sabato 15 settembre 2012

Morire dal ridere di Antonietta Usardi: recensione!

Ho terminato ieri sera Morire dal ridere di Antonietta Usardi
Non sapevo sinceramente cosa aspettarmi da questo libro, la copertina dice che è un Horror e sinceramente io non sono una grande appassionata di questo genere. Appena ho iniziato a leggere le prime pagine ho potuto constatare che c'è sì un retroscena che vuole essere horror, ma...c'è qualcosa che lo rende piacevole, meno spaventoso e davvero interessante. 
Morire dal ridere narra la storia di una famiglia che ha un negozio di oggetti per suicidarsi a Milano, vicino a Chinatown. I loro clienti sono persone che cercano un modo per morire: chi in modo economico, chi velocemente, che in modo teatrale...insomma hanno un metodo di suicidio per tutti i gusti. Ovviamente la famiglia stessa vive con l'idea che il suicidio non sia niente di così negativo, è un diritto che le persone hanno e la morte non è spaventosa, anzi è bella, affascinante e soprattutto per loro è un business!
Ma la vita di questa famiglia cambia quando arriva a casa loro Robespierre, il nipotino rimasto orfano, un bimbo dai capelli rossi, con le lentiggini e che sprizza gioia da tutti i pori. Il suo pensiero si contrappone fortemente a quello degli zii e creerà non poco scompiglio nella famiglia.
Antonietta Usardi riesce a regalarci un'opera divertente, il suo stile di scrittura è scorrevole e piacevole e riesce a esorcizzare la paura della morte e il suicidio. Morire dal ridere di fatto è una fiaba moderna che consiglierei a tutti quelli che sono sempre di cattivo umore, tristi e depressi: c'è sempre un motivo per sorridere nella propria vita!
Non è un libro corposo, lo potete leggere tranquillamente tutto d'un fiato, e sinceramente ve lo consiglio perché è davvero un'esperienza piacevole, per lo meno, io ho gradito molto, che fa anche riflettere e pensare su queste tematiche. 


Questo libro mi è stato gentilmente inviato dall'autrice. Colgo l'occasione per ringraziarla e per augurarle in bocca al lupo per tutto!


VOTO


venerdì 14 settembre 2012

Vidi: Il caffè delle donne di Widad Tamimi

Appena ho visto la copertina di questo libro me ne sono innamorata: io amo il caffè e adoro il viola/fuxia come colore. Un mix perfetto che mi sussurra: leggimi, Fra, leggimi!
Non potendo resistere e avendolo trovato scontato del 50% su libraccio.it...l'ho prenotato!
Speriamo arrivi presto!

LA TRAMA
Il caffè è un punto fermo nella vita di Qamar: espresso e vigoroso come lo beve la madre, ingentilito da un goccio di latte come piace al suo compagno, oppure fatto bollire tre volte, amaro e profumato di cardamomo, come ha imparato a berlo in Giordania. Da sempre Qamar è in equilibrio tra due mondi, ma lo ha scoperto solo il giorno del suo quattordicesimo compleanno, quando è diventata ufficialmente donna. Sottratta a ogni contatto promiscuo, costretta a una improvvisa separazione dagli amici, Qamar deve confrontarsi con le differenze profonde tra le due culture di cui è figlia. Eppure, nelle lunghe giornate trascorse con le donne di famiglia, impara a curare il corpo come ogni sposa deve saper fare, a cucinare, a essere seducente e insieme modesta. Ed è durante queste lunghe ore al femminile che viene introdotta all'antico, affascinante rituale del caffè: nonna, zie, sorelle, riunite nel salotto si scambiano confidenze e si preparano a conoscere il destino. Solo una, ogni giorno, è la prescelta per l'interpretazione dei fondi da parte di Khalto Sherin, che sa leggere nel sedimento i segreti del cuore e del futuro. Anni dopo, di fronte al dolore di una maternità mancata, Qamar sentirà la necessità di recuperare le proprie radici e ripensare alle parole ascoltate il giorno lontano in cui lesse la propria vita nel sedimento. Scegliere gli ingredienti del proprio caffè, deciderne aroma e intensità, significa capire che gusto vogliamo dare alle nostre giornate.

Libraccio, mon amour

Chi mi segue da tempo è già al corrente, chi invece mi segue da meno forse ancora non lo sa, ma sono sempre e più fan del sito libraccio.it e adoro la politica libraccio!
Qualche giorno fa ero a Torino e sono andata nel mio solito negozio libraccio e ho comprato un altro libro di Stephen King, Le notti di Salem, che è il secondo libro che ha scritto. Pagato veramente poco, 4,75 euro, un usato a dir poco perfetto come al solito.
Cercavo anche Lo Hobbit, ma era disponibile nella versione Adelphi nuovo oppure usato, ho preferito non prenderlo perché era parecchio usurato soprattutto sulla copertina, quindi ho preferito aspettare, inoltre volevo la versione Bompiani visto che Il Signore degli Anelli ce l'ho in quella versione.
Ho provato a cercarlo su altre bancarelle di libri usati ma era esaurito. Ottimo!
Morale della storia ieri sera presa da una voglia di libri usati ho fatto acquistoni on line su libraccio.it.
In ordine ho messo:
- Lo Hobbit
- Il caffè delle donne
- American Gods
- I mestieri del libro. Dall'autore all'editore
- Non buttiamoci giù
- La ragazza con l'orecchino di perla.

Spero siano tutti reperibili perché sono tutti libri che mi interessano davvero molto, alcuni che volevo leggere da tempo e altri che mi sono stati consigliati anche recentemente.
Detto questo, vi lascio qualche scatto della tessera di Libraccio (vale solo in negozio e ogni 2€ di spesa si guadagna un punto) e dei miei attuali acquisti tra il negozio fisico e il negozio on line. 

giovedì 13 settembre 2012

Caro Michele di Natalia Ginzburg: recensione!


Caro Michele di Natalia Ginzburg, libro sempre del comodino 2012, è uno di quei libri che potete leggere duecento volte e per duecento volte resterete basiti. La storia è molto semplice: una serie di personaggi scrive a Michele, a volte questi si scrivono anche tra loro per lamentarsi delle disgrazie capitategli. Che divertimento!
Il problema principale è che questi personaggi non si ascoltano tra loro, si vomitano addosso i problemi, ma nessuno prende in considerazione quelli dell'altro. L'unico che sembra essere disposto ad aiutare gli altri è Osvaldo, un caro amico di Michele, che è quello meno statico nell'intero complesso di personaggi. 
Raccontare una trama è alquanto difficile perché sono tante microvicende, sono tante vite, sono persone che si raccontano, sono storie drammatiche, persone con forti problemi esistenziali e tremendamente apatici. Anche questo libro era nel pacchetto ultimo esame e devo dire che tra quelli che ho letto (I Malavoglia, Tra donne sole e Il giardino dei Finzi-Contini) è quello che mi è piaciuto meno. Prima di tutto perché questi personaggi fanno accapponare la pelle, poi sono davvero apatici, morti...insomma: insopportabili. Con questo non mi permetto di avanzare critiche alla Ginzburg, perché non potrei mai permettermi di commentare le sue scelte, motivate sicuramente da logiche di vita e di pensiero, però non è proprio il mio genere. 
Detto questo, non metto in dubbio che sia uno di quei libri canonici da conoscere, ma preparatevi a qualcosa di molto particolare, fidatevi!
Da questo libro è stato tratto l'omonimo film Caro Michele di Mario Monicelli, che sconvolge alcuni dei personaggi della Ginzburg, ad esempio la madre di Michele, che diventa quasi simpatica...e ce ne vuole!

VOTO


Tra donne sole di Cesare Pavese: recensione!

Tra donne sole di Cesare Pavese è uno dei libri del comodino 2012, anche questo letto per un esame. 

Clelia è una donna in carriera, di origine torinese, abita ormai da qualche anno a Roma dove lavora in una boutique. Ritorna a Torino per aprire un negozio di sartoria, inviata da Madame, il suo capo. Tornare a Torino per Clelia significa ritornare in quei luoghi dove è cresciuta ed è vissuta da povera, da cui è andata via e ai quali ora torna con una pelliccia, ritorna da gran signora. 

Tra donne sole è un libro di denuncia della borghesia del dopoguerra, una borghesia che tende a divertirsi, a vivere nell'ozio, a pensare alle cose frivole, una borghesia che sembra costituita da eterni Peter Pan incapaci di prendere in mano la propria vita e di decidere cosa fare di essa. Le donne sono anime perdute, incapaci di manifestare sentimenti veri. 
Clelia sembra essere diventata una di loro, ma riesce ancora ad essere critica nei loro confronti, riesce ancora a vedere cosa esiste oltre quei quartieri ricchi in cui si ritrova e dove abitano i suoi nuovi amici. Riesce a interagire con Rosetta, la ragazza che all'inizio del libro tenta il suicidio e cerca di capire il perché del suo gesto, sembra essere l'unica ad essere in grado di andare oltre alle apparenze, a capire che oltre al divertimento nella vita c'è anche altro. Tra le donne è anche l'unica a lavorare, l'unica che sembra mantenersi in modo onesto da sola. 
Tra donne sole è un romanzo breve che si legge molto velocemente, raccontato con i toni tipici di Pavese, scrittore che non molti amano, ma che io apprezzo molto. Consigliatissimi tra i suoi libri sono La casa in collina e La luna e i falò
Da questo libro è stato tratto il film Le amiche di Antonioni.

VOTO



I Malavoglia di Giovanni Verga: recensione!

Nel comodino 2012 avevo inserito la lettura di questo libro che per me è stata parzialmente obbligata a "causa" dell'ultimo esame della magistrale. Vi dico la sincera verità, sono contenta che mi sia stato imposto di leggere questo libro perché altrimenti so già che non l'avrei mai letto di mia iniziativa.

I Malavoglia è uno dei testi più noti del romanziere Verga e narra la storia della famiglia Toscano, detti anche Malavoglia, residenti ad Aci Trezza nei pressi di Catania. Esso appartiene insieme a Mastro don Gesualdo e La duchessa di Leyra al ciclo dei vinti.
Verga, come voi tutti ben saprete, appartiene alla corrente del Verismo, quindi egli narrava i fatti attraverso un sistema perfettamente obiettivo e distaccato, non troviamo un narratore onnisciente nelle sue opere, ma il lettore scopre pian piano i personaggi attraverso le loro scelte. Non è un romanzetto leggero, è del 1881 e la narrazione, che se non erro ricopre un arco di quindici anni, procede in modo molto rallentato e la continua variazione del nome dei personaggi suscita nel lettore un senso di smarrimento. A parte questo qual è il succo del discorso di questo libro? I Malavoglia è la storia di un decadimento, un impoverimento della famiglia Toscano che dal possedere una casa, nello specifico la casa del nespolo, e una barca, chiamata Provvidenza, si ritrovano a dover pagare affitto, senza imbarcazione, costretti ad andare a giornata per sopravvivere. Oltre a questo filone principale, ogni personaggio ha una sua storia e un suo percorso. Padron 'Ntoni, dopo la morte del figlio Bastianazzo, cerca di inculcare nella testa dei nipoti gli ideali che hanno sempre coltivato in casa Toscano, ma 'Ntoni, il nipote, non vuole vivere come hanno vissuto i suoi genitori, egli vuole fare i soldi e vivere di rendita. Egli quindi è colui che rompe la tradizione e decide di andarsene di casa. Contrapposto lui e quindi continuatore della tradizione, è Alessi, il fratello minore, ma sarà lui alla fine del romanzo a riprendersi la casa del nespolo e a ricostruire la famiglia.
Molto interessanti sono anche le figure femminili, i loro destini e le loro scelte, che mostrano anche quale fosse la condizione della donna non ricca che viveva in un paesino di pescatori. 
Un libro, ripeto, non semplice, ma che sicuramente deve essere conosciuto, perché rappresenta una parte di storia della nostra Italia.

Da questo libro è stato tratto il film La terra trema con la regia di Luchino Visconti, due opere differenti che meritano entrambe di essere conosciute. 

VOTO
(N.B. Essendo un classico..si deve leggere)


Pigchic di Demetra Dossi: recensione!

Ormai è chiaro: di libri in stile Il diavolo veste Prada non ne ho mai abbastanza! L'ultimo entrato sulla mia libreria non è nuovo, ma è stato ripubblicato quest'estate nella collana dei libri estivi di A. Il libro in questione si chiama Pigchic ed è stato scritto dalla blogger Demetra Dossi.


L'ho letto tutto d'un fiato in treno, non è un libro spesso, ma è un ottimo compagno di viaggio perché vi permette di trascorrere delle ore divertenti e piacevoli mentre lo leggete. Il pregio di questo libro, che non presenta una storia complessa, è quello di raccontare la vita di una fashion blogger in erba, Dafne, del suo gatto Paolo e del suo fidanzato Andrea con scene esilaranti, momenti di cadute di stile (e non solo di stile!) e momenti di crescita sia lavorativa che personale. Incontri più o meno piacevoli e alcuni sorprendenti come quello con Valeria, nota fashion blogger che rimanda sicuramente a Chiara Ferragni.  Il tutto per rincorrere quel posto tanto sognato di stagista a Gevou, rivista di moda gestita da Ludmilla Wintour, sorella gemella della ben nota Anne.

Esiste Gevou?
Esiste Ludmilla?

Non importa, l'importante è capire come e quanto Dafne crede nel suo sogno, come decide di rincorrerlo e se ci riesce o meno. Onestamente, visto come finisce, mi aspetterei un seguito! (Demetra, scrivi un seguito?)


Ammetto di aver letto e visto di tutto sull'argomento moda in questi ultimi anni, le storie a volte si somigliano, ma c'è sempre quel qualcosa di diverso che vi strappa un sorriso e vi regala un momento di evasione.

Come avevo detto recensendo il libro Voglio scrivere per Vanity Fair, certo non siamo di fronte a quei libri tipo Guerra e Pace, ma ripeto che nella vita non si può sempre leggere tomi, mattoni, ogni tanto ci si può anche dedicare a letture più easy, che fanno tanto bene alla mente e al cuore.


Vi consiglio di leggere questo libro se:

- amate la moda

- volete una storia senza impegno

- avete davanti a voi un viaggio in treno

- avete anche voi come Dafne un sogno nel cassetto

- vi piace la moda ma non siete delle modelle e quindi non vi sta bene tutto, tutto, tutto


Libro sconsigliato:

- a chi si prende troppo sul serio

- a chi legge solo libri impegnati

- a chi non sa più sognare

- a chi non vuole dare una possibilità agli esordienti

- a chi crede che la moda sia una perdita di tempo

VOTO



Il caso Twilight

Tranquilli non ci saranno vampiri sbarluccicosi a tenervi compagnia in questo post, nessuna Bella, nessun Edward, nessun Lupo Mannaro, vi racconterò semplicemente una storia simpatica che mi è successa ieri a Torino
Tornando per un giorno nella città dove ho abitato durante gli anni universitari, sono passata a salutare un po' di gente e una mia amica mi ha restituito un libro che le avevo prestato. Il volume in questione è Twilight. Molti di voi sono al corrente della mia avversità verso la Meyer, ho letto un pezzo di questo libro è l'ho abbandonato, lo avevo acquistato alla Feltrinelli con i punti accumulati nel tempo, quindi non avevo speso nulla se non un paio di euro. Onestamente speravo di trovarci qualcosa di più e pensavo che di  a poco avrei preso tutti gli altri, beh...non è stato così!
Quindi oltre alla mia tracolla con dentro: materiale per la tesi, iPad, portafogli, fazzoletti di carta, portamonete, iPod, quadernino appunti di sopravvivenza e libro in lettura (ieri era Pigchic, divorato in quattro ore di treno, ve ne parlerò a breve), mi sono ritrovata con Twilight da incastrare nella mia povera London Bag, la borsa con scritto London che ho acquistato a Londra. Fino a qui voi direte: "Beh, potevi tenerlo in mano...". No, non potevo. Dovevo andare a parlare per la tesi e quindi non volevo presentarmi nell'ufficio della professoressa con quel libro, non volevo nemmeno varcare la soglia di Palazzo Nuovo, l'università, con in mano quel coso! Dovevo trovare una soluzione.
La soluzione era: liberarmene!
Primo tentativo: donazione alla biblioteca del collegio. Buco nell'acqua. Hanno già il libro.
Secondo tentativo: negozio di libri usati su via Po. Secondo buco nell'acqua. Essendo un bestseller non lo acquistano.
Terzo tentativo: tutte le millemila bancarelle di libri usati di via Po. Tanti, numerosi buchi nell'acqua. "Lo abbiamo già!", "No, grazie!", "Ma vende solo questo?" Parentesi. Al tizio che mi ha chiesto se vendessi solo quello: "Se avessi avuto la saga intera, me la acquistavi?".
Insomma: nessuno vuole Twilight.
Morale della storia: mi sono infilata il libro in borsa...e sono andata a pranzo con le mie amiche immaginando a un modo per liberarmi del volume. Ragionando siamo giunte alle seguenti conclusioni:
- Po
- Cassonetto
- Bookcrossing
Per quanto Twilight sia un libro pressoché inutile, che non aggiunge nulla al panorama letterario, ha il pregio solo di aver sconvolto la letteratura vampiresca inventandosi vampiri che brillano al sole, non potrei mai gettarlo nel Po (perché probabilmente troverei uno di Green Peace, che è anche fan della Meyer pronto ad accoltellarmi per questo sacrilegio) o in un cassonetto: è pur sempre un libro e la mia etica da bibliofila mi impone il "take care" di ogni cosa fatta di carta, con una serie di pagine numerate in progressione.
Riguardo il Bookcrossing...non l'ho mai provato, ma abbandonare Twilight sul treno, con un treno PIENO, o lo scambiavano per un pacco bomba, o mi rincorrevano dicendo: "Ehi, ehi lei! Ha dimenticato il libro!"
Morale della storia, dopo tutta questa menata infinita, cos'è successo?
Niente, sono tornata a casa con la mia copia di Twilight e ora è qui che mi fissa e probabilmente se pensasse mi direbbe che sono tremendamente cattiva ad aver pensato di liberarmene. 
Di certo la sfida non è ancora finita. Un giorno o l'altro uscirà dalla mia libreria, statene certi!

martedì 11 settembre 2012

Ugly Betty e il bacio che mancava

Ieri ho terminato due cose una seria...e una serie (ah-ah-ah)!
Ho finito gli esami della magistrale (evvaiiiii) e la serie Ugly Betty.
Inutile dire quanto sia felice di aver terminato gli esami e quanto sia triste dopo aver terminato Ugly Betty
Andiamo con ordine, tralasciamo il mondo universitario e chiedo scusa per eventuali spoiler!
Ho iniziato a vedere Ugly Betty ad agosto, fine luglio al massimo, e, grazie a un utente di you tube che ha caricato tutte le stagioni, mi sono divorata tutte le puntate con una media di tre al giorno e ora mi manca!
Non è la serie tv del secolo, ma onestamente è carina e divertente, i personaggi sono ben studiati e costruiti e il filo logico percorre bene o male tutte e quattro le stagioni. Sappiamo che è stata chiusa a causa del calo di ascolti, ma effettivamente ritengo che tirare ancora per le lunghe la questione "Betty e il suo lavoro da giornalista" sarebbe stato eccessivo. La conclusione è stata tutto sommato decorosa, tranne per un piccolo e direi importante particolare: Betty e Daniel non si baciano!
Diamine, ho divorato gli episodi anche per sperare nel bacio finale...e invece nulla! Che i due si amassero lo si capiva da tempo immemore, ma il bacio, caspita, il bacio!!
Sinceramente spero ci sia un film, un qualcosa, una megapuntata...non so...insomma, uno attende per novanta e fischia episodi un bacio e arriva in fondo e si abbracciano? Poca gioia...
A parte questo, che sarebbe stata la ciliegina sulla torta, è una serie piacevole da guardare, che racconta il tremendo mondo della moda e la vita di una giovane donna che in quattro anni attraversa vicende differenti, che la cambieranno e la rafforzeranno fino a portarla a fare una scelta molto importante nella sua vita.
Betty cresce, cambia e lo fa in meglio, un personaggio forse eccessivamente positivo, buono, ma che onestamente spero esista nel mondo, sarebbe bello se la gente pensasse di più all'esito delle proprie azioni, come fa Betty. Ma il personaggio di Betty non è l'unico che ho amato, Claire è fantastica, Daniel è meraviglioso ed entrambi presentano una crescita personale significativa. 
La coppia Matt e Amanda è spettacolare e nella loro cattiveria risultano tremendamente simpatici e travolgenti, anche se ammettiamo che le loro battute sono spesso cattive.
Wilhelmina, nome ipronunciabile, è la cattiva del gruppo, ma come tutti i cattivi che si rispettino...anche lei ha un cuore tenero e c'è qualcosa che effettivamente la intenerisce. Poi c'è Cristina, l'addetta al guardaroba, che è meravigliosa, Hilda, la sorella di Betty che non le somiglia in niente, Ignacio, il padre di Betty, che è sempre ai fornelli e il nipote Justin che è appassionato di musical.

Vi consiglio di guardarla se volete staccare un po' il cervello, effettivamente la narrazione si semplifica via via con le stagioni, la prima ha molti tratti noir, mentre la seconda e le altre prendono un'altra piega. Tutto sommato però è piacevole da guardare, non fa venire l'orticaria perché la struttura regge alla grande!
Peccato non ci sia quel bacio!

Il cavaliere d'Africa di Ilaria Goffredo: Recensione!

Quando Ilaria mi ha inviato questo libro ero un po' incerta su quello che avrei trovato nelle sue pagine, mi risultava difficile capire chi fosse questo "Cavaliere d'Africa" del titolo, non so perché mi sono venuti in mente echi del film Il paziente inglese (che se non avete visto vi consiglio, anche se ha ben poco a che vedere con questo libro, sono io che a volte associo cose che non hanno niente a che vedere). 
Leggendo la trama però mi sono subito resa conto che l'Africa in questione era lo stato del Kenya, dove la protagonista, Selene, si reca in gita premio per insegnare Italiano ai ragazzi della scuola. Questo libro è un viaggio fisico e personale, un diario, una storia d'amore: l'amore è duplice, l'amore per Edward che raggiunge livelli quasi celestiali, come se il loro fosse un incontro tra due anime e l'amore per un popolo e un paese duro e povero come il Kenya.
E' un libro che alterna momenti di gioia totale a momenti di sconforto, Selene non nasconde mai i suoi stati d'animo di fronte alle vicende crudi e tristi che si presentano davanti ai suoi occhi, così come non li nasconde quando sta con Edward. Come ho detto prima, è un viaggio perché per Selene ogni giorno, ogni istante è un momento di confronto con la sua vita in Italia, la relazione che nasce con Edward l'aiuterà a comprendere maggiormente l'Africa e le sue usanze, sarà un modo per prendere coscienza delle differenze che separano il terzo mondo dal mondo civilizzato. Il loro amore rappresenta l'incontro tra due culture che normalmente si combattono, ma che evidentemente possono convivere e camminare insieme aiutandosi l'un l'altro. Non voglio dilungarmi troppo e scendere nei particolari per permettere ad ognuno di voi lettori di lasciarsi trasportare da Selene ed Edward nell'Africa che solitamente noi non vediamo e che conosciamo solo in modo stereotipato. 

Si capisce perfettamente che l'autrice ha vissuto in prima persona molti dei fatti narrati, dalle sue parole percepiamo un grande amore nel descrivere i Kenioti, le loro abitazioni e il loro modo di vivere, ci sono numerosi dialoghi anche in lingua originale che evidenziano anche quanto Selene/Ilaria sia voluta entrare nel mondo e nella cultura di questo stato. 
Credo sia un libro che presenta diversi livelli di lettura, la lettura base forse potrebbe fermarsi alla storia d'amore, ma il retroscena che l'abbraccia presenta un mondo da scoprire e da comprendere, da cui lasciarsi incantare. 
Ogni pagina ci racconta il mal d'Africa che ha colpito l'autrice, come lei stessa ricorda nella sua biografia: "non passa giorno in cui io non pensi all'Africa". Io in Africa non sono mai andata, ma non è la prima volta che sento queste parole, credo sia davvero un mondo da scoprire, da amare e da cui lasciarsi...contagiare!

Alla prossima!

VOTO




venerdì 7 settembre 2012

Give me a Kindle!


Qualche giorno fa avevo dedicato un post agli ebook, nello specifico avevo parlato del Kindle. Ricordo che io attualmente non ho ancora un Kindle, quindi ne parlo da completa profana.
Cos'è, a cosa serve, a cosa non serve...credo ormai sia chiaro a tutti, così come dove si compri e perché uno dovrebbe comprarlo.
Notizia di ieri sera è l'uscita dei nuovi Kindle: nuovi ebook reader e novità assoluta il Kindle Fire, che è in tutto e per tutto un tablet.
Ebbene sì, anche in casa Amazon è stato partorito un tablet.
E accanto al tablet, ecco il nuovo ebook reader marchiato Kindle: nome in codice Kindle Paperwhite.
Ebbene sì, grazie ad una maggiore risoluzione le pagine del Kindle saranno bianche e, novità assoluta, si potrà leggere al buio. Ora i più inizieranno a storcere il naso, ricordando che lo schermo illuminato fa male agli occhi, ma badate bene: è lo schermo retroilluminato a fare male agli occhi, non lo schermo illuminato, nello specifico oserei dire sovrailluminato. Cosa significa?
Osservate questa foto:


Lo schermo Kindle non sarà illuminato dal retro, come un monitor LCD, come un tablet, ma ci sarà una luce che da sopra illuminerà le vostre letture, come se steste leggendo con una lampada puntata sul libro. 
Insomma, non dovrebbe essere a discapito della vista anche se tutti sanno che è meglio leggere con la luce..ma se proprio siete dei fanatici, forse questo accessorio fa al caso vostro, però...c'è un però.
Carissimi Italiani, attualmente dal sito italiano di Amazon potete acquistare solo ed esclusivamente il Kindle Fire in due modelli quello da 199 o quello da 159, euro ovviamente. Per il Kindle paperwhite dobbiamo aspettare...e sperare che arrivi. Attualmente lo staff di Amazon non sa quando sarà disponibile nel nostro bel paese: e te pareva! 
Onestamente se Amazon decide di venderlo anche in Italia, penso proprio che potrei farci un pensierino, in caso contrario...lasciatecelo almeno prenotare dall'America, caspita! E scusate l'esclamazione, ma sarà noto a molti che non possiamo acquistare dall'America, dove c'è da dire, i modelli di Kindle in commercio, tra ebook e tablet, sono ben sette contro i nostri quattro in Italia... E' vero che in Italia non abbiamo ancora ben capito cosa sia un tablet, cosa sia un ebook reader e quali siano le differenze tra i due, ma se non ci permettete di acquistarli non lo capiremo mai! Per carità i tablet stanno iniziando a diffondersi, ma gli ebook reader li stiamo ancora guardando come se fossero degli odiosi sottobicchieri, o delle strane lavagnette magnetiche. Mi consola che anche su Amazon UK non esista il paperwhite almeno per il momento. Ma se facessimo una raccolta firme, cittadini di tutta Europa?

Speriamo in bene!
Intanto sul sito di Amazon si leggono le prime lamentele riguardo le NON vendite di questi gioiellini sul mercato europeo, signori Kindle: datevi una mossa, qui hanno già i soldi in mano per comprare l'ebook reader e tutti gli ebook che leggeranno, fidatevi!!


martedì 4 settembre 2012

George R.R. Martin and I

Ebbene sì, compare Martin sul mio blog, ma prima che sia troppo tardi vi avviso, cari lettori: non ho mai letto nulla di Martin.
Ora, osservando la foto subito qui sotto vi farete delle domande, vediamo se riesco a precedervi:
1. Perché fa un post su Martin?
2. Perché ha un libro di Martin?
3. Perché il libro di Martin è sopra quattro libri einaudi?
4. Perché c'è una copia di Vogue di questo mese?
5. Che cosa sta cercando di dirci?


Carissimi giovani che transitate da queste parti: andiamo con ordine e risponderò a tutto.
Mesi fa, quando è uscita alla tele la serie del Trono di Spade, avevo da poco scoperto che esistesse il libro. Convinta di "potercela fare" a leggere i libri prima di vedere la serie ho iniziato l'ardua ricerca in libreria. Dico ardua perché i mesi prima dell'uscita della serie, a Torino i libri di Martin in edizione singola, quindi tutti separati, erano INTROVABILI.
Per lo meno...alla Feltrinelli. 
C'era in compenso la pratica versione "vocabolario della lingua italiana" delle dimensioni del Signore degli Anelli, costo iper conveniente, per carità: ma mi spiegate dove sia la trasportabilità di quel libro? Anche se me lo leggo a casa sul divano...rischio comunque di mandare in cancrena le gambe e le braccia! Certe scelte editoriali non le capisco proprio.
Morale della storia mi rassegno.
Mesi dopo, tornando in libreria trovo questo libro qui fotografato. Due libri insieme Il trono di spade più Il grande inverno che compongono A Game of Thrones, peso medio (ma comunque ingombro significativo, beati ebook!!) 15 euro. Decido di prenderlo, tanto ancora una volta era introvabile il primo libro separato dal resto... 
Che dire..a parte che la copertina è vittima della serie (io volevo l'altra quando ancora i personaggi non avevano un volto in carne ed ossa), non sono ancora riuscita a leggerlo. O meglio...non riesco a dire: lo leggo.
Sono spaventata da quello che verrà...insomma, la serie è iniziata, ci sono un sacco di libri che devo ancora recuperare, ben dodici e l'idea di partire oggi da zero: mi mette ANSIA!
E' vero che non mi corre dietro nessuno, ma io ho letto tutti gli Harry Potter man mano, leggerli a pacchetto concluso...potrebbe sembrare spaventoso! E non sono poi nemmeno così tanti! 
Poi magari quando lo comincerò...resterò folgorata e me lo divorerò, uno dietro l'altro!!!
Ma non so...non so... Forse sbaglio e forse mi sto perdendo davvero una bella storia, voi che dite?
Attendo i vostri consigli!!
Ah, quasi dimenticavo...perché la foto sopra?
Beh, volevo farvi vedere lo spessore rispetto agli altri libri e rispetto a Vogue di Settembre, in qualsiasi caso la rivista pesa di più di questo libro...mamma mia!

A presto!


Vidi: La libreria del buon romanzo di Cossé Laurence

Ieri sera, durante una cibernetica chiacchierata notturna con un'amica, abbiamo iniziato a parlare di libri, di quelli letti, di quelli in uscita e di quelli che sono lì su quel comodino ormai stracolmo, che invece di svuotarsi giorno dopo giorno, si riempie sempre più di volumi, carte e quant'altro. 
La mia amica, Alessandra (che tra parentesi è l'addetta alle recensioni dei libri su ArtInTime) mi ha consigliato di leggere La libreria del buon romanzo di Cossé Laurence.
Onestamente non avevo mai sentito questo libro, nè tantomeno lo scrittore. Forse ho appena fatto una figuraccia madornale, perché magari è l'autore francese più noto nel mondo...ma davvero io non lo conosco.
Così sono andata subito a curiosare la trama e ho subito capito che poteva essere davvero una lettura interessante!

LA TRAMA
Un misantropo appassionato di Stendhal, nascosto in un villaggio della Savoia, viene misteriosamente rapito e abbandonato in una foresta. Una bella signora bionda, esperta guidatrice, perde il controllo dell'auto e finisce fuori strada. Intanto in Bretagna un uomo che ogni giorno faceva la sua passeggiata in riva al mare incontra due sconosciuti che lo terrorizzano. Ma il lettore capisce presto che questo non è un classico romanzo poliziesco. Gli aggressori non sono né agenti segreti né trafficanti. Non aggrediscono dei duri ma delle persone miti. Ce l'hanno in particolare con un libraio ribelle, con una malinconica ereditiera e con la libreria che i due hanno creato senza mai pensare che potesse suscitare tanto odio. Chi, tra gli appassionati della letteratura, non ha mai sognato di aprire una libreria ideale dove si vendessero solo i libri più amati? Lanciandosi nell'avventura, Francesca e Ivan, i due librai, sapevano che non sarebbe stato facile. Come scegliere i libri? Come far quadrare i conti? Ma ciò che non avevano previsto era il successo. Un successo che però scatena una sorprendente sfilza di invidie e aggressioni.

Facendo due calcoli, uscirò da questo libro con il comodino ancora più ricolmo di libri...pazienza, vorrà dire che non mi vedrete mai scrivere su facebook: non so cosa leggere!!! Anche se conoscendomi...potrebbe anche succedere!



lunedì 3 settembre 2012

Vidi: Sweet Tooth di Ian McEwan

Alzi la mano chi non ha mai letto nulla di McEwan.
Alzi la mano chi ancora non conosce McEwan.
Alzi la mano chi non ha urlato: GENIALE! dopo aver visto Espiazione.

Adoro McEwan! Scrittore geniale, abile tessitore di trame, arguto, sottile, dotato di una grande abilità creativa. Notizia di questi giorni è l'uscita in Italia del suo nuovo libro Sweet Tooth presso Einaudi. Sul subito mi sono detta: devo prenderlo! Poi ho pensato ai prezzi di Einaudi...e la mia voglia di acquisto si è un po'...spenta. Prezzi a parte, presentiamo l'opera!

TRAMA
Siamo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta. La Guerra Fredda è terribilmente calda e la rivoluzione sessuale con la sua invasione di minigonne non contribuisce ad abbassare la temperatura. In una Cambridge agitata dai primi fermenti della contestazione, Serena studia matematica ma riversa le sue ambizioni letterarie in un giornale studentesco dove cura una rubrica editoriale. Scrivendo di libri scopre di essere diversa dalla massa dei suoi coetanei, generalmente orientati a sinistra: recensisce entusiasta Solzenicyn, Milosz, Koestler e tutti gli altri autori che, direttamente o indirettamente, criticano o soffrono la censura del blocco sovietico. Nel frattempo intreccia una relazione con un professore di storia, Tony Canning, cinquantenne, sposato, che fin dai tempi della guerra aveva collaborato con i Servizi inglesi. Insomma: una spia. Sarà lui a introdurre Serena all'interno dell'MI5, il controspionaggio inglese. E cosa c'è di più eccitante per una ragazza romantica, sognatrice e un po' ingenua che giocare alla spia? Alcuni mesi dopo, a Serena viene affidato un incarico: gestire il finanziamento da parte dei Servizi, attraverso una Fondazione di facciata, di alcuni scrittori, giornalisti, intellettuali "non allineati" all'ideologia egemone ­ socialista, filocomunista o filosovietica ­ dell'intellettualità britannica. Non si tratta di intervenire su ciò che scrivono ma di "facilitargli la vita", sovvenzionandoli, di modo che possano scrivere e pubblicare i loro testi. 

Mi dispiace che ancora non sia possibile vedere un'anteprima della copertina italiana del libro, per ora ci accontentiamo di quella inglese, ma restate sintonizzati! Appena verrà ufficializzata, cercherò di pubblicarla.

domenica 2 settembre 2012

La ricamatrice di segreti di Kate Alcot: Recensione!

La ricamatrice di segreti di Kate Alcot è sulla mia libreria da un po', avevo iniziato questo libro, poi l'avevo accantonato e ho puntato su altro, sono finalmente riuscita a riprenderlo in mano e a terminarlo.
Forse avevo avuto un blocco psicologico per la questione del "Titanic", mi spiego: all'inizio ero felicissima di leggere un libro che fosse ambientato sul Titanic, poi mi sono un po' distaccata perché, ammettiamolo, ne sono usciti a bizzeffe, tutte le case editrici hanno pubblicato o ripubblicato romanzi che trattassero questa triste vicenda. A parte la parentesi: è giusto o meno speculare su una tragedia, che può diventare fonte di un dibattito interminabile, tutto sommato questo libro non mi è dispiaciuto (a parte il finale...che beh, si sapeva!).
Si tratta del primo romanzo di Kate Alcot (e del primo romanzo pubblicato dalla Tre 60, ma a questo dedicherò un piccolo spazio a fine post) e come esordio non è niente male, la scrittrice partendo dalla vicenda storica del Titanic riesce a romanzare e a ricreare le vicende inserendo a fianco di personaggi realmente esistiti, personaggi di pura fantasia, creando così una storia piacevole e scorrevole attraverso le narrazioni di diversi personaggi, scandite cronologicamente dalle date poste all'inizio di ogni capitolo. 
Protagonista dell'intera vicenda è Tess, domestica, che decide di cambiare vita imbarcandosi sul Titanic per diventare sarta, rammendatrice. Questa nave rappresenterà per lei proprio quel salto di qualità perché riesce a farsi assumere come cameriera personale della celebre e lunatica stilista Lady Lucille Duff Gordon e questo le aprirà i "piani alti" della prima classe.
Ovviamente non manca l'amore, rappresentato da due gentiluomini (passatemi il termine demodè, ma qui ci sta) Jim Bonney, un mozzo e il ricco Jack Brementon (non quel Jack!).
La vicenda poi subisce un brusco cambiamento quando affonda il Titanic e i sopravvissuti, una volta raggiunta New York, devono prima di tutto ricostruirsi una vita, come avviene a Tess e poi parteciperanno a tutti i processi del caso che vedono protagonisti soprattutto i coniugi Gordon, sì, la stilista e il marito, accusati di aver pagato l'equipaggio per salvarsi. A quanto sembra infatti sulla loro scialuppa erano presenti solo dodici persone invece di averne un numero pari a quaranta o cinquanta, come tutte le altre. Per la ricostruzione storica si sa che la scrittrice si è documentata bene sulle reali vicende del Titanic, non solo l'incidente, ma anche i processi successivi, come spiega nella nota a fondo libro. 

Riguardo la Tre60, nuova casa editrice del gruppo Mauri Spagnol, che dire: ufficio stampa gentilissimo e disponibile e i libri, beh cartonati con sovracopertina a 9,90 euro l'uno...un prezzo ottimo per il periodo della crisi! Anche per combattere un po' il mercato degli ebook che non piacciono proprio a tutti!

VOTO



La ragazza di Charlotte Street: Recensione!

Quando ho visto che sarebbe uscito in libreria questo libro mi sono detta: devo assolutamente leggerlo! Avevo moltissime aspettative nei confronti di La ragazza di Charlotte Street:
- è ambientato a Londra
- dicono che Danny Wallace ricordi lo stile di David Nicholls
- Danny Wallace ha scritto la sceneggiatura di Yes Man, che per quanto non sia il film più figo degli ultimi anni è sicuramente un buon prodotto
- Danny Wallace lavora in tv
- è un esordio letterario
- la storia parlava di foto
- avevo voglia di una storia che facesse sorridere, una buona storia
Ho avuto la fortuna di trovarlo ad un prezzo super scontato su libraccio.it, come vi avevo raccontato QUI, e dopo aver terminato di leggere La Zona Morta di Stephen King, mi sono subito fiondata a divorarlo.
Che dire: mi è davvero piaciuto molto!
Insomma, la storia all'inizio può sembrare banale: ci troviamo di fronte al solito personaggio che viene lasciato dalla ragazza che ovviamente ha già trovato un ottimo sostituto, migliore del nostro protagonista che, oltre ad essere tornato single, ha avuto addirittura la brillante idea di abbandonare l'insegnamento per dedicarsi al giornalismo. Fino a qui gli ingredienti sono i soliti, ottimamente gestiti da Danny Wallace che riesce ad inserire quel quid in mezzo a tutto questo che costringe il lettore ad incollarsi al libro. Il nostro protagonista, che è bene direi chiamare con il suo nome: Jason, una sera su Charlotte Street aiuta una signorina sconosciuta a salire sul taxi. La ragazza è stracarica di sacchetti e durante l'operazione dimentica una macchina fotografica usa e getta nelle mani di Jason. Grazie a questo espediente inizia la vera storia di Jason che da ex in tutte le cose che ha fatto fino ad ora, ricomincia a prendere in mano la sua vita alla ricerca della ragazza di Charlotte Street. Incoraggiato dall'amico coinquilino Dev inizierà a sviluppare le foto della macchina fotografica così tremendamente demodè e deciderà di dare un nome a questa giovane e affascinante donna, soprattutto perché nelle varie foto compare anche Jason, sullo sfondo certo, ma c'è anche lui e...quanto è strano trovarsi nelle foto di altre persone completamente sconosciute? 

La storia poi, è quasi scontato, ma lo dico, evolve in mille sfumature (grazie al cielo non di grigio, come va di moda di questi tempi...), con ex partorienti e in procinto di sposarsi che ritornano, impegni più o meno legati al lavoro, gite fuori porta...il tutto servito in tavola con la giusta dose di humor e simpatia che rende il protagonista Jason ancora più reale e sicuramente adorabile agli occhi del lettore. Jason non è un play boy, tutt'altro! E' forse l'anti Mr Grey, Jason è un moderno pasticcione, insicuro, un po' sognatore, con la sua buona dose di rimpianti e particolarmente incline a fare figuracce, insomma una persona normale, ma mai banale. 
Che dire, un libro affascinante, da leggere assolutamente, da regalare alle amiche, agli amici, a chi magari ha bisogno di leggere una storia carina, divertente, piacevole. Un libro che segue effettivamente la falsa riga di David Nicholls, proprio per questo motivo mi auguro di leggere presto un nuovo libro di Danny Wallace.




VOTO



La zona morta di Stephen King: recensione!

La zona morta di Stephen King, è stato citato in un post come lettura on the road del mese scorso, è stato davvero una piacevole scoperta. L'ho già detto, ma ci tengo a ripeterlo e non mi vergogno a dirlo, non avevo mai letto nulla di Stephen King, avevo visto diversi film tratti dai suoi libri, ma mai mi era capitato di leggere un suo romanzo. Ad essere sincera qualche anno fa avevo iniziato a leggere Gli occhi del drago, poi l'ho abbandonato, ma non perché non mi piacesse...semplicemente non ero in vena.

Mi sono imbattuta in questo libro dopo la gita al libraccio di Torino insieme alla mia amica Ida e sono davvero contenta di averlo acquistato. Inizio subito con il dire che non è un libro recente, anzi è del 1979, la storia stessa è datata perché è legata alle elezioni presidenziali del 1978 (se non sbaglio), eppure...è davvero un libro da leggere.
Lo stile di Stephen King è meraviglioso, la sua scrittura rapisce il lettore e lo trasporta nelle vicende che crea, che intreccia, con personaggi mai scontati, con piccole scene che a volte sembrano campate in aria, ma poi pochi capitoli dopo scopri che quello che ti aveva detto cento pagine prima è la chiave dell'enigma, e quel personaggio che sembrava un santo è in realtà il più grande serial killer della storia.
La zona morta racconta la storia di Johnny Smith, un uomo che in seguito ad un brutto incidente, dopo essere rimasto in coma per diversi anni, quando si risveglia non si ritrova solo a dover fare i conti con il mondo che è andato avanti mentre lui dormiva, ma la sua psiche, il suo cervello ha subito dei danni che non sono propriamente comuni. Egli riesce a predire le cose, vede situazioni che gli altri non possono vedere, scruta nelle vite della gente semplicemente dopo un semplice contatto. Se fino a qui la storia sembra essere un'emerita cavolata, perché so che qualcuno potrebbe pensarla così, vi assicuro che non siamo davanti a uno di quei libri che vogliono elogiare i santoni, tutt'altro. Il dono di Johnny è fondamentalmente un'ascia a doppio taglio, qualcosa che distrugge invece di arricchirlo di potere, lui non vorrebbe avere la fortuna di vedere oltre, vorrebbe essere una persona normale...ma soprattutto come potrebbe utilizzare bene questo, chiamiamolo così, potere?
Ecco che la vita di una persona normale, la storia con la "s" minuscola si intreccia con la Storia (con la S maiuscola) dell'America della fine degli anni 70, le elezioni sono in corso e si sa che la campagna elettorale americana è on the road e porta i candidati in giro per gli stati per farsi conoscere. La gente ovviamente propende verso chi sembra promettere cose più favorevoli, ma non sempre i politici predicano e razzolano allo stesso modo, anzi!
Johnny insomma da insegnante di una scuola diventerà prima di tutto una specie di profeta e poi dopo essersi sottratto a questa vita come deciderà di vivere?
Ammetto di non essermi addentrata troppo nei particolari, ma vorrei evitare gli spoiler, ne faccio solo uno piccolo, piccolo: onestamente pensavo che la vicenda si concludesse dopo la prima missione di Johnny, quindi una volta individuato l'omicida, in realtà a quel punto il meglio deve ancora venire. Credo che questa sia la palese dimostrazione che Stephen King sia un genio, uno scrittore da ammirare e da studiare! Infatti ho già recuperato Misery da leggere e poi il suo celebre On Writing che è un libro/manuale che racconta un po' il suo rapporto con la scrittura, magari ve lo recensirò!
Carissimo Stephen, che ti piaccia o no...hai una nuova fan

VOTO


Gli eroi delle Paralimpiadi

Qualche settimana fa eravamo tutti in preda al fascino Olimpico, contavamo gli ori, controllavamo il medagliere ogni sera per vedere quale nazione si era aggiudicata più medaglie, ascoltavamo i gossip, le interviste post gara degli atleti, le sciocchezze di certe prime donne. Da qualche giorno sono cominciate le Paralimpiadi e tutto tace. Nessuna televisione dedica spazio alle gare, nessuno si ricorda di questi atleti e della loro doppia fatica nel raggiungere quel traguardo. Per loro più che mai essere all'olimpiade, rappresentare il proprio paese è un traguardo, ogni giorno per loro è una sfida, vederli gareggiare fa venire la pelle d'oca perché loro credono pienamente in quello che stanno facendo, non generano pettegolezzi, voci di corridoio, loro vivono per lo sport, quello vero! Scendono in pista, in piscina, sul campo e gareggiano nonostante tutto, nonostante tutti.
Paolo Villaggio ha dichiarato che le Paralimpiadi sono uno spettacolo triste. Mi dispiace dirlo, ma di triste c'è solo la sua affermazione. Deve ringraziare il cielo ogni giorno di non essersi mai trovato a dover convivere con qualche handicap fisico! 
Credo che nessuno possa sapere quello che si provi fino a quando non si entra in contatto con queste cose. Ho conosciuto nella mia vita diverse persone disabili, la cosa che mi ha stupito maggiormente, e che rivedo in questi atleti, è il loro sorriso. 
Loro sorridono. 
Noi siamo dei musoni, non riusciamo a vedere il bello delle cose, non ci rendiamo conto di quanto sia meraviglioso poter vedere le cose illuminate dalla luce del sole, poter vedere il cielo che si fa nuvoloso prima di piovere, poter scendere dal letto con le nostre gambe, poter far da solo ogni cosa. Loro hanno bisogno di qualcuno che sia per loro occhi, gambe, braccia, orecchie....
Penso che le Paralimpiadi ci debbano sensibilizzare, debbano aiutarci a guardare con il cuore, a capire la forza, il coraggio di queste persone e di ugelli che gli stanno accanto, perché i disabili non sono qualcosa di cui aver paura o da nascondere, sono maestri di vita! Loro hanno il coraggio di sorridere nonostante tutto e nonostante tutti. Penso che rideranno alle affermazioni di Paolo Villaggio, parole al vento, che lasciano il tempo che trovano ma che ahimè rispecchiano il pensiero di molti. Non credo di per cambiare il pensiero di queste persone, ma chiedo a loro solo un istante di provare a immedesimarsi in uno di questi ragazzi, provare ad immaginare, anche se so che è impossibile, almeno un briciolo di quello che vivono nel quotidiano...e poi ditemi seriamente se questi non sono EROI.

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