magico che merita di essere ricordato e testimoniato. 
E voi, avete la mia stessa sindrome? 
Fatemi sapere!

giovedì 2 gennaio 2014

La cena di Natale di Luca Bianchini: recensione!

Posso dirlo?
Boh, io lo dico: adoro profondamente lo stile di Luca Bianchini e amo i suoi personaggi, sono perfettamente convinta che a Polignano a Mare posso trovare Ninella che ogni mattina si affaccia alla finestra e osserva il mare sospirando. Me la immagino un po' come Cenerentola della Disney che in camicia da notte guarda fuori dalla finestra con aria trasognante e pensa al suo Principe azzurro. 
Sono convinta anche che ci sia don Mimì con la sua adorabile consorte Matilde e il Bimby, mi vedo anche la parrucchiera di Ninella, concentrata a tingere di biondo le sue clienti, perché lei è un'artista! 
Sono convinta che ogni singolo personaggio, nato dalla penna di Luca Bianchini, esista veramente, sento che potrei incontrarli per strada, potrei farmi invitare a bere un caffè da Ninella, e poi potrei andare a pranzo da Matilde, potrei chiederle se mi fa le polpette, ovviamente senza Bimby.
Sono impazzita? 
No, è semplicemente l'effetto Bianchini (non di un bianchino, ma cosa leggete!) cominciato con Io che amo solo te e continuato con La cena di Natale, romanzo che riprende i protagonisti conosciuti nel fortunato volume estivo, che qui ritornano più in forma che mai per un cenone di Natale, come fanno a Bari, ma organizzato all'ultimo secondo da Matilde che ha completamente dato di matto dopo aver ricevuto in dono dal marito, don Mimì, un anello. Convinta che il marito è riuscito a dichiararle il suo amore, decide di allestire questa cena, invitando anche il figlio Damiano e la neo-moglie Chiara. I progetti di Natale fino alla mattina del 24 prevedevano pranzo a casa di Chiara e Damiano il giorno 25 dicembre, ma Matilde vuole strafare, ricordando a Ninella, la consuocera ed ex morosa del marito, di essere lei la donna amata da don Mimì. 
Luca Bianchini riporta sul palco tutti i suoi personaggi con tutte le loro caratteristiche, mettendo in scena una commedia tragicomica dove è impossibile restare seri. Tra proprietà coniugali da rivendicare, brodo senza dado, test di gravidanza e gravidanze inattese, tinte biondo Kidman, anelli e regali riciclati i personaggi riescono a dare il meglio di se stessi e vi costringeranno pagina dopo pagina a divorare il romanzo, per capire se finalmente Ninella riuscirà a farsi questa tinta e soprattutto se Matilde riuscirà a mettere in atto questo piano-vendetta con il cenone di Natale, come usano a Bari. 
Un libro divertentissimo perfetto da regalare a Natale, quindi segnatevelo tra i regali da fare nel 2014! Altrimenti potete regalarlo per l'Epifania, che tutte le feste si porta via e porta con sè solo depressione e poca voglia di rientrare al lavoro, in questo modo potrete offrire qualche ora di svago ai vostri amici! 
In qualsiasi caso, Natale o meno, leggetelo perché merita davvero.

Spero esca presto un sequel, che onestamente non so se sia previsto, ma a questo punto io voglio un libro sul battesimo del figlio di Chiara e Damiano. Non voglio svelarvi nulla se sia o meno incinta la donzella, ma prima o poi un figlio lo faranno...no?
E poi sento che a stento riuscirò a stare lontano da Polignano a Mare e dai suoi fantastici personaggi!
Notizia molto gradita: ho scoperto che faranno presto un film tratto da Io che amo solo te...ottima idea! 


lunedì 30 dicembre 2013

Instant Love di Luca Bianchini: recensione!

Ho conosciuto Luca Bianchini grazie a un'addetta stampa di Mondadori che mi ha proposto di leggere il suo penultimo libro: Io che amo solo te. Onestamente non sapevo bene cosa aspettarmi, sembrava un libro molto estivo, una di quelle commediole all'italiana che non tutti apprezzano. Ammetto che avevo un po' di insana "puzza sotto il naso", ammetto di avere spesso dei pregiudizi verso gli scrittori italiani, per questo mi sto sforzando di conoscere sempre di più i contemporanei, quelli che raccontano l'Italia di oggi, l'Italia che viviamo quotidianamente. 
Come avrete letto dalla mia recensione di Io che amo solo te, tutte le mie malsane ipotesi non si sono rivelate e sono stata a dir poco contagiata dallo stile di Bianchini, tanto che ho deciso di ripercorrere la sua carriera letteraria, andando proprio a cercare il suo libro di esordio: Instant Love. 
Instant Love è diverso rispetto a Io che amo solo te, eppure è ugualmente divertente. 
La storia narra di un triangolo amoroso tra Daniele, un ricco giovane milanese con un lavoro nel campo della pubblicità, Viola, la sua fidanzata ancora studentessa e Rocco un altro giovane milanese.
Daniele e Viola convivono da un po' di anni, la loro è una di quelle storie perfette dove sembra che ognuno ha trovato nell'altro quello che serve a completarlo, ma si sa che il 99,9% delle coppie che trasmettono questo sono in realtà profondamente in crisi. L'entrata in scena di Rocco nelle loro vite rappresenta proprio quella cartina di tornasole che rompe ufficialmente gli schemi e inizia a presentare a i due giovani quelle domande che prima o poi tutte le coppie iniziano a farsi. Nascono così i tradimenti, le scappatelle, quei momenti in cui uno decide di staccare dalla sua vita per sentirsi qualcun altro, per sentirsi libero. 
La dinamica però non è Viola tradisce Daniele con Rocco, si complica! Daniele infatti a sua volta costruisce prima clandestinamente e poi ufficialmente una relazione con Rocco, i due giovani iniziano a conoscere il vero volto della loro sessualità e si innamorano, prede di un Instant Love che non perdona, che non dà loro pace. Ecco quindi che subentrano altri problemi: accettare la propria omosessualità, processo lungo e spesso doloroso soprattutto nell'incontro con gli altri eterosessuali che possono non capire. Proprio su questo argomento Bianchini sceglie di lavorare molto inserendo un amico gay di Rocco, CarloG, che ha una zia, al secolo zia Irvana, presidentessa di un'associazione di genitori che hanno figli omosessuali. 
In Instant Love non è un libro brillante, forse sbaglio a confrontarlo con Io che amo solo te perché sono passati degli anni da uno all'altro, ma trovo sia interessante notare la differenza che intercorre tra uno e l'altro. Bianchini dimostra fin da subito di essere un grande scrittore, un abile creatore di personaggi, ma in Instant Love si vede che è ancora uno scrittore alle prime armi, ma con questo non voglio assolutamente sminuire il suo libro.
Instant Love è un libro piacevole, da leggere, è un esordio, ben riuscito che onestamente mi fa sorridere pensando quello che è diventato oggi Luca Bianchini, un grande e bravo scrittore.
E voi, l'avete letto?




sabato 27 luglio 2013

Inferno di Dan Brown: recensione!

Ebbene sì, l'ho letto anche io. A dire il vero l'ho finito da un po' di tempo, ma solo ora riesco a sedermi al pc a raccontarvi le mie impressioni su Inferno di Dan Brown. 
Faccio una piccola premessa.

Dan Brown è sbarcato in Italia con "Il codice Da Vinci" e una marea di polemiche legate a quanto egli racconta, a quello che dice per quanto riguarda l'arte, ma anche per quanto riguarda la religione. Onestamente non ho mai voluto "puntare il dito" contro Dan Brown, trovo sia un errore accusarlo di aver detto cose sbagliate, semmai bisogna preoccuparsi se ancora c'è gente che usa i romanzi come se fossero libri di storia. 

Se necessito di una lettura critica di Leonardo Da Vinci, di certo non vado a prendere Dan Brown, ma prendo un libro che tratta nello specifico di questo pittore, poi ne prendo un altro e un altro ancora, magari consulto studiosi che hanno posizioni differenti, per crearmi poi una mia idea, se voglio, su Leonardo Da Vinci. 
Che poi Dan Brown abbia detto: "Mi sono basato su teorie vere..." eccetera, eccetera, questo è un suo problema, il lettore deve sempre ricordarsi di una cosa: ha in mano un romanzo, al massimo può essere un punto d'ingresso nella storia dell'arte o nella Storia, quella con la S maiuscola, ma quello non è un trattato storico o artistico. All'inizio dei libri di Dan Brown, come accade all'inizio di molti romanzi, ci sono cinque, sei righe che dicono che i fatti narrati sono pura fantasia. 
Certo, forse se uno scrivesse un romanzo dove Cristoforo Colombo è sbarcato in Giappone invece che in America, potrebbero esserci dei problemi, per quanto tutti sappiano che è sbarcato in America, forse sarebbe meglio se lo scrittore si attenesse alle vicende della realtà, ma nulla vieta di rimescolare le carte. 
Mi fermo qui perché altrimenti non recensisco più inferno...e non va bene!

Inferno è l'ultima fatica di Dan Brown, un ottimo romanzo da ombrellone che io ho letto, per motivi di prezzo, in formato ebook. Onestamente non pensavo di leggerlo, mi ero fermata ad Angeli e Demoni, ho sempre apprezzato moltissimo lo stile di questo scrittore, scorrevole, affascinante, intrigato al punto giusto. Un'amica mi ha detto che lo stava leggendo, aggiungiamoci il fatto che io apprezzo quando gli scrittori stranieri scelgono di ambientare le loro vicende in Italia, insomma, queste due cose mi hanno fatto cliccare sul tasto acquista di Amazon.it.
Mentre lo scaricavo, a soli 9.90 euro, pensavo a quanto costi il cartaceo, 25 euro...tantissimo a parere mio per un libro! Certo è un bel volume, ma costa assai!! E' chiaro che Mondadori abbia voluto puntare sulla vendita dell'ebook, oltretutto è un libro che si presta visto che è parecchio spesso. Non so come siano andate le vendite, ma credo che in ben pochi abbiano accettato di investire così tanto per il cartaceo e soprattutto per un libro di Dan Brown, che nessuno vuole esporre in salotto, anzi, c'è chi si vergogna di averlo letto!
Appena ho cominciato questo libro sono stata subito trascinata nello stile di questo scrittore, unico e inconfondibile. La storia è molto semplice: il mitico professore Robert Langdon è stato ingaggiato per comprendere un arcano segreto che si cela dietro una serie di indizi tutti legati all'Inferno di Dante, con tanto di morti, inseguimenti e rischi di malattie gravissime che potrebbero sterminare parte del genere umano.

La ricetta di Dan Brown è sempre la solita, un morto all'inizio, un intrigato mistero da risolvere, una donna che accompagna Robert Langdon nel suo percorso, una città, Firenze in questo caso e aggiungerei senza anticipare troppo, non solo Firenze, un cattivo super cattivo con un piano iperdiabolico e tanta, tanta, tanta cultura. 
Un libro che ovviamente si presenta ben scritto, si divora davvero in pochi giorni, ma un libro con qualche piccolo neo.
Arrivata al 25% circa di lettura, mi sono ricordata di quanto sia anticlericale il personaggio di Langdon, che io identifico con Dan Brown e di quanto siamo stereotipati noi poveri Italiani! La storia è ambientata in Italia e possiamo renderci conto di come il nostro scrittore americano racconti a tutto il mondo che in Italia aleggia un odore di caffè. Ma!? Sta bene? Insomma, per Dan Brown gli Italiani sono tutti spaghetti, pizza, caffè, calcio e mandolino. Che fantasia. Fortuna che è un romanzo e quindi è un'opera di fantasia. 
Riguardo la questione dell'anticlericalismo, è una cosa che può urtare se si è credenti. Ha questa avversione contro la chiesa e le sue regole che quasi in alcuni punti risulta fastidiosa, ma raggiunge il suo apice alla fine del libro.

Mi spiace dovervi rivelare così tanto, anzi, se non lo avete letto vi consiglierei di chiudere qui, ma alla fine dell'intricato mistero, dopo aver setacciato Firenze sulle orme di Dante, dopo aver letto la divina commedia su iPhone chiesti in prestito davanti alla tomba di Beatrice (ditemi che l'ha pagato la Apple!), dopo aver avuto a che fare con una donna il cui QI supera quello di tanti geni, dopo aver scoperto che la donna a capo dell'organizzazione mondiale della Sanità è un bel peperino, si arriva alla fine. Scopriamo che il cattivo super cattivo, protetto da un'organizzazione segreta, è riuscito a creare un virus tremendo che ha liberato in una grotta sotterranea a Instambul, incrociando concerti di musica con Dante, si arriva al punto in cui tutte le cose tornano e in cui io mi sono detta: Oddio che visione triste.

Vi spiego, che è meglio.

Il cattivo super cattivo, detto anche Zobrist, è un genetista, è convinto che la popolazione della Terra sta crescendo all'impazzata, una volta c'erano le pestilenze che servivano a decimare la popolazione ed erano perfette per evitare una sovrappopolazione del pianeta, oggi invece si va verso l'autodistruzione. Verrà un giorno in cui non ci sarà cibo per tutti. Egli propone questa teoria, che io ho veramente reso in modo spicciolo, a Elizabeth Sinskey, la donna a capo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Questa non è assolutamente convinta di quanto dice Zobrist. Lui però decide di agire a prescindere dalla volontà di questa donna e architetta un piano per liberare qualcosa che causerà una decimazione della popolazione.
Ammetto che sul subito ho pensato a una nuova peste, visto che la maschera del medico della peste del medioevo viene stracitata, poi la maschera di Dante assume un ruolo davvero importante nel romanzo, ma la cosa più ovvia non è quella giusta se lo scrittore è bravo.
Infatti Dan Brown riesce a trascinarti bene nella vicenda, regge la storia, costruisce una bella trama fitta che ti porta  a scoprire che cavolo si è inventato Zobrist. Lo scopriamo e rimaniamo a bocca asciutta. Diciamo che ad un certo punto si capisce che cosa si è inventato il cattivone, ma uno non vuole crederci perché è tremendo!

Praticamente Zobrist ha inventato una specie di virus passivo che non dà sintomi, ma che renderà sterile un determinato numero di uomini, non permettendo a tutti di procreare e quindi mantenendo così sotto controllo il numero di persone presenti sul pianeta.
Si può essere d'accordo o meno. Nel mio "Inferno" ideale io avrei proposto all'Organizzazione Mondiale della Sanità di cercare un antidoto, perché non concepisco questa logica del contenere la popolazione mondiale. Personalmente vedo ogni giorno che nel nostro mondo viene sprecato talmente tanto cibo che il terzo mondo potrebbe vivere molto meglio, per non parlare di un'educazione sessuale fatta in modo sensato verso i paesi che ancora non sono sviluppati. E qui non stiamo parlando di "preservativo sì/preservativo no", c'è un discorso etico ed educativo più ampio da fare in questi casi. Inferno finisce con l'accettazione da parte di Elizabeth di questa teoria di Zobrist, aiutata anche dalla donna con il QI supersonico, Sienna Brooks che ha visto le popolazioni povere da vicino e ha capito che non si può aiutare tutti nel mondo.
Praticamente Inferno è un libro dove alla fine si fanno male in pochi, il cattivo super cattivo vince e i buoni alla fine dicono: "Toh guarda, tutto sommato aveva anche ragione". Non so, io ho percepito questo. 
Non voglio tediarvi eccessivamente, il post si sta allungando oltre ogni previsione.
Concludo dicendo che, finale a parte, il libro si fa leggere in modo piacevole, ottimo libro da ombrellone, libro da prendere con le pinze, ricordatevi che è pur sempre un libro e non un trattato scientifico. Apprezzabile tutto il lavoro fatto su Dante, apprezzamento di tipo fanatico e non da studiosa. Non so se sia tutto corretto.


VOTO:
e mezzo!

martedì 2 luglio 2013

Non so più cosa leggere!

Paura eh!
Credo che in 25 (domani 26) anni di veneranda età non mi sia mai capitato di dire una frase del genere. No, perché al massimo ho esclamato cose tipo: "Non so da che parte iniziare!!!", con più di 300 libri parcheggiati solo in camera mia, è sempre stato difficile trovarsi senza letture. 
La settimana scorsa, passeggiando per Torino, ho avuto la disgraziatissima idea di fare un giro da Feltrinelli e da Libraccio: ormai vige la legge "Quello che non compri te lo scrivi sul memo del cell". Sono uscita da Feltrinelli con L'infinito viaggiare di Claudio Magris (scontavano i libri Mondadori!) e con Il lato positivo di Matthew Quick da Libraccio. Il secondo non era nemmeno usato! Preso a prezzo pieno, mentre ero da Libraccio ho provato a fare un giro sul sito per vedere se avevo possibilità di trovarlo usato: nada, quindi ho optato per prenderlo a prezzo pieno.
Non soddisfatta per i due libri, ho pensato di rimpolpare anche la libreria digitale comprando Inferno di Dan Brown (sì, ho ceduto anche io), Agata Raisin e la quiche letale di Beaton M.C. e La metamorfosi di Kafka.
Potevo mai fermarmi qui?
Ovviamente no.
Ieri ho avuto la brillante idea di organizzare un ordine su Libraccio in collaborazione con la mia amica.
Bottino: 
N.P. di Banana Yoshimoto
Perduti tra le pagine di Margherita Oggero
La sarneghera di  Laura Mühlbauer
Instant Love di Luca Bianchini
Tu sai chi sono io di Paola Jacobbi
L'uomo che voleva fermare il tempo di Mitch Albom

Finito? Quasi!
Ultimo volume da aggiungere in libreria, che ho acquistato più per un "compito delle vacanze", è Revenge Wears Prada - The Devil Returns di Lauren Weisberger, in Inglese. L'ho iniziato, lo capisco e ne sono colpita!

Riguardo la questione: "Libri appuntati sul cell", vorrei farvi notare che avevo visto mesi fa in libreria L'uomo che voleva fermare il tempo. A tal proposito voglio fare una parentesi: ritengo siano eccessivamente costosi certi libri, a volte ricorro agli ebook (vedi il caso Dan Brown), ma nel caso di questo libro l'ebook era costoso, troppo costoso. Ho deciso di aspettare e di prenderlo usato. Tanto si sa, i libri di Libraccio sono spesso in ottimo stato, praticamente nuovi. Ammetto che ormai mi sto muovendo in questo modo. Trovo un libro che mi interessa, guardo il prezzo e valuto. Non è che non voglio spendere per i libri, ma cerco di risparmiare. Certo, ci sono sempre le biblioteche, ma in periodi di crisi raramente hanno le ultime uscite. Quindi...siano benedetti il memo sul cell e poi Libraccio, un binomio perfetto per sopravvivere alla crisi. 

Morale della storia: perché tutti questi libri? Ad agosto lavorerò, sarò quindi a Torino e mi sono preparata per bene per le vacanze, nel caso in cui la programmazione televisiva sarà pietosa, cosa che già sospetto, i libri mi terranno compagnia, mi faranno dimenticare il caldo, almeno si spera, e mi trasporteranno in mondi paralleli. Sono folle, I know! Ma bisogna pur sopravvivere, no?
Probabilmente finirò a Natale di leggerli...ma ce la posso fare! 

Un'ultima nota: chiacchierando con un amico, che legge molta letteratura con la L maiuscola, mi è venuta voglia di leggere un altro libro di Camus, avevo letto Lo Straniero, ora continuo con La peste e poi Moravia: Gli indifferenti e La noia. Avevo letto La Romana, quando ancora questo blog non esisteva, e mi era piaciuto molto. Proviamo a vedere cosa succederà con questi due.  

Io che amo solo te di Luca Bianchini: recensione!


Può un amore resistere nel tempo? Anche se si tratta di una storia ostacolata dalle famiglie, una storia che è stata interrotta per cause di onore?

Io che amo solo te di Luca Bianchini ci racconta la vicenda di Ninella, donna cinquantenne, che quando era giovane era perdutamente innamorata di Mimì. La famiglia dell'amato non aveva accettato questa relazione tanto che aveva deciso di interromperla. Gli anni passano, ma gli amori, soprattutto quelli semplicemente perfetti, raramente si spengono, è difficile imparare a conviverci specie se si abita in un paese della Puglia, in questo caso Polignano, dove tutti sanno tutto di tutti e le malelingue sono più veloci del vento.
Il romanzo comincia con un matrimonio, quello della figlia di Ninella con uno dei giovani più ricchi del paese, guarda caso è proprio il figlio di Mimì. Ninella vede subito in questo un riscatto suo personale, nonostante la famiglia di Mimì abbia cercato in qualche modo di allontanarli, i loro figli, Chiara e Damiano si amano davvero e convoleranno a breve a giuste nozze.
Io che amo solo te racconta storie di amori e tradimenti, storie di vita, di incertezze, di perdono, di successi e insuccessi, sono molti i personaggi che calcano la scena e si avvicendano attorno a Chiara e Damiano, dalla simpaticissima Zia Dora, la meridionale trapiantata al nord che rinnega ogni cosa del sud Italia, a Nancy, la sorella di Chiara, adolescente in pena per due cose: perdere mezzo chilo prima del matrimonio e cercare di liberarsi della sua verginità, per stare al passo con le amiche.
Damiano poi ha un fratello omosessuale, Orlando, costretto a trovarsi una ragazza da portare al matrimonio in modo da placare le dicerie della gente, ormai in paese si sono accorti tutti, ma il matrimonio di Damiano e Chiara dovrà essere l'occasione per calmare le acque. Il matrimonio si trasforma così in un teatro, dove ognuno deve indossare una maschera per coprire i propri pensieri, la propria natura, per sembrare normale agli occhi degli altri, ma di fatto diverso da quello che è e vorrebbe realmente essere. L'opinione comune fin dalle prime pagine diventa un macigno che motiva le scelte dei personaggi, "quello che pensano gli altri", "quello che dicono gli altri" diviene più forte della volontà del singolo, ci si lascia condizionare nella vita dagli altri, spesso si arriva a rinnegare i propri sentimenti. Ci vuole coraggio ad essere se stessi e questo coraggio è quello che dimostra di avere Osvaldo quando parla al matrimonio del fratello, lo stesso coraggio che porta Ninella ad affermarsi come sarta per riscattarsi dopo la vicenda del fratello Franco, coraggio che ritorna anche quando decide di invitarlo al matrimonio della figlia e accetta di affrontare Matilde, moglie di Mimì, per chiederle una modifica alla lista degli invitati. 
I personaggi di Bianchini danzano la danza della vita, avvolti dalle loro passioni, dispersi nei loro pensieri, accompagnati dal maestrale, questo vento che sa di magia e che cambia le vicende, cambia i personaggi e i loro pensieri. Un vento che è un incantesimo d'amore, che in tre giorni risolve problemi che esistono da anni e anni, un vento che permette ai padri e alle madri di parlare con i figli e di raccontarsi, di svelare quei segreti nascosti per anni. 
Alla base di Io che amo solo te c'è una storia d'amore, la letteratura è piena di vicende di questo genere, in cui lui ama lei, lei ama lui, ma le famiglie non accettano la relazione, eppure Bianchini riesce a dargli un tocco di novità e freschezza, riesce a servire la torta cambiando degli ingredienti. Io che amo solo te non è la solita torta al cioccolato, è diversa e ad ogni morso potrete gustare nuovi sapori. 
Lo stile di Luca Bianchini è scorrevole e leggero, rende la lettura piacevole e molto veloce (l'ho divorato in un giorno!). Qualcuno critica lo scarso approfondimento dei personaggi, onestamente, secondo il mio modestissimo e inutile parere, questo libro va bene così, è tutto dosato al punto giusto, la chimica dell'amore riesce alla perfezione. Per avere dei personaggi più approfonditi e dettagliati probabilmente sarebbe servito il triplo delle pagine, ma sicuramente sarebbe stata una storia completamente diversa.
Onestamente non sapevo bene cosa aspettarmi da questo libro, soprattutto a causa dei peperoncini in copertina che rientrano tra le "cose che non mangio perché non mi piacciono", eppure è stata davvero una piacevole scoperta. Una lettura consigliata, perfetta per l'estate!

VOTO:


Voglio ringraziare Anna di Mondadori per avermi suggerito e quindi inviato questo libro. 

mercoledì 1 maggio 2013

45 mq - La misura di un sogno di Sara Lorenzini. recensione!

Ho deciso di leggere questo libro perché sembrava avesse minimamente a che fare con questo periodo della mia vita, il vivere fuori sede, il recente trasloco in un appartamento da 50 mq (!) condiviso con un'amica, per evitare di finire a vivere con chissà chi, sono tutti gli ingredienti che mi hanno portata a cliccare il tasto acquista su Amazon. 
La storia di Neve, dei soldi ereditati dal nonno, della sua amica Marta fidanzata con Gianfi, di Omar e di quella stronza di Viola sono tutte cose che mi hanno creato una vera e propria dipendenza dal libro. Ho apprezzato moltissimo lo stile di Sara Lorenzini, la sua scrittura fresca e brillante, tipica di una under 30, la voce di Neve è credibile, le storie sono vere.
Geniale la trovata della stagista-stragista, nella quale mi sono rivista parzialmente, visto che io sono una tirocinante in questo periodo della mia vita.
Insomma molti ingredienti buoni, ma a metà è successo qualcosa che mi ha un po' bloccata. E questo qualcosa è la figura di Pietro
Premessa: da qui in avanti partiranno molti spoiler. Non ditemi che non vi avevo avvisati! 
Dunque: si capisce che Neve e Pietro si metteranno insieme, eccome se si capisce! La scelta di far riportare il coupon a lei mentre si trova dal dentista è alquanto assurda e fa capire cosa accadrà dopo. 
Sto ragazzo che si trova sotto il sedere il coupon e senza sapere come si chiami lei, glielo porta dal dentista, dopo che si sono visti tre nanosecondi al parco. Allora è bellissima come storia, qualsiasi ragazza vorrebbe un uomo come Pietro, ma ahimè è proprio roba da libro, non è per niente reale questo e soprattutto ci fa capire molto riguardo lo sviluppo della storia, il tutto quando si è a metà libro. Roba da prenderlo e buttarlo dalla finestra. Ci sono lettori che abbandonano il campo per molto meno.
Detto questo, per il resto il libro mi è piaciuto molto, le scene di vita quotidiana a casa di Neve, l'idea della famiglia che si è ricreata a Roma attraverso gli amici, le relazioni che intercorrono tra loro, sono tutte cose molto ben costruite, molto interessanti. Pietro ahimè è un po' poco credibile in quel contesto di vita vera.
Ora magari l'intento della scrittrice era proprio questo, però...Pietro mente ai suoi proprietari della casa dicendo di non venderla ma di aspettare perché la voleva comprare la sua futura sposa, alias Neve che non sa nemmeno da che parte è girata, è appena fuggita da Roma per raggiungere i suoi in Molise e soprattutto non è mai uscita con Pietro. Pietro le spiega di aver usato questo escamotage per bloccare la casa e infondo, lei non lo sa ancora, ma si sposeranno, perché lui se lo sente.
Su questa cosa di dire a una ragazza: SPOSAMI al primo appuntamento o comunque quando ancora non la si conosce troppo bene, gli sceneggiatori americani ci hanno creato un personaggio Ted di How I Met Your Mother, tenero, adorabile, ma non puoi dire SPOSAMI a una ragazza dopo poco che l'hai conosciuta. Non sta in piedi. 
Certo, sarebbe bellissimo, poetico, romantico, ma ahimè è finto. 
Probabilmente sono cinica, ho perso il romanticismo per strada o non so cosa...ma ecco, un libro che mi stava piacendo molto, è stato rovinato da questo piccolo neo. 
Tutto sommato l'intero pacchetto merita, ma magari potevano studiarsi meglio con l'editor la figura di Pietro.
Un'ultima cosa: il finale resta aperto, ci sarà un seguito? Per ora è possibile scaricarsi un ebook gratuito che è un manuale di sopravvivenza scritto dalla protagonista del libro. 
Ho già anche quello, appena avrò tempo vi dirò qualcosa.
Alla prossima e scusatemi se ultimamente sono latitante, ma la mia vita è leggermente cambiata in questi ultimi mesi, quindi devo imparare a riorganizzare il mio tempo.

VOTO:






martedì 26 febbraio 2013

Multiversum - Memoria di Leonardo Patrignani: recensione!

Ho (ahimè!) terminato il secondo capitolo di una trilogia made in Italy che mi sta appassionando moltissimo, Memoria è il secondo capitolo della saga creata da Leonardo Patrignani, cominciata un anno fa circa con Multiversum.
Non è molto che ho letto il primo libro anche se ad essere sincera era da molti mesi sulla mia scrivania, in questo caso elettronica visto che lo avevo acquistato in formato ebook.
Ho atteso il secondo capitolo, Memoria, per poco, ma vi assicuro che mi sembrava di essere tornata indietro di qualche anno, quando attendevo i libri di Harry Potter, quando facevo il conto alla rovescia e poi il giorno dopo correvo in libreria ad acquistarlo. Leonardo Patrignani mi ha fatto riscoprire l'emozione, la bellezza di attendere un libro. Non accadeva da molto, le ultime saghe che ho letto erano complete, quindi anche se centellinate, sapevo che non avrei dovuto poi attendere troppo per proseguire e passare al capitolo successivo.
Memoria è stata la continuazione di un piacevole viaggio, cominciato con Alex, Jenny e Marco attraverso dimensioni parallele, universi, tra passato e presente, verità e menzogna e soprattutto memoria. Abbiamo lasciato i nostri tre amici in una dimensione strana, costruita dalle loro memorie, una dimensione in loop che continuava sempre dallo stesso punto, da quella partita a basket, nel caso di Alex, da quella giornata nel bagno, nel caso di Jenny. I tre ragazzi non ci mettono molto a capire che qualcosa non va, ci sono dei buchi nella loro memoria, Marco, che scopre di essere molto più di quello che credeva (scusate il gioco di parole, ma non voglio svelarvi nulla!!) sarà di grande aiuto in questa seconda parte del viaggio.
Onestamente non sapevo bene cosa aspettarmi da Memoria, non ho voluto creare delle mie personali risposte a questa dimensione in cui erano capitati, mi sono fidata molto di Leonardo Patrignani e vi dirò: non avrei potuto neanche lontanamente immaginare quello che lui ha creato. Penso che lo anche stesso Nolan potrebbe spaventarsi! Memoria ci porterà infatti a scoprire una civiltà avanzata, ma nemmeno poi così tanto, una civiltà succube di un dittatore, dove tutti credono di essere liberi e invece non lo sono affatto. E' inevitabile percepire una certa critica in questo racconto, che va ben oltre quanto viene normalmente richiesto a un romanzo di questo genere e onestamente apprezzo molto questa frecciatina che porta il lettore a porsi domande come: cos'è realmente la libertà? Quando si è veramente liberi? 
Ma come sono arrivati lì Jenny, Alex e Marco? E soprattutto sono effettivamente usciti da Memoria? Non voglio svelarvi nulla.
Leonardo Patrignani prende per mano il lettore e lo accompagna in questa avventura incredibile e straordinaria e lo fa dimostrando di essere perfettamente padrone della materia, niente è lasciato al caso, tutto torna, tutto viene spiegato per quanto necessario e il lettore ne rimane piacevolmente colpito, viene contagiato.
Direi che questo secondo capitolo è ancora meglio del primo, Leonardo Patrignani è cresciuto come scrittore: si vede e si sente! Se uno si lascia trasportare dalle parole, segue Alex e Jenny nei luoghi della Memoria, è come se li vedesse, li sentisse, come se partecipasse realmente alle loro avventure.
Memoria è un libro molto bello, nato come YA (etichetta che personalmente sto rivalutando molto e che onestamente rischia di diventare un po' un minestrone con dentro un po' di tutto), ma che sono certa appassionerà anche gli adulti.
Sapete una cosa? Sono orgogliosa che Leonardo Patrignani sia uno scrittore italiano, spero che questo libro venga tradotto anche all'estero, perché merita davvero. 


VOTO:


lunedì 18 febbraio 2013

Vidi: Memoria: il viaggio ricomincia!

Ho appena recensito Multiversum ed ecco la scheda del seguito che sarà domani in tutte le librerie (io attendo l'ebook!).
Ed ecco a voi la presentazione dell'atteso seguito di Multiversum di Leonardo Patrignani: intitolato Memoria, edito ancora una volta da Mondadori.
Se è bello quanto il primo...non vedo l'ora di leggerlo!
Soprattutto per capire come Alex e Jenny riusciranno a uscire da Memoria, luogo che sembra un limbo, almeno così io me lo sono immaginata leggendo Multiversum.
Detto questo...Non posso lasciarmelo sfuggire!!!
E voi?
State aspettando questo libro?
Lo avete già messo nella lista dei desideri?

TRAMA

"Forza, usciamo da questa gabbia". La frase pronunciata da Marco con cui si conclude il primo romanzo, è il punto di partenza del secondo capitolo della Multiversum Saga. Alex, Jenny e Marco si trovano in Memoria, luogo esclusivamente mentale nel quale vedono solo ciò che ricordano. Mentre i secoli trascorrono dopo la fine del loro mondo, una nuova era è cominciata sul pianeta Terra. Sarà Jenny a svegliarsi per prima, in una cabina a bordo di un sottomarino, in una realtà di nuovo fisica. La voce di Alex suona ancora nella sua testa ma lui non è con lei. Solo ritrovandolo potrà cercare una via d'uscita da quell'ennesima trappola. Sempre se è vero che nelle infinite biforcazioni del Multiverso esiste una strada alternativa. 


Multiversum di Leonardo Patrignani: recensione!

Multiversum era nella mia lista dei libri da leggere da un bel po', da così tanto tempo che dopodomani (o quasi) esce già il seguito, finalmente sono riuscita a leggerlo e...
Posso dirlo?
Posso urlarlo?
Posso fare un post non "apparecchiato"?
Posso fare un post molto easy?
Posso fare un post ricco di commenti fini a se stessi che non hanno niente di critico, ma sono solo da fan supersfegatata?
Posso?
Vado!

Multiversum è un CAPOLAVORO! Sì, questo libro mi è piaciuto davvero moltissimo, quando sono arrivata all'ultima pagina, oltre ad essere molto triste per averlo terminato ho pensato due cose:
1. è il libro che avrei voluto aver scritto io,
2. è uno dei migliori libri YA scritti da un autore italiano che io abbia letto in questi ultimi mesi.
Devo dire che il primato (punto 2) se lo contende bene con Muses di Francesco Falconi, ma Multiversum di Leonardo Patrignani lo sento più vicino a me perché, caspita, è riuscito a mettere nero su bianco alcuni dei miei sogni, alcuni miei pensieri...(ecco perché dico che è il libro che vorrei aver scritto) e tutto questo mi ha causato una dipendenza da Multiversum tale per cui mi sono vista costretta a terminarlo nel giro di poche ore.
Non riuscivo a staccarmene. E ora ovviamente devo leggere il seguito, che uscirà a breve, per fortuna, ma che devo assolutamente procurarmi per sapere cosa succederà ad Alex e a Jenny. 
Un libro delizioso, avvincente che cattura realmente lo spettatore, io stessa ho viaggiato con Alex e Jenny, li ho davvero conosciuti attraverso queste pagine, ho divorato buona parte di questo libro mentre ero in treno e vi assicuro che sono stata rapita dal sedile e trasportata piacevolmente nella vicenda di Alex e Jenny, delle loro famiglie, dei loro mondi. Ogni pagina era una scoperta e man mano che avanzavo nella lettura capivo che Patrignani è senza ombra di dubbio un genio. 
La teoria delle dimensioni parallele mi ha sempre intrigato un sacco, quanto quella dei viaggi nel tempo, dei futuri possibili. Da bambina guardavo e riguardavo Ritorno al Futuro, affascinata dalla sua sceneggiatura, quella storia che cambiava a seconda delle scelte dei protagonisti, sono cresciuta e ci sono stati film come Sliding Doors piuttosto che Time Line o l'intramontabile L'uomo che visse nel futuro e mi dicono dalla regia che anche Fringe è di questo genere.
Insomma, l'abilità di Leonardo Patrignani è di riuscire a costruire su questo espediente una storia fantastica che è stata apprezzata moltissimo e che sarà apprezzata ancora da molti e molti lettori. Alex e Jenny appartengono a due dimensioni differenti, eppure riescono a comunicare tra loro e sarà proprio questo dono a "costringerli" a cercarsi, vogliono conoscersi, ma incontrarsi non sarà così semplice come sembra.
Onestamente i due personaggi, che nel libro sono sedicenni, sono molto maturi per la loro età, determinati e coraggiosi, scelgono di seguire il loro destino con la paura necessaria dettata dal caso, ma anche con l'incoscienza tipica di chi ha 16 anni.
Rivolto principalmente ad un pubblico di adolescenti, Multiversum in realtà si legge bene a qualsiasi età, fidatevi, vi appassionerete a questa saga!

VOTO



martedì 29 gennaio 2013

Venere in metrò di Giuseppe Culicchia: recensione!

"Gaia ha 38 anni e porta la taglia 38", gaia è moglie di Matteo, abitano in una casa tutta dedicata ai Fantastici Quattro, hanno una figlia: la vampira. E' difficile entrare in relazione con lei, soprattutto quando è più semplice lasciarla a casa con la peruperu per andare a fare un'apericena nei locali più in di Milano, oppure fuggire per weekend sulla neve, che forse nascondono ben altro. Gaia ha anche un amante Nicolò, che sembra essere perfetto rispetto a Matteo, eppure...nasconde qualcosa.
Tanti ingredienti diversi per una storia rosa uscita dalla penna dello scrittore Giuseppe Culicchia.
Ammetto di non aver mai letto niente di suo prima di Venere in metrò, ma questo libro mi ha fatto venir voglia di leggermi tutti gli altri di questo autore.
Scritto in prima persona, Venere in metrò attraverso il personaggio di Gaia ci racconta una "brutta storia" dalle tinte milanesi, una storia di amore, shopping, tradimenti, immaturità, una storia di eterni  Peter Pan che preferiscono fuggire di fronte ai problemi, piuttosto che affrontarli. Gaia è una donna 38enne, ma non è mai cresciuta. Ha una figlia con la quale non riesce a comunicare, lei e il marito la chiamano "La vampira" a causa della sua passione per Twilight, sembra una squilibrata, è stata iscritta a una scuola steineriana al fine di sviluppare le sue doti creative, per non farla fossilizzare su dogmi e definizioni come prevede il normale insegnamento.
Gaia ha le sue abitudini, il blog The Blonde Salad, i tweet di Francesca Versace, la psicanalista, sono molte le cose che tornano nel libro, tanto che sembra che la vita di Gaia, fatta di cose e luoghi sempre uguali, sia praticamente una routine, sia scandita da cose, momenti, persone che rendono tutti i giorni uguali. Le battute delle pierre quando escono dal locale a fine serata, il pensiero fisso di cosa guardare su internet, di Biancolatte, della tisana drenante, di iscriversi a pilates. La sua vita è caratterizzata da queste cose, è appena stata licenziata dall'agenzia di eventi: Eventi Avanti, il licenziamento è avvenuto con un sms, il libro si apre proprio con due sms, questo del licenziamento e uno che era destinato a Nicolò e che in realtà finisce al marito. Da qui inizia proprio la scoperta del tradimento e quindi l'allontanamento di Matteo che, come scopriremo in seguito, non è solo connesso al tradimento della moglie, ma c'è ben altro.
Gaia di fatto è una persona fragile, tra i suoi gesti ripetitivi, c'è lo specchio, luogo con cui si confronta sul suo corpo e che la costringe a vomitare ogni volta nelle toilette dei locali appena ha finito l'apericena. Non sa apprezzarsi a causa anche di una madre-modella che è anoressica da anni e che le ha sempre voluto inculcare l'idea della linea. 
In Venere in metrò non ci sono personaggi completamente buoni o completamente cattivi, ci sono uomini e donne che cercano di vivere al meglio le loro vite, senza preoccuparsi troppo del domani. Sembra la storia della cicala e della formica, ma prima o poi qualcosa nella vita va storto, ci sono dei fatti che noi non possiamo gestire, come il crollo delle banche oppure qualcuno che sperpera il patrimonio giocando a poker.
L'unica persona con degli ideali sembra essere il padre di Gaia, che voleva rivalutare un quartiere di Milano per metterci parchi da gioco, case ridenti, non abbandonarli alla cementificazione. Un'anima pura che evidentemente non riusciva a trovare una sua collocazione in questo mondo infernale. 
Credo che Venere in metrò sia davvero un buon libro che merita di essere letto, onestamente mi ha fatto riflettere molto, la vicenda di Gaia è più vera di quanto tutti noi possiamo immaginare. 
Non aspettatevi una storiella rose e fiori, come potrebbe suggerire la copertina, ma una storia cruda, narrata da un personaggio che vedrà la sua vita completamente sconvolta. Perderà qualcosa...ma ritroverà qualcuno che credeva di aver perso da tempo.
Non voglio darvi troppe anticipazioni.
Leggetelo!


VOTO:


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