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lunedì 5 settembre 2011

Cantamimi, o Diva, del Pelide Achille...

« [...] noi sappiamo dire molte menzogne simili al vero,
ma sappiamo anche, quando vogliamo, il vero cantare »
(Esiodo, Teogonia, incipit, 27-28) 


Da qualche anno a questa parte seguo con un occhio di attenzione quello che succede nel mondo dell'editoria, quali sono i libri più venduti, più criticati, più chiacchierati, più premiati. Tra i premi noti in Italia c'è il Premio Strega che da quando esiste è stato consegnato a scrittori che hanno fortemente segnato la storia della nostra letteratura italiana.
In questi ultimi anni i premi strega sono stati molto discussi, soprattutto perchè assegnati a scrittori alle prime armi e quindi poco noti nel mondo letterario. Se sia giusto o meno io non lo so, certo è un premio significativo, ma come tutti i premi, a parte il Nobel forse, lascia il tempo che trova. Nel senso che se vinci il premio Strega non è detto che sei il nuovo Moravia, hai semplicemente scritto un libro che è piaciuto più di tutti quelli selezionati per il concorso. Con questo non voglio snobbare il premio Strega, non sia mai! Anzi, tanto di cappello a chi lo vince! Quello che voglio dire io è che vincere un premio così dopo il primo romanzo ti fa un certo effetto perchè se non sei una persona mentalmente posata, ti monti la testa e credi di essere il nuovo Fitzgerald della letteratura italiana, in versione non alcolizzata (per quanto possibile). Quindi si rischia di idolatrare più lo scrittore dell'opera in sè.
Non è matematico che uno scrittore mantenga sempre lo stesso livello artistico in tutte le sue produzioni, ecco perchè nel caso dei concorsi letterari è bene considerare il libro come opera di Tizio, opera, non come Tizio scrive sempre così. Detto questo bisogna anche considerare il periodo storico, chi viene selezionato, le altre proposte letterarie, insomma tutto quello che ruota intorno al concorso. E infine c'è un tassello che è a dir poco fondamentale: l'apprezzamento da parte del lettore.
L'apprezzamento da parte del lettore è sicuramente qualcosa di molto relativo, che varia da persona a persona, varia anche a seconda di quello che sta vivendo colui che si imbatte in quel libro. Sento spesso, e penso di essere parecchio d'accordo con questa tesi, che i libri devono essere letti nei periodi giusti, è vero! Pensate a quante volte avete abbandonato un libro perchè non riuscivate proprio ad andare oltre ad un determinato punto, poi la seconda volta che lo avete preso in mano lo avete divorato nel giro di pochi giorni. Certo, ci sono poi anche libri totalmente incompatibili con i vostri gusti, che solitamente non riescono ad "andare avanti" nemmeno al secondo, terzo (se c'è) tentativo.
I gusti letterari quindi, come tutti i gusti, sono qualcosa di altamente relativo. Se per me Zafon scrive in modo meraviglioso, state pur certi che per qualcun altro è letteratura da ombrellone e nemmeno Moccia scrive così male. Ammetto che quest'ultima affermazione è azzardata...ma passatemela solo come esempio per riflettere insieme.
Qualche mese fa parlando con un don insegnante di Arte mi aveva detto che a parer suo  il miglior modo per mettere in pratica un corso di arte era il seguente: al termine delle lezioni bisognava proporre agli allievi un budget da spendere in un negozio di antiquariato, in quel momento i ragazzi sarebbero stati liberi di acquistare quell'oggetto che dava loro delle sensazioni particolari, quell'oggetto particolare che secondo loro era degno di nota. Probabilmente su una classe di venti alunni sarebbero stati selezionati venti oggetti diversi, a questo punto sarebbe stato necessario spiegare perchè era successa questa cosa. Ognuno dei venti ragazzi ha dei gusti diversi, dei canoni di valutazione differenti, quello che è arte per me per te è feccia. Questo accade in tutte i campi in cui avviene una creazione artistica, in tutti i campi artistici: cinema, arte, letteratura, musica....
Concludendo questa lunghissima riflessione posso dire che non bisogna aver paura di dire "questo mi piace" il problema è che bisogna sempre dire il perchè e questo perchè deve essere fondato e scientificamente dimostrabile. Se ad esempio dite: "Mi piace Moccia per il grande approfondimento psicologico dei personaggi", beh, sappiate che i personaggi di questo scrittore hanno lo stesso approfondimento psicologico di Pimpa, quindi forse quest'affermazione non verrà accettata positivamente dal resto del pubblico.
Insomma, non abbiate paura di crearvi delle vostre gallerie artistiche, una per ogni disciplina, una per ogni musa!
Sono davvero alla fine ora e vi lascio con i nomi delle sette muse greche che erano le protettrici delle arti. 

giovedì 1 settembre 2011

Accabadora di Michela Murgia

L'estate di fatto non è ancora finita, anche se le temperature stanno iniziando a dirci che l'autunno è alle porte, ma noi non ci facciamo impressionare, perchè anche a luglio l'autunno sembrava alle porte, e continuiamo a spulciare il nostro elenco estivo di libri. 
Ieri sera ho terminato, dopo soli due giorni di lettura, Accabadora di Michela Murgia. Un romanzo breve molto interessante, vincitore del premio Campiello 2010, la Murgia ci racconta la storia di una Sardegna che ormai non esiste più, una storia fatta di religione mista a superstizione. Ci narra la vicenda di una fill'e anima, Maria che, divenuta appunto figlia d'anima di Tzia Bonaria, l'accabadora di Soreni. Ma che cos'è, chi è l'accabadora? E' l'ultima madre, una donna che metteva fine alle sofferenze dei malati agonizzanti; solitamente veniva chiamata dai famigliari del malato e dopo un rituale, che nel libro viene più volte descritto, di purificazione della stanza e del morto, in modo che non ci fosse più nulla a trattenerlo nel mondo dei vivi, praticava di fatto quella che noi oggi chiameremmo eutanasia. Una descrizione molto dettagliata è possibile trovarla sul sito centrosardegna a questa pagina CLICK!
Maria scoprirà ormai adolescente di essere figlia dell'accabadora e non sarà semplice per lei convivere con questo personaggio portatore di morte, soprattutto non accetta la possibilità di dover portar avanti la "tradizione di famiglia" diventando lei la futura accabadora di Soreni. Ma si sa che il passato non si può cancellare e che la nostra famiglia resta sempre e comunque...la nostra famiglia, qualsiasi problema abbia, qualsiasi ideologie coltivi.
Un libro che si legge tutto d'un fiato, scritto con uno stile dinamico, scorrevole e moderno. Una lettura da fare soprattutto se siete appassionati di leggende più o meno tali della storia folcloristica italiana, in questo caso la parola leggenda è un po' a sproposito perchè la figura dell'accabadora è realmente esistita e vi sono molte testimonianze a riguardo. 
Penso esistano varie letture del libro, chi non si soffermerà ai primi livelli di storia, si troverà coinvolto in riflessioni etiche che oggi invadono le pagine dei giornali e vi troverete a pensare se sia giusta o meno l'eutanasia, se sia giusto o meno che esistesse una donna che si prendeva carico di tutte queste morti.
Spero che qualche regista abbia il coraggio di realizzare un film partendo da questo libro, potrebbe essere molto interessante vedere certe scene rappresentate sullo schermo, che sicuramente avrebbero un impatto emotivo molto più forte di quello percepito attraverso la lettura.

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